Abstract: Con la stesura di questa opera l’autore vuole dimostrare come la contemporanea caccia ai “pazzi”, come lui stesso la definisce, da parte della psichiatria istituzionale, sia in realtà una continuazione della pratica della “caccia alle streghe” tipica dell’età medievale e poi moderna. Ciò che accomuna la strega al malato mentale è il fatto di essere etichettati come individui pericolosi, e perciò da eliminare con la morte sul rogo nel primo caso, o la chiusura in manicomio nel secondo. Ed è in virtù di questa presunta pericolosità che agiscono da un lato, l’inquisitore, e dall’altro lo psichiatra, due figure istituzionali in cui Szasz nota una forte analogia. Difatti, entrambi si ergono a benefattori dell’intera comunità poiché credono di agire sia in difesa della stessa, sia in difesa della vittima al fine di redimerla, quasi esclusivamente attraverso l’uso di metodi coercitivi e violenti, dal proprio stato di peccatrice o di malato. Nel libro, Szasz individua ulteriori categorie di individui che sono state vittime di discriminazioni nel corso dei secoli quali gli ebrei, gli omosessuali e le persone di colore. La domanda principale che si pone l’autore è il perché la società ha bisogno di accanirsi nei confronti di determinati soggetti che vengono presentati come il male da estirpare.
Titolo e contributi: I manipolatori della pazzia : studio comparato dell'inquisizione e del movimento per la salute mentale in America / Thomas S. Szasz ; prefazione di Max Beluffi ; [traduzione dall'inglese di Camillo Pennati]
Pubblicazione: Milano : Feltrinelli, 1972
Descrizione fisica: 403 p. ; 22 cm
Serie: I fatti e le idee. Saggi e biografie, Psicologia e psicoanalisi ; 226
Data:1972
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Inglese (lingua dell'opera originale)
Paese: Italia
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