Trovati 858951 documenti.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Raskol'nikov è un giovane che è stato espulso dall'università e che uccide una vecchia usuraia per un'idea, per affermare la propria libertà e per dimostrare di essere superiore agli uomini comuni e alla loro morale. Una volta compiuto l'omicidio, però, scopre di essere governato non dalla logica, ma dal caso, dalla malattia, dall'irrazionale che affiora nei sogni e negli impulsi autodistruttivi. Si lancia cosí in allucinati vagabondaggi, percorrendo una Pietroburgo afosa e opprimente, una città-incubo popolata da reietti, da carnefici e vittime con cui è costretto a scontrarsi e a dialogare, alla disperata ricerca di una via d'uscita.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Scritto tra la fine del 1829 e la prima metà del 1830, Il rosso e il nero è il secondo romanzo di Stendhal. L'autore ne corregge le bozze durante le giornate della Rivoluzione di luglio, che liquida la Restaurazione e inaugura la monarchia borghese di Luigi Filippo. Di questo passaggio cruciale Stendhal restituisce con fedeltà lo spirito, muovendo dalla realtà della provincia per approdare a Parigi, dove da sempre si annodano e si sciolgono i destini politici della Francia. Qui Julien Sorel, giovane avventuroso, romantico e calcolatore, sfida se stesso e la società che vorrebbe conquistare: i suoi amori travolgenti e la sua arida sete di dominio, che di volta in volta gli consentono di affermarsi pur portandolo alla distruzione, sono i segni distintivi di una letteratura che sa misurarsi con le piú profonde contraddizioni dell'animo umano. Completano il volume una nota introduttiva di Emilio Faccioli e la cronologia della vita e delle opere.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: "Il personaggio principale di Zio Vanja (1896) non è Zio Vanja, ma il Professore. La fittizia rispettabilità, la goffaggine, l'abito e il cerimoniale a sprosito dànno a Serebrjakòv un carattere di sussiegoso pagliaccio. Il suo primo ingresso si può considerare un'autentica "entrée" clownesca. Ai nostri occhi egli appare contiguo talvolta ad uno dei Fratellini, talvolta ai grassoni maligni delle comiche chapliniane. Il giuoco col plaid, l'attrezzería di medicali boccette, i pomposi sermoni, il "si faccia fare una nuova fotografia", con cui Maria Vasílievna prende da lui congedo: molti elementi concorrono a porre in risalto la ridicolezza da circo di questa "tinca sapiente", di questo trombone, che immagino enorme testa asinina, adornata dal fiotto di una cappelliera rigogliosa e rossiccia" Dall'Introduzione di Angelo Maria Ripellino
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: "Il Gabbiano è anche un'allegoria spietata di quel male inevitabile, di quel fumoso ed ubriaco fuoco di rèsina, che è l'invaghimento di un quarantenne per una fanciulla, e, viceversa, l'estatica infatuazione di una fanciulla per un quarantenne. Trigòrin cerca evasioni e rifiorimento nell'amore di Nina che incarna la giovinezza, e la giovinezza Nina rifugge il giovane Trepliòv innamorato, per fuggir con Trigòrin, al quale l'Arkàdina, come lui quarantenne, nella paura di perderlo, si aggrappa disperatamente, assalendolo con un mare mellifluo di tenerezze, di scaltri vezzeggiativi". (Dalla Nota introduttiva di A. M. Ripellino)
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Nella critica del costume borghese Goldoni scrive negli anni '60 le sue commedie più mature e audaci. I rusteghi aprono la serie: Goldoni entra in netta polemica con il conservatorismo ormai rozzo della classe cui appartiene e in cui ha per molto tempo ciecamente creduto. Il mercante lucido e avveduto, che per lunghi anni, nei panni di Pantalone, aveva impersonato il prototipo di un individuo socialmente responsabile, consapevole dell'interesse proprio e altrui, aperto e illuminato, si è ormai svilito a una caricatura di se stesso. Chiuso nella propria casa, gelosamente attaccato al proprio meschino tornaconto, si rifiuta di concedere a chi gli è sottomesso (le donne e i figli) qualunque autonomia di comportamento. Canciano, Lunardo, Simon e Maurizio, il quartetto dei reazionari-misantropi, accaniti lodatori del tempo trascorso (che agli occhi del Goldoni non ha più nessuna ragion d'essere rivissuto) cedono, in fine di commedia, sotto le pressioni delle mogli e dei giovani, a un nuovo modo di concepire la vita: ma è chiaro che il loro consenso è un puro esito teatrale, non convince neppure Goldoni.