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Storia della filosofia - Volume 6
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Reale, Giovanni - Antiseri, Dario

Storia della filosofia - Volume 6

Bompiani, 01/12/2014

Abstract: L'affascinante cammino della conoscenza dalle sue origini all'epoca contemporanea. Una nuova edizione della "Storia della filosofia" di due dei più importanti studiosi del nostro tempo, Giovanni Reale e Dario Antiseri, arricchita con le biografie dei filosofi, brani antologici significativi, dettagliate appendici critiche e un denso apparato iconografico. Alla scoperta di autori e correnti che hanno determinato lo sviluppo del pensiero e la storia dell'umanità, con una particolare attenzione al pensiero contemporaneo.Storia della filosofia dall'illuminismo a Kant, in questo volume:D'AlembertDiderotCondillacLa MettrieVoltaireMontesquieuRousseauShaftesburyLessingGiannoneBeccariaKant

Il paziente zero
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Novelli, Andrea - Zarini, Gianpaolo

Il paziente zero

Marsilio, 19/11/2014

Abstract: Christophe Douvier è un corriere di diamanti per la multinazionale olandese De Weld. Dopo anni di irreprensibile lavoro ha deciso che quello alle miniere del Botswana sarà l'ultimo incarico. Non ha più tempo da perdere. Per lui non c'è più speranza. La diagnosi del suo medico non concede aspettative: tumore al polmone.C'è una sola cosa che Christophe Douvier vuole fare: assicurare un avvenire sereno a Isabeau, l'amata sorella. Come le altre volte ritira il prezioso carico, stavolta però con l'obiettivo di farlo sparire. Prima di lasciare il Sudafrica però Douvier, surfista appassionato, vuole realizzare un ultimo desiderio. Una spiaggia di Durban è il posto giusto per l'ultima sfida alle onde.Ma il destino si materializza sotto forma di uno squalo, pronto a sovvertire ogni verità creduta e ad accendere la miccia di un complotto che vede coinvolti gli spietati vertici della De Weld, una branca deviata dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il popolo di un'isola misteriosa della Polinesia e uno spietato mercenario – Chimera – al soldo del miglior offerente. Quando la scienza si mescola all'avventura. Quando l'avventura diventa intrigo. Quando il rischio si trasforma in una lotta spietata. Quando i miracoli della vita sono apparentemente inspiegabili…

Per esclusione
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Novelli, Andrea - Zarini, Gianpaolo

Per esclusione

Marsilio, 19/11/2014

Abstract: Una sbiadita falce di luna filtra da una finestra con le inferriate e illumina il volto spaventato di una bambina. La piccola Carol Corwin è rannicchiata in un angolo, rinchiusa in una baracca in mezzo al bosco, lontana da ogni possibilità di aiuto. Ha paura, perché è sola. Dov'è suo fratello Daniel? L'agente dell'FBI Craig Dabecourt è tornato in attività dopo un brutto incidente in missione che gli ha cambiato la vita. Ora si troverà ad affrontare il caso più difficile, imbattendosi nell'assassino più feroce, che sfugge a ogni logica, dentro una New York scura e piovosa. Un assassino di bambini. In un clima tetro e claustrofobico, l'FBI è chiamata in causa per dare la caccia al serial killer soprannominato Salomone. Un criminale lucido e spietato che non si ferma davanti a nulla, neppure all'innocenza delle sue vittime. Un'architettura narrativa abilmente congegnata coinvolge il lettore e scuote la sua coscienza di fronte a una scelta angosciante e impossibile, che implica un dolore e un rimorso eterni.

Pian della Tortilla
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Steinbeck, John

Pian della Tortilla

Bompiani, 01/12/2014

Abstract: A quasi ottant'anni dalla sua pubblicazione questo romanzo, che decretò il successo letterario di John Steinbeck, conserva intatto il fascino dell'epopea americana. Con uno stile narrativo vibrante e un gusto per la descrizione quasi cronachistico, Steinbeck rende omaggio a tutti coloro che hanno attraversato la frontiera. Pian della Tortilla è il quartiere di Monterey in cui vivono i paisanos, un luogo dove sopravvivere è il fine primario. Discendenti dei primi californiani, formano una colonia di gente povera ma felice, di perdigiorno amorali ma intimamente incoscienti nelle cui vene si intreccia sangue messicano, indio e spagnolo. Tra questi vive Danny, che ha ereditato due case e vive con sette paisanos cui ha concesso il diritto di dimorare nelle sue proprietà. Le giornate passano tra bevute e corteggiamenti, truffe ed espedienti, mentre il lavoro viene considerato l'ultima risorsa per procurarsi i mezzi di sussistenza. Dotati di spirito cavalleresco, i personaggi che popolano le pagine di questo capolavoro della narrativa americana vivono con umanità e grande dignità la propria decadenza morale e materiale nell'illusione di un domani migliore.

Piccolo manuale della sicurezza informatica
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Meggiato, Riccardo

Piccolo manuale della sicurezza informatica

Apogeo, 17/10/2010

Abstract: Perdere tutti i propri dati perché ci si è dimenticati di fare un backup. Non riuscire ad accedere a un servizio perché non si riesce a recuperare la password. Vedere il proprio account Facebook violato. Trovarsi con il PC inutilizzabile a causa di un virus.Quante volte ci si trova in situazioni simili?Questo libro aiuta i lettori a prevenire, con poche, semplici mosse, i problemi più comuni e li guida con linguaggio semplice e diretto alla soluzione delle situazioni critiche, aiutandoli a tirarsi fuori dai guai. Perché la sicurezza informatica non è qualcosa di astratto e lontano, ma un insieme di pratiche quotidiane che ci semplificano la vita.

Amore
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Inoue, Yasushi

Amore

Adelphi, 03/12/2014

Abstract: Un piccolo hotel incastonato in una scogliera scoscesa, la spiaggia di ciottoli, il mare indaco: per Sugi, che dopo infiniti fallimenti deve affrontare anche il disonore, è l'approdo cercato – lo scenario ideale per morire. Si è concesso un unico, singolare lusso: tre giorni, il tempo necessario per leggere il resoconto del favoloso viaggio che nel XIII secolo Willem van Ruysbroeck compì attraverso l'impero dei Mongoli. Nulla tranne quel libro lo tiene legato alla vita. Ma l'unica altra ospite dell'albergo, la giovane Nami, nel registrarsi ha indicato come motivo del suo soggiorno "Mors": forse una criptica richiesta di soccorso, o una sfida lanciata alla sorte. È fatale che fra loro nasca un silenzioso dialogo, che ha la stessa iridescenza del mare in cui entrambi hanno deciso di scomparire. E di astrali rispondenze, impercettibili cataclismi, arcane complicità, beffarde rappresaglie scatenate dai luoghi (come l'abbagliante Giardino di pietra di Kyoto) sono intessuti anche gli altri due, altrettanto memorabili, racconti qui riuniti. Racconti che esplorano, con la sovrana maestria che i lettori del "Fucile da caccia" ben conoscono, quell'indecifrabile e ingannevole universo che si spalanca dietro la parola "amore".

Il comunista
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Morselli, Guido

Il comunista

Adelphi, 03/12/2014

Abstract: "Il comunista" racconta un caso di dissenso ideologico, ma non è un romanzo ideologico. Anche se è impressionante l'anticipo con cui questo romanzo, scritto nel 1964-65, tocca problemi e prospettive degli anni successivi, bisogna dire che qui a Morselli preme soprattutto ricomporre uno strato di realtà, un agglomerato di psicologie, di modi di vita, di affinità e di conflitti all'ombra di via delle Botteghe Oscure. Come ogni vero romanziere, Morselli non si preoccupa di giudicare, ma di dare vita e forma. Così, il quadro che ci mostra abbraccia insieme gli elementi più grandiosi e affascinanti come quelli più duri e meschini della vita interna del P.C.I., senza che mai quei caratteri siano usati per una dimostrazione. In questo gioco di continui contrasti, brutali e sottili, Morselli riesce a dare spessore al destino di un personaggio incancellabile: il chiuso, patetico, lucido Ferranini – troppo serio, troppo brusco, tagliato con l'accetta in un legno ruvido, passionalmente attaccato al suo partito eppure incapace di sopprimere delle convinzioni maturate lentamente dal basso, durante anni di solitarie elucubrazioni. Come già nei suoi romanzi precedenti, anche questa volta Morselli sa calarsi con prodigioso mimetismo in una nuova realtà, il P.C.I., presenza imponente nella vita italiana, forse troppo imponente se finora i romanzieri italiani sembrano essersi del tutto bloccati davanti a essa. È perciò quasi un'altra ironia della sorte, fra le molte legate al suo nome, che a cimentarsi in questa difficile impresa, e a riuscire nella prova, sia stato un outsider in ogni senso come Morselli, aiutato soltanto dalla sua rara capacità di aprire le porte di mondi sigillati e da una chiaroveggente attrazione per il concreto.

