Trovati 858958 documenti.
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Bompiani, 19/03/2014
Abstract: Luca e Irene abitano in un'elegante villa nella Città bianca, un paradiso affacciato sul Mediterraneo dove convivono l'integralismo della popolazione locale e i vizi della comunità di stranieri. Una notizia drammatica interrompe bruscamente la vita della giovane coppia, Irene deve rientrare in Europa per curare una grave malattia e Luca rimane solo ad affrontare le sue ossessioni. È un'inquietudine che viene da lontano, dal frutto di una passione proibita consumata molti anni prima su una spiaggia dell'Atlantico, per difendersi dalla quale Luca ha imparato ad amare la sensualità della natura, a trovare rifugio tra i fiori del suo giardino. Qui, l'abbraccio degli iris lo rassicura, l'intrico di arbusti e cespugli lo protegge da Gordon, un avido collezionista inglese, e dalle favole della torbida Jaima. Mentre Irene è sempre più lontana, Luca dovrà combattere da solo contro le menzogne degli altri e i suoi stessi segreti, che tingono di rosso anche i petali più candidi. Un romanzo sorprendente che si scopre come un giardino lussureggiante, popolato di fiori del male e personaggi troppo innocenti.
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Bompiani, 19/03/2014
Abstract: "Continuo a scrivere papà, scrivere veloce, con la parola che attacca la parola, la riga che rincorre la riga, con lo spazio che si accorcia, e con le cose da dire che pretendono di essere raccontate."È una confessione al padre, questo libro. Un padre operaio-calzolaio sordomuto, scomparso, ma che è ancora vivo nel ricordo e nelle parole di chi ha preso la penna per fissarlo per sempre, per iscriverlo nei dati sfuggenti della vita. È un padre, quello di cui si parla, che votava Berlinguer, ma, prima che per una scelta ideologica, per la consapevolezza che lui era "una brava persona", e questo giudizio continua a premere sulla realtà rimasta, di oggi, e a porre problemi. Un buon padre, certo, anche se l'alcol era una delle sue debolezze. E un figlio che ripercorre una sua vita di cadute e risalite, private e pubbliche, alla luce del sole: un figlio che rivendica la sua terza media, il suo operaismo, la sua irregolarità di scrittore, e che si pronuncia sull'attualità rimpiangendo, ma a occhio asciutto, la "fatica" di un tempo, la solidarietà. Fino a comprendere che se parliamo con i nostri morti, essi non muoiono davvero, ma anzi, eccoli tornare qui, in una danza che ci coinvolge tutti e ci fa capire che la memoria è vita. Pino Roveredo in questo libro racconta se stesso più che mai.È lo scrittore che ha molto vissuto, lirico, duro e puro.
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Bompiani, 02/04/2014
Abstract: "La vita non un letto di rose. È difficile, complessa. Molto di rado si è vivi nel vero senso della parola: nascere è una cosa, vivere un'altra. Si tratta della sfida più grande che esista."In questo libro Osho sollecita questo risveglio con leggerezza, giocando con aneddoti, storielle, barzellette che rendono evidente come l'inconsapevolezza non paghi e non dia soddisfazione.Il libro propone passi e passaggi precisi che occorre attuare, quasi fosse un manuale d'azione e una cura al tempo stesso. Osho risponde alle domande di quanti lo interrogano e si interrogano con un invito semplice: occorre attivare e attivarsi all'interno della propria dimensione interiore, là dove dimorano talenti e qualità essenziali assopite. Nel testo vengono quindi suggeriti diversi metodi per porsi di fronte alla vita in modo nuovo, per non lasciarsi sopraffare dal flusso di reazioni, impulsi, abitudini, condizionamenti, stereotipi, pregiudizi. È il potere della fragilità, la cui forza non si misura in termini di imposizioni ma di benevolenza: "La mia non è la forza di una roccia, ma di una rosa. La roccia resiste, mentre la rosa può scomparire in ogni momento; eppure, il fiore è più forte della roccia, perché è più vivo."
