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Elliot, 21/01/2014
Abstract: Pubblicato nel 1875 sulla rivista "Fortnightly Rewiew" con il titolo Falsità comuni sulla vivisezione, questo testo ancora attualissimo mostra come Carroll avesse perfettamente compreso le relazioni tra uomini e animali.Nell'Inghilterra di quegli anni la vivisezione era diventata un problema politico; proprio nel 1875 furono presentati due progetti di legge (a uno collaborò anche Charles Darwin) per regolamentare la sperimentazione sugli animali.Non stupisce che l'inventore del Coniglio Bianco e di tutta la folla sterminata di animali che popolano Alice nel Paese delle Meraviglie si dichiari contrario alla vivisezione, ma quello che sorprende sono gli argomenti filosofici e morali usati per questa presa di posizione. Fin dalle prime righe Carroll confuta le numerose bugie di chi difende la vivisezione, invitando il lettore a confrontarsi non con qualche teoria generale, ma con la propria esperienza quotidiana, in una sorta di lezione condivisa di filosofia morale, secondo cui il nostro modo di trattare le altre specie deve avere un valore etico dal quale non si può prescindere.Il testo non è dunque solo una curiosità letteraria, ma un punto di snodo sulla responsabilità dell'uomo verso la natura, e gli interrogativi sollevati allora, che coinvolsero per la prima volta l'opinione pubblica e non solo pochi intellettuali, restano ancora centrali e non completamente risolti.Questa edizione Elliot è arricchita dall'introduzione del poeta Antonio Veneziani .
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Elliot, 21/05/2014
Abstract: Nella sterminata lista delle opere di Balzac, tra drammi, romanzi, testi di critica letteraria e articoli giornalistici, ci fu spazio anche per questa Teoria del camminare, beffardo e serissimo saggio psico-sociologico sul movimento umano, nel quale il grande scrittore indossa le insolite vesti di antropologo.L'autore della Commedia umana dedicò non poco tempo e riflessioni all'argomento, abbandonando e riprendendo il progetto diverse volte ma continuando sempre a interrogarsi sul significato profondo, e a suo dire mai sondato, delle andature belle e di quelle sgraziate.Man mano che le sue scoperte in materia aumentavano in quantità e chiarezza ("Brrr! Le domande schizzavano come cavallette! Un eccezionale argomento!"), Balzac si convinse di essere sulla soglia di un segreto tanto oscuro quanto affascinante. "Non è davvero incredibile" scrisse "il fatto che, da quando l'uomo ha iniziato a camminare, nessuno si sia chiesto perché cammina, come lo fa, se potrebbe forse farlo meglio, cosa avviene mentre passeggia e se non esiste un modo per impostare, modificare e studiare la sua andatura?".
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Elliot, 29/01/2014
Abstract: Pubblicato nel 1909, Tre vite fu concepito e scritto nel leggendario appartamento al 27 di Rue de Fleurus, intorno al quale già cominciava a orbitare il fecondo ambiente parigino di Picasso, Matisse, Duchamp, Picabia, e più tardi la lost generation statunitense di Hemingway e Fitzgerald. Questo romanzo d'esordio nacque con l'intenzione di oltrepassare il naturalismo delle lettere americane e di compiere – come affermò la Stein in Autobiografia di Alice Toklas – "il primo passo della letteratura nel nuovo secolo".Ispirate da un quadro di Cézanne (il Ritratto di Madame Cézanne nella poltrona gialla), le tre storie di questo libro raccontano le vite di tre donne della working-class americana: Anna, ligia e operosissima domestica in casa della pingue Miss Mathilda; Melanctha, sempre in cerca di guai nella vita e nell'amore; e Lena, gentile, inerte e passiva in un mondo che decide per lei. A queste pagine la Stein affidò l'inizio di quella ricerca che avrebbe alimentato per tutta la vita: la formazione del soggetto e la sua materializzazione narrativa sulla pagina, la creazione di un nuovo modo di guardare al testo letterario ("Scrivo con gli occhi" dirà in un'intervista).Se anche più tradizionale rispetto ai futuri esperimenti (il celebre "Una rosa, è una rosa, è una rosa" farà la sua comparsa nel 1913), appare qui già in evidenza la rivoluzione stilistica degli anni successivi, il diagrammarsi lento e ripetitivo dei periodi, la reiterazione dei moduli narrativi e grammaticali, il dirottamento di una letteratura che avrà la sua ragion d'essere nel "senso della scrittura".