Punto, linea, superficie
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Kandinskij, Vasilij

Punto, linea, superficie

Adelphi, 03/12/2014

Abstract: "È come un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma" scriveva Kandinsky in una lettera del 1925, alludendo alla sua pittura. Ma lo stesso si potrebbe dire del libro che egli avrebbe pubblicato pochi mesi dopo, "Punto, linea, superficie", testo capitale e rinnovatore per la teoria dell'arte e non solo per essa. Fra tutti i grandi pittori del '900 Kandinsky è quello che forse più di ogni altro ha sentito l'esigenza di dare una formulazione teorica ai risultati delle proprie ricerche e di allargarne il significato toccando tutti i piani dell'esistenza. Già nel 1910, quando appena cominciava ad aprirsi la strada alla terra incognita dell'astratto, Kandinsky aveva scritto "Über das Geistige in der Kunst", altro testo di grande risonanza, proclama mistico più che saggio di estetica, appello a un rivolgimento radicale della vita oltre che al rinnovamento dell'arte. "Punto, linea, superficie" si presenta come un'opera più fredda e tecnica, ma in realtà è l'espressione più articolata, matura e sorprendente del pensiero di Kandinsky. Alla base del libro sono i corsi che Kandinsky teneva dal 1922 al Bauhaus. In essi egli mirava soprattutto a individuare la natura e le proprietà degli elementi fondamentali della forma, perciò innanzitutto del punto, della linea e della superficie.Con estremo radicalismo Kandinsky dichiarava allora di voler fondare una scienza dell'arte: nel corso ulteriore delle ricerche i problemi avrebbero dovuto esser risolti matematicamente, e su questa strada si sarebbe mossa tutta l'arte futura. Per questo suo assunto e per le scoperte che per la prima volta vi sono esposte, "Punto, linea, superficie" ebbe un'influenza determinante in diversi campi, basti pensare alla grafica. Ma ciò che oggi colpisce nel libro è innanzitutto l'abbozzo di una metafisica della forma, ben più che il progetto di una scienza esatta. Per Kandinsky la forma, in ogni sua specie – naturale e artificiale –, è manifestazione significante di una realtà, è tensione di forze, e solo in rapporto al suo sottofondo invisibile può essere compresa. È chiaro che, con ciò, viene abbandonato irrimediabilmente il recinto dell'estetica: si entra invece in un regno diverso, dove ogni forma diventa un essere vivente – e in questo regno Kandinsky ci introduce come un rabdomante, che rintraccia e traduce continuamente l'uno nell'altro, con la sua inquietante sensibilità eidetica, segni sonori, grafici, cromatici. Così, procedendo all'interno di questo trattato, al tempo stesso di pittura e di geometria "qualitativa", ci accorgiamo di partecipare a una grande avventura fantastica.Kandinsky ci insegna ad "ascoltare" la forma, come mai nessuno prima di lui, e il suo insegnamento ci mette in un nuovo rapporto con l'opera d'arte, ci apre una possibilità di esplorazione, che è, come scriveva egli stesso, "la possibilità di entrare nell'opera, diventare attivi in essa e vivere il suo pulsare con tutti i sensi".

Tempo di regali
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Fermor, Patrick Leigh

Tempo di regali

Adelphi, 03/12/2014

Abstract: Munito solo di uno zaino da alpinista, un vecchio cappotto militare, scarponi chiodati, l'"Oxford Book of English Verse" e un passaporto nuovo di zecca che gli attribuisce la professione di studente (anziché, come avrebbe auspicato, quella di vagabondo), nel dicembre del 1933 Patrick Leigh Fermor abbandona Londra e una carriera scolastica sciagurata e ribalda. Ha appena diciotto anni, vaghe ambizioni letterarie, ma un progetto nitido e grandioso: attraversare l'Europa a piedi come un palmiere o un cavaliere errante e raggiungere Costantinopoli – la "Bisanzio verde drago" di Robert Byron, "ossessionata dal serpente e tormentata dal gong". Quando vi arriva, il 1° gennaio 1935, è ormai un altro: non solo si è lasciato per sempre alle spalle disastri e misfatti, ma ha sviluppato una rara forma di nomadismo – viaggiare simultaneamente nello spazio e nel tempo – e l'arte, ancora più rara, di trasmetterlo agli altri. Che contempli lo splendore barocco dello Schloss Bruchsal o le nodose mani dei contadini fra cipolle tagliate, caraffe sbeccate e pane integrale; che dorma in un fienile steso come un crociato sulla tomba o nel "capanno da caccia" del leggendario barone Pips Schey a Kövecses; che percorra il Reno su una colonna di chiatte che trasportano cemento o attraversi Vienna offrendosi come ritrattista a domicilio; che sperimenti il Katzenjammer, i postumi di una sbornia, a Monaco o elabori la "formula del lanzichenecco" per spiegare l'architettura delle città tedesche prebarocche; tutto ci appare il dettaglio di un fantasmagorico affresco, tutto sembra ricomporsi in un gigantesco puzzle dove risorge, come un'emanazione di incredibile e accattivante splendore, il passato dell'Europa. E insieme scopriremo qui il modello ancora fragrante di quel modo di viaggiare (e di vivere) che sarà un giorno identificato con la fisionomia di un giovane amico di Leight Fermor: Bruce Chatwin.