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Il 1750 è l'anno in cui Carlo Goldoni, in risposta alle accuse - e alle invidie - dei commediografi suoi contemporanei, si impegna a comporre ben 16 commedie nuove. E tra esse - parto di questo incredibile tour de force, di cui possiamo ricordare Il teatro comico, La Pamela, I pettegolezzi delle donne - esce La bottega del caffè. Commedia famosa, resa celebre da innumerevoli messe in scena, traduzioni e riduzioni, e commedia "d'ambiente". Di essa lo stesso Goldoni ebbe a sottolineare: "...non presento una vicenda, una passione, un carattere; ma una bottega di caffè, ove avvengono in una volta varie azioni, e dove concorrono parecchi per diversi interessi, onde se ho avuto la fortuna di stabilire un rapporto essenziale fra questi oggetti differenti, rendendo gli uni agli altri necessari, credo certamente di avere appieno adempiuto al mio dovere, superando appunto per questa ragione maggiori difficoltà".
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: I due gemelli veneziani è un'altra commedia sul doppio: lo è anzi in maniera canonica, giacché Goldoni è alle prese, sulle orme di una tradizione secolare, con due creature assolutamente identiche (due gemelli, appunto) che tenderebbero a fondersi in una sola, se non li distinguesse una radicale diversità di carattere. Ed è ancora una volta una commedia del doppio per quanto riguarda i modelli, perché anche qui commedia dell'arte e commedia romanzesca insidiano la pagina e ipotecano l'originalità di Goldoni.Tra il ricatto del teatro d'avventura e le facili seduzioni dei vecchi canovacci, l'incerto Goldoni pisano sembrerebbe insomma non trovare spazio per un discorso teatrale nuovo, affrancato da convenzioni e stereotipi. Eppure proprio dai I due gemelli s'avvia il suo affrancamento, a partire di qui Goldoni esce dalla crisi (e decide tra l'altro di tornare al teatro): attraverso la creazione di un personaggio, Tonino, in cui sembra volersi riconoscere, nella cui identità desidera ritrovare la propria identità.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: La famiglia dell'antiquario (Venezia, teatro Sant'Angelo, Carnevale 1750) è la prima commedia di Goldoni a trasmetterci il senso di una crisi imminente: una crisi delle strutture sociali e dei relativi modi di comportamento. E' una commedia attraversata da una serie di contrasti che, invece di comporsi in lieto fine, restano aperti, irrisolti. Da un lato, una nobiltà che ha già abdicato, che riconosce alla borghesia il primato e il diritto al governo (della famiglia, e, presto, della società); dall'altro, una borghesia che esita a prendere saldamente in pugno la situazione, perché non ancora perfettamente consapevole di sé.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Scritta nel 1751 e portata in scena per la prima volta nel 1753 al teatro Sant'Angelo di Venezia, La locandiera è ancora oggi la commedia goldoniana piú amata e rappresentata nel mondo. Lucido ritratto di una realtà sociale in crisi, con questo testo Goldoni ci regala un personaggio che, in netto contrasto con il passato, domina la scena utilizzando non solo le arti della seduzione femminile, ma soprattutto astuzia, intelligenza, ragione. L'edizione è completata da una ricca introduzione, un'appendice su alcune delle piú significative proposte sceniche del Novecento italiano, