Chiuso per noia
Risorsa locale

Flaiano, Ennio

Chiuso per noia

Abstract: "Per anni ha scritto delle critiche sui giornali, senza cavarne altro che inimicizie ed errori tipografici" ha detto di sé Flaiano nel 1946. In realtà, dopo aver imparato il mestiere sul campo – tanto che, ricorda, circolava la frase "Questi giovani si fanno una cultura sui propri articoli" –, è stato, a partire dal 1939, un recensore cinematografico acuto e beffardo, pacato e intransigente, raffinatissimo dietro lo schermo della nonchalance, sempre ostile alle falsità e alle insulsaggini: a tutti quei film, insomma, che "presuppongono, di regola, un pubblico eccessivamente tardo di comprendonio" o che "rendono confortevole l'esistenza, allo stesso titolo dei treni rapidi, delle automobili, dei termosifoni". A suscitare l'entusiasmo di chi, come lui, conosceva intimamente il lavoro di soggettista e sceneggiatore (basti pensare alla prodigiosa e tormentata collaborazione con Fellini), e andava al cinema per sgranchirsi "l'immaginazione e la visione morale del mondo", erano piuttosto film come "Verso la vita" di Renoir, "Ombre rosse" di Ford o "Monsieur Verdoux" di Chaplin, "in cui tutto porta il marchio così semplice e raro del genio". Non solo: in un paese dove è lecito essere anticonformisti solo "nel modo giusto, approvato", Flaiano ha saputo esserlo sino in fondo, come dimostra l'irresistibile giudizio riservato a Orson Welles: "i suoi personaggi appartengono a quella categoria che mangia il pollo con le mani non per maleducazione, ma per eccesso di carattere, per prepotenza di immaginazione e di volontà!".


Titolo e contributi: Chiuso per noia

Pubblicazione: Adelphi, 09/09/2025

EAN: 9788845940286

Data:09-09-2025

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 09-09-2025

"Per anni ha scritto delle critiche sui giornali, senza cavarne altro che inimicizie ed errori tipografici" ha detto di sé Flaiano nel 1946. In realtà, dopo aver imparato il mestiere sul campo – tanto che, ricorda, circolava la frase "Questi giovani si fanno una cultura sui propri articoli" –, è stato, a partire dal 1939, un recensore cinematografico acuto e beffardo, pacato e intransigente, raffinatissimo dietro lo schermo della nonchalance, sempre ostile alle falsità e alle insulsaggini: a tutti quei film, insomma, che "presuppongono, di regola, un pubblico eccessivamente tardo di comprendonio" o che "rendono confortevole l'esistenza, allo stesso titolo dei treni rapidi, delle automobili, dei termosifoni". A suscitare l'entusiasmo di chi, come lui, conosceva intimamente il lavoro di soggettista e sceneggiatore (basti pensare alla prodigiosa e tormentata collaborazione con Fellini), e andava al cinema per sgranchirsi "l'immaginazione e la visione morale del mondo", erano piuttosto film come "Verso la vita" di Renoir, "Ombre rosse" di Ford o "Monsieur Verdoux" di Chaplin, "in cui tutto porta il marchio così semplice e raro del genio". Non solo: in un paese dove è lecito essere anticonformisti solo "nel modo giusto, approvato", Flaiano ha saputo esserlo sino in fondo, come dimostra l'irresistibile giudizio riservato a Orson Welles: "i suoi personaggi appartengono a quella categoria che mangia il pollo con le mani non per maleducazione, ma per eccesso di carattere, per prepotenza di immaginazione e di volontà!".

Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Nessuna recensione

Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.