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Rouge. Ediz. italiana
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Awad, Mona

Rouge. Ediz. italiana

Fandango Libri, 10/05/2024

Abstract: Da che ricordi, Belle – giovane commessa in un negozio di abbigliamento – è sempre stata ossessionata dalla sua pelle e dai video sulla skincare, guardarli è sempre stato il suo passatempo. Quando però sua madre Noelle, una bizzarra donna canadese trapiantata in California che non vede da tempo, muore misteriosamente, Belle parte dalle nevi di Montréal diretta nel sud degli Stati Uniti, ad affrontare la difficile eredità che la madre le ha lasciato e a cercare una risposta per la strana dinamica della sua morte. La posta in gioco aumenta quando una misteriosa presenza appare durante la veglia funebre ("il party"), facendo intendere a Belle di saperne più di lei sull'incidente di Noelle. Con l'aiuto di un paio di scarpe rosse, Belle verrà attirata nell'abbraccio pungente di quella che a prima vista sembra una lussuosa ed elitarissima spa a cui sua madre era affiliata. Rouge è Biancaneve che incontra Eyes Wide Shut, una surreale discesa nel lato oscuro della bellezza, nell'invidia, nel dolore e nel complicato amore tra madri e figlie. Con umorismo nero e un horror seducente, Rouge racconta l'industria della bellezza, e il pericolo a cui tutt3 andiamo incontro di interiorizzare il suo sguardo spietato. Baciato dal sole della California, ma macchiato dal rosso sangue delle rose, Rouge scandaglia il nostro rapporto con la mortalità e la bellezza, trascinandoci in una suggestiva favola gotica dove nulla, ma proprio nulla è come sembra.

Generations of love. Ediz. ampliata
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Bianchi, Matteo B.

Generations of love. Ediz. ampliata

Fandango Libri, 03/05/2024

Abstract: I romanzi di formazione non sono tutti uguali. Parlano di maturazione, del passaggio traumatico dall'adolescenza all'età adulta, della voglia di diventare grandi, della ricerca di sé e della paura di un mondo che va in pezzi con l'attesa incerta di quello nuovo che verrà. E in questo a volte si somigliano. Ma poi ci sono storie che hanno il sapore candido e comico di una sit-com, specie se il protagonista cresce in un paesino della provincia lombarda negli scintillanti anni Ottanta, pensa che Morrissey abbia scritto le canzoni degli Smiths soltanto per lui, e scopre di essere gay per l'amore intraducibile che prova per suo cugino. Allora no, le storie non sono tutte uguali. Perché la promessa, in questo caso, è di ritrovarsi felici a guardare i micro-drammi della quotidianità, chiedendosi con il sorriso se la vita di un omosessuale non sia una continua telenovela del dubbio, per rispondersi euforici che il momento di vivere come ciascuno vuole prima o poi arriverà. Libro cult della letteratura gay – pubblicato per la prima volta nel lontano 1999 e ripubblicato oggi da Fandango Libri nella sua edizione Extensions, arricchita e definitiva – Generations of love torna in libreria. Accanto al romanzo originale, l'autore ha aggiunto otto racconti fulminanti che ruotano attorno a quegli stessi personaggi, episodi satellitari che ci fanno sorridere e commuovere, oggi come allora.

Il manuale della femminista guastafeste
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Ahmed, Sara

Il manuale della femminista guastafeste

Fandango Libri, 10/05/2024

Abstract: A quante di voi è capitato, sedute a tavola con la propria famiglia, di sentire l'impulso irrefrenabile di rispondere a una frase offensiva, spesso sessista, di averlo fatto e di essere passata per quella che rovinava l'atmosfera, la solita guastafeste, o ancora peggio, la solita femminista guastafeste? Sara Ahmed parte da qui, da questa rottura, per raccontare come ci sia un momento in cui ci si trasforma nella persona indesiderata che "uccide la gioia", suona la nota stonata, sottolinea le disuguaglianze e le storture. Il manuale della femminista guastafeste ci dimostra come essere una guastafeste possa aiutarci a navigare nel mondo e come "rovinare la festa" possa essere un progetto radicale che crea il mondo. Con un'analisi acuta della letteratura, del cinema e delle maggiori (e non solo) opere femministe e attingendo alle proprie esperienze come studiosa e attivista femminista queer razzializzata, Ahmed rivela e raccoglie le preziose lezioni di chi è arrivata prima di lei, recuperando e unendosi a una genealogia di guastafeste nere e razzializzate, scrittrici come Alice Walker, bell hooks, Audre Lourde, Angela Davis e Claudia Rankine. Le idee di Ahmed sulla violenza, il silenzio, l'emozione, il razzismo, il femminismo bianco e la bianchezza, la denuncia, la diversità e l'istituzione hanno formato il pensiero femminista intersezionale contemporaneo, ponendo al centro l'importanza di fare domande e il potere di alzare gli occhi al cielo senza timore. Un libro che amplia il concetto stesso di femminismo, solidarietà e resistenza oltre i confini e le sovrastrutture. Sara Ahmed intesse un arazzo e un archivio del collettivo e della comunità femminista guastafeste, dopo aver letto il quale nessun pranzo di famiglia sarà più un terreno neutrale e nessuna battaglia sarà più individuale.

