Abstract: Pini e accette, acqua e sangue, terra e pietra. L'uomo e la natura, nelle vedute di una patria contesa da popoli diversi e tuttora in balia della pazzia umana. Molti sono gli intrecci dolorosi che si accumulano tra le pagine di questa prima raccolta di racconti di Yehuda Gur-Arye, scrittore israeliano della generazione dello Stato, da oltre trent'anni conosciuto soprattutto come poeta. La piacevolezza del profumo delle pinete in Galilea e degli agrumeti del kibbutz, il denso odore di libri antichi, l'oriente che si disperde nella foschia del hamsin, nell'anima del deserto; ebrei, musulmani e cristiani di varie confessioni e diversi credi, uomini e donne, israeliani di origini ashkenazite e sefardite, palestinesi, beduini, monaci greco-ortodossi e sopravvissuti alla Shoah; nel presente e nel passato, in una città moderna e nella casba di un villaggio arabo in Samaria, in un fiorente kibbutz come in un ufficio ministeriale di Tel Aviv o in un monastero nel deserto di Giudea: tolte alla storia (ed in certi casi alla cronaca israeliana degli ultimi decenni del Novecento), queste figure vanno a inserirsi in vicende vissute sull'orlo del precipizio, descritte con freddo realismo e spesso dal finale tragico; per brevi momenti, tuttavia, le storie di Vetro di Hebron sanno svelare dal profondo una vena lirica, intrisa di quell'umanità che diviene motivo principe di riscatto non solo per i protagonisti dei racconti ma anche per il linguaggio e la poetica del loro autore.
Titolo e contributi: Vetro di Hebron : racconti israeliani / Yehuda Gur-Arye ; traduzione di Davide Mano.
Pubblicazione: Firenze : Giuntina, 2002
Descrizione fisica: 177 p. ; 20 cm.
Serie: Schulim Vogelmann ; 103
ISBN: 88-8057-149-4
Data:2002
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
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| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
|---|---|---|---|---|---|
| Como | 892.4 GUR | CO-283424 | Su scaffale | Disponibile |