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Elliot, 12/05/2008
Abstract: Una città in stato di assedio, all'interno di un paesaggio bianco di polvere e di devastazione, in un luogo che potrebbe essere un posto qualsiasi del Medio Oriente. Per le strade, solo soldati che perquisiscono arbitrariamente le case e i loro abitanti. Carmen è scomparsa a un posto di blocco. Sua figlia Imen subisce l'irruzione in casa di Ian, un giovane soldato che in quella guerra infinita non trova più un senso. Nell'abitazione a fianco, Alia, la levatrice, cura le ferite di Gesù, il gatto del vicinato, mentre il marito Yad affoga la delusione e la noia tra le volute di fumo del narghilè, il sapore intenso degli ultimi pistacchi di Aleppo e l'alcol profumato dell'arak di Zahlé. Una scappatoia come un'altra al frastuono delle mitragliatrici e alla distruzione degli incendi. La morte incombe, la paralisi è totale, eppure la scintilla improvvisa della vita sboccia di prepotenza in un ricordo, uno sguardo, un sapore ritrovato, e nella forza vincente di un'ironia malinconica che pervade tutto, come la polvere bianca che è ovunque. Un giorno il figlio di Alia e Yad, Amin, lo studente modello, uccide un soldato votandosi al martirio. E diventa l'eroe che stupra, distrugge e uccide in nome di un Dio in cui nessuno crede più.
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Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio
Elliot, 27/03/2013
Abstract: Ogni anno oltre cento donne vengono uccise in Italia da uomini che conoscevano o con cui, nella maggioranza dei casi, avevano avuto una relazione affettiva.Il numero delle vittime aumenta in maniera allarmante, a riprova che il femminicidio non è solo un atto empio e feroce ma anche il frutto di una cultura del disprezzo nei confronti della femminilità, di una modalità distorta di vivere i rapporti umani, di una visione dell'amore come smania brutale di possesso.Davanti a un fenomeno tanto odioso, è difficile – se non impossibile – restare semplicemente a guardare. Quaranta autori italiani hanno reagito con le armi della scrittura, donando il proprio racconto per realizzare questa antologia.Oltre al dramma, alla violenza, al vilipendio, troverete però anche la speranza in un futuro più umano e rispettoso, una speranza sostenuta concretamente con i proventi della vendita del libro, che andranno al Telefono Rosa, l'associazione di volontarie che conduce da venticinque anni una battaglia civile necessaria e improrogabile.
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L'obbligo morale di essere intelligenti
Elliot, 07/01/2015
Abstract: "Se un uomo saggio chiedesse: quali sono le virtù moderne? E rispondesse alla sua stessa domanda con un elenco di cose che ammiriamo; se scartasse come "irrilevanti" gli ideali che per tradizione insegniamo, ma che non si trovano se non al di fuori della tradizione e dell'insegnamento – ideali come la mitezza, l'umiltà, la rinuncia ai beni materiali; se dovesse citare solo quelle eccellenze verso cui i nostri cuori sono quotidianamente portati, e dai quali è mossa la nostra condotta… in una lista come questa, quali virtù nominerebbe?". Così inizia L'obbligo morale di essere intelligenti, il pamphlet di John Erskine pubblicato nel 1915, che ha avuto enorme influenza nel dibattito culturale americano della prima metà del secolo scorso. Professore di letteratura inglese alla Columbia University, Erskine ci racconta una breve storia dell'intelligenza, una storia di paradossi, superstizioni, diffamazioni: dall'eredità anglosassone, che la vedeva come un "pericolo", a Milton, che senza troppi giri di parole le attribuì il titolo di "maggior pregio del Diavolo".