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Anaïs Nin: il mito di una donna che ha vissuto la propria vita al di fuori di ogni schema, che ha attraversato gli infidi territori dell'erotismo e della passione alla disperata ricerca di se stessa, affidando alle pagine di un diario sentimenti e lussuria, pudori e alibi, fantasie e quotidianità. Dopo Henry & June, Incesto e la serie dei Diari (e dopo la morte del marito che in un estremo atto di rispetto e forse d'amore ha voluto tutelare, vietando la pubblicazione dei "taccuini segreti" fino alla sua scomparsa), ecco quella che fin dal titolo si presenta come la raccolta più "bruciante" degli scritti erotici della Nin: un caleidoscopico intrico di avventure amorose, dove i partner scivolano fuori scena con la rapidità e la grazie di una ballerina fin de siècle.A delimitare lo spazio del godimento sono i tre rapporti "fissi": Hugh, il marito; Henry Miller, l'amante; e Gonzalo Moré, il macho peruviano marxista, l'amato; tutt'intorno, bellimbusti, banchieri, psicanalisti, scrittori, omosessuali, bohémien e donne misteriose che, sullo sfondo della New York e della Parigi degli anni Trenta, diventano strumenti di piacere. Ma talvolta anche il sesso più crudo può essere strumento di conoscenza…
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Il Diario di Anaïs Nin, reso pubblico nel 1966, fu per decenni oggetto di pettegolezzi e congetture. Solo qualche amico ne aveva potuto leggere qualche pagina; Henry Miller diceva che questo diario avrebbe trovato posto accanto ai grandi capitoli dell'autobiografismo occidentale: Sant'Agostino, Rousseau, Proust... Il Diario è il libro di Anaïs Nin. È la sua vita creata, il filtro attraverso il quale setaccia la sua esperienza in un disegno significativo. È anche il suo guscio e il suo confessionale: "Ho un ritmo naturale nel diario," scrisse più di trent'anni fa, "quello che produco fuori di esso è una distillazione, è il mito, il poema."Questo volume, il primo di una serie progettata, inizia nel 1931, nell'epoca in cui Anaïs Nin sta per pubblicare il suo primo libro, D.H. Lawrence, che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice. Termina nell'inverno del 1934, quando Anaïs lascia Parigi per raggiungere New York. Anaïs scrive sui treni, ai tavolini dei caffè, mentre aspetta per un appuntamento: come un talismano, porta il diario sempre con sé. "Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. È la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna, e indulgo in rifrazioni e diffrazioni.''
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Diario di Anaïs Nin, reso pubblico nel 1966, fu per decenni oggetto di pettegolezzi e congetture. Solo qualche amico ne aveva potuto leggere qualche pagina; Henry Miller diceva che questo diario avrebbe trovato posto accanto ai grandi capitoli dell'autobiografismo occidentale: Sant'Agostino, Rousseau, Proust... Il Diario è il libro di Anaïs Nin. È la sua vita ·creata, il filtro attraverso il quale setaccia la sua esperienza in un disegno significativo. È anche il suo guscio e il suo confessionale: "Ho un ritmo naturale nel diario," scrisse più di trent'anni fa, "quello che produco fuori di esso è una distillazione, è il mito, il poema."Questo secondo volume del diario di Anaïs Nin comincia con l'arrivo a New York, dove Otto Rank l'ha chiamata per aiutarlo nel suo lavoro di psicoanalista. E il successo, con Rank e con i pazienti; è la vita varia, pulsante, brutale della città nuova; è la riconferma della propria vocazione di scrittrice. Ritorno in Francia; nuove amicizie, nuovi incontri; e dubbi e messe a fuoco sempre più precise delle proprie scelte umane e artistiche. Ma lo scoppio della guerra civile spagnola e poi della seconda guerra mondiale mette fine a tutto un modo di vivere costruito con fatica e amore. Il volume si chiude con una seconda partenza per New York, non più all'insegna dell'avventura e della scoperta, ma in fuga, con smarrimento.
