Abstract: Quando nel 1986, durante una serie di lezioni sui "grandi enigmi dell'evoluzione", vede proiettata una diapositiva in cui un pesce è collegato da una freccia a un "anfibio primitivo", il paleontologo specializzando Neil Shubin resta folgorato come da "un amore a prima vista". È l'innesco di una ricerca che lo porterà alla scoperta relativa al "Tiktaalik roseae" (l'"inner fish", il "pesce che è in noi") e poi all'analisi di tutte le transizioni anatomo-morfologiche più sofisticate, in primis proprio quella dai pesci agli ominidi bipedi. Alla base di tale ricerca c'è un'illuminazione aforistica attinta da Lillian Hellman – "Ovviamente nulla comincia nel momento in cui pensi tu" –, ed elevata ad audace idea-guida: le innovazioni biologiche "non insorgono mai nel corso della grande transizione a cui sono associate", ma "hanno antecedenti nel tempo profondo". Intrecciando piano storico e piano concettuale, Shubin riconduce le più recenti stazioni di questa messa a fuoco (dove paleontologia e biologia evolutiva vengono integrate da genetica e biologia dello sviluppo) ai tanti pionieri misconosciuti, visionari ed eterodossi, che le hanno anticipate, e chiarisce tutti gli snodi dialettici – a partire da quello tra "gradualismo" e "saltazionismo" nell'evoluzione – soggiacenti alla fantasmagoria di "assemblaggi" richiesti agli organismi per adattarsi a ogni ambiente. E non cessa, in questo libro spiazzante e densissimo, di alimentare una domanda cruciale, che investe il rapporto tra caso e necessità nella "scultura dei viventi": se cioè la nostra esistenza sulla Terra sia (anche) un effetto accidentale o solo l'esito di un percorso inevitabile.
Titolo e contributi: Costruire la vita
Pubblicazione: Adelphi, 14/06/2024
EAN: 9788845939044
Data:14-06-2024
Quando nel 1986, durante una serie di lezioni sui "grandi enigmi dell'evoluzione", vede proiettata una diapositiva in cui un pesce è collegato da una freccia a un "anfibio primitivo", il paleontologo specializzando Neil Shubin resta folgorato come da "un amore a prima vista". È l'innesco di una ricerca che lo porterà alla scoperta relativa al "Tiktaalik roseae" (l'"inner fish", il "pesce che è in noi") e poi all'analisi di tutte le transizioni anatomo-morfologiche più sofisticate, in primis proprio quella dai pesci agli ominidi bipedi. Alla base di tale ricerca c'è un'illuminazione aforistica attinta da Lillian Hellman – "Ovviamente nulla comincia nel momento in cui pensi tu" –, ed elevata ad audace idea-guida: le innovazioni biologiche "non insorgono mai nel corso della grande transizione a cui sono associate", ma "hanno antecedenti nel tempo profondo". Intrecciando piano storico e piano concettuale, Shubin riconduce le più recenti stazioni di questa messa a fuoco (dove paleontologia e biologia evolutiva vengono integrate da genetica e biologia dello sviluppo) ai tanti pionieri misconosciuti, visionari ed eterodossi, che le hanno anticipate, e chiarisce tutti gli snodi dialettici – a partire da quello tra "gradualismo" e "saltazionismo" nell'evoluzione – soggiacenti alla fantasmagoria di "assemblaggi" richiesti agli organismi per adattarsi a ogni ambiente. E non cessa, in questo libro spiazzante e densissimo, di alimentare una domanda cruciale, che investe il rapporto tra caso e necessità nella "scultura dei viventi": se cioè la nostra esistenza sulla Terra sia (anche) un effetto accidentale o solo l'esito di un percorso inevitabile.
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