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Elliot, 14/01/2015
Abstract: "Quando traduciamo ogni parola di una frase dal russo all'inglese, quindi alterando un po' il senso e completamente il suono, nonché il peso e l'accento delle parole l'una in relazione all'altra, non rimane nulla eccetto una versione cruda e grossolana del significato originale". Così scrive Virginia Woolf a proposito della spinosa questione sul tradurre i grandi classici della letteratura russa. I critici – che solo di rado hanno potuto confrontarsi con i testi originali – si sono trovati dunque a giudicare un'intera letteratura "denudata" del suo stile, a trattare i grandi scrittori russi come persone improvvisamente spogliate non soltanto di tutti i "vestiti", ma di qualcosa di più sottile e importante: i loro costumi, l'idiosincrasia dei loro caratteri. Non solo. C'è una cosa con cui gli inglesi, leggendo i russi, si troveranno sempre a scontrarsi: il personaggio principale di tutta la loro letteratura, l'anima. Questa ha poco a che fare con l'intelletto, manca di forma, è confusa, tumultuosa, incapace, si direbbe, di sottomettersi al controllo della logica o alla disciplina della poesia. È ovunque: gli ubriaconi di Čechov se ne servono senza discrezione, in Dostoevskij è onnipresente. Non importa che si parli di una principessa o di un impiegato di banca, il russo ci riverserà sopra, calda, meravigliosa, terribile, opprimente, l'anima umana. Il saggio qui presentato uscì nel 1925 su The Common Reader. In appendice, tre recensioni di Virginia Woolf ad altrettante opere dei Grandi Russi.
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Elliot, 07/01/2015
Abstract: Pimlico è un cavallo. Un purosangue, una di quelle promesse dell'ippica destinate a trionfare nelle corse e ad assicurarsi un nome e una vecchiaia da stallone di lusso. C'è solo un piccolo problema: quando corre in gare decisive, arriva puntualmente secondo o terzo. La sua storia (e quella di altri purosangue: Marlù, Bendigo, Fantasio…) ci viene raccontata dal decano dei caporazza italiani, un vecchio allevatore di cavalli che ha dedicato la sua vita alla speranza di vederli vincere. Pubblicato per la prima volta nel 1956 da Elio Vittorini nella collana "Gettoni", La carriera di Pimlico (e quella dei suoi colleghi) è la storia fin troppo umana di chi si trova a fare i conti con se stesso e con il proprio talento. Le frustrazioni, le sconfitte, le delusioni patite sulle piste, sulle erbe dei circuiti, le corse seguite con apprensione dagli spalti degli ippodromi, stagione dopo stagione, sperando sempre che la puntata non sia persa ma possa fruttare qualche lira, qualche soldo in più… Le aspettative degli allevatori diventano una spietata allegoria dell'uomo "dotato", l'infelice condizione di chi è pronto a salire in groppa a se stesso e prendersi a scudisciate pur di andare più forte, pur di battere gli altri e di evadere dal proprio destino di mediocrità. E forse Pimlico lo sa meglio di tutti, anche di noi che lo guardiamo da dietro una staccionata.