La quarta compagna
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Severini, Orsola

La quarta compagna

Fandango Libri, 19/04/2024

Abstract: Milano, primi del Novecento. Ada, figlia giovanissima di un piccolo ristoratore socialista, inizia a occuparsi di politica. La sua vita è scandita dalle manifestazioni e dalla gestione della famiglia, fa parte della classe operaia e immagina un sole dell'avvenire che illumini e corregga le ingiustizie intorno a lei. Frequenta i capi del partito comunista clandestino, ma sa di non avere molto in comune con loro, istruiti e borghesi, quasi tutti maschi, che la interpellano per conoscere la "voce del popolo". Nei primi anni del regime fascista collabora alla diffusione dell'Unità a Milano e raccoglie fondi per il Partito comunista. Fino al giorno in cui, nel 1927, viene seguita, la sua casa perquisita, il padre minacciato e lei condotta verso un luogo sconosciuto. Imprigionata e sottoposta a indicibili torture, in balia di un potere oppressivo e violento, dopo anni di abusi viene finalmente interrogata dallo stesso giudice istruttore del processo contro Gramsci, che le dà uno spiraglio (forse): un modo, per quanto doloroso, potrebbe esserci per evitare un processo politico come nemica dello Stato. Ispirato a una storia vera, La Quarta Compagna rende omaggio alle tante donne combattenti italiane che, durante il regime fascista e per tutto il secolo scorso, hanno lottato per difendere il proprio senso di giustizia, a costo di perdere tutto ciò che avevano. Un racconto per tornare alle matrici della lotta per un mondo più giusto.

Tutto quello che non doveva succedere
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Cardoni, Andrea

Tutto quello che non doveva succedere

Fandango Libri, 24/05/2024

Abstract: Tra il 30 maggio e il 13 giugno 1984 sono successe due cose che non sarebbero mai dovute succedere. Iniziano con la sconfitta allo Stadio Olimpico dell'AS Roma durante la finale della Coppa dei Campioni, ai rigori, contro il Liverpool. Finiscono con i funerali di Enrico Berlinguer, l'uomo a cui era legato il cambiamento del più grande Partito Comunista europeo a pochi giorni dalle elezioni comunitarie. Quelli e quelle che c'erano dicono che sono stati i quattordici giorni durante i quali Roma, la città del rumore e della caciara, è stata zitta come non lo era mai stata. Dagli scontri per la ricerca del biglietto al rientro a casa dopo la sconfitta, dal corteo funebre a Piazza San Giovanni del segretario del Partito Comunista, al ricordo di Agostino Di Bartolomei, il capitano di quella Roma, che si suicida dieci anni dopo quella finale: una continua ricerca di senso che si ritrova nelle voci e nei ricordi di chi in quei giorni ha vissuto nella città più silenziosa della sua storia. Può un lutto essere elaborato in maniera collettiva e poi trasformarsi in racconto? Tutto quello che non doveva succedere è lo studio dell'acustica di un lamento collettivo che dal 1984 ancora rumina i quattordici giorni più tristi e silenziosi di un popolo. Tutto quello che non doveva succedere è anche un podcast Fandango disponibile su tutte le piattaforme gratuite.

