Abstract: «Il messaggio del mio teatro? Io il messaggio lo lascio nella segreteria telefonica». L’irriverenza è una forma d’arte, e Paolo Poli la esercitava divinamente. Frivolo all’occorrenza, superficiale per finta, sconveniente per gusto della provocazione: una «ragazza irrecuperabile» di quelle che ancora oggi profumano di scandalo e di novità. Poli è stato un attore, un istrione, un affabulatore irresistibile. Un maestro dello spettacolo italiano del Novecento, capace di esercitare sulla realtà uno sguardo fantasmagorico e anticonformista, quello di chi conosceva bene l’importanza di ridere e di far ridere, di trasformarsi e di raccontare al suo pubblico una storia diversa. Sullo sfondo di un’Italia vecchia e bigotta, agguantata nei suoi aspetti meno prevedibili, il suo genio procedeva spigliato, tra divertimento e lampi di malinconia, alla ricerca di una personalissima etica della leggerezza. Per questo oggi, dopo la sua morte, le sue parole continuano a suonare come un argine necessario alla deriva moralista del nostro Paese. Rileggendo mezzo secolo di interviste (cartacee, radiofoniche e televisive, molte disperse, quasi introvabili), Luca Scarlini ha costruito un sillabario poetico e brillante: un Alfabeto Poli che saltella sul filo dell’ironia. In una sarabanda di racconti spericolati e divagazioni fulminanti, tra lo sberleffo, la memoria e l’analisi culturale, Poli disegna in assenza il suo «ritratto in piedi», un testamento giocoso ma serissimo. Non c’è niente di più sincero, in fondo, di un libro scritto così: vivendo. Sullo sfondo di un'Italia colta nei suoi aspetti meno prevedibili, sfila una galleria di personaggi indimenticabili, da Zeffirelli a Parise, da Franca Valeri a Pasolini. La celebre spigliatezza e il genio radente dello sguardo di Paolo Poli si coniugano a qualche sprazzo di garbata malinconia, fino a fondare in qualche modo un'etica della leggerezza. In ciascuno di questi lemmi infatti c'è una lezione da imparare (ridendo e scherzando, come dai migliori maestri), perché è un libro scritto vivendo.«Sono partito col piede sinistro fin dalla piú tenera età». Allergico ai bacchettoni e ai benpensanti, armato di una comicità sovversiva, da sempre fidanzato con i libri, Paolo Poli non ha mai avuto paura di stare al mondo come gli veniva meglio: con una risata. Dalla A di Avanspettacolo alla Z di Zeffirelli, il suo Alfabeto è un decalogo dell'intemperanza, una giostra di guizzi e ricordi, il perfetto antidoto al conformismo dei giorni che stiamo vivendo. Un atipico «romanzo parlato» che ripubblichiamo per rileggerlo con la gratitudine della prima volta. Sin dagli esordi Paolo Poli ha guardato il mondo con l'ironia fantasmagorica di chi sa che per restituire lo spirito delle cose, per disinnescare censure e conformismo, c'è bisogno di ridere, e di far ridere. Dall'asilo delle suore alla girandola dei travestimenti nell'avanspettacolo; dall'incontro con Hitler e Mussolini quando era un giovane balilla alle uscite con Laura Betti per rimorchiare in piazza di Spagna (Eravamo povere, ma belle e bionde); dalla cinghia tirata negli anni della televisione - quando mangiava soltanto un uovo sodo al giorno - allo scimmiotto peloso con cui andava a letto da bambino dopo aver visto King Kong (E da li poi ho continuato).
Titolo e contributi: Alfabeto Poli / a cura di Luca Scarlini
Pubblicazione: Einaudi, 2013
Descrizione fisica: 171 p. ; 23 cm
EAN: 9788806216092
Data:2013
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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