Abstract: Mecenate è solitamente ricordato come l’uomo che fece da anello di congiungimento tra due gloriose espressioni del mondo romano: la grandezza imperiale del neonato potere augusteo e la gloria letteraria degli autori destinati a costituire il canone classico della poesia latina (Virgilio, Orazio e Properzio). Questo ruolo di primo piano riconosciuto a Mecenate dall’età moderna è curiosamente difficile da ritrovare nelle testimonianze antiche a lui coeve o poco seguenti la sua morte. Gli autori latini sono infatti inclini a considerare Mecenate quasi come una comparsa, dedicandogli menzioni più o meno fugaci all’interno delle loro opere dalle quali si ricava un ritratto poco definito e per molti versi inaspettato. Dopo l’omaggio – molto stilizzato – tributatogli dai suoi poeti, Mecenate quale protettore delle lettere fatica a emergere nella letteratura latina, la quale, dopo aver lasciato in semioscurità il peso politico del ministro di Augusto, preferisce ricordarlo o come esempio di mal costume molto poco romano o, soprattutto, quale cattivo scrittore d’avanguardia, tramandandoci un non disprezzabile numero di frammenti. A più di cento anni dalla prima edizione scientifica di questi frammenti e a cinquanta dalla prima monografia che riuscì a ricostruire una figura ben delineata del personaggio sul poco materiale a disposizione, la presente edizione vuole rimettere a disposizione questo materiale, offrendo alla lettura prime tappe attraverso cui il mito di Mecenate mosse i suoi passi, tra quello che lui stesso scrisse e quello che gli altri latini scrissero di lui. Per antonomasia chiamiamo mecenate un protettore e sostenitore delle arti e degli artisti, ma chi era l'originario Mecenate? Gaio Cilnio Mecenate fu un ascoltato consigliere di Augusto, oltre che amico e complice dell'imperatore. Era nato ad Arezzo da nobile famiglia etrusca, ricchissimo, formò e animò un circolo di intellettuali del calibro di Virgilio (che gli dedicò le Georgiche), di Orazio (che con il suo patrocinio pubblicò la prima serie delle Odi), di Properzio e di altri minori. La fama di Mecenate è soprattutto postuma, appunto per antonomasia. I contemporanei hanno lasciato poche testimonianze su di lui, e anche i suoi protetti talvolta lo prendevano in giro. Tutt'altro che esemplare nella vita privata, Mecenate, che morirà a sessant'anni, fu anche autore di opere letterarie linguisticamente sofisticate, di cui ci sono rimasti pochissimi frammenti, qui raccolti con traduzione e originale a fronte. Sono soltanto sedici frammenti, ma postillati con tale erudizione filologica, che bastano a ricreare un mondo. Si prenda questo verso: «Ipsa enim altitudo attonat summa», l'altezza stessa fulmina i vertici. Nessuna traduzione può rendere la densità di significati di quelle cinque parole. Tradotto così, sembra banale, ma è la disposizione delle parole vincente in latino. Anche noi usciamo arricchiti dalla lettura analitica di questi dimenticati frammenti.
Titolo e contributi: Frammenti e testimonianze latine / [su] Mecenate ; a cura di Stefano Costa
Pubblicazione: La Vita felice, 2014
Descrizione fisica: 292 p. ; 17 cm
EAN: 9788877996121
Data:2014
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Latino (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
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| Cantù | 870-880 Letteratura latina e greca classica MA - 115 | CA-106413 | Su scaffale | Disponibile |