Trovati 858960 documenti.
Trovati 858960 documenti.
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 19/06/2014
Abstract: Impugniamo il martello, costruiamo qualcosa! Ecco un motto rivoluzionario. L'abilità del fare, del costruirsi le cose è antica come il mondo, quindi attuale e imprescindibile, ma pare essere stata un po' messa da parte. La civiltà industriale ci ha riforniti di oggetti già fatti, il nostro compito è di pagare e leggere il libretto di istruzioni. Proviamo invece a tornare all'antico: torniamo a dare valore al fare, all'agire, al pensare attraverso le mani, a non comprare più oggetti di cui non conosciamo i natali, ma che facciamo venire noi alla luce. Questo libro ci insegna a fare e a trasformare, nel segno del bello e dell'utile: impareremo a costruire mobili fatti con materiali di riciclo, mobili economici, divertenti, ecosostenibili. Ma soprattutto fatti dall'intelligenza delle nostre mani.
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 09/10/2014
Abstract: Si può scrivere una storia universale delle atrocità? E se ne può stilare una classifica? Come confrontare misfatti avvenuti in tempi e contesti tanto diversi? Secondo Matthew White, bibliotecario statunitense, ricercatore indipendente specializzato in "atrocitologia", un criterio perfetto non c'è, dunque non rimane che il nudo numero delle vittime: come dice l'autore, "il numero di cui si ha sempre voglia di discutere". Utilizzando le migliori fonti di statistica storica, e compiendo uno studio comparativo senza precedenti, White ricostruisce così i cento avvenimenti più sanguinosi, per un totale di mezzo miliardo di morti, dalla seconda guerra persiana del V secolo avanti Cristo fino al Congo e al Sudan dei nostri anni, passando per decine di eventi meno noti: quanti di voi avrebbero immaginato al sesto posto la rivolta ottocentesca dei Taiping in Cina, con venti milioni di vittime? A ciascuna "atrocità" White dedica un capitolo, e in ogni capitolo avvolge i numeri grezzi con una cronaca militare, politica e sociale di grande utilità e ricca di aneddoti e curiosità inedite, spesso intrisa di ironia e sarcasmo verso l'umana crudeltà e stupidità. Faceto, profondo, duramente realistico, mai ideologico - sfidiamo i lettori a intuire le simpatie politiche dell'autore! - eppure sempre schierato dalla parte delle vittime, Il libro nero dell'umanità, già in corso di traduzione in una dozzina di Paesi, promette di appassionare in tutto il mondo non solo gli amanti della storia, ma chiunque nutra dubbi sulle nostre "magnifiche sorti e progressive".
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 10/05/2012
Abstract: Trionfare alle Olimpiadi non è cosa da tutti. Ma affrontare una crisi durissima e risorgere ai massimi livelli nonostante gli infortuni è forse un'avventura irripetibile per uno sportivo. Il protagonista di questa impresa è Aldo Montano, campione indiscusso della scherma italiana e internazionale degli ultimi anni. È una storia di rivalsa, di vittorie, costellata anche di profondi timori e delusioni, che culmina con l'esaltante conquista che ha portato Montano sul gradino più alto del podio ai Campionati mondiali di Catania del 2011. Il racconto è una cronaca sportiva avvincente, e insieme un moderno romanzo di cappa e spada - incruento e spesso ironico - raccontato da un punto di vista privilegiato, "dietro le quinte", dalle voci dei tre personaggi: il campione Aldo Montano, il commissario tecnico della nazionale di sciabola Giovanni Sirovich e Giorgio Nardone, "psicologo e stratega". Rispettivamente talento, tecnica e forza della mente: al di là delle doti naturali e della potenza muscolare dell'atleta, la performance richiede modelli percettivi e reattivi elevatissimi, in cui la tecnica si fa fluida, spontanea, fino alla "trance agonistica". Così il Problem Solving Strategico, l'ipnosi e gli stratagemmi suggeriti diventano strumenti altamente efficaci a disposizione dello sportivo - e determinanti nel caso di Montano. Il testo, infatti, rappresenta anche una sorta di manuale di scienza della performance. Ma l'autentica bellezza di queste pagine, la loro profonda umanità, è che può riguardare tutti noi da vicino, e insegnarci che il coraggio e il sacrificio sono risorse insostituibili in qualunque situazione.
