Abstract: Baudelaire, come molti altri classici del canone occidentale, è stato oggetto di una mole ipertrofica di saggi critici, la maggior parte dei quali inconsistenti e privi di spunti davvero innovativi. Tra i pochi saggi critici che resistono al tempo, ci sono, invece, spesso, quelli nati al di fuori degli accademismi e delle mode contingenti. È il caso dell’affascinante monografia di Benjamin Fondane. il volume, in Italia come in Francia, suscitò un’eco piuttosto limitata. Eppure, a rileggere il libro oggi, si direbbe che molti critici, anche illustri, vi abbiano attinto a piene mani, senza però citarlo esplicitamente. “Se ci fossimo proposti lo studio del problema artistico in Baudelaire avremmo dovuto certamente soffermarci, da un lato, sull’analisi dettagliata della sua produzione poetica e, dall’altro, sulla sua produzione critica; avremmo affrontato indubbiamente il problema che il caso Baudelaire non smette di porre alla cultura. Ma non abbiamo a che fare con un problema culturale, e per quanto nato dal fatto culturale, e dal più complesso, non è un problema culturale quello che il pensiero di Baudelaire ci propone. Ma quali erano tesi di Fondane su Baudelaire? Distinguendosi drasticamente da quegli interpreti che avevano esaltato Baudelaire per la straordinaria consapevolezza critica e per la compostezza quasi classica di alcuni suoi componimenti, Fondane afferma che il poeta francese è, suo malgrado (come si sa, Baudelaire cercò sempre di ridimensionare l’importanza dell’ispirazione), un posseduto, un poeta ispirato, acceso da quell’entusiasmo di cui parlano i Dialoghi di Platone. La grandezza letteraria di Baudelaire non risiede quindi, secondo Fondane, in una poetica teorica, stabilita a priori, ma, all’opposto, in un’esperienza abissale, non riconducibile alla consapevolezza razionale: «al contrario di quello che aveva sempre sostenuto, la nuova estetica cui egli [Baudelaire] ci introduce è puramente sperimentale, a posteriori, è stata elaborata al di fuori di ogni procedimento e ogni legge». Il centro di tutto l’universo poetico di Baudelaire è, per l’appunto, l’esperienza pascaliana del Gouffre (l’Abisso), a cui è intitolata una celebre lirica dei Fiori del male, un’esperienza nella quale Fondane riconosce una forma singolarissima di religiosità. Tra i capitoli densi e ricchissimi di riferimenti filosofici e letterari, colpiscono particolarmente quelli in cui Baudelaire è messo a confronto con Kafka per il tema dell’Assurdo. In queste intense pagine Fondane svolge i temi essenziali della sua disincantata filosofia esistenziale: il Male, il Nulla, l’irrazionalità della storia e, appunto, l’assurdità dell’esistenza, che egli stava sperimentando sulla propria pelle, nella consapevole imminenza della sua tragica fine. Del resto, discorrendo di Baudelaire, Fondane parla anche, e soprattutto, di se stesso e questa sua opera estrema può senz’altro considerarsi il suo inquieto testamento spirituale. La ‘filosofia esistenziale’ di Fondane - che si distingue nettamente dall’Esistenzialismo, dall’ideologia dell’esistenza, sua estrema specializzazione e degradazione - riporta all’attualità quella domanda che Schiller avrebbe posto a noi all’alba del XIX secolo, nel suo Sulla poesia ingenua e sentimentale: qual è il modo d’essere dell’artista ingenuo nel mondo moderno sentimentale, filosofico? Fondane andava però oltre il 'poeta' e l’'artista, il fatto semplicemente artistico, per abbracciare l’intera natura umana.
Titolo e contributi: Baudelaire e l'esperienza dell'abisso / Benjamin Fondane ; traduzione e cura di Luca Orlandini
Pubblicazione: Aragno, 2013
Descrizione fisica: XII, 452 p. ; 24 cm
EAN: 9788884196415
Data:2013
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
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| Como | OO-L-5739 | CO-347057 | Su scaffale | Disponibile |