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Elliot, 28/01/2015
Abstract: "Una vita da romanzo" è un'espressione che ben si adatta alla storia narrata in questo libro, la storia della sua autrice che da orfana poverissima divenne una scrittrice di grande successo agli inizi del XX secolo proprio con Marie-Claire. Dopo un'infanzia trascorsa in un orfanotrofio di suore e un'adolescenza presso una famiglia di pastori, dove venne istruita sui lavori della campagna, Marguerite Audoux approdò finalmente a Parigi, per iniziareuna nuova vita come operaia e sarta. Sempre malata, poverissima, costretta spesso a lunghi digiuni, la Audoux, come scrisse Octave Mirbeau nella sua introduzione al romanzo, era proprio la sartina "che ogni tanto lavora a casa sua, in una stanza così piccola che occorre spostare il manichino se si vuole raggiungere la macchina per cucire". Afflitta da un'incurabile malattia agli occhi, le fu proibito di continuare a cucire, e da allora si dedicò alla scrittura. Non aveva alcuna ambizione letteraria, non parlava mai al primo venuto della sua "mania di scarabocchiare" e bruciava i suoi foglietti che, pensava, non avrebbero potuto suscitare l'interesse di nessuno. Per una serie di coincidenze, il suo manoscritto giunse nelle mani di Mirbeau, che ne fu entusiasta e si adoperò perché venisse pubblicato nel 1910 dal prestigioso editore Fasquelle, vincendo lo stesso anno il Prix Femina e sfiorando il Goncourt. La sua storia e la sua prosa luminosa e impeccabile rivelano oggi come ieri il talento di una scrittrice dal percorso anomalo, che merita di essere riportata alla luce a oltre un secolo di distanza dall'apparizione di questa opera.
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La crociata dell'Ispettore Ghote
Elliot, 28/01/2015
Abstract: Ganesh Ghote è un ispettore della polizia di Bombay (oggi Mumbai). Timido, nervoso e ossequioso, Ghote non è né un detective geniale come Holmes né un duro scafato come Philip Marlowe, non è un criminologo alla N.C.I.S., né uno scienziato come in C.S.I., ma un uomo umile che sottovaluta sempre i suoi nemici, e la cui forza sta nell'integrità, nella perseveranza e nella benevolenza verso le persone. Ha una moglie, la bellissima Protima, donna bengalese piena di spirito, polemica ma amorevole, e un figlio di nome Ved. Molto del suo tempo Ghote non lo passa solo combattendo la criminalità, ma soprattutto facendo fronte all'ingombrante sistema burocratico della giustizia indiana. La crociata dell'Ispettore Ghote, pubblicato la prima volta nel 1966 e inedito in Italia fino a oggi, vede l'investigatore alla prova con il caso di un filantropo milionario americano, Frank Masters, trovato morto avvelenato. Un uomo ricco, certo, il cui patrimonio potrebbe far gola a molti, eppure chi mai avrebbe potuto uccidere un benefattore che si dedicava agli orfani senza casa di Bombay? Un caso complesso per uno degli eroi non convenzionali più amati della letteratura del crimine internazionale.
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Elliot, 25/02/2015
Abstract: "Felice di volare", scritto nel 1932, è un memoir in cui la famosa aviatrice racconta la nascita del suo interesse per il volo e le avventure che la portarono a ottenere ben sedici record mondiali. Un'eroina diventata un mito nella cultura anglosassone, tanto da ispirare libri, film, serie tv e canzoni. Da "Star Trek" a "Il Corvo", da "Friends" a "Una notte al museo", Amelia è entrata a pieno titolo nell'olimpo dell'immaginario mondiale. Coraggiosa avventuriera, dalla sua scomparsa - avvenuta mentre tentava la circumnavigazione del globo - divenne un simbolo di perseveranza e passione nella coscienza femminile, uno stimolo per le donne volenterose di intraprendere carriere considerate principalmente maschili, e molte storie vengono qui narrate dalla Earhart per rendere giustizia e notorietà a intrepide quanto sconosciute pioniere aviatrici. Uno spirito libero che cercò di incoraggiare le giovani donne a seguire i propri sogni, con piccoli e grandi obiettivi, spostando sempre più in alto l'asticella, oltre le nuvole.