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 25/10/2012
Abstract: I nostri sensi sono uno strumento privilegiato di conoscenza e di comunicazione con la natura, da cui nemmeno lo scienziato può prescindere. Ne è pienamente convinto il famoso botanico inglese Richard Mabey, tanto da dedicare a ognuno di essi un saggio di questa sua raccolta. Riuscendo nell'ardua impresa di coniugare la visione romantica della natura con la scrupolosità dell'osservatore scientifico, Mabey ci regala una raffinata serie di meditazioni poetiche e soprattutto ci guida in un viaggio alla scoperta del mondo naturale in cui siamo immersi, per un godimento sensoriale e intellettuale a tutti gli effetti.
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 19/09/2013
Abstract: La retorica è intorno a noi: è nella relazione che facciamo a un importante cliente, nella richiesta di un buon tavolo al ristorante, nella supplica ai nostri figli affinché mangino le verdure. La retorica imprime forza alle parole: persuade, blandisce, motiva e raggira, appassiona e depista... Uno strumento raffinato, dalle molteplici potenzialità, che per molto tempo è stato considerato solo appannaggio dei politici, ma che in realtà usiamo tutti nel quotidiano, probabilmente senza rendercene conto, quindi senza sfruttarne appieno le possibilità. Ed è proprio per imparare a conoscerlo e a padroneggiarlo meglio che Sam Leith ricostruisce le tappe fondamentali della storia – dalle sue origini in Attica fino a Obama, passando per Cicerone, Elisabetta I, Hitler e Jennifer Lopez – in un viaggio unico che, unendo passato e presente, cultura pop e cultura classica, attraverso esempi pratici, ci porterà a conoscere un'arte che è più che mai utile e fondamentale per fare davvero colpo nella vita.
Risorsa locale
Ponte alle Grazie, 24/10/2013
Abstract: Con oltre un milione di visitatori dal 2005 ad oggi, Santiago di Compostela è senza ombra di dubbio una delle mete di pellegrinaggio più gettonate dei nostri tempi. Tra viandanti, mistici, coppiette in scarpe da ginnastica e turisti seduti sui sedili di comodi pullman, il medico e autore di best seller Jean Christophe Rufin affronta il suo personale "apprendistato del vuoto". Ottocento chilometri da Hendaye, all'estremo sudovest della Francia, fino alla maestosa Cattedrale di San Giacomo. Un lungo tragitto raccontato con piglio demistificante, ironico, intenso. Tra dettagli concreti, riflessioni storiche e religiose e il desiderio di smascherare gli impostori degli ultimi chilometri, l'autore restituisce al Cammino per antonomasia la sua verità. Si tratta di una verità fatta di organizzazione capillare ed esasperante improvvisazione; di fango, case sbilenche e meravigliose coste battute dalle onde; di pellegrini solitari ingabbiati in una lunga sequenza di mode e tic alla ricerca di se stessi. È un percorso che può cominciare ovunque, e finire nella piazza dell'Obradoiro o tra le pagine di un libro. Perché anche se la caratteristica del Cammino è far dimenticare in fretta le ragioni per cui si è partiti, la strada continua ad agire su chi l'ha percorsa. Lo fa lentamente, in maniera sottile e discreta, come è nel suo stile. Un' "alchimia dell'anima" che non necessita di spiegazioni. Basta partire, lungo i sentieri o sulla carta poco importa. Come Rufin ben sa, il Cammino immortale è fatto per chi va alla ricerca di niente. Tranne la voglia di continuare ad andare.
Risorsa locale
L'arte di mentire a se stessi e agli altri
Ponte alle Grazie, 27/03/2014
Abstract: "Non si dicono le bugie!" Quante volte i nostri genitori ce l'avranno ricordato? Chi non ha mai mentito a fin di bene a familiari o amici? Quanti fra di noi non hanno mai taciuto certi segreti scomodi o inconfessabili al partner o, al contrario, giurato un amore eterno quanto irrealistico? "In amore la sincerità a piccole dosi è pericolosa, a grandi è micidiale" diceva Oscar Wilde. Insomma, la sincerità assoluta è una pia illusione. Mentiamo in continuazione, e soprattutto a noi stessi, convincendoci che la realtà non è come è, ma come vorremmo che fosse. Al di qua di ogni moralismo ed evitando una rigida contrapposizione logica o etica tra "vero" e "falso", la menzogna non va condannata in assoluto, ma unicamente nelle sue manifestazioni truffaldine o criminali: mentire non è solo un processo percettivo fisiologico, ma un comportamento intrinseco in ogni forma di comunicazione – affettiva, professionale, politica – di cui dovremmo prendere consapevolezza e sfruttarne le potenzialità. Giorgio Nardone propone un atteggiamento realistico e pragmatico, per cui una bugia va sempre valutata alla luce delle circostanze, delle intenzioni, dei suoi obiettivi e dei suoi effetti. Ognuno di noi dovrebbe imparare l'"arte della menzogna", conoscerne gli stratagemmi e la loro corretta applicazione, trasformandola in un'importante risorsa relazionale. Allora sì potremo ammettere serenamente, e nel senso più autentico dell'espressione, di aver detto una bugia "a fin di bene". Il nostro e quello degli altri.