Popoli indigeni, terre e risorse naturali in Argentina dall'indipendenza a oggi
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Rosti, Marzia - Cammarata, Roberto

Popoli indigeni, terre e risorse naturali in Argentina dall'indipendenza a oggi

Nova Delphi, 06/06/2024

Abstract: Un libro sull'evoluzione dei rapporti fra i popoli originari e le istituzioni dello Stato argentino dalla sua formazione ad oggi, ripercorsa soffermandosi su alcuni aspetti e momenti ritenuti più significativi, con particolare attenzione al tema della terra e del suo sfruttamento. Si tratta di relazioni complesse, con molteplici letture, che nel xix e nel xx secolo hanno oscillato fra la pace e la guerra, l'odio e l'amicizia, il rispetto e il disprezzo, l'assimilazione forzata e la resistenza e, infine, il riconoscimento dei diritti indigeni e la loro violazione. L'obiettivo è quello di delineare – senza alcuna pretesa di esaustività – uno dei temi che caratterizza la contemporaneità argentina, ovvero le rivendicazioni territoriali delle comunità indigene presenti oggi nel Paese, attraverso la storia dei rapporti fra popoli originari e istituzioni nazionali, poiché per comprendere "le dinamiche e la storia del presente è necessario conoscere anche la storia e le dinamiche del passato".

Il bello che piace. Antropologia del corpo in 10 oggetti
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Cassese, Cristina

Il bello che piace. Antropologia del corpo in 10 oggetti

Enrico Damiani Editore, 12/05/2023

Abstract: "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" è un proverbio che conosciamo tutti e che spesso usiamo per giustificare i nostri gusti individuali. Ma   "ciò che piace" non è così soggettivo, anzi, spesso corrisponde a  uno o più modelli di  conformità estetica definiti dalle società in cui viviamo .  Dall'abbigliamento alle acconciature, dalla depilazione al trucco, dall'igiene personale ai tatuaggi, ogni giorno  costruiamo  culturalmente il nostro corpo  seguendo – o sfidando – un  complesso sistema di valori talmente interiorizzato da sembrare naturale. L'  antropologia del corpo si occupa di queste pratiche, dei loro significati e dei processi che ne determinano la nascita, la diffusione e persino l'estinzione. Attraverso   dieci oggetti di uso quotidiano (specchio, spazzola, rasoio, lavatrice, profumo, rossetto, bilancia, tacchi, tatuaggio, carta igienica),  Cristina Cassese  analizza le tante declinazioni della bellezza in epoche e culture diverse, in un  saggio rigoroso  e appassionante  che permette di scoprire cosa si nasconde  dietro  gesti e abitudini che diamo per scontati . 

Diario
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Gombrowicz, Witold

Diario

Il Saggiatore, 06/12/2024

Abstract: Diario è un corpo a corpo con la scrittura lungo sedici anni: un'opera monumentale composta dalle riflessioni, dai giudizi e dalle confessioni che Witold Gombrowicz ha condiviso con i suoi lettori, denudandosi sotto il profilo umano e letterario. Sono i primi anni cinquanta quando Gombrowicz, esule a Buenos Aires, inizia a inviare alcuni suoi testi al mensile polacco Kultura. Da questa collaborazione nasceranno nel 1953 i primi frammenti del Dziennik, il "Diario", un progetto la cui stesura graduale e costante sulle pagine della rivista lo accompagnerà anche durante il suo ritorno in Europa attraverso Berlino, Parigi e Vence fino al 1969, anno della sua morte. Per lo scrittore si tratta di un'esplorazione senza precedenti nei meandri di sé e del proprio immaginario. Di mese in mese e di numero in numero, infatti, Gombrowicz spinge la propria scrittura sempre più nel profondo di se stesso, facendo emergere lo "scatenato ribollente groviglio" che compone il suo io contro il dominio delle "cieche forze della Collettività e della Storia". Ecco allora che all'interno della sua prosa cesellata le analisi del pensiero di Montaigne, Sartre, Nietzsche, Simone Weil si alternano ai commenti sull'attualità politica, le digressioni sulla musica (sua grande passione) si intrecciano agli interrogativi sull'inautenticità e l'incompletezza dell'uomo, le considerazioni sulla morte e il senso della vita si affiancano al racconto delle fatiche di individuo e scrittore, in un mosaico armonioso di appunti e annotazioni. Opera gemella di Kronos, il Diario testimonia un "percorso intellettuale ed esistenziale profondo e doloroso", in cui – come scrive Francesco M. Cataluccio nella sua introduzione – "Gombrowicz esprime compiutamente la sua filosofia nell'unico modo che gli è possibile", rivendicando "un sapere specifico: il sapere del molteplice".