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Il Diario di Anaïs Nin, reso pubblico nel1966, fu per decenni oggetto di pettegolezzi e congetture. Solo qualche amico ne aveva potuto leggere qualche pagina; Henry Miller diceva che questo diario avrebbe trovato posto accanto ai grandi capitoli dell'autobiografismo occidentale: Sant'Agostino, Rousseau, Proust. .. Il Diario è il libro di Anaïs Nin . È la sua vita creata, il filtro attraverso il quale setaccia la sua esperienza in un disegno significativo. È anche il suo guscio e il suo confessionale: "Ho un ritmo naturale nel diario," scrisse più di trent'anni fa, "quello che produco fuori di esso è una distillazione, è il mito, il poema.""Sapevamo tutti che ci stavamo separando da un modello di vita che non avremmo più ritrovato, da amici che forse non avremmo più rivisto. Sapevo che era la fine della nostra vita romantica." Sono le parole conclusive del secondo volume del diario, scritte allo scoppio della seconda guerra mondiale e alla vigilia della terza partenza di Anaïs Nin per l'America. Saranno anni difficili, questi primi anni Quaranta a New York, anni di frustrazione e di isolamento, ma anche di maggior consapevolezza di sé, e quando il terzo volume del diario si chiude, sull'anno 1944, la Nin è ormai una scrittrice nota e ammirata negli Stati Uniti. Tn Europa e nel mondo infuria la guerra, e nel diario ne arrivano continui gli echi, a suscitare reazioni smarrite e impotenti. Contro la distruzione e l'orrore della guerra, come contro orrori più vicini e domestici – la situazione dei neri, le malattie o il bisogno continuo di denaro da parte dei suoi protetti-, Anaïs Nin tenta di costruire un suo mondo "vivibile", fatto di amicizia e di amore, di cure sollecite per le persone che le sono più care, un mondo di colori, musica e poesia. Salvador Dalí, John Cage, Max Ernst, Paul Goodman, André Breton, Luise Rainer, Edgar Varèse, Richard Wright figurano tra le sue conoscenze e amicizie di questo periodo, "presenze" umane e artistiche di cui il diario si fa ancora una volta testimone affascinante.
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Il diario, reso pubblico nel 1966, fu per decenni oggetto di pettegolezzi e congetture. Solo qualche amico ne aveva potuto leggere qualche pagina; Henry Miller diceva che questo diario avrebbe trovato posto accanto ai grandi capitoli dell'autobiografismo occidentale: Sant'Agostino, Rousseau, Proust... Il Diario è il libro di Anais Nin, la sua vita creata, il filtro attraverso il quale setaccia la sua esperienza in un disegno significativo; è anche il suo guscio e il suo confessionale: "Ho un ritmo naturale nel diario", scrisse più di trent'anni fa, "quello che produco fuori di esso è una distillazione, è l mito, il poema".1944: sono anni, ormai, che Anais Nin vive a New York, eppure la costante di estraneità e disagio è sempre viva in lei. Rifiuta l'integrazione in un mondo unidimensionale e cristallizzato, lotta contro l'ottusità, la prosaicità, il grigiore delle persone che incontra, che non sanno cosa sia la gioia, la serenità, la musica, che "sono fatte d'acciaio e cemento o ridotte a cavalli da soma". L'unica via da seguire, l'unica risposta a un modo di vivere autentico, è sempre la stessa: concentrazione sul rapporto di ogni singolo con i suoi simili e con le cose.Il mondo di Anais esclude ogni forma di snobismo, ogni essere umano è unico e irripetibile, ed è èer questo che nel suo Diario troviamo lo stesso amore, lo stesso interesse per sconosciuti e personaggi celebri come Gore Vidal, Edmund Wilson, Richard Wright, Salvator Dalì, Martha Graham, Andrè Breton... La Nin, come Proust e Gide, ha preso a materia di studio tutte le facce del prisma-vita, ne ha rappresentato i conflitti, filtrati dalla sua sensibilità di donna e scrittrice, creando un romanzo sotto forma di diario: impresa quanto mai ambiziosa e riuscita