Risorsa locale
Adelphi, 23/04/2014
Abstract: Nel dicembre del 1961, sei anni dopo la pubblicazione di "Lolita", Nabokov termina "Fuoco pallido", prodigio di invenzione e, per alcuni, summa della sua opera: romanzo audace e segreto, che risulta anche più sconcertante quanto alla forma, poiché è costituito da un magistrale poema di 999 versi con relativo commento.Al centro del poema il sessantunenne John Shade, celebre poeta nonché professore al Wordsmith College di una immaginaria cittadina americana della Costa orientale. In quest'opera i ricordi di una vita si mescolano a interrogativi metafisici sull'"abisso immondo, intollerabile" della morte, divenuti sempre più pressanti dopo il suicidio della giovane figlia. Eppure il poema si chiude su un'ironica quanto serena dichiarazione di fede in un vago aldilà di cui l'arte, con la sua armonia, rappresenta una tacita promessa. Shade ignora che la morte, beffarda, è di nuovo in agguato.Al centro del commento, invece, lo snob, egocentrico, bizzarro, importuno Charles Kinbote, visiting professor nella medesima università, nonché amico ed estimatore di Shade. Le sue note – ora pettegole, ora accademiche, ora nostalgiche – vorrebbero condurre il lettore a una corretta interpretazione del poema ricostruendo le affascinanti avventure del suo presunto ispiratore, vale a dire Kinbote stesso, esule di alto lignaggio da Zembla, regno immerso nelle brume di un'esotica Europa. Ma quelle note finiscono per suonare come un'esilarante parodia di due mondi contrapposti, l'aristocratica Zembla precipitata nella Rivoluzione Estremista e la borghese, prosaica, benpensante America che ha accolto il fuggitivo in pericolo.Mirabile mimesi della realtà, "Fuoco pallido" ci guida così alla ricostruzione di uno scenario complesso attraverso tortuosi e frammentari percorsi che aprono interrogativi sempre nuovi: Kinbote è un re in esilio, un pedante profugo di terre lontane, o un soggetto psichiatrico afflitto da monomania? E il poema stesso è autentico, o non piuttosto una parodia, o magari un plagio?Plurimi sono i livelli di realtà che si intersecano nel libro, i falsipiani che moltiplicano le prospettive dell'intreccio rendendolo vertiginoso: "Fuoco pallido" si avvia sereno come una pastorale, esplode in commedia festosa, si inerpica fino al culmine dolente di un'elegia, prende il largo sotto le sembianze di racconto avventuroso, ma la sua nota dominante resta quella tragica della solitudine."Fuoco pallido", scritto in inglese tra il 1960 e il 1961, apparve nel 1962.