Storia della fatica. Dal Medioevo a oggi
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Vigarello, Georges

Storia della fatica. Dal Medioevo a oggi

Il Saggiatore, 20/11/2024

Abstract: Storia della fatica è un'esplorazione della stanchezza attraverso le epoche e le culture: una narrazione in cui si incrociano i cambiamenti delle nostre strutture socio-lavorative e quelli riguardanti i corpi e l'autopercezione, l'impatto della guerra e la nascita ed evoluzione dell'attività sportiva. Dal lavoratore medievale chino a vangare la terra fino all'impiegato ingobbito sulla scrivania o risucchiato dallo schermo di un pc, il modo in cui definiamo la fatica ha sempre detto molto del rapporto che abbiamo con noi stessi, con gli altri e con il nostro organismo. Se infatti dietro ogni sforzo c'è sempre stato un racconto e in ogni manifestazione della spossatezza c'è sempre stata la descrizione di un ruolo sociale o una promessa di redenzione, anche nei metodi che abbiamo escogitato per alleviare questa sensazione si nasconde il segno della società e delle sue metamorfosi: dalla scoperta in età moderna degli abiti freschi, del tabacco, del caffè e di altri stimolanti chimici (non ultime le droghe) al ricorso alle terapie psicologiche, alla meditazione e all'ascolto di sé per alleviare stress, disagi psicosomatici e burnout. Alternando testimonianze scritte ad altri documenti d'archivio, quest'opera approfondisce i molti modi in cui sono cambiati i suoi simboli di secolo in secolo, arrivando fino ai giorni nostri, a uno sfinimento che si è moltiplicato in modo incontenibile, spostandosi dal corpo alla mente e dalla vita lavorativa a quella domestico-familiare. Ciò che sembra suggerirci Georges Vigarello è che solo collocando ciò che succede oggi in un processo di trasformazioni storiche saremo in grado di comprenderci meglio e di arrivare al punto in cui la fatica sia sì una costante con cui convivere, ma soprattutto qualcosa che è possibile gestire e controllare.

Tre nidi
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Costa, Stefano

Tre nidi

Il Saggiatore, 25/11/2024

Abstract: Tre nidi racconta del bello che c'è accanto a ognuno di noi, della gioia di trovare il proprio posto nel mondo. C'è una Madonnina che è una colomba tutta bianca. C'è un falco azzurro che vuole uccidere Dio. C'è un gufetto che vive assieme al padre nella mansarda di un castello. Da lì, librandosi in volo, si potrebbe sorvolare la corrente dello Scuropasso o le colline di Vallemezzo e arrivare a Montallegro. Raggiungere Eli, una ghiandaia con cui il gufetto talvolta gioca; abbracciare la Madonnina, lei che ha "perduto il suo piccolo quando piccolo oramai non era più"; forse, se si è fortunati, avvistare Dio, che vive nel segreto. Il gufetto però è timoroso, muove i suoi passi sulla terra lì vicino come a misurarla, e ogni punto su cui posa lo sguardo risuona di nomi: attorno a lui ci sono i barattoli colmi di api, i cuochi ranocchi, le chiesette votive abitate da cavalli e astori, il perimetro dolce delle cose che respirano, bruciano e "crodano"; il mondo conosciuto. E poi ci sarebbe l'altrove, "il mondo che continua" oltre la collina di cui gli ha parlato la Madonnina, con il suo miraggio di avventura, con i suoi sogni e i suoi incubi che stentano a prendere forma.

Una vita di paese
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Glück, Louise

Una vita di paese

Il Saggiatore, 21/11/2024

Abstract: Una vita di paese è una raccolta di poesie che ci immerge nella quotidianità di un borgo rurale, tra le vite ordinarie e i paesaggi interiori dei suoi abitanti. Louise Glück ci conduce attraverso le stagioni, i cicli della natura e le emozioni umane: un uomo trova conforto nel crepuscolo, dei giovani amanti esplorano l'intimità, una donna anziana rivendica la libertà della notte, un contadino brucia le foglie morte, un uomo cerca rifugio nel vino e nei ricordi, una coppia riscopre la passione perduta. Desiderio e solitudine, amore e perdita, memoria e oblio, vita e morte si intrecciano nei versi della poetessa. Una vita di paese è un invito a rallentare, a osservare il mondo con sguardo poetico, a cogliere il segreto dei gesti abituali e a riflettere sulla nostra esistenza. A ricordarci che la poesia può nascere anche dai gesti più semplici e che la vita, pur nella sua fragilità, è un dono sorprendente.

