Salmo 44
Risorsa locale

Kis, Danilo

Salmo 44

Abstract: "Una sorta di reportage romanzesco sull'universo concentrazionario tedesco". Così, nel 1986, Danilo Kiš definì "Salmo 44", uscito nel 1962, rimproverandosi di "certe cose dette, per mancanza di esperienza, in maniera troppo diretta". Sarebbe tuttavia ingeneroso ridurre questo testo duro e folgorante – ispirato dalla lettura di un articolo di giornale su una coppia di sopravvissuti ad Auschwitz in visita al museo del lager – ad acerba prova giovanile. Le ore spasmodiche che precedono la fuga notturna di Maria, insieme al figlio neonato Jan e alla compagna di prigionia Jeanne, dal campo di Birkenau si dilatano infatti a dismisura nel flusso caotico dei ricordi della giovane protagonista, barcollante "sul limite dell'incoscienza" negli attimi che la separano dalla salvezza o dalla fine. Attraverso quei ricordi Kiš rievoca, con una scrittura che sembra fatta di corpi tremanti, non solo l'orrore dell'Olocausto e degli esperimenti di Josef Mengele, l'improvviso apparire dei "Für Juden verboten" sulle porte dei tram, il massacro di Novi Sad, ma anche l'incontro di Maria con Jakub, l'indimenticabile attesa di lei "in piedi nel buio, immobile" con gli occhi sgranati, chiusa nell'armadio, mentre tra Jakub e il dottor Nietzsche si consuma "un duello segreto, quel gioco pericoloso in cui uno dei giocatori ha dalla sua un fante di picche con due pugnali e l'altro ha soltanto lo scudo aereo dell'azzardo e della ragione". Kiš si conferma, fra coloro che hanno osato narrare il dramma abbattutosi sul popolo ebraico e sull'Europa centrale, voce tra le più potenti e memorabili.


Titolo e contributi: Salmo 44

Pubblicazione: Adelphi, 14/03/2025

EAN: 9788845939976

Data:14-03-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 14-03-2025

"Una sorta di reportage romanzesco sull'universo concentrazionario tedesco". Così, nel 1986, Danilo Kiš definì "Salmo 44", uscito nel 1962, rimproverandosi di "certe cose dette, per mancanza di esperienza, in maniera troppo diretta". Sarebbe tuttavia ingeneroso ridurre questo testo duro e folgorante – ispirato dalla lettura di un articolo di giornale su una coppia di sopravvissuti ad Auschwitz in visita al museo del lager – ad acerba prova giovanile. Le ore spasmodiche che precedono la fuga notturna di Maria, insieme al figlio neonato Jan e alla compagna di prigionia Jeanne, dal campo di Birkenau si dilatano infatti a dismisura nel flusso caotico dei ricordi della giovane protagonista, barcollante "sul limite dell'incoscienza" negli attimi che la separano dalla salvezza o dalla fine. Attraverso quei ricordi Kiš rievoca, con una scrittura che sembra fatta di corpi tremanti, non solo l'orrore dell'Olocausto e degli esperimenti di Josef Mengele, l'improvviso apparire dei "Für Juden verboten" sulle porte dei tram, il massacro di Novi Sad, ma anche l'incontro di Maria con Jakub, l'indimenticabile attesa di lei "in piedi nel buio, immobile" con gli occhi sgranati, chiusa nell'armadio, mentre tra Jakub e il dottor Nietzsche si consuma "un duello segreto, quel gioco pericoloso in cui uno dei giocatori ha dalla sua un fante di picche con due pugnali e l'altro ha soltanto lo scudo aereo dell'azzardo e della ragione". Kiš si conferma, fra coloro che hanno osato narrare il dramma abbattutosi sul popolo ebraico e sull'Europa centrale, voce tra le più potenti e memorabili.

Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Nessuna recensione

Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.