Il canto della terra
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Porzio, Matteo

Il canto della terra

Abstract: Un lamento lungo, lento, straziante, così umano è quello di Persefone, che nei versi di Porzio ci appare smarrita, in balia dell'incertezza e della malinconia; ma è solo la prima del corteo di figure che si avvicendano in questo potente itinerario poetico che fonde in un percorso di assoluta coerenza il mito greco e l'inquieta modernità di Faust, la nostalgia romantica dell'assoluto e la disperazione del Novecento. Troviamo un Dante che al cospetto della morte si arrovella sul poema non scritto nel quale, oltre il culmine visionario della Commedia, avrebbe potuto dar voce all'inesprimibile; troviamo un Hölderlin che dal quieto rifugio della sua follia scioglie in versi il rimpianto per la natura primigenia e ne restituisce l'incantata pienezza nello specchio del frammento; troviamo Euridice e Paul Celan, e quel "Viandante" al quale sulle rive del Lago di Silvaplana è balenata la fatale visione dell'Eterno Ritorno… E tutte queste figure, che sfilano attraverso le pagine del libro come sfilano attraverso i secoli componendo la nostra memoria collettiva, sono maschere di un unico volto, quello del poeta; perché come scrisse Rilke, per Porzio forse il più amato tra gli autori, dovunque vi sia canto, lì è Orfeo: quella voce sempre diversa eppure unica che in ogni epoca prende forma, ci affascina e interroga sempre di nuovo.


Titolo e contributi: Il canto della terra

Pubblicazione: La nave di Teseo, 28/02/2025

EAN: 9788834620366

Data:28-02-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 28-02-2025

Un lamento lungo, lento, straziante, così umano è quello di Persefone, che nei versi di Porzio ci appare smarrita, in balia dell'incertezza e della malinconia; ma è solo la prima del corteo di figure che si avvicendano in questo potente itinerario poetico che fonde in un percorso di assoluta coerenza il mito greco e l'inquieta modernità di Faust, la nostalgia romantica dell'assoluto e la disperazione del Novecento. Troviamo un Dante che al cospetto della morte si arrovella sul poema non scritto nel quale, oltre il culmine visionario della Commedia, avrebbe potuto dar voce all'inesprimibile; troviamo un Hölderlin che dal quieto rifugio della sua follia scioglie in versi il rimpianto per la natura primigenia e ne restituisce l'incantata pienezza nello specchio del frammento; troviamo Euridice e Paul Celan, e quel "Viandante" al quale sulle rive del Lago di Silvaplana è balenata la fatale visione dell'Eterno Ritorno… E tutte queste figure, che sfilano attraverso le pagine del libro come sfilano attraverso i secoli componendo la nostra memoria collettiva, sono maschere di un unico volto, quello del poeta; perché come scrisse Rilke, per Porzio forse il più amato tra gli autori, dovunque vi sia canto, lì è Orfeo: quella voce sempre diversa eppure unica che in ogni epoca prende forma, ci affascina e interroga sempre di nuovo.

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