La linea d'ombra
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Conrad, Joseph - Barillari, Simone

La linea d'ombra

Feltrinelli Editore, 01/12/2016

Abstract: "Di fronte a noi una linea d'ombra che ci avvisa che bisogna lasciarsi alle spalle anche la regione della prima giovinezza"Con questo lungo racconto, pubblicato nel 1917, Conrad torna ai suoi temi e scenari prediletti. Il protagonista è un giovane ufficiale a cui viene affidato il comando di una nave, dopo la morte del capitano in circostanze poco chiare. Approdato nel porto di Bangkok, egli viene a sapere che il precedente comandante era morto suicidandosi in mare e che prima di farlo aveva lanciato una maledizione sull'imbarcazione. Ripreso il viaggio, la nave sembra effettivamente attirare su di sé continue sventure, tra cui una bonaccia che perdura per alcune settimane. E per di più, nel corso di questo periodo, a uno a uno tutti i membri dell'equipaggio si ammalano di una febbre tropicale. Nell'ispirarsi anche a precedenti classici della letteratura inglese, quali la Ballata del vecchio marinaio di Coleridge, Conrad costruisce un'allegoria perfetta della guerra mondiale che allora imperversava in Europa. Come in guerra, anche sull'imbarcazione l'unica speranza di salvezza sta nel fare con abnegazione e sacrificio ognuno la propria parte.

Parole nel vuoto
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Loos, Adolf

Parole nel vuoto

Adelphi, 03/12/2014

Abstract: Come vestirsi? Come arredare la propria casa? Che cosa mangiare? Come comportarsi in società? A queste domande elementari e angosciose diede risposte oggi più che mai giuste e sorprendenti uno dei grandi architetti del nostro tempo, il viennese Adolf Loos (1870-1933), di cui presentiamo in questo volume, per la prima volta in Italia, gli scritti più importanti. Già nei primi saggi, scritti a commento della Esposizione di Vienna per il Giubileo del 1898, vediamo che sarti da uomo e da donna, ebanisti, carrozzieri, valigiai, decoratori, mobilieri, arredatori e sostenitori dell'arte applicata vengono sottoposti da Loos a una critica sferzante, e diventano pretesto per un attacco a tutto un modo di vita che egli considerava già marcio. Ma la sua chiaroveggenza andava più in là: le devastazioni, oggi palesi, prodotte da tanti tristi connubi fra arte e industria, la snobistica volgarità degli arredatori, il culto avvilente del pittoresco, la bassezza di ogni tentativo di 'arte nazionale', il rapporto turistico col passato, dominante nella psiche dei 'nuovi ricchi' della cultura – tutto questo Loos ha saputo vedere già allora, semplicemente osservando gli oggetti che lo circondavano. Come il suo amico Karl Kraus, egli aveva il dono di cogliere in ogni minuzia della vita quotidiana la miseria e gli splendori di tutta una civiltà. Non solo: con generoso spirito pratico e una commovente fiducia nella capacità di migliorarsi della società – unita a una perfetta lucidità nel vederne le vergogne – Loos offriva anche soluzioni, voleva aiutare a vivere – e ci riusciva anche, oltre tutto per le sue splendide doti di scrittore, per l'immediatezza, la sobrietà, la verve, per la carica invincibile di simpatia che ha la sua prosa.A proposito del suo famoso saggio "Ornamento e delitto", Le Corbusier scrisse: "Loos è passato con la scopa sotto i nostri piedi e ha fatto una pulizia omerica, esatta, sia filosofica che lirica". Il risultato di quella 'pulizia omerica' fu una nuova concezione dello spazio e dell'abitazione che Loos imponeva, nei suoi edifici, con l'autorità dei grandi maestri. Spesso rivoluzionario nelle soluzioni, eppure legato come pochi alla grande tradizione architettonica e artigianale, Loos è un caso di clamorosa indipendenza di spirito nel nostro secolo. Molti architetti, e non dei minori, hanno derivato ricchi insegnamenti dalla sua opera; ma tutti gli architetti possono riconoscere in lui l'unico che sia riuscito a condurre una critica radicale (e spesso anche esilarante) della figura sociale dell'architetto contemporaneo, l'unico che – grande architetto – abbia saputo scrivere tranquillamente: "È noto che non annovero gli architetti fra gli esseri umani".

