Abstract: Immane Atlantide sommersa, le quasi duemila pagine dei "Textos recobrados" – recuperati e radunati dopo la scomparsa di Borges – rivelano le molteplici linee di forza di una riflessione critica di sconcertante novità. Rispetto ai fervori iconoclasti degli anni Venti (documentati in "Il prisma e lo specchio", 2009), si colgono qui, già a partire dai primi anni Trenta, una tonalità e nuclei di pensiero e di interesse del tutto inediti: l'inconsistenza dell'io, giacché una persona "non è altro che ... la serie incoerente e discontinua dei suoi stati di coscienza" e "la sostanza di cui siamo fatti è il tempo o la fugacità"; la letteratura poliziesca, che riesce a conciliare "lo strano appetito d'avventura e lo strano appetito di legalità"; le immagini dell'incubo, "la tigre e l'angelo nero del nostro sonno", disseminate nella letteratura da Wordsworth a Kafka; il gaucho, "amato territorio del ricordo" e "materia di nostalgia"; il tramonto del concetto di testo definitivo, che "appartiene alla superstizione e alla stanchezza"; la rivelazione che Buenos Aires, un tempo oggetto di caparbie trasfigurazioni poetiche, può essere descritta solo "per allusioni e simboli". Ma quel che più affascina è la perfetta architettura di questi scritti, capaci, quale che sia l'argomento prescelto, di espandere il nostro orizzonte (talora con un semplice inciso: "Nel mondo immaginato da Walpole, "come in quello degli gnostici siriani e in quello di Hollywood", c'è una guerra continua tra le forze del male e quelle del bene") e di ravvivare il dialogo fra due interlocutori che "lo scorrere del tempo avvicina e allontana, ma non separa": il testo e il lettore.
Titolo e contributi: La mappa segreta. Testi ritrovati (1933-1983)
Pubblicazione: Adelphi, 13/05/2025
EAN: 9788845939822
Data:13-05-2025
Immane Atlantide sommersa, le quasi duemila pagine dei "Textos recobrados" – recuperati e radunati dopo la scomparsa di Borges – rivelano le molteplici linee di forza di una riflessione critica di sconcertante novità. Rispetto ai fervori iconoclasti degli anni Venti (documentati in "Il prisma e lo specchio", 2009), si colgono qui, già a partire dai primi anni Trenta, una tonalità e nuclei di pensiero e di interesse del tutto inediti: l'inconsistenza dell'io, giacché una persona "non è altro che ... la serie incoerente e discontinua dei suoi stati di coscienza" e "la sostanza di cui siamo fatti è il tempo o la fugacità"; la letteratura poliziesca, che riesce a conciliare "lo strano appetito d'avventura e lo strano appetito di legalità"; le immagini dell'incubo, "la tigre e l'angelo nero del nostro sonno", disseminate nella letteratura da Wordsworth a Kafka; il gaucho, "amato territorio del ricordo" e "materia di nostalgia"; il tramonto del concetto di testo definitivo, che "appartiene alla superstizione e alla stanchezza"; la rivelazione che Buenos Aires, un tempo oggetto di caparbie trasfigurazioni poetiche, può essere descritta solo "per allusioni e simboli". Ma quel che più affascina è la perfetta architettura di questi scritti, capaci, quale che sia l'argomento prescelto, di espandere il nostro orizzonte (talora con un semplice inciso: "Nel mondo immaginato da Walpole, "come in quello degli gnostici siriani e in quello di Hollywood", c'è una guerra continua tra le forze del male e quelle del bene") e di ravvivare il dialogo fra due interlocutori che "lo scorrere del tempo avvicina e allontana, ma non separa": il testo e il lettore.
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