Abstract: Ogni studio sui celti inizia inevitabilmente con una constatazione: l'interesse per i celti h recente. In Italia, fino ad un vicino passato, l'antichit` era per definizione l'antichit` classica e la civilt` celtica, la piy diffusa in Europa prima di Roma, era ignorata. La parola celti era, per i piy, relegata nell'area del mito e dell'esoterismo. Dei galli restavano fumose reminiscenze scolastiche, di barbari calati su Roma in tempi leggendari e che Giulio Cesare aveva sottomesso. Qualcuno ricordava i celti come un insieme di triby primitive, che vivevano in capanne nei boschi, non conoscevano la scrittura, praticavano sacrifici umani, e avevano la macabra usanza di decapitare i nemici e di conservarne le teste. Chi ne aveva una conoscenza meno approssimativa, divulgava pur sempre immagini d'arretratezza e di estraneit` alla cultura italiana, erede della civilt` romana e greca.Da qualche anno si assiste in Italia a un diverso atteggiamento e un diverso interesse per i celti, favorito da una maggior apertura culturale. Molto h dovuto ad accorte politiche di marketing (come la musica o il folklore celtico), molto all'abilit` delle regioni celtofone (soprattutto Bretagna, Manda e Scozia) di proporsi in qualche modo come modelli artistici, sociali, ambientali alternativi ed attraenti per la sensibilit` contemporanea. Diventato un valore il pluralismo culturale, ha colpito l'immaginario popolare anche la difesa dell'identit` e l'aspirazione all'autogoverno radicate in quelle regioni.
Titolo e contributi: L'Italia dei Celti / Giorgio Garbolino Boot
Pubblicazione: Torino : Ananke, copyr. 2003
Descrizione fisica: 238 p. : ill. ; 21 cm
ISBN: 8873250262
Data:2003
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
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| Como | OO-N-6050 | CO-289436 | Su scaffale | Disponibile |