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Il presente volume, tratto dai diari originali dal numero 75 fino all'88 e che copre circa otto anni, fino al 1955, porta la nostra visione totale del Diario a un periodo di quasi venticinque anni. Da questo punto d'osservazione vantaggioso possiamo discernere le linee più lunghe di crescita e di sviluppo. Possiamo individuare più facilmente i temi ricorrenti - conflitti, reazioni condizionate, schemi emotivi, gli sforzi durati una vita per scuotere via il passato, per creare un presente "vivibile" — che costituiscono la trama e l'ordito essenziali dell'arazzo luminoso di Anaïs Nin. Al di là dell'evento individuale, del fatto biografico, del ritratto nascente, del momento di esaltazione catturato, delle meditazioni e degli appunti, emergono motivazioni più profonde, connessioni più forti.Dalla prefazione di GUNTHER STUHLMANN
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Se da un lato il lampo accecante del suo sogno gridava al pericolo, dall'altro simboleggiava ovviamente anche la liberazione di un'enorme riserva di energia coatta, un'esplosione potentemente rivelatoria. Infatti i quadernetti della giovinezza di Anaïs Nin avevano assunto, nel 1965, proporzioni massicce. Accumulati per mezzo secolo, spostati da Louveciennes al Greenwich Village, a dei contenitori di provviste a San Francisco, a Los Angeles, quasi persi in Europa nel tumulto della seconda guerra mondiale, ora riempivano due schedari a cinque cassetti in una camera di sicurezza di una banca di Brooklyn. Il grosso mucchio di materiale, con i suoi pesanti segreti, il peso emotivo del suo contenuto,stanzioso. Talvolta Anaïs Nin rimane sconcertata dal contrasto tra il mondo esterno reale e le sue percezioni. "Quando incontro queste stesse persone nella realtà, per caso, non riesco a capire o a ricostruire l'amore, l'amicizia, lo scambio e i legami tra di noi. Gli incontri sono privati dell'incandescenza luminosa che avevo presentato nel diario." La magia, apparentemente, deriva spesso dai riflessi dell'incontro, dall'intensità delle sue percezioni, piuttosto che dai fatti stessi."Combatto una guerra costante contro la realtà", ammette Anaïs Nin. Il Diario è il suo unico ponte verso "la vita terrena", il suo unico legame con un mondo che non è di sua fattura.Dall'introduzione di GUNTHER STUHLMANN
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Ideale integrazione della vicenda narrata in Henry & Jane, ecco il diario inedito e senza censure relativo al periodo 1932-34, gli anni cruciali in cui la scrittrice conobbe Henry Miller e in cui maturò — nel quadro di un devastante dramma psicologico — la decisione di perseguire la trasgressione definitiva. La Nin ha saputo indagare la propria vita interiore, i propri dolori, i propri desideri con una sincerità e una sottigliezza ineguagliabili. In queste pagine vi è il racconto di una donna che voleva essere libera di vivere i suoi desideri sessuali ed emozionali con lo stesso abbandono "amorale" che gli uomini hanno sempre rivendicato come loro diritto esclusivo. Ma incesto è anche la testimonianza vivissima dell'intelligenza e della sensualità di una donna che ha portato all'estremo l'analisi delle sue relazioni e dei suoi affetti. Il rapporto che più viene sviscerato è quello - primitivo — con il padre, celebre pianista e dongiovanni; ma fondamentali per comprendere fino in fondo la personalità della scrittrice sono anche i riferimenti crudi e diretti a Miller.