Risorsa locale
Adelphi, 23/04/2014
Abstract: Molti mondi il professor Elwin Ransom ha attraversato, nei primi due volumi della "trilogia cosmica" di C.S. Lewis che qui si conclude. E i racconti delle sue avventure si intrecciavano, per gli amici riuniti ogni giovedì sera nell'appartamento dell'autore al Magdalen College di Oxford, con i capitoli del "Signore degli anelli" che J.R.R. Tolkien stava contemporaneamente componendo.Ma ora Ransom, dopo tanti viaggi in universi misteriosi e remoti, è tornato sulla terra, nel microcosmo apparentemente ristretto e realistico di una piccola università. Quotidianità illusoria, come Lewis stesso volle precisare: "Se mi si chiederà perché comincio con scene e personaggi così prosaici, pur avendo intenzione di scrivere di maghi, di demoni, di animali da pantomima e di angeli planetari, risponderò che mi limito a seguire il metodo della favola tradizionale, metodo di cui non sempre siamo consapevoli, perché le casette, i castelli, i boscaioli e i re meschini con cui iniziano le fiabe ci sono diventati estranei quanto le streghe e gli orchi che entrano in campo subito dopo, ma non lo erano affatto per coloro che inventarono quelle storie o che per primi si divertirono ad ascoltarle".Così, a poco a poco, secondo il più classico tra i canoni della letteratura fantastica, il reale – Bracton College e i suoi edifici, l'Istituto nazionale per il coordinamento degli esperimenti, che è una anticipazione impressionante dei più recenti terrori tecnologici, l'amore coniugale, l'orso addomesticato, le campagne e i villaggi dei dintorni, all'apparenza così pacificamente inglesi – si modifica e si trasfigura assumendo quella dimensione profonda, davvero "sovrannaturale", che ne è per l'autore il vero volto misconosciuto. E allora si svelerà il vero tema magico di tutta la trilogia: il risveglio di Merlino.
Risorsa locale
Adelphi, 23/04/2014
Abstract: "Anziché lo scrittore," ha detto una volta Roberto Bolaño "mi sarebbe piaciuto fare il detective privato. Sicuramente sarei già morto. Sarei morto in Messico, a trenta, trentadue anni, sparato per strada, e sarebbe stata una morte simpatica e una vita simpatica". Simpatica, eppure segnata già dalla sconfitta e dalla follia, dissipata e bohémienne, esaltante e allucinata, dopata di sesso, poesia, marijuana e mezcal, è sicuramente la vita dei protagonisti di questo libro, che Enrique Vila-Matas ha descritto come "il viaggio infinito di uomini che furono giovani e disperati, ma non si annoiarono mai". "I detective selvaggi" è infatti il romanzo delle loro avventure, ed è quindi un romanzo di formazione; ma è anche un romanzo giallo nonché, come tutti quelli di Bolaño, un romanzo sul rapporto tra la finzione e la realtà. Un libro, ha scritto un critico messicano, "simile a uno stadio dove la gente entra ed esce in continuazione", e dove, come avviene in "2666", si incrociano e si aggrovigliano, spesso contraddicendosi, le "versioni" di un'infinità di personaggi (tutta gente che "on the wild side" non si è limitata a farci un giro): poetesse scomparse nel deserto del Sonora e puttane in fuga, ex scrittori di avanguardia e magnaccia imbufaliti, architetti vaneggianti e poliziotti corrotti, cameriere libidinose e poeti bisessuali, e poi avvocati, editori, neonazisti e alcolizzati. "Credo" ha affermato Bolaño "che il mio romanzo possegga tante letture quante sono le voci che contiene. Lo si può leggere come un'agonia. Lo si può leggere anche come un gioco".
Risorsa locale
Laterza, 30/04/2014
Abstract: Il lupo è tornato, riconquistando gli antichi territori. Se quarant'anni fa in Italia la specie sembrava prossima all'estinzione, oggi il vento ha cambiato il suo giro e i tempi difficili sono finiti. Quello scritto da Marco Albino Ferrari non è solo un sorprendente libro di etologia, ma anche un inedito diario di viaggio in luoghi marginali, misteriosi, affascinanti: il grande corridoio ecologico della nostra Penisola dove la natura riassorbe i vecchi sentieri, i terrazzamenti, gli antichi paesi abbandonati. Claudio Visentin, "Il Sole 24 Ore"Ferrari parte dai Monti Sibillini e risale mezza Italia, raccontando il cammino del lupo che dall'Umbria e dalle Marche arriva fino in Valle d'Aosta percorrendo la dorsale appenninica e le Alpi occidentali. Attraversando le Foreste Casentinesi, le zone dei Cento Laghi, le Alpi Marittime e la Valsavarenche, Ferrari incontra uomini e donne che per mestiere e con passione hanno seguito la storia del lupo in Italia per molti decenni. "L'Indice"