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Elliot, 25/02/2015
Abstract: Scritto subito dopo la fine del sodalizio con Voltaire, "Il Discorso sulla felicità" fu pubblicato solo dopo la morte dell'autrice, Emilie Châtelet, considerata uno dei più grandi ingegni femminili del XVIII secolo. Il tema della felicità, caro da sempre alla filosofa, viene affrontato in questo breve saggio a carattere autobiografico dalla donna scienziata che non cede a sentimentalismi o a impostazioni epicuree. Il suo stile è asciutto e le sue riflessioni si rivelano corpose e delineate con lo spirito geometrico che la contraddistingueva. Si tratta di pochi ma ben ragionati consigli, oggi ancora validi di fronte all'esplosione delle emozioni quotidiane e allo smembramento dell'io operato dai social media: avere aspirazioni, diffidare dai pregiudizi, predicare le buone maniere, prendersi cura di sé, distogliere la mente dalle idee tristi, moderare i desideri, dimenticare chi non ci vuol bene, amare più la cultura e il sapere dell'amore stesso.
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Elliot, 11/03/2015
Abstract: Noto ai lettori di tutte le età per le sue abilità, di romanziere, Robert Louis Stevenson è forse meno conosciuto come pensatore e saggista. Il carattere dei cani, del 1884, oltre a offrire uno spaccato di vita inglese e vittoriana, dimostra il suo incredibile acume riflessivo e il suo affilato sense of humour. Distaccandosi da una larga fetta di tradizione filosofica che ha contrapposto l'uomo al resto delle altre specie, dalla cultura classica passando per la tradizione cristiana e approdando infine a filosofi del calibro di Cartesio ed Hegel, egli attribuisce ai cani, fedeli sodali spesso incompresi e vessati dai loro proprietari-tiranni, molti sentimenti e ragionamenti umani. Spinti lontano dalla propria natura dagli uomini, i cani risultano oggi in larga misura compagni da salotto avidi di attenzioni, gelosi sino alla follia, abili menzogneri, altezzosi snob da passeggio, leziosi e affettati a volte, affabili e giulivi altre. Gli esseri umani, così ciechi e ottusi, sono per i cani degli amici affettuosi o dei monarchi che si comportano con loro come verso i propri umili servitori, arrivando a traviarne l'indole naturale? Possono riuscire, al di là delle indubbie difficoltà linguistiche, a comprendere lo spirito di questi animali? Un saggio ricco di umorismo ed empatia nei con fronti dell'intero genere canino.
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Elliot, 25/02/2015
Abstract: Pubblicato per la prima volta in volume nel 1900 dopo due apparizioni su riviste, il romanzo ebbe un impatto fortemente sovversivo per aver affidato a una cameriera il ruolo di protagonista e osservatrice lucida, implacabile e voluttuosa, di una borghesia ipocrita e corrotta. Célestine passa senza sosta di famiglia in famiglia senza mai trovare un ambiente che le consenta di restare, vuoi per le continue angherie delle padrone di casa, vuoi per le inevitabili avances dei mariti. Ma è soprattutto nei confronti del sesso che la figura di Célestine rompe gli schemi convenzionali dell'epoca: se da un lato l'erotismo è vissuto in maniera naturale, dall'altro il ruolo di "preda sessuale" appare come un estremo quanto vano tentativo di pareggiare i conti rispetto agli abusi subiti sul lavoro. Sullo sfondo la provincia francese di fine Ottocento, con i suoi giardini curati, le cene di rappresentanza, i delitti sordidi, le violenze insabbiate, l'antisemitismo dilagante. Diario di una cameriera, pur utilizzando uno stile leggero e ironico, volle suscitare intenzionalmente nei lettori scandalo e nausea verso un sistema sociale basato su una moderna forma di schiavitù. In catalogo da oltre un secolo, il Diario, qui presentato in una nuova traduzione, ebbe anche due celebri trasposizioni cinematografiche: la prima di Jean Renoir nel 1946 e la seconda, nel 1964, diretta da Luis Buñuel, con Jeanne Moreau e Michel Piccoli. Nel 2015 è in uscita una nuova versione, interpretata da Léa Seydoux.
