Abstract: «Dio è morto a Auschwitz.» Heidegger non ha mai avuto il coraggio di pronunciare questa verità, neppure di fronte a coloro, i sopravvissuti, che come il poeta Celan attendevano da lui una parola chiara e definitiva sull'argomento. Quali le ragioni di questo silenzio? Perché nei lunghi anni del dopoguerra non ha mai sconfessato la propria adesione al movimento nazional-socialista? ha cercato al contrario di avvalorare una propria interpretazione «vera» e perciò «fraintesa» del movimento?Philippe Lacoue-Labarthe ha scritto su questo aspetto decisivo della biografia umana e filosofica del maggiore tra i filosofi contemporanei pagine fondamentali; ha in particolare chiarito come la svolta, operata da Heidegger a meta degli anni trenta in direzione della poesia e dell'arte, se per un verso e la testimonianza della sua «delusione» politica, si inserisce per l'altro in uno degli aspetti della « rivoluzione culturale » hitleriana, quel nazional-estetismo, quella ricerca di un'arte e di una nuova mitologia che solo di recente è stata «scoperta» dallo «scandaloso» film che negli anni ottanta H. J. Syberberg ha dedicato a Hitler interpretando il Terzo Reich come opera d'arte totale nell'epoca di assoluta indigenza dell'Occidente.
Titolo e contributi: La finzione del politico : Heidegger, l'arte e la politica / Philippe Lacoue-Labarthe
Pubblicazione: Il Melangolo, 1991
Descrizione fisica: 143 p. ; 21 cm
ISBN: 8870181367
EAN: 9788870181364
Data:1991
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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