Il proprio tempo appreso col pensiero. Scritto politico postumo
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Tronti, Mario

Il proprio tempo appreso col pensiero. Scritto politico postumo

Il Saggiatore, 25/11/2024

Abstract: Con questo scritto "volutamente postumo", stilato in quelli che sapeva sarebbero stati gli ultimi mesi della vita, Mario Tronti consegna a chi rimane il condensato del suo programma di critica della politica. Senza che mai vengano meno la passione, l'ironia, il disincanto di sempre, ritornano i temi del suo incessante ricercare attorno alla possibilità di trasformazione del mondo, nella consapevolezza disillusa che il suo "Che fare?" è inattuale ma non improponibile. Ancora una volta al centro della riflessione di Tronti sono la storia politica del Novecento e i suoi snodi, dagli albori del secolo al biennio 1989-1991, una parabola osservata a distanza di decenni dalla sua conclusione e dall'assestamento di un nuovo ordine mondiale. Ma la storia non interessa a Tronti come oggetto di racconto, compito dello storico, o di interpretazione, compito del filosofo, bensì come oggetto di pensiero, e questa è prerogativa del politico. Pensiero di parte, naturalmente, perché pensare dev'essere condizione del trasformare, "estrarre dal passato accenni di futuro". La riflessione sulla storia è così anche una riflessione, del tutto priva di autobiografismi, sulla propria vicenda di pensatore, in cui sono convocati autori "che dicono le stesse sue cose": Marx, Hegel, Lenin, i classici del realismo politico, ma anche Paolo di Tarso e la "secolarità sacra" di Panikkar, oltre alle profezie degli artisti amati, Musil, Mann, Dostoevskij. La ricapitolazione delle vicende su cui Tronti ha ragionato e di quelle di cui è stato testimone diretto è retrospettiva quel tanto che serve a lanciare un programma per il presente, come le consegne provocatorie a "salvare la rivoluzione dal socialismo " e a "salvare la libertà dalla democrazia".

La casa della luce
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Ogawa, Yoko

La casa della luce

Il Saggiatore, 25/11/2024

Abstract: La Casa della luce è un'opera unica in tre movimenti: tre racconti raggelanti di una delle più importanti autrici giapponesi contemporanee; tre donne dalla vita apparentemente serena e banale, che si trovano a fronteggiare l'abisso, inatteso, che si fa strada in loro. Una clinica, un pensionato studentesco e un orfanotrofio: sono questi i luoghi familiari e assieme sconosciuti in cui le protagoniste di queste storie proiettano i ricordi di un passato cristallizzato e vivono un presente sospeso e immobile. Edifici essenziali, anonimi, talvolta austeri o asettici, luminosi e insieme tetri, nei quali il tempo trascorre con l'estrema lentezza delle gocce che cadono da un soffitto logoro, tra i gesti di una routine descritta con glaciale precisione. Nel primo racconto una ragazza documenta con cinismo e crescente morbosità i nove mesi di gravidanza della sorella maggiore. Nel secondo, una donna, assillata da un rumore che rimbomba nella sua testa, torna nella residenza studentesca in cui ha vissuto durante gli anni dell'università per accompagnare suo cugino; proprio lì, dove un ragazzo è sparito inspiegabilmente. Nel terzo, un'adolescente descrive la sua vita dentro una casa-famiglia gestita dai propri genitori, nella quale si sente la più orfana tra gli orfani e finisce per coltivare invidie, pericolose vendette e un inconfessabile amore. Nella Casa della luce Yoko Ogawa racconta l'inquietudine della normalità: la crepa che d'improvviso appare tra le nostre illusioni di sicurezza e che minaccia di distruggere tutto ciò che abbiamo costruito un gesto alla volta, un sussurro alla volta, come "api sotto la pioggia".

Scrivere oltre la razza
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bell hooks