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Elliot, 18/03/2015
Abstract: Vienna, 1909. Dieci ufficiali dell'esercito austroungarico ricevono un'insolita circolare: la réclame di un ritrovato contro l'impotenza (con annesso campione gratuito). Uno di loro ingerisce il "prodigioso" medicinale e, pochi istanti dopo, colto da orribili sofferenze, muore. L'autopsia dichiara: avvelenamento da cianuro di potassio. Il caso fa scandalo. I vertici dello Stato Maggiore entrano in agitazione. Il capitano Kunze, magistrato militare, viene incaricato di scovare il mittente delle circolari, e nel giro di poche settimane i suoi sospetti si concentrano su Peter Dorfrichter, affascinante e geniale tenente di fanteria. Ma quando la verità dei fatti inizierà a emergere, il capitano Kunze si troverà di fronte un'indagine molto più complessa del previsto, e nel magnetico carisma del giovane tenente scorgerà qualcosa di inconfessabile che lo riguarda in prima persona. Capolavoro di Mária Fagyas, scrittrice ungherese emigrata in America, Il tenente del diavolo è ispirato a un fatto realmente accaduto, noto in quegli anni come "il caso Dreyfus austriaco". Come nel malapartiano Kaputt, anche qui la verità storica, elettrizzata dall'immaginazione della scrittrice, ci restituisce l'affresco di un'epoca e di una civiltà, entrando nelle stanze dove si decide il destino dell'Europa e svelandoci l'intimità dei potenti (dal bagno dell'imperatore ai capricci dell'arciduca Francesco Ferdinando) in un thriller psicologico dal ritmo serrato, ipnotico e sorprendente.
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Elliot, 25/02/2015
Abstract: Chadula, contadina e vedova, si procura da vivere usando erbe e intrugli per guarire gli abitanti del suo paesino, situato su un'isola tutta pietre e cespugli. Intorno a lei c'è solo miseria. Molti dei suoi figli sono scappati all'estero, mentre le figlie sono rimaste - e con esse il fardello del loro mantenimento. Sull'isola, il destino delle donne è un destino di sofferenze e privazioni, e chi ha figlie femmine deve rassegnarsi al disastro economico quando, per maritarle, dovrà dar loro una dote, o quando, rimaste zitelle, dovrà continuare a mantenerle. Chadula, guidata da un folle istinto e convinta di agire per mano di Dio, proverà a porre fine alle sofferenze dei suoi compaesani. Considerato in patria il "santo" della letteratura greca moderna, Alexandros Papadiamantis concentrò nel suo capolavoro una storia di delitto e castigo ambientata nella terra povera e aspra che ben conosceva. Magistrale per penetrazione psicologica e tensione narrativa, Papadiamantis fa dell'isola il secondo protagonista del romanzo, con descrizioni di una natura di valli, pianure, montagne e mare, secondo una lunga tradizione greca che ha avuto nell'ekphrasis la sua più tipica manifestazione retorica.
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Elliot, 18/02/2015
Abstract: Everett Raymond è un giovane avvocato in uno studio legale di New York che rappresenta il ricco magnate Horatio Leavenworth. Quando l'uomo viene ritrovato morto per una ferita d'arma da fuoco nella sua biblioteca, Raymond viene incaricato di assistere le sue due affascinanti nipoti durante l'inchiesta. Escluso il suicidio e accertato che nessun estraneo sembra essere entrato in casa nella notte dell'incidente, i sospetti ricadono inevitabilmente sugli abitanti della mansion, ovvero i domestici, il segretario personale della vittima e, naturalmente, le due bellissime nipoti Mary ed Eleanore. Svolge le indagini il detective Ebenezer Gryce, implacabile e arguto poliziotto a cui Raymond decide di affiancarsi per poter aiutare Eleanore, apparsa subito come la maggiore indiziata a causa del suo comportamento ambiguo. Tra depistaggi, colpi di scena e romantiche parentesi, Il caso Leavenworth si rivela un magistrale esempio di giallo investigativo, divenuto nel tempo un modello di ispirazione per molti degli autori a venire.