Risorsa locale
Bompiani, 23/04/2014
Abstract: Damasco, primi anni '80. Una donna va verso un'auto, il suo compagno, un agente segreto, tenta di raggiungerla, e porta in braccio una bambina, tentando di proteggerla. La donna mette in moto l'auto, che esplode, inaspettatamente.Lei muore, il suo compagno si ritrova in terra, con il suo corpo protegge sua figlia, miracolosamente illesa. Ma è costretto ad abbandonarla presso l'ambasciata svedese, per salvarla. Bruxelles, trent'anni dopo. Klara Walldoen – assistente di una nota parlamentare europea – entra in possesso di informazioni sensibili e riservatissime. È in pericolo, quei file riservati e trafugati non devono per nessun motivo essere diffusi. E chi ne è a conoscenza deve essere eliminato.Sempre a Bruxelles, un giovane e rampante lobbista senza scrupoli, George Loow, riceve un incarico da una misteriosa e ambigua società americana: raccogliere informazioni su Klara Walldoen e il suo ambiente di lavoro.Tre personaggi coinvolti in una tela di ragno che pure contribuiscono, involontariamente, a tessere, da cui sembra impossibile liberarsi e che può costare la vita. Tre personaggi legati da fili oscuri e invisibili, vincoli di sangue e di interesse che devono decifrare per sopravvivere. Forse.Il nuotatore non è solo un thriller adrenalinico e serratissimo. È il conflitto di uomini e donne con il proprio passato e la ricerca di un riscatto. È il ritratto di una classe politica europea meschina e affaristica; e, soprattutto, è la storia di una donna, Klara, del suo coraggio e della sua sfacciata libertà.
Risorsa locale
Bompiani, 23/04/2014
Abstract: "Vedo il sole", scrisse Eleonora Duse nel primo biglietto per Gabriele d'Annunzio, e parlava di lui, che definirà il loro incontro "un incantesimo solare".Senza saperlo, ma forse lui sì, il loro amore inaugurò il divismo moderno e alimentò le cronache mondane per anni. I detrattori hanno sostenuto che non fu un vero amore. La questione è più complessa. Il loro, semmai, fu un incontro di reciproco interesse. Il connubio artistico con la più celebrata attrice del tempo avrebbe permesso a Gabriele di avvicinare il pubblico ai suoi miti e alla sua poesia. A lei premeva rinnovare il suo repertorio e legare la propria arte a testi che fossero "suoi" e soltanto suoi. E per di più cadde fulminata dal grande seduttore che, pur amandola, finì per stancarsene, come sempre. Fu un grande amore? Sì, e questo libro – che ho visto crescere insieme agli studi di Franca Minnucci negli Archivi del Vittoriale degli Italiani – lo racconta con le stesse parole della grande attrice. Quasi tutte le lettere di lui sono andate distrutte, ma se ne salva una del 17 luglio 1904, poco dopo la fine della loro storia, che le riassume tutte: "Il bisogno imperioso della vita violenta – della vita carnale, del piacere, del pericolo fisico, dell'allegrezza – mi hanno tratto lontano. E tu – che talvolta ti sei commossa fino alle lacrime dinanzi a un mio movimento istintivo come ti commuovi dinanzi alla fame di un animale o dinanzi allo sforzo d'una pianta per superare un muro triste – tu puoi farmi onta di questo bisogno?"La risposta gli giunse pochi giorni dopo: "Non parlarmi dell'impero della ragione, della tua 'vita carnale', della tua sete di 'vita gioiosa'. – Son sazia di queste parole! – Da anni ti ascolto dirle. Non ti posso seguire interamente, né interamente comprendere [...] Quale amore potrai tu trovare, degno e profondo, che vive solo di gaudio?"Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale degli Italiani
Risorsa locale
L'uso politico dei paradigmi storici
Laterza, 01/04/2014
Abstract: "La storia – si dice – la scrivono i vincitori, ma il problema è capire chi sono i vincitori". Anche se questo è un campo che si presta ai paradossi, è ben vero che molto dipende dalla periodizzazione che si adotta: cioè dal senso che si attribuisce a determinati eventi, dalla lettura che se ne dà nonché dalla comparazione di differenti, possibili, analogie. L'analogia come strumento principe della conoscenza storica è al centro di questo libro, il cui tema dominante è come si pensano i fatti storici, ed il cui interlocutore costante è il revisionismo storiografico. Perciò il lettore si imbatte dal principio alla fine nei due eventi archetipici della nostra storia, la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, posti sul banco di prova della comprensione analogica e degli andirivieni mentali del revisionismo.