Scrivere oltre la razza

Il Saggiatore, 25/11/2024

Abstract: In Scrivere oltre la razza, bell hooks affronta il dibattito contemporaneo sul razzismo e offre un punto di vista radicale per eliminare le barriere socioculturali che ci dividono, ancora oggi, per colore, classe e genere, anche all'interno del femminismo. Hooks parte da un assunto fondamentale: l'ideologia suprematista bianca è più viva che mai e plasma l'esistenza di chiunque, non solo delle persone nere, trasmettendosi all'interno delle singole comunità lungo i binari delle differenze economiche, sociali e di genere. Un condizionamento avviene, per esempio, dal momento in cui i bambini e le bambine vengono introdotti alla cultura dominante (che per l'autrice si riassume nella locuzione "patriarcato capitalista imperialista suprematista bianco"), specialmente attraverso i media, l'educazione scolastica e l'influenza – a volte negativa – dei loro compagni. Spaziando dall'estetica che perpetua l'immagine della donna bianca e bionda come "più bella", sino alle rappresentazioni razzializzate dei personaggi neri in film e libri contemporanei, e prendendo spunto dalle biografie di Malcolm X e Martin Luther King, l'analisi di bell hooks è chirurgica nell'evidenziare quali siano i problemi e quanto facciano parte dell'impalcatura stessa su cui si regge la nostra società. Ma, come sempre, la sua scrittura non ci lascia imprigionati nell'evidenza di una questione sociale. Ogni barriera può e deve essere abbattuta e la soluzione è ancora una volta l'amore, perché dove c'è amore non può esserci dominio. Attraverso le pratiche di cui ha fatto esperienza in prima persona e che sono il fulcro del suo attivismo, come quelle dell'ascolto, della condivisione e della partecipazione nella diversità, è possibile superare il razzismo e trasformare radicalmente la nostra vita quotidiana.

Gli uccelli e altri racconti
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Du Maurier, Daphne

Gli uccelli e altri racconti

Il Saggiatore, 22/11/2024

Abstract: L'invalido di guerra Nat Hocken scruta il mare vicino alla sua fattoria. Gli piace osservare il movimento degli uccelli sopra l'acqua, vedere come cambia al mutare delle stagioni, seguendo l'urgenza di mettersi in viaggio, migrare verso sud. Quest'anno, però, gli uccelli sembrano molti più del solito e meno timorosi del contatto umano: si avvicinano imprudentemente agli aratri al lavoro sui campi, si accalcano alle finestre come a cercare un riparo dall'inverno che si avvicina. Qualcosa non va. Perché uno stormo ha assalito Nat in casa sua cercando di penetrargli con il becco le orbite? Perché i cieli si fanno neri di bestie improvvisamente ostili? Con il passare delle ore le aggressioni si fanno sempre più feroci e frequenti. È l'inizio di una battaglia tra natura e uomo che non potrà che concludersi con la sconfitta di una delle due parti. I sei racconti della raccolta Gli uccelli – qui riproposti come nell'edizione del 1952 – sono uniti da un filo di tensione e angoscia. Daphne du Maurier si dimostra ancora una volta una maestra dell'attesa, capace di andare in profondità nelle psicologie, di dare vita a una suspense in grado di farci provare il desiderio che il tormento finisca subito e, assieme, che continui ancora a lungo. Spesso considerata una scrittrice di "genere", commerciale, e quindi trascurata dalla grande critica, in questi racconti du Maurier si dimostra invece straordinariamente abile nel cesellare il terrore con un'abilità sovrannaturale, di dipingere l'ossessione in modo impossibile da dimenticare. Dimostrando che la grande scrittura non è quella che ti indica con precisione gli uccelli che volano nel cielo: è quella che non ti fa più guardare al cielo nello stesso modo.

Non voltarti
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Du Maurier, Daphne

Non voltarti

Il Saggiatore, 25/11/2024

Abstract: C'è una coppia in un ristorante a Venezia. A guardarli da lontano sembrano due turisti di mezz'età in vacanza. Se si osserva meglio, ci si accorge invece del freddo che li avvolge: sono passati solo pochi mesi da quando la loro bambina, Christine, è morta e da allora la donna è crollata in una profonda depressione. Due anziane sorelle li avvicinano; una di loro, cieca, sostiene di essere una sensitiva e di aver "notato" di fianco a loro una bambina bionda con un impermeabile rosso. Che sia il fantasma di Christine?È l'inizio di una frequentazione che si farà giorno dopo giorno sempre più inquietante e morbosa: mentre la donna, convinta di poter comunicare con la figlia, diverrà a poco a poco succube delle due, il marito tenterà di tutto per sottrarla al loro abbraccio soffocante. Quando, dopo una misteriosa serie di omicidi, la veggente vaticinerà una disgrazia che si abbatterà sull'uomo se non lascerà subito Venezia, la moglie dovrà prendere una decisione: a chi credere? Che cosa fare? Trasportato sul grande schermo nel 1973, con Julie Christie e Donald Sutherland nel ruolo dei coniugi, in oltre cinquant'anni la tensione generata da questo racconto non ha mai smesso di soggiogarci. Il terrore che unisce le cinque storie raccolte in Non voltarti è infatti un'angoscia invisibile, che si annida tra le pieghe della psiche umana, nelle sue ossessioni, nelle sue debolezze. Con una scrittura sempre elegante, anche al culmine della suspense, Daphne du Maurier in queste pagine ci mette davanti agli angoli bui che si possono celare dietro ogni spiaggia assolata, dietro ogni spensierata occasione di riposo, dietro ogni momento di intimità. Perché è proprio quando stiamo tirando il fiato per uno scampato pericolo che dobbiamo avere più paura; è proprio allora che "voltarsi" o "non voltarsi" diventa una questione di vita o di morte.

