Abstract: "Il mio mezzo espressivo è la prosa" ha dichiarato Sebald nel 1997, suffragando così l'opinione di chi vedeva in lui soprattutto un grande narratore e saggista. In realtà la poesia era stata la sua prima vocazione, e aveva poi continuato a coltivarla – un fiume sotterraneo che affiora in sporadiche pubblicazioni e si manifesta pienamente solo nel sostanzioso lascito di carte. Una produzione, quella del Sebald poeta, rimasta dunque in buona parte celata e ora finalmente tornata alla luce, dai primi versi giovanili sino alle ultime liriche del 2001. Vi si aggirano le stesse figure che abitano capolavori come "Vertigini" o "Gli anelli di Saturno", e che, svincolate dal meccanismo della prosa, si impongono al lettore con l'evanescenza di immagini oniriche ("un canale d'acqua ferma / una barca alla proda / il cacciatore Gracco / ha già toccato terra"). Tutt'intorno, i freddi luoghi del viaggio – sale d'attesa, aeroporti, camere d'albergo –, la folla dei toponimi e le ultime tracce della natura, travolta dall'"ago magnetico" della ragione, che "la nave sospinge / fino allo schianto". Sotto lo sguardo benevolo degli animali e delle costellazioni, l'unico in cui si intravede un barlume di salvezza, Sebald si cala negli abissi di sogno e memoria, per riportare in superficie questi versi in cui echeggia "il suono delle stelle e / la vastità del silenzio / sopra la neve e i boschi".
Titolo e contributi: Sulla terra e sull'acqua. Poesie scelte (1964-2001)
Pubblicazione: Adelphi, 25/03/2025
EAN: 9788845939808
Data:25-03-2025
"Il mio mezzo espressivo è la prosa" ha dichiarato Sebald nel 1997, suffragando così l'opinione di chi vedeva in lui soprattutto un grande narratore e saggista. In realtà la poesia era stata la sua prima vocazione, e aveva poi continuato a coltivarla – un fiume sotterraneo che affiora in sporadiche pubblicazioni e si manifesta pienamente solo nel sostanzioso lascito di carte. Una produzione, quella del Sebald poeta, rimasta dunque in buona parte celata e ora finalmente tornata alla luce, dai primi versi giovanili sino alle ultime liriche del 2001. Vi si aggirano le stesse figure che abitano capolavori come "Vertigini" o "Gli anelli di Saturno", e che, svincolate dal meccanismo della prosa, si impongono al lettore con l'evanescenza di immagini oniriche ("un canale d'acqua ferma / una barca alla proda / il cacciatore Gracco / ha già toccato terra"). Tutt'intorno, i freddi luoghi del viaggio – sale d'attesa, aeroporti, camere d'albergo –, la folla dei toponimi e le ultime tracce della natura, travolta dall'"ago magnetico" della ragione, che "la nave sospinge / fino allo schianto". Sotto lo sguardo benevolo degli animali e delle costellazioni, l'unico in cui si intravede un barlume di salvezza, Sebald si cala negli abissi di sogno e memoria, per riportare in superficie questi versi in cui echeggia "il suono delle stelle e / la vastità del silenzio / sopra la neve e i boschi".
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