L'inventore della dimenticanza
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Panza, Pierluigi

L'inventore della dimenticanza

Bompiani, 03/12/2014

Abstract: Un thriller letterario tra le pagine dei Rosacroce e di Leibnitz, alle origini della tecnologia che ha portato all'invenzione del computer e dei social-network. Un romanzo avvincente che mescola storia, filosofia e azione e che racconta, con gli occhi di ieri, le lotte di potere di oggi. Nella Germania del Seicento Adam Brux è un medico affermato che insegue un sogno: inventare una tecnica di memoria che spinga all'estremo le potenzialità della mente umana. Studiando le opere di Giordano Bruno e i testi alchemici, la soluzione sembra a portata di mano, ma presto Adam si rende conto che la memoria non è priva di rischi: conservare tutti i ricordi, non dimenticare più nulla di quanto ci accade è una condanna troppo pesante da sopportare. Per questo, all'alba della Guerra dei Trent'anni, Brux pubblica il suo libro più importante per rivendicare il diritto all'oblio, ma la sua vita è in pericolo: qualcun altro sta conducendo studi su memoria e oblio, e non vuole rivelarne i risultati, destinati a cambiare per sempre il corso della storia.

Contro i nuovi tiranni
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Berger, John - Nadotti, Maria

Contro i nuovi tiranni

Neri Pozza, 04/06/2013

Abstract: Esiste una nuova specie di tiranni che non ha nulla a che vedere con i dittatori del passato. Hanno una faccia anonima, vagamente rassicurante, "come la sagoma dei furgoni portavalori". Sono vestiti in modo impeccabile, hanno capigliature curate, occhi svelti che osservano tutto, orecchie capienti "come banche dati" e un'insaziabile brama di controllo. Dicono di essere esperti di economia e di politica, ma conoscono solo la legge del guadagno e decidono delle vite di migliaia di persone. Sono i profittatori. E questo libro è contro di loro.Questi scritti che John Berger ha prodotto nell'arco di quasi sessant'anni (dal 1958 al 2012) riflettono la genialità e la ricca versatilità dell'autore, e spaziano con estrema naturalezza da articoli sulla politica recente (Bush, Sarkozy e Dominique Strauss-Kahn) ad appelli per la mobilitazione, da brevi scritti sull'arte e sulla fotografia (Il bisogno di imparare) a racconti struggenti (Qui, dove ci incontriamo, in cui l'autore parla con la madre morta dieci anni prima). Attraversando le transizioni epocali del Novecento, come la nascita dello stato di Israele o il crollo del muro di Berlino, l'autore non risparmia critiche illuminanti e caustiche alle guerre preventive degli Stati Uniti e alle proteste no-global, fino al recente crack finanziario mondiale.Il mondo contemporaneo è una sfera tra le mani di John Berger, che la osserva e la tocca con una tenerezza, una passione e un'indignazione inusitate nella letteratura del nostro tempo, e la consegna al lettore perché ripensi "i confini della politica"; perché rifletta sul "potere delle parole" troppo spesso lasciate a chi ne fa un uso cinico, persuasivo, e manipolatorio; perché capisca che il senso di questo presente assurdo sta non soltanto nella memoria di un passato collettivo, ma anche nelle piccole cose che ci accadono ogni giorno, che ci parlano di noi, della nostra vita, e ci fanno sentire "meno soli, non solo nel mondo, ma anche nella Storia".Un libro unico come il suo autore – vincitore del Man Booker Prize, il più noto riconoscimento per la letteratura inglese – che "non trascina la politica nell'arte", ma guarda alla politica attraverso la lente d'ingrandimento dell'arte, perché "si può fare arte raccontando una storia o scrivendo su un affresco di Giotto, oppure studiando in che modo una lumaca arriva in cima a un muro".