Risorsa locale
Laterza, 01/04/2014
Abstract: Il costituzionalismo è un movimento di pensiero orientato sin dalle proprie origini a finalità politiche concrete, come la limitazione dei poteri pubblici e l'affermazione di sfere di autonomia normativamente garantite. Sul piano storico, esso conduce a movimenti di resistenza, ma anche di partecipazione: difende spazi di libertà, ma contribuisce anche alla costruzione di unità politiche. Un compito richiama l'altro, in modo circolare e sostanzialmente indissolubile. Maurizio Fioravanti esamina il dipanarsi del costituzionalismo nel corso dell'età moderna e si confronta con i grandi problemi delle democrazie costituzionali dell'oggi, dal declino del tradizionale principio di sovranità ai rinnovati significati storici degli atti fondamentali del legiferare, del governare, del giudicare.
Risorsa locale
Laterza, 22/04/2014
Abstract: Vincendo la guerra civile Franco impose alla Spagna una dittatura di tipo fascista. Per molti anni dopo la fine della guerra egli ha continuato, con grande spietatezza, a uccidere e tenere in prigionia un enorme numero di oppositori. Poiché per tutto questo il regime franchista è restato il simbolo della più oscura e longeva antidemocrazia nella storia dell'Europa occidentale, la Repubblica che egli ha abbattuto è rimasta il simbolo della democrazia.È noto però che la Spagna repubblicana all'avvio della guerra fu immediatamente travolta da un'ondata rivoluzionaria, e solitamente si considera questo stravolgimento della sua natura una conseguenza del golpe militare, per far fronte al quale era occorso armare il popolo. Ma è veramente così?I generali golpisti vollero affossare la Repubblica per la loro ostilità verso le riforme che essa stava attuando nell'ordine e nel rispetto delle norme di una democrazia liberale? Oppure essi poterono contare sull'attivo sostegno, o quanto meno sulla sconcertata passività, di un'ampia parte della cittadinanza, perché diversi eventi e segnali diffusero la paura che il paese stesse già imboccando la via di un'irreversibile rivoluzione?
Risorsa locale
Laterza, 22/04/2014
Abstract: "La guerra, pur essendo matrice riconosciuta del peggior male possibile, è tuttavia stata ed è tuttora il motore o volano di ricerche, sperimentazioni, applicazioni e pratiche medico-sanitarie che, trasferite dal campo militare a quello civile, hanno avuto ricadute vantaggiose anche in quest'ultimo campo, contribuendo spesso in modo determinante allo sviluppo e al progresso della medicina e della sanità".Dal mondo omerico, che ha contribuito alla conoscenza pre-anatomica del corpo, e dal mondo romano, che ha creato un abbozzo di organizzazione ospedaliera prima per l'assistenza ai legionari feriti e poi per i traumatizzati del lavoro agricolo ed edile, al Medioevo e Rinascimento, in cui i chirurghi di guerra hanno fatto conquiste poi largamente utilizzate in tempi di pace; dall'invenzione del 'pronto soccorso' da parte della sanità militare napoleonica alla fondazione dell'attività professionale infermieristica durante la guerra di Crimea; dall'idea di Croce Rossa Internazionale concepita all'indomani della battaglia di Solferino all'estensione dell'antisepsi nella prima guerra mondiale, fino alle ricadute tecnocratiche della sanità militare di ieri e di oggi: il rapporto tra guerra e medicina è un rapporto bi-direzionale, a sfavore e a favore.Per un verso la guerra è l'infausta matrice di traumi e malattie che richiedono una vastità d'interventi riparatori, per altro verso la guerra disegna e ridisegna le nozioni e le azioni mediche che contribuiscono, talora in modo rilevante o decisivo, agli sviluppi e ai progressi nel campo della terapia e dell'assistenza.