La carne impassibile. Salvezza e salute fra Medioevo e Controriforma
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Camporesi, Piero

La carne impassibile. Salvezza e salute fra Medioevo e Controriforma

Il Saggiatore, 03/12/2024

Abstract: La carne impassibile è una discesa nell'immaginario torbido e salvifico del corpo dal Medioevo alla Controriforma: partendo da testi minori e documenti poco noti, Piero Camporesi ci conduce in un territorio in cui bellezza e atrocità convivono e in cui i confini tra cucina e chirurgia, occultismo e teologia, sacro e profano si fanno sottili fino a confondersi. Per la società medievale il corpo era il centro di tutti i discorsi pubblici e privati: da un lato oggetto di esorcismi e torture, piaghe e sporcizia, specchio di un universo corruttibile e immondo; dall'altro scrigno di medicine e unguenti taumaturgici, intrinsecamente legato, nella sua mortalità, al divino. Per secoli nelle pagine di medici, filosofi e sacerdoti, è stata proprio la promessa di una vita ultraterrena in cui diverremo materia "impassibile ", beata e incorruttibile a relegare la fisicità al campo dell'esecrabile e del deperibile, serbatoio di ogni vizio e lordura. Tra profumati oli curativi che sgorgano dalle reliquie dei santi "mirobliti" e corpi appestati brulicanti di "entomata", vermi e insetti, Camporesi ci guida in un racconto della carne quale essenza dell'umano, specchio delle sue paure, ansie e speranze; ma anche lente attraverso cui guardare il mondo. Questo libro ci spinge al confronto con una narrazione della corporalità molto distante dalla nostra. Nell'epoca digitale, fatta di immaterialità, filtri e proiezioni, Camporesi ci invita a rivolgere lo sguardo al passato, ai suoi errori e alle sue illusioni: perché è proprio recuperando i vuoti e le mancanze degli antichi che possiamo tornare a dare pienezza alla carne di cui sono fatti i nostri corpi.

Blu, bianco e rosso
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Kieslowski, Krzysztof

Blu, bianco e rosso

Il Saggiatore, 26/11/2024

Abstract: Quando hanno chiesto a Krzysztof Kieślowski il motivo per cui ha scelto di fare cinema, la risposta è stata: "Non so fare altro". Blu, bianco e rosso è il racconto in prima persona di questa radicale presa di coscienza lunga tutta una vita: un viaggio introspettivo in cui si intrecciano storia privata e collettiva, che ci conduce a scoprire il mistero nascosto dietro ogni inquadratura del regista polacco. Al centro dei film di Kieślowski c'è sempre stata l'umanità. Un'umanità spesso velata di dolore e miseria, ma comunque nobile nei suoi tentativi, anche maldestri, di trovare un senso all'esistenza. È stato per avvicinarsi a questa verità che Kieślowski ha iniziato a documentare su pellicola le vite delle persone che incontrava: lavoratori, contadini, soldati, gente comune; questo fino a quando i suoi film non sono stati usati dalla polizia della Polonia comunista, del cui regime è sempre stato convinto oppositore, per indagare i suoi concittadini. È in quel momento, ci spiega il regista, che la sua fiducia nel documentario crolla. Kieślowski si rifiuta allora di diventare strumento del potere e sceglie la finzione, con la sua promessa di libertà creativa e di indipendenza. Quelli che ne nascono sono film capaci di raccontare con onestà la colpa e la redenzione, l'incertezza del vivere, l'alienazione, la solitudine, e che qui il loro stesso autore ripercorre e analizza, illustrandoci come sono stati realizzati materialmente, in che contesto e quali sono le esperienze personali, i tormenti e le riflessioni che li hanno ispirati. Blu, bianco e rosso è un'autobiografia e un testamento poetico: l'invito a desiderare un'arte che sia in grado di esprimere le angosce e le emozioni umane; che sappia in qualche modo spiegare di che cosa è fatta davvero quella parte di universo colorata dalle nostre vite.