Il dono della terapia
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Yalom, Irvin D. - Costa, Paola

Il dono della terapia

Neri Pozza, 11/06/2014

Abstract: "I consigli di questo libro scrive Irvin Yalom nell'introduzione al volume sonotratti da annotazioni relative a quarantacinque anni di pratica clinica. Esso rappresenta un mélange particolare di idee e tecniche che ho trovato utili nel mio lavoro. Queste idee sono così personali, presuntuose e qualche volta originali che difficilmente il lettore potrà trovarle altrove".La terapia e il rapporto analista-paziente sono, come indica il titolo, l'argomento proprio di questo libro, ma in una maniera appunto così originale che l'esperienza terapeutica vi appare come una sorta di avventura, e analisti e pazienti vi sono raffigurati come singolari "compagni di viaggio" anziché come distaccati guaritori e infelici che soffrono.Unendo l'abilità di narratore al rigore dello studioso, l'autore di Le lacrime di Nietzsche racconta i casi clinici più difficili che gli siano mai capitati rileggendoli alla luce di un passo di Freud o di Schopenhauer, rivela il consiglio di un vecchio amico grazie al quale superò una delusione di gioventù, attinge alle pagine di Hermann Hesse per parlare di malattia e di guarigione."Guidato dalla passione per il compito" e messi da parte i consigli che gli suscitavano "meno entusiasmo", Yalom invita i lettori a seguirlo attraverso ottantacinque temi centrali della terapia contemporanea. Rimuovere gli ostacoli e andare avanti, ad esempio. Evitare le diagnosi. Non avere paura di sbagliare. Sviscerare il senso della parola "casa".Riflettere sui sogni che ci tengono svegli, e ricordare che se il terapeuta ha molti pazienti, il paziente ha un solo terapeuta.Scritto "con lo stile di O. Henry e lumorismo di Isaac Singer" (San Francisco Chronicle),Il dono della terapia è un viaggio unico ed emozionante al termine del quale la terapia apparirà come un itinerario complesso, un cammino arduo e non privo di trappole, tuttavia sempre ricco di soste appaganti e affascinanti scoperte. Un'intima collaborazione che, citando le parole di Reiner Maria Rilke, poeta caro a Yalom, è in grado di dare a tutti noi gli strumenti per affrontare "ciò che cè di irrisolto nei nostri cuori"."I grandi scrittori e i grandi filosofi si sono sempre occupati della sofferenza umana e delle sue cause. Io nei miei libri cerco di esplorare queste fonti e sottolinearne la rilevanza nella terapia contemporanea".Irvin Yalom, da un'intervista a la RepubblicaHanno scritto di Il problema Spinoza:"Perché Wolfgang Goethe, massimo rappresentante dello spirito tedesco, apprezzava in modo incondizionato le opere di un ebreo come Spinoza?L'abilità di Yalom trasforma il quesitoin un appassionante racconto che ha anche il pregio di ricostruire i fondamenti della filosofia spinoziana".Corrado AugiasHanno scritto di Le lacrime di Nietzsche:"Nietzsche, vero inventore della psicanalisi e suo primo paziente".l'UnitàHanno scritto di La cura Schopenhauer:"Un famoso psichiatra alle prese con il senso della vita e della sua fine. Splendido romanzo che fonde filosofia e narrazione della fragilità umana".la Repubblica

Leadership
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La Bella, Agostino

Leadership

Apogeo_University, 10/12/2010

Abstract: Tutte le organizzazioni hanno bisogno di leadership. Ne hanno bisognoper rafforzare l'identità, migliorare la cultura, creare senso diappartenenza, rendere le persone orgogliose e soddisfatte del propriolavoro. Ne hanno bisogno, in particolare, quando sono chiamate amisurarsi con cambiamenti tumultuosi e incalzanti, le persone devonooperare in condizioni di stress,  il futuro appare incerto eminaccioso.Il tema della leadership, tuttavia, è stato a lungo trascurato neglistudi organzzativi e nell'insegnamento del management, a causadell'errata convinzione che la capacità di svolgere un ruolo di leadersia legata a rare doti naturali. Oggi sappiamo che non è così, e che sitratta di capacità che possono essere acquisite tramite un processo diapprendimento e affinamento continuo.Questo libro è rivolto achiunque desideri migliorare le capacità di guida di cui tutti, inmisura più o meno elevata, disponiamo: oltre ad approfondire imeccanismi su cui si basa l'esercizio della leadership, contiene unaesauriente illustrazione delle teorie e dei metodi operativi checontribuiscono a renderlo efficace. Agostino La Bella,professore ordinario di Economia e organizzazione aziendale, è presidedella Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma "Tor Vergata, dovedirige il programma di Dottorato di ricerca in Ingegneriaeconomico-gestionale e il Master in Ingegneria dell'Impresa.

