Il rivoluzionario benestante. Strategie cognitive per sentirsi migliore degli altri
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Orsini, Alessandro

Il rivoluzionario benestante. Strategie cognitive per sentirsi migliore degli altri

Abstract: Il terrorismo rosso ha avuto in Italia profonde radici culturali e ideologiche. Questa è stata una delle cause principali della sua longevità e imponenza. Il mito della rivoluzione assoluta ha abbagliato uomini e donne di ogni età e condizione sociale. L'autore rivolge qui la sua attenzione a quella cultura "contigua" che fornì, talvolta in modo inconsapevole, un ampio incoraggiamento ideologico alla violenza politica. Il protagonista di queste pagine è il rivoluzionario-benestante: colui il quale, pur vivendo di agi e di privilegi, odia e disprezza la società su cui ha fondato il proprio benessere materiale; colui che giustifica moralmente la violenza come mezzo di lotta politica senza correre rischi in prima persona; colui che inneggia alla rivoluzione senza praticarla. Il rivoluzionario benestante incita, ma resta a guardare. Attraverso la microsociologia, l'autore si propone di ricostruire l'universo mentale e la condotta di un tipo antropologico che ha profondamente segnato la storia dell'Italia repubblicana. In questa nuova edizione, Orsini chiarisce le differenze tra "radical chic", "rivoluzionario benestante", "cattivo maestro", "intellettuale critico" e "intellettuale radicale", con esempi tratti dalla vita di Gramsci, Habermas, Said, Dahrendorf e altri.


Titolo e contributi: Il rivoluzionario benestante. Strategie cognitive per sentirsi migliore degli altri

Pubblicazione: Rubbettino Editore, 24/02/2026

EAN: 9788849887396

Data:24-02-2026

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 24-02-2026

Il terrorismo rosso ha avuto in Italia profonde radici culturali e ideologiche. Questa è stata una delle cause principali della sua longevità e imponenza. Il mito della rivoluzione assoluta ha abbagliato uomini e donne di ogni età e condizione sociale. L'autore rivolge qui la sua attenzione a quella cultura "contigua" che fornì, talvolta in modo inconsapevole, un ampio incoraggiamento ideologico alla violenza politica. Il protagonista di queste pagine è il rivoluzionario-benestante: colui il quale, pur vivendo di agi e di privilegi, odia e disprezza la società su cui ha fondato il proprio benessere materiale; colui che giustifica moralmente la violenza come mezzo di lotta politica senza correre rischi in prima persona; colui che inneggia alla rivoluzione senza praticarla. Il rivoluzionario benestante incita, ma resta a guardare. Attraverso la microsociologia, l'autore si propone di ricostruire l'universo mentale e la condotta di un tipo antropologico che ha profondamente segnato la storia dell'Italia repubblicana. In questa nuova edizione, Orsini chiarisce le differenze tra "radical chic", "rivoluzionario benestante", "cattivo maestro", "intellettuale critico" e "intellettuale radicale", con esempi tratti dalla vita di Gramsci, Habermas, Said, Dahrendorf e altri.

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