Abstract: Salvatore Silvano Nigro raccoglie in questo libro tre opuscoli tesi a dimostrare che «il generale Bonaparte era un essere immaginario». Il primo dei tre opuscoli che questo volume riunisce fu pubblicato anonimo a Parigi nel 1827, ma scritto da Jean-Baptiste Pérès, magistrato giansenista e conservatore di biblioteca. "Historic Doubts relative to Napoleon Buonaparte" (Londra, 1819) fu scritto da un teologo anglicano e professore dell'Università di Oxford, Richard Whately (1787-1863), a parodia di un testo scettico di Hume sui miracoli. Il terzo brano, "Historic certainties respecting the Early History of America, developed in a critical examination of the book of the chronicles of the land of Ecnarf" (Londra, 1851) del fantomatico reverendo Aristarchus Newlight, è scritto in realtà dal segretario del Whately, William Fitzgerald (1814-1883), il quale, fingendo di aver trovato l'originale dal quale Whately aveva tratto le notizie per i suoi Dubbi, metteva in caricatura la Vita di Gesù del filosofo tedesco David F. Strauss. Tre allegoristi visionari, mitologi anagrammisti e paradossali filologi impegnati nell’espunzione dal libro della storia del refuso chiamato Napoleone, scrissero nell’Ottocento tre divertenti opuscoli, qui raccolti, contribuendo a far dell’imperatore «il primo degli onnipotenti che non sono mai esistiti». Segnalati da Emmanuel Carrère nel 1986, e piacevolmente illuminati da Giorgio Manganelli e Umberto Eco, si fanno leggere come capitoli di un sorprendente e demenziale romanzo. Nei tre autori, Eco vide tre «Kazzenger ante litteram» (Kazzenger è il nome di un personaggio satirico del repertorio di Maurizio Crozza). Ma con questa precisazione: «È vero che i miei tre autori non satirizzavano i cacciatori di misteri bensì dei pensatori che cercavano di eliminare i misteri; e quindi erano in fondo dei reazionari. Ma il metodo rimane istruttivo: portate all’estremo le tesi degli altri e una risata li seppellirà». L’imperatore inesistente è il «romanzo» sulle allucinazioni della storia, al quale collaborarono (involontariamente e in più tempi, ognuno per conto proprio) vari scrittori interessati al mito di Napoleone Bonaparte e all’«eccesso di esistenza» del generale francese. Le referenze sono illustri. Lord Byron fece di Napoleone un eroe da romanzo. Ippolito Nievo raccontò che nel castello di Fratta c’era qualcuno (presto smentito) che considerava il generale Bonaparte «un essere immaginario, una copertina di qualche vecchio capitano che non voleva disonorarsi in guerre disperate di vittoria, un nome vano immaginato dal Direttorio a lusinga delle orecchie italiane». Madame de Staël ridusse l’imperatore a un sintomo anti-respiratorio: alla «malattia di tutti coloro che» hanno vissuto «sotto la sua autorità». Se Manzoni aveva cancellato il nome dell’imperatore, facendone un innominato da raccontare (prima della sua finale conversione) come un blasfemo che aveva osato competere con quel Dio che «volle in lui / del creator suo spirito / più vasta orma stampar» come già aveva fatto con l’angelo ribelle Lucifero; un personaggio di Guerra e pace di Tolstoj, sulla base di una massonica scala numerica che culminerà con il numero 666, pretenderà di aver dimostrato che Napoleone altro non era che «la bestia», alleata di Satana, «predetta dall’Apocalisse».
Titolo e contributi: L'imperatore inesistente / Jean-Baptiste Peres, Richard Whately e Aristarchus Newlight ; a cura di Salvatore Silvano Nigro ; con testi di Umberto Eco e Giorgio Manganelli ; traduzioni di Carlo Guarrera e Stefano Rapisarda
Ed. accresciuta
Pubblicazione: Sellerio, 2025
Descrizione fisica: 178 p. ; 17 cm
ISBN: 8838948917
EAN: 9788838948916
Data:2025
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
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| Colverde - Parè | 940 Storia generale d'Europa 944.05 NAP | PA-32093 | Su scaffale | Disponibile |