Invettive musicali
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Slonimsky, Nicolas

Invettive musicali

Abstract: "Invettive musicali" è l'irriverente campionario di "giudizi prevenuti, ingiusti, maleducati e singolarmente poco profetici" che critici autorevoli ma non sempre così illuminati hanno espresso nei confronti di grandi compositori, da Beethoven fino a Copland. Nessuno di loro è sfuggito al "rifiuto dell'insolito", o peggio, a quella cronica durezza d'orecchio che tanto spesso impedisce di riconoscere il "bello" in ciò che è radicalmente "nuovo". Scopriamo per esempio, scorrendo le citazioni ritagliate dalle forbici erudite e affilate di Slonimsky, che la musica di Berlioz è simile "ai farfugliamenti di un grande babbuino", "Un americano a Parigi" "uno sproloquio ... volgare, prolisso e inutile", mentre i "Cinque pezzi per orchestra" di Webern sono da considerare "significativi e sintomatici quanto un mal di denti". A Brahms hanno dato dell'"epicureo sentimentale",a Wagner dell'"eunuco demente", ad Alban Berg del "millantatore... pericoloso per la collettività"; Verdi è stato etichettato come un "signore italiano" autore di "tiritere per ottoni e piatti tintinnanti", Liszt come "uno snob uscito dal manicomio", Reger come "uno scarafaggio miope, gonfio... accovacciato su una panca d'organo". La condanna delle dissonanze è pressoché universale – a partire, nientemeno, da Chopin –, e ogni novità è immancabilmente bollata come cacofonica: quella di Bruckner è "polifonia impazzita", "La mer" di Debussy diventa perfidamente "Le mal de mer", e Rachmaninov viene liquidato con un perentorio "mai più!". L'irresistibile antologia di Slonimsky si legge, dunque, come un'ilare antistoria della musica, "arte "in progress"" per eccellenza, sempre proiettata oltre sé stessa, e oltre le regole e le comode certezze dei 'benascoltanti'.


Titolo e contributi: Invettive musicali

Pubblicazione: Adelphi, 16/05/2025

EAN: 9788845939914

Data:16-05-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 16-05-2025

"Invettive musicali" è l'irriverente campionario di "giudizi prevenuti, ingiusti, maleducati e singolarmente poco profetici" che critici autorevoli ma non sempre così illuminati hanno espresso nei confronti di grandi compositori, da Beethoven fino a Copland. Nessuno di loro è sfuggito al "rifiuto dell'insolito", o peggio, a quella cronica durezza d'orecchio che tanto spesso impedisce di riconoscere il "bello" in ciò che è radicalmente "nuovo". Scopriamo per esempio, scorrendo le citazioni ritagliate dalle forbici erudite e affilate di Slonimsky, che la musica di Berlioz è simile "ai farfugliamenti di un grande babbuino", "Un americano a Parigi" "uno sproloquio ... volgare, prolisso e inutile", mentre i "Cinque pezzi per orchestra" di Webern sono da considerare "significativi e sintomatici quanto un mal di denti". A Brahms hanno dato dell'"epicureo sentimentale",a Wagner dell'"eunuco demente", ad Alban Berg del "millantatore... pericoloso per la collettività"; Verdi è stato etichettato come un "signore italiano" autore di "tiritere per ottoni e piatti tintinnanti", Liszt come "uno snob uscito dal manicomio", Reger come "uno scarafaggio miope, gonfio... accovacciato su una panca d'organo". La condanna delle dissonanze è pressoché universale – a partire, nientemeno, da Chopin –, e ogni novità è immancabilmente bollata come cacofonica: quella di Bruckner è "polifonia impazzita", "La mer" di Debussy diventa perfidamente "Le mal de mer", e Rachmaninov viene liquidato con un perentorio "mai più!". L'irresistibile antologia di Slonimsky si legge, dunque, come un'ilare antistoria della musica, "arte "in progress"" per eccellenza, sempre proiettata oltre sé stessa, e oltre le regole e le comode certezze dei 'benascoltanti'.

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