Le malorose. Confidenze di una levatrice
Risorsa locale

Catella, Sara - Pariani, Laura - Ferrari, Matteo

Le malorose. Confidenze di una levatrice

Abstract: In un'isolata Valle di Blenio di inizio Novecento, la levatrice Caterina Capra è chiamata al capezzale di don Antonio, parroco di Corzonesco, che per un male sconosciuto ha perso l'uso della parola. Abituata a trattare i corpi sofferenti delle donne, quelle "malorose" che aiuta a partorire o qualche volta a "liberarsi", nella quiete della stanza del malato Caterina tenta di scacciare l'imbarazzo raccontando a voce alta quel che si chiede preoccupata la gente. E adesso chi li battezzerà i neonati? Chi leverà alle madri l'impurità del parto? È vero che procreare in un paese senza prevosto porta male?Di fronte al prete inerte e muto, col passare dei giorni Caterina si fa coraggio e, cosciente dell'eccezionalità della situazione, comincia a incalzarlo con pensieri e domande che la tormentano. Come è possibile che alla messa si parli sempre e solo di peccato e si taccia il resto? La vede, don Antonio, la miseria nera, la paura di restare incinte, la vergogna del sangue tra le gambe? La voce schietta e vigorosa della levatrice sale e si gonfia pagina dopo pagina, occupando tutto il silenzio della stanza e accogliendo in sé le voci e le disgrazie delle molte donne che ha incontrato negli anni. È forse per questo dolore antico che il monologo di Caterina prende a tratti il carattere di un corale "j'accuse", una protesta non priva – per noi che crediamo di vivere in "un altro" mondo – di una sorprendente attualità.


Titolo e contributi: Le malorose. Confidenze di una levatrice

Pubblicazione: Edizioni Casagrande, 11/06/2025

EAN: 9788877139184

Data:11-06-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 11-06-2025

In un'isolata Valle di Blenio di inizio Novecento, la levatrice Caterina Capra è chiamata al capezzale di don Antonio, parroco di Corzonesco, che per un male sconosciuto ha perso l'uso della parola. Abituata a trattare i corpi sofferenti delle donne, quelle "malorose" che aiuta a partorire o qualche volta a "liberarsi", nella quiete della stanza del malato Caterina tenta di scacciare l'imbarazzo raccontando a voce alta quel che si chiede preoccupata la gente. E adesso chi li battezzerà i neonati? Chi leverà alle madri l'impurità del parto? È vero che procreare in un paese senza prevosto porta male?Di fronte al prete inerte e muto, col passare dei giorni Caterina si fa coraggio e, cosciente dell'eccezionalità della situazione, comincia a incalzarlo con pensieri e domande che la tormentano. Come è possibile che alla messa si parli sempre e solo di peccato e si taccia il resto? La vede, don Antonio, la miseria nera, la paura di restare incinte, la vergogna del sangue tra le gambe? La voce schietta e vigorosa della levatrice sale e si gonfia pagina dopo pagina, occupando tutto il silenzio della stanza e accogliendo in sé le voci e le disgrazie delle molte donne che ha incontrato negli anni. È forse per questo dolore antico che il monologo di Caterina prende a tratti il carattere di un corale "j'accuse", una protesta non priva – per noi che crediamo di vivere in "un altro" mondo – di una sorprendente attualità.

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