I pipistrelli
Risorsa locale

Cagnati, Inès

I pipistrelli

Abstract: "So il nome e le proprietà di tutte le erbe che curano il corpo" dice con fierezza la protagonista tredicenne di uno dei racconti qui riuniti, da cui sembra spirare il profumo mielato dei fiori d'acacia e quello amarulento del latte di fico. La natura è del resto l'unico sapere di chi non ha per orizzonte che indigenza, campi, vigne, stagni, colline, e l'unico riparo dal dolore per le "creature difettive" che Inès Cagnati sa raffigurare con un ritegno che lascia intravedere abissi di tristezza. La tristezza che scaturisce da madri dal viso tirato e cupo e da padri cui solo la collera riesce a dar voce. E insieme dall'"altro mondo", popolato di insegnanti armate solo di "parole violente" e regole inflessibili; di figli che non sanno nascondere l'insofferenza delle loro origini e di anziani genitori che la sera se ne stanno lì a "guardare il volo vellutato dei pipistrelli nel crepuscolo violaceo"; di comunità che respingono chiunque appaia disturbante e alieno – e dunque pazzo. Come la donna che tutti chiamavano "la pipistrella" perché nel capanno isolato in cui viveva solo quei "sacchetti di polvere nera imprigionata nelle ragnatele" parevano accoglierla e rispecchiarla. Alberi e animali, popolo di tacita e primordiale saggezza, sono la vera patria di queste vulnerabili creature, cui è concesso al più il sogno di andarsene lontano, "fino al deserto dove passano i cammelli con le carovane del sale".


Titolo e contributi: I pipistrelli

Pubblicazione: Adelphi, 01/10/2024

EAN: 9788845939204

Data:01-10-2024

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 01-10-2024

"So il nome e le proprietà di tutte le erbe che curano il corpo" dice con fierezza la protagonista tredicenne di uno dei racconti qui riuniti, da cui sembra spirare il profumo mielato dei fiori d'acacia e quello amarulento del latte di fico. La natura è del resto l'unico sapere di chi non ha per orizzonte che indigenza, campi, vigne, stagni, colline, e l'unico riparo dal dolore per le "creature difettive" che Inès Cagnati sa raffigurare con un ritegno che lascia intravedere abissi di tristezza. La tristezza che scaturisce da madri dal viso tirato e cupo e da padri cui solo la collera riesce a dar voce. E insieme dall'"altro mondo", popolato di insegnanti armate solo di "parole violente" e regole inflessibili; di figli che non sanno nascondere l'insofferenza delle loro origini e di anziani genitori che la sera se ne stanno lì a "guardare il volo vellutato dei pipistrelli nel crepuscolo violaceo"; di comunità che respingono chiunque appaia disturbante e alieno – e dunque pazzo. Come la donna che tutti chiamavano "la pipistrella" perché nel capanno isolato in cui viveva solo quei "sacchetti di polvere nera imprigionata nelle ragnatele" parevano accoglierla e rispecchiarla. Alberi e animali, popolo di tacita e primordiale saggezza, sono la vera patria di queste vulnerabili creature, cui è concesso al più il sogno di andarsene lontano, "fino al deserto dove passano i cammelli con le carovane del sale".

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