Passeggiata sull'Himalaya
Risorsa locale

Kincaid, Jamaica

Passeggiata sull'Himalaya

Abstract: La passione di Jamaica Kincaid per piante e fiori risale a quando, ancora bambina, mentre impara­va a leggere sulla Bibbia, ha esplorato il suo primo giardino, l'Eden. Scaturita prima che avesse fami­liarità "con quell'entità chiamata coscienza" e poi tenacemente coltivata, tale passione l'ha portata an­ni dopo a intraprendere in compagnia di tre bota­nici un viaggio sulle colline pedemontane dell'Hi­malaya, alla ricerca di semi da piantare nel suo giar­dino del Vermont. Tre settimane di faticoso cam­mino, fra paesaggi sempre mutevoli, di una bellez­za vertiginosa e allarmante – inquietanti strapiom­bi a pochi centimetri dai piedi, improvvisi sbalzi di temperatura, le onnipresenti sanguisughe, guerri­glieri maoisti mai indulgenti con chi proviene da­gli Stati Uniti –, che hanno dato vita a questo picco­lo libro, solo in apparenza diverso dai precedenti, dove la prosa di Kincaid conserva la stessa "sponta­neità sontuosa" che le aveva attribuito una volta, con calzante precisione, Susan Sontag. Una spon­taneità che le permette di gettare, anche se solo di sfuggita, uno sguardo radente sugli effetti perdu­ranti e duraturi del colonialismo, ma anche sul sen­so più nascosto dell'esistenza, in un ambiente che – come quello himalayano – annienta le nostre no­zioni di spazio e di tempo.


Titolo e contributi: Passeggiata sull'Himalaya

Pubblicazione: Adelphi, 18/02/2025

EAN: 9788845938153

Data:18-02-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 18-02-2025

La passione di Jamaica Kincaid per piante e fiori risale a quando, ancora bambina, mentre impara­va a leggere sulla Bibbia, ha esplorato il suo primo giardino, l'Eden. Scaturita prima che avesse fami­liarità "con quell'entità chiamata coscienza" e poi tenacemente coltivata, tale passione l'ha portata an­ni dopo a intraprendere in compagnia di tre bota­nici un viaggio sulle colline pedemontane dell'Hi­malaya, alla ricerca di semi da piantare nel suo giar­dino del Vermont. Tre settimane di faticoso cam­mino, fra paesaggi sempre mutevoli, di una bellez­za vertiginosa e allarmante – inquietanti strapiom­bi a pochi centimetri dai piedi, improvvisi sbalzi di temperatura, le onnipresenti sanguisughe, guerri­glieri maoisti mai indulgenti con chi proviene da­gli Stati Uniti –, che hanno dato vita a questo picco­lo libro, solo in apparenza diverso dai precedenti, dove la prosa di Kincaid conserva la stessa "sponta­neità sontuosa" che le aveva attribuito una volta, con calzante precisione, Susan Sontag. Una spon­taneità che le permette di gettare, anche se solo di sfuggita, uno sguardo radente sugli effetti perdu­ranti e duraturi del colonialismo, ma anche sul sen­so più nascosto dell'esistenza, in un ambiente che – come quello himalayano – annienta le nostre no­zioni di spazio e di tempo.

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