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Nelle sedici storie di questo volume, che comprende le raccolte Campana di vetro e Inverno artificiale, è presente un continuo slittamento tra realtà e sogno, in una prosa modellata sull'invenzione e soprattutto filtrata attraverso la lente, deformante e rivelatrice, della sensibilità poetica della Nin. Racconti senza luogo e senza data, dove l'istantaneo si fonde nel ricordo, il passato nel presente, il fantasma nel visibile, uniti da un unico tema: la donna e il suo riflesso, il viaggio interiore intrecciato al vissuto. Nessun femminismo di maniera, preconcetto o barricadiero, sembra distogliere Anaïs Nin dalla dimensione creatrice pura, originale, in cui valori letterari e valori umani confluiscono nel valore assoluto di una testimonianza inconfondibile, creando un'algebra emotiva che suscita un continuo di espansioni, improvvisazioni e associazioni molteplici e avvincenti.
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Una spia nella casa dell'amore
Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Moglie dolcissima e mite, amante appassionata e bugiarda, Sabina, la protagonista di Una spia nella casa dell'amore, è una donna dalle innumerevoli sfaccettature che cerca la propria identità inseguendo contemporaneamente molti amori. L'unione con il marito le dà sicurezza, ma non la soddisfa appieno, perché un solo amore non riesce a far vibrare in lei le infinite corde della sua sensualità. Durante le molteplici peregrinazioni amorose, Sabina ritrova negli altri uomini il riflesso del suo io spezzato che però non le corrisponde mai esattamente. In Donald vede l'amante figlio, nel mulatto Mambo la possibilità di essere appassionata, nel cantante Philip quella di essere libera di concedersi senza amore come vede fare agli uomini. Ma chi è veramente Sabina? Forse una donna che non ha mai amato e ha solo raccolto tanti frammenti d'amore? E facile riconoscere l'autrice dei racconti erotici e dei Diari nella protagonista di questo romanzo: forse solo Anaïs Nin poteva raccontare con tanta maestria psicologica il "viaggio erotico e sensuale nella vita interiore di una donna".
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Un dialogo tra due scrittori che mette a nudo, oltre ogni pudore, un rapporto sentimentale che si rivela ben più carnale e terreno di quanto ci si potesse immaginare.L'incontro tra Anaïs Nin e Henry Miller non è insomma un semplice incontro culturale, basato solo su affinità intellettuali. Storia di una passione racconta dichiarazioni d'amore, ricatti, gelosie e tenerezze nel resoconto di un'appassionante amicizia che rimase intatta per tutta la vita tra due scrittori profondamente innamorati della parola.
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Bompiani, 09/04/2014
Abstract: Affascinante studio estetico, biografia di uno degli scrittori più discussi del Novecento, il saggio di Anaïs Nin su Lawrence mette in luce - analizzando le opere narrative e poetiche - tematiche di straordinaria modernità. C'è nelle opere dello scrittore inglese grande lealtà e solidarietà nei confronti della donna, della sua identità spesso cancellata per soddisfare un ideale maschile: c'è la coscienza, delle qualità fondamentali dell'uomo "creatore e domatore", ma anche la precisa intuizione che il rapporto di coppia, in particolare nel matrimonio, possa esser basato sul riconoscimento di una fondamentale indipendenza. Il linguaggio di Lawrence, scrive Anaïs Nin, "crea una sensazione fisica" ed è proprio questo l'aspetto che la scrittrice riesce maggiormente a evocare.
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Bompiani, 21/05/2014
Abstract: Il 21 agosto 2013 un attacco chimico alla periferia di Damasco ricorda al mondo l'esistenza della guerra in Siria, già in corso da due anni. L'intervento occidentale sembra imminente, decine di giornalisti accorrono alla frontiera per poi sparire delusi quando Obama decide di non bombardare. Lasciano dietro di sè 126.000 vittime accertate,200.000 stimate, e oltre metà della popolazione sfollata o rifugiata nei paesi vicini: secondo le Nazioni Unite, la peggiore crisi umanitaria dai tempi della seconda guerra mondiale.Francesca Borri copre per mesi la battaglia di Aleppo da reporter freelance e capisce presto di trovarsi su un duplice fronte: quello di una guerra senza regole, dove non esiste alcuna distinzione tra civili e combattenti, ma anche il fronte quotidiano dei rapporti con i caporedattori e gli altri giornalisti, in cui dominano cinismo, competizione, superficialità.Un viaggio nella guerra, ma anche nei meccanismi a noi nascosti con cui viene costruito, e spesso distorto, il suo racconto. Un viaggio che investe come un colpo di mortaio tutto quello in cui crediamo – il lavoro, l'amicizia, le ambizioni – e ci costringe a non sprecare più niente della bellezza della vita.