Mina. La voce del silenzio
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Tomatis, Jacopo - Muggeo, Giulia - Rigola, Gabriele - Tomatis, Jacopo - Fossati, Ivano

Mina. La voce del silenzio

Il Saggiatore, 11/12/2024

Abstract: Mina. La voce del silenzio è il ritratto collettivo di un mito. Un viaggio nella musica, la televisione e la cultura italiane degli ultimi settant'anni per capire davvero chi è, fuori e dentro la sua leggenda, Mina.A partire da quel giorno dell'estate 1958, quando "nasce" sul palco della Bussola di Marina di Pietrasanta, la presenza di Mina ha trasformato per sempre il modo di percepire la musica degli italiani. È impossibile isolare un solo aspetto della rivoluzione che la sua vita e la sua carriera hanno rappresentato: l'eleganza dei movimenti di fronte alle telecamere, con cui ha incantato generazioni davanti allo schermo; lo stile inconfondibile del trucco, dei capelli e dei vestiti, replicato e imitato ma mai davvero superato; l'ironia e l'intelligenza, sue grandi alleate; la dizione, con cui ha esaltato le parole dei grandi autori che hanno scritto per lei, da Mogol a Cristiano Malgioglio, da Fabrizio De André a Lina Wertmüller; il suo modo unico di cantare, che ancora oggi, dopo innumerevoli ascolti, ci ammutolisce. Nei decenni ha inciso oltre cento album e interpretato mille canzoni, è stata sex symbol e madre, femminista e tradizionalista, attrice e imprenditrice, protagonista di ogni programma televisivo e voce totale lontana dai riflettori.Questo volume, aperto dalla prefazione di Ivano Fossati, esplora i tanti volti della figura carismatica e sfuggente di Mina: dal successo, giovanissima, al ritiro dalle scene a nemmeno quarant'anni; dalle ovazioni al culto sofisticato e sotterraneo; dalla fascinazione per il jazz alle copertine che ne distorcono e reinventano l'immagine; dagli editoriali per riviste e quotidiani ai musicarelli. Un libro che è un'ode alla meraviglia cangiante di un personaggio unico: perché nel trasmutarsi continuo di musica e società, moda e gusto, solo la camaleontica Mina ha saputo trovare un modo per rimanere "Mina", sempre e comunque

Un pianeta senz'acqua
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Pearce, Fred - Gardella, Massimo

Un pianeta senz'acqua

Il Saggiatore, 12/12/2024

Abstract: Un pianeta senz'acqua è lo studio più completo sulla desertificazione a cui sta andando incontro la Terra. A metà tra il saggio e il reportage narrativo, Fred Pearce racconta come l'accesso all'acqua, risorsa più preziosa anche del petrolio, stia diventando il campo su cui si giocherà la sopravvivenza del pianeta e dei suoi fragili equilibri geopolitici. Fred Pearce si imbarca in un viaggio attorno al globo alla scoperta degli scompensi generati dalla presenza o assenza di fonti idriche: dalle dighe sul fiume Mekong progettate dalla Cina, che rischieranno di minare il sostentamento degli abitanti di Cambogia e Vietnam, al dirottamento del letto del fiume Giordano da parte di Israele per trasportare acqua nelle sue città, prosciugando così una valle intera; dal lago Ciad, che negli ultimi cinquant'anni ha perso più del novanta per cento della sua superficie, innescando conflitti ed emigrazioni forzate che coinvolgono milioni di persone, fino al Rio Grande, ormai sempre più spesso ridotto a un rigagnolo fangoso, ma da cui dipendono le coltivazioni di un'intera regione. Un pianeta senz'acqua rivela come dietro un rubinetto aperto ci sia un mondo sotterraneo intimamente collegato, che, se osservato accuratamente, può descrivere lo scarto apparentemente irrecuperabile tra paesi ricchi e paesi poveri, spiegare i movimenti di popolazione verso il Nord del pianeta e mettere sotto gli occhi di tutti le conseguenze dei cambiamenti climatici degli ultimi decenni. Uno sguardo sul nostro presente e passato recente per afferrare ciò che ci aspetta nel futuro: perché, se per capire da dove nascono i nostri fiumi e i nostri laghi ci abbiamo impiegato secoli, per capire come moriranno potrebbero volerci pochi decenni.