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Elliot, 18/03/2015
Abstract: Anita non ha ancora diciott'anni, ma la vita la costringe a recitare un copione da adulta. Deve preoccuparsi per la madre, appassionata traduttrice dal giapponese, che spesso si dimentica di mangiare. Deve misurare le frasi per non dispiacere il padre nelle poche e deludenti serate passate insieme, previste dal giudice dopo la separazione. Deve esercitarsi con la viola ore e ore ogni giorno, perché le sue dita imparino a volare sulle corde. La musica è il solo sentimento stabile che conosca, l'unico al quale valga la pena di aggrapparsi. Forse è per solitudine, forse è per spregiudicatezza giovanile oppure per sfida che accetta l'invito a casa del suo nuovo insegnante al Conservatorio, Gabriele. Lui ha intuito il talento dell'allieva e promette che l'aiuterà ad affinarlo. Per Gabriele, invece, la musica è soprattutto un rimpianto, un'aspettativa disattesa che lo trascina in un'esistenza vuota. L'incontro con Anita, la grazia acerba delle sue esecuzioni, ma anche quel corpo esile che freme per diventare maturo, squarciano il suo torpore. Nasce così una relazione in bilico fra tenerezza e malattia, abbandono e sopraffazione. Francesca Scotti ha il dono di una prosa lieve e dolente come una sonata di Arvo Pärt: oltre le note, eseguite con precisione e sicurezza, c'è il consueto e inesauribile mistero della musica, lo stesso che alberga nel cuore inesperto di ogni ragazza.
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Elliot, 18/02/2015
Abstract: John Elliott è il parroco della chiesa inglese di San Giuseppe d'Arimatea, un edificio fatiscente con una congregazione di appena sedici fedeli. La scelta di John è stata guidata dalla volontà di seguire le orme del padre e dalla necessità di trovare un'occupazione, più che da un fervente spirito religioso, e negli ultimi anni è stata messa alla prova da una lunga catena di insuccessi. Tuttavia, spinto dal proprio senso di responsabilità, continua insieme alla moglie a provare a risvegliare l'interesse della comunità nei confronti della sua chiesa, organizzando cene di raccolta fondi ed eventi di beneficenza… Fino al giorno in cui Theo (il piccolo protagonista di "Una luce nella foresta"), cadendo con le mani su un cumulo di neve, lascia due impronte di sangue. Le ferite che mostra, circolari e perfettamente al centro dei palmi, si rimarginano ancor prima che il parroco abbia modo di chiamare aiuto. In seguito si viene a scoprire che il bambino mostra simili segni anche sui piedi e sul torace, segni che fanno pensare a chiodi e croci in legno e che da qualche tempo appaiono per svanire misteriosamente subito dopo. Di cosa si tratta? Qualcuno commette violenze sul ragazzo o la congregazione, e con essa il reverendo John Elliott, dovrebbe gridare al miracolo? E perché il precedente parroco è finito in un ospedale psichiatrico? In questa sua opera lo scrittore inglese ci regala ancora una volta la sua irresistibile ironia, al servizio di una storia macabra, velata di fede e di mistero.
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Elliot, 25/03/2015
Abstract: "Fantômes de vivants" et "recherche psychique" è il testo del discorso tenuto nel 1913 da Bergson a Londra, presso la Società per la Ricerca Psichica (SPR) a cui aderirono scrittori, scienziati e intellettuali, tra cui Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Robert Louis Stevenson, Marie Curie, William James. La SPR era stata fondata nel 1882 a Londra, in seguito al rinnovato interesse per l'occultismo, con lo scopo di esaminare in modo scientifico eventi quali la telecinesi, la trasmissione del pensiero, la chiaroveggenza e le apparizioni di fantasmi. In questo discorso ponderato e brillante, ricco di inquietanti suggestioni, il filosofo prende in esame i fantasmi dei viventi (quelle apparizioni di persone in punto di morte a familiari o amici che si trovano a grande distanza) e altri fenomeni paranormali, analizzando in modo razionale – nello stile limpido che gli valse il Nobel per la letteratura nel 1927 – la sfera misteriosa, disprezzata dalla scienza ufficiale, dell'occulto, i cui enigmi gli offrono l'occasione di descrivere il funzionamento della nostra mente.