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Giunti, 25/06/2014
Abstract: Tommy, 11 anni, è uno schiavo, insieme alla sua famiglia, in una piantagione di cotone, ma sogna di poter essere un giorno libero. Dopo aver conosciuto Peg Leg Joe, uno strano soggetto che lo introduce alla musica degli spirituals e agli ideali di libertà, fugge seguendo Peg Leg Joe e il suo banjo, lungo quella che viene chiamata la Underground Railroad. Lungo la strada che porta alla libertà, tra pericoli e avventure, il piccolo Tommy imparerà a suonare il banjo e a cantare gli spirituals. Diventerà a sua volta una guida e dedicherà la vita a portare in salvo gli schiavi del Sud, lungo il percorso segreto della Underground Railroad.
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Bompiani, 02/07/2014
Abstract: Da quando la piccola Fanny viene trovata sulla soglia della ricca dimora di Lord Bellars, è tutto un susseguirsi di colpi di scena, di avventure di terra, di mare e di letto, di ritrovamenti e di scherzi del destino. Fanny è una donna "liberata" del XVIII secolo, un'eroina bellissima e intrepida che impara, nel corso di lunghi anni, tutto quanto c'è da sapere per sopravvivere e prosperare, essendo donna, in un mondo fatto a misura d'uomo. Romanzo di costume nello stile delle grandi saghe del Settecento inglese, Fanny è lo spregiudicato testamento spirituale di una madre alla propria figlia, la confessione di una donna.
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Bompiani, 09/07/2014
Abstract: La storia del burattino più famoso del mondo interpretata da Carmelo Bene: una favola senza tempo rivive nella drammaturgia di un grande autore e interprete. Fedele al testo di Collodi, Carmelo Bene allestisce la sua versione del Pinocchio per l'inaugurazione del Teatro Laboratorio di Roma, nel 1961. Lo spettacolo ebbe un tale successo che venne più volte replicato nei decenni successivi, a teatro e in radio, fino a diventare una versione televisiva per la Rai nel 1999. Pubblicato per la prima volta in edizione tascabile, il Pinocchio di Carmelo Bene è un capolavoro del teatro che si legge come un racconto senza età.
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Bompiani, 10/09/2014
Abstract: Negli anni Novanta si aveva un sogno, quello di una finanza capace di sostituirsi all'economia reale e di garantire benessere e crescita illimitata. Ma il sogno è crollato. Il nostro mondo ha perso credibilità, si è ridotto a un involucro artificiale: si fa mostra di corpi dopati dalla chimica e dal fitness o rimodellati iperbolicamente dalla chirurgia estetica, mentre soccombe la vita privata esposta in vetrina e messa all'asta. Le ragioni dell'individuo scompaiono nell'individualismo di massa, spopola la coercizione del narcisismo da facebook e da twitter o dei pomeriggi da flâneur forzati all'Ikea e da Abercrombie. Il mito occidentale sembra migrare a Dubai, dove i ricchi occidentali fanno i profughi volontari in Oriente, ma è un espatrio fallimentare e incapace di autentico esilio. Chi rimane invece si specchia, con sguardo consapevole e sbigottito, nell'allucinante iperrealtà dell'architettura di oggi: il delirio verticale dei grattacieli si converte nella regressione infantile dell'Ovest del mondo. Forse è dalle rovine, in quanto simboli della memoria, che dobbiamo ripartire. Igino Domanin, con la violenza verbale di chi non si rassegna, invita i vivi a ricostruire la loro genealogia, a riconnettersi con il proprio passato, per fare piazza pulita, si spera, di tutta questa infinita deriva concettuale, morale, politica.