Abstract: Come un ventaglio di bellissima fattura, pagina dopo pagina Giorgio Ghiotti apre piccoli universi di fronte agli occhi del lettore. Due paradisi è un bestiario della mente popolato di creature reali e simboliche, vive o appuntate a una teca, "inchiodate per sempre al loro volo"; presenze animali e umane, tutte segnate dalla medesima mortale perfezione colta in un attimo di intravista eternità.I due regni attraversati in questo libro sono spazi liminari: terrazzi, cantine, vialetti, e sono regni del tempo che tornano a coincidere, la giovinezza e le sue città, l'infanzia e i luoghi in lei trasfigurati, le vite altrui come eredità rimaste nelle stanze, età riflesse in un presente che a se stesso non fa sconti.Questa voce, che in appena trent'anni ha già un'opera solida e varia tra poesia e narrativa, nei versi risplende di una dimensione sempre duplice, fanciullesca e dura, limpida e intransigente, classica ma quotidiana. Giorgio Ghiotti è forse l'ultimo custode di un mondo novecentesco a cui appartiene ancora interamente, per cantabilità e forma mentis. Innato, ma coltivato nella fedeltà alla letteratura, possiede il dono raro della sprezzatura, in cui la naturalezza è anche distanza. Io per metà già fossile – si definisce – provvisoriamente nel mezzo di una scena, di straforo. È da questa vicinanza incrinata di nostalgia che la vita potenziale può essere guardata, esige di essere detta con esattezza e passione, a patto di non essere del tutto toccata, come un'ala di farfalla o di falena. Nella sua partitura gioiosa ed esatta, è davvero come il volo o il canto degli uccelli questa poesia, una forma inevitabile di armonia. "Sono creature fatte di solo canto / se preferiscono mostrarsi al loro meglio / cioè senza mostrarsi – farsinuda voce".
Titolo e contributi: Due paradisi
Pubblicazione: Vallecchi - Firenze, 23/01/2026
EAN: 9788882522377
Data:23-01-2026
Come un ventaglio di bellissima fattura, pagina dopo pagina Giorgio Ghiotti apre piccoli universi di fronte agli occhi del lettore. Due paradisi è un bestiario della mente popolato di creature reali e simboliche, vive o appuntate a una teca, "inchiodate per sempre al loro volo"; presenze animali e umane, tutte segnate dalla medesima mortale perfezione colta in un attimo di intravista eternità.I due regni attraversati in questo libro sono spazi liminari: terrazzi, cantine, vialetti, e sono regni del tempo che tornano a coincidere, la giovinezza e le sue città, l'infanzia e i luoghi in lei trasfigurati, le vite altrui come eredità rimaste nelle stanze, età riflesse in un presente che a se stesso non fa sconti.Questa voce, che in appena trent'anni ha già un'opera solida e varia tra poesia e narrativa, nei versi risplende di una dimensione sempre duplice, fanciullesca e dura, limpida e intransigente, classica ma quotidiana. Giorgio Ghiotti è forse l'ultimo custode di un mondo novecentesco a cui appartiene ancora interamente, per cantabilità e forma mentis. Innato, ma coltivato nella fedeltà alla letteratura, possiede il dono raro della sprezzatura, in cui la naturalezza è anche distanza. Io per metà già fossile – si definisce – provvisoriamente nel mezzo di una scena, di straforo. È da questa vicinanza incrinata di nostalgia che la vita potenziale può essere guardata, esige di essere detta con esattezza e passione, a patto di non essere del tutto toccata, come un'ala di farfalla o di falena. Nella sua partitura gioiosa ed esatta, è davvero come il volo o il canto degli uccelli questa poesia, una forma inevitabile di armonia. "Sono creature fatte di solo canto / se preferiscono mostrarsi al loro meglio / cioè senza mostrarsi – farsinuda voce".
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