Tragedia dell'infanzia
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Savinio, Alberto

Tragedia dell'infanzia

Abstract: Per Savinio, l'infanzia non è un tempo ma un "tempio", cioè un luogo, una dimensione dello spirito. Un luogo, anzitutto, fisico e geografico: la Grecia d'inizio secolo, dalla luminosità abbagliante e quasi sgomentante, in cui scintillano ricordi come la nave "Andromeda" coi suoi "ùluli prepotenti", il teatro Lanarà col suo odore di alghe e segatura, la città – "veduta in sogno" – della villeggiatura, ma soprattutto la cresta prepotente del Pelio che si erge di fronte alla finestra della "camera dei giochi". E un luogo, inoltre, metafisico e doloroso, in cui la mente del bambino da un lato vede e percepisce cose interdette a quella dell'adulto (il "potere stregonesco" della zanzariera, gli "occhi infocati dei ranocchi e dei cipressi semoventi", l'incanto fiabesco del tappeto della camera istoriato di leocorni) e dall'altro sente irrompere domande estreme che potranno in seguito essere sedate ma non risolte: come quando un passero ferito – che il piccolo Savinio salverà e adotterà col nome di Leonida – rivela sotto il batuffolo di piume il "centro di un vuoto allucinante".Scritto nei primi anni Venti ma apparso a stampa nel 1937, "Tragedia dell'infanzia" viene qui riproposto insieme alla sua seconda parte inedita e incompiuta – di recente affiorata tra le carte dell'autore –, dove si narra il mitologico viaggio svolto "sul dorso del Centauro" alla ricerca dell'Orsa, la misteriosa figura che si leva minacciosa e irresistibile sulla cresta del monte Pelio: un viaggio che segnerà la fine dell'infanzia e l'avvio di un nuovo destino.


Titolo e contributi: Tragedia dell'infanzia

Pubblicazione: Adelphi, 27/05/2025

EAN: 9788845915901

Data:27-05-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 27-05-2025

Per Savinio, l'infanzia non è un tempo ma un "tempio", cioè un luogo, una dimensione dello spirito. Un luogo, anzitutto, fisico e geografico: la Grecia d'inizio secolo, dalla luminosità abbagliante e quasi sgomentante, in cui scintillano ricordi come la nave "Andromeda" coi suoi "ùluli prepotenti", il teatro Lanarà col suo odore di alghe e segatura, la città – "veduta in sogno" – della villeggiatura, ma soprattutto la cresta prepotente del Pelio che si erge di fronte alla finestra della "camera dei giochi". E un luogo, inoltre, metafisico e doloroso, in cui la mente del bambino da un lato vede e percepisce cose interdette a quella dell'adulto (il "potere stregonesco" della zanzariera, gli "occhi infocati dei ranocchi e dei cipressi semoventi", l'incanto fiabesco del tappeto della camera istoriato di leocorni) e dall'altro sente irrompere domande estreme che potranno in seguito essere sedate ma non risolte: come quando un passero ferito – che il piccolo Savinio salverà e adotterà col nome di Leonida – rivela sotto il batuffolo di piume il "centro di un vuoto allucinante".Scritto nei primi anni Venti ma apparso a stampa nel 1937, "Tragedia dell'infanzia" viene qui riproposto insieme alla sua seconda parte inedita e incompiuta – di recente affiorata tra le carte dell'autore –, dove si narra il mitologico viaggio svolto "sul dorso del Centauro" alla ricerca dell'Orsa, la misteriosa figura che si leva minacciosa e irresistibile sulla cresta del monte Pelio: un viaggio che segnerà la fine dell'infanzia e l'avvio di un nuovo destino.

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