Risorsa locale
Laterza, 01/04/2014
Abstract: "La violenza maritale è stato un elemento fisiologico e accettato del matrimonio, legalmente fino a tutto l'Antico Regime, socialmente ben oltre. E occorre ovviamente tener sempre presente che il 'sommerso' in questa materia fu – un tempo come e più di oggi – di enormi dimensioni, anche se le mogli d'Antico Regime non erano affatto inerti dinanzi alle vessazioni coniugali, e anche se le istituzioni medievali e moderne furono spesso tutt'altro che svagate nell'affrontarne gli abusi più eclatanti. Quel che resta di tanti 'inferni coniugali' nelle loro formulazioni giudiziarie rappresentò – un tempo come e più di oggi – la punta di un iceberg. Dietro alle mura domestiche si occultò un'infinità di violenze, talora gravi, talora modeste, talora nemmeno avvertite come tali e accettate con rassegnato fatalismo. Un certo modo di intendere la violenza coniugale è, sul piano formale, definitivamente tramontato, ma sulle leggi continuano a piovere le meteoriti sociali del vecchio ordine."Marco Cavina interpreta le fonti dottrinali (i teologi, i precettisti morali, i giuristi, i politici), consulta le fonti letterarie e quelle processuali, le confronta con la cultura dominante dal Medioevo in poi per esaminare gli ambiti nei quali maggiormente la violenza si è manifestata, facendoci scoprire l'anima nera del matrimonio dietro lo stereotipo tranquillizzante dell'armonia del focolare.
Risorsa locale
Laterza, 22/04/2014
Abstract: "Mentre il fascismo, ammantato di mappi imperiali evocava i demoni della guerra, Aldo Capitini, nello stesso anno, cominciava il messaggio di una religione aperta, i cui precetti erano la non violenza, la non menzogna e la non collaborazione".Norberto Bobbio"Di disobbedienza civile oggi si parla molto poco e la si pratica ancor meno, mentre sarebbe il modo più consono ai tempi che corrono per rompere la crosta del raggiro e del consenso, per ridare all'individuo autonomia di giudizio e di decisione, per ridare alla politica il senso originario della responsabilità verso la cosa pubblica, per una acquisizione pratica e autentica di diritti e di doveri del singolo, dei gruppi, delle comunità".Dalla Prefazione di Goffredo Fofi"La religiosità laica di Aldo Capitini, nella quale la religione non è credo impositivo ma "libera aggiunta", propone il superamento dell'appartenenza di fede considerandola non necessaria, e persino potenzialmente dannosa nei confronti del problema della violenza. Infatti, anche il testimone della fede usa violenza se accetta di pagare per il suo bene quando questo non coincida con il bene "di tutti", che Capitini identifica nella stessa apertura a tutti gli esseri: "Quale che sia il Dio in cui si crede (o no), tenere per fondamentale questa apertura all'esistenza, alla presenza, alla speranza di ogni singolo essere"".Dall'Introduzione di Mario MartiniNel 1937, su proposta di Benedetto Croce, Laterza pubblicò nella sua prestigiosa "Biblioteca di Cultura Moderna" il primo libro di Capitini, Elementi di un'esperienza religiosa.A più di quarant'anni dalla morte il pensatore umbro torna al suo primo editore: la Fondazione Centro Studi Aldo Capitini ringrazia la casa editrice Laterza per la sensibilità dimostrata nell'accogliere la riedizione del secondo centrale testo capitiniano, Religione aperta, a testimonianza di un costante e rinnovato interesse culturale.
Risorsa locale
Laterza, 22/04/2014
Abstract: 1861-1901: è il quarantennio cruciale della storia d'Italia."Iniziava da quel momento una nuova storia, in cui lo Stato e le istituzioni, le culture e i protagonisti che li presupponevano si andavano trasformando in moltiplicatori di energie ed eventi sempre più lontani dalle tematiche risorgimentali, soprattutto dopo il completamento dell'unificazione nel 1870. In quegli anni fondativi l'Italia, coerentemente con quanto accadeva sulla scena europea, attraversò l'età del 'liberalismo classico', una fase storica in cui si mantenne viva la convinzione della classe dirigente di poter operare sul consolidato terreno del rapporto Parlamento/società civile, secondo il 'classico' mito del modello britannico. Ciò era plausibile anche perché quel Parlamento rappresentava, nel bene e nel male, l'istituzione in cui i liberali credevano di ravvisare non solo l'organo di rappresentanza, ma anche il motore 'legislativo' e 'pedagogico' dello sviluppo della società civile, tanto più fondamentale in relazione all'ostile presenza-assenza della Chiesa e dei suoi codici d'integrazione civica.Affrontando gli eventi di questo quarantennio, il lettore avrà modo di imbattersi in sorprendenti analogie con molte vicende della nostra storia più recente e della cronaca attuale. Se siano fuorvianti o meno è difficile dirlo; forse però rappresentano un'ulteriore conferma che la comprensione della storia italiana richiede una qualche conoscenza delle sue fondamenta postunitarie."