La realtà in gioco
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McGonigal, Jane

La realtà in gioco

Apogeo_University, 29/11/2011

Abstract: Dove si trova, nel mondo reale, quella sensazione di essere davvero vivi, concentrati e impegnati, che si prova invece quando si gioca? Dove stanno il senso di forza, di tensione eroica verso un obiettivo, di comunità?C'è qualcosa che non va nella realtà. Contrariamente agli ambienti virtuali progettati con cura, il mondo reale non ci motiva con altrettanta efficacia, non offre vere sfide, non è stato ideato per massimizzare il nostro potenziale o per renderci felici.Che cosa succederebbe se usassimo tutto quello che sappiamo sulla progettazione di giochi per sistemare quello che non va nella realtà? Se cominciassimo a vivere le nostre vite reali da giocatori, conducessimo le nostre attività economiche e le nostre comunità come progettisti di giochi e pensassimo alla risoluzione dei problemi reali come teorici dei videogame?Proposta sconcertante, forse, ma anche molto stimolante: l'autrice, tra i maggiori esperti mondiali di game design, argomenta e discute a fondo questa idea, fornendo al contempo una brillante introduzione allo studio teorico dei giochi: come funzionano, perché ci attirano così tanto e che cosa possono fare per noi nelle nostre vite reali.

Troppa scelta
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Lugli, Gianpiero

Troppa scelta

Apogeo_University, 25/07/2013

Abstract: Scaffali colmi di prodotti, innumerevoli modelli di automobili, un'offerta televisiva vastissima e, su Internet, musica, viaggi, film, giochi, servizi di ogni genere: tutto questo ci pone di fronte alla difficoltà di gestire l'eccesso di scelta (choice overload) quando dobbiamo decidere che cosa acquistare. La nostra mente cognitiva non riesce infatti a valutare le diverse alternative di acquisto, quando diventano troppo numerose. L'esperienza di acquisto diventa dunque sempre meno gratificante perché l'espansione della scelta provoca confusione, incertezza e ansia: al timore di sbagliare dovuto alla crescita della nostra responsabilità, si accompagna il rammarico che proviamo dopo l'acquisto, quando non siamo certi di aver fatto la scelta corretta.Il testo analizza le implicazioni economiche, psicologiche e relazionali dell'eccesso di varietà e presenta, inoltre, alcune soluzioni per facilitare il processo di acquisto. Respingendo l'orientamento dominante che intende risolvere il problema dell'eccesso di scelta con la razionalizzazione dell'assortimento e la riduzione delle alternative di acquisto, l'autore propone di attuare soluzioni tecnologiche e manageriali che intervengono sulla rappresentazione della scelta trasformando così il ruolo dei distributori in "architetti della scelta".

Tempo perso
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Arpaia, Bruno

Tempo perso

Guanda, 04/12/2014

Abstract: È lunga la storia che il vecchio Laureano Mahojo ha da raccontare, e a chi desidera da lui un semplice resoconto degli ultimi giorni di Walter Benjamin, l'ottantenne spagnolo che ne è stato testimone oppone il fiume impetuoso dei suoi ricordi: dagli scioperi dei minatori delle Asturie, al tentativo di rivolta operaia che animò Gijón e Oviedo due anni prima della Guerra civile spagnola, fino al fatidico incontro con il filosofo tedesco nel '40. Con la voce potente ed emozionante del vecchio rivoluzionario, Bruno Arpaia presenta l'antefatto necessario all'Angelo della storia e rievoca il destino di uomini e donne che hanno condiviso drammi e ideali di una pagina cruciale della storia europea novecentesca.

Meglio zitella che mal maritata. Le donne nei proverbi di tutto il mondo
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Schipper, Mineke - Berna, Laura

Meglio zitella che mal maritata. Le donne nei proverbi di tutto il mondo

Ponte alle Grazie, 04/12/2014

Abstract: Struggenti, maligni, teneri, cinici: i "proverbi sulle donne" raccolti in questo volume possono essere definiti in molti modi, anche opposti tra loro, ma in nessun caso se ne esaurirà il senso, cioè la capacità di parlarci. Perché è proprio questo che fanno, arrivano dal fondo dei secoli e ci parlano. A volte solo per constatare quanto i rapporti fra uomo e donna siano cambiati, a volte invece per farci capire quanto siano rimasti immutati. Mineke Schipper, autrice e studiosa di fama internazionale, li ha raccolti nel corso di una vita in giro per il mondo, ed è stata la prima a stupirsi davanti alle somiglianze di proverbi provenienti da luoghi lontanissimi e non comunicanti tra loro. La ripetizione di certe immagini e di certi concetti scalfisce l'abitudine consolidata a considerare le altre culture come differenti da noi, ma soprattutto, in un'epoca di politicamente corretto, ci mostra la vivacità, l'assoluta disinvoltura, la capacità di andare direttamente al cuore delle cose del sapere popolare di tutte le latitudini. In fondo, "tutto il mondo è paese", no?

Senza parole
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St. Aubyn, Edward - Briasco, Luca

Senza parole

Neri Pozza, 04/12/2014

Abstract: Sono i giorni dell'Elysian Prize a Londra, e l'intera società letteraria del Commonwealth è in fermento. Benché sia confinato al mucchio di ceneri imperiali di un'istituzione cara forse soltanto alla Regina, il Premio è uno dei riconoscimenti più ambiti negli illustri salotti letterari londinesi, in quelli altrettanto nobili di Edimburgo, e tra i notabili di Nuova Delhi.Sponsorizzato dalla Elysian, un'industria agricola che annovera tra i suoi prodotti alcuni degli erbicidi e dei pesticidi piú devastanti sulla faccia della terra, il Premio ha nel suo consiglio d'amministrazione Sir David Hampshire, ex segretario generale del Ministero degli esteri durante la Guerra Fredda, un vecchio mandarino che, da buon relitto di quell'epoca gloriosa, ha fatto man bassa delle cariche riservate alla gente del suo rango. Incaricato di selezionare la giuria, Hampshire ha chiamato a presiederla Malcolm Craig, parlamentare d'opposizione con una fugace esposizione al pallido sole caledoniano nelle vesti di sottosegretario di Stato per la Scozia, vesti di cui si è dovuto spogliare in gran fretta dopo un maldestro discorso sull'indipendenza della Scozia contrario alla linea del suo partito. Nell'ingrato compito di scegliere i romanzi in concorso, Craig deve vedersela con una giuria composta da Jo Cross, star del giornalismo la cui passione è stabilire la "rilevanza" delle opere presso i suoi lettori; da Vanessa Shaw, accademica di Oxbridge cui interessa soltanto la "qualità della scrittura"; da Penny Feathers, vecchia amichetta di Hampshire al ministero degli Esteri, "un'autrice di chiara fama" di cui si ignorano le pubblicazioni; e da Tobias Benedict, figlioccio di Hampshire, "lettore fanatico fin da quando era bambino", che, non palesandosi quasi mai alle riunioni, spedisce lunghi biglietti di scuse in cui afferma di essere presente "in spirito, anche se non in carne e ossa".Tra gli autori meritevoli dell'attenzione della giuria figurano Sam Black, giovane scrittore di un'opera carica di impeccabile dolore e di riconoscibile matrice autobiografica; Katherine Burns, avvenente autrice che ha infranto il cuore di Black e che, come una salonniere dei bei tempi andati, passa da una relazione all'altra con uomini di almeno vent'anni piú di lei; Hugh Macdonald, con il suo brutale resoconto della vita in un quartiere popolare di Glasgow dove batte il cuore oscuro del Welfare State; Sonny, seicentocinquantatreesimo maharajah di Badanpur, autore del magnum opus L'elefante di Mulberry, accompagnato dalla Zietta, autrice a sua volta di Ricette di Palazzo, pubblicato da una casa editrice indiana con un solo altro titolo in catalogo; e numerosi altri. L'Elysian Prize, però, riserva sempre, come ben sanno negli illustri salotti letterari londinesi, graziose e imprevedibili sorprese.Opera in cui l'autore dei Melrose conferma il suo straordinario talento, Senza parole è una delle più divertenti incursioni che sia dato leggere nel "deserto del Reale" che caratterizza la società letteraria odierna.Il nuovo romanzo dell'autore dei Melrose"Un'opera intelligente ed estremamente divertente".The Times"Un grande numero di personaggi descritti con forza... una trama brillante... e, alla fine, un tocco di ottimismo. Leggete questo libro se siete in un brutto momento: vi curerà". Sunday Express"Quando viviseziona la società Edward St. Aubyn è grandioso".Michael ChabonLa stampa italiana sui Melrose:"Una scrittura perfetta e impassibile, che entra come un oggetto esterno nell'animo umano, come una sonda o un sottomarino negli abissi".Caterina Bonvicini, il Fatto Quotidiano"Edward St Aubyn è l'autore di uno dei libri piú letterari e piú crudi destinati ad apparire nelle librerie italiane".Livia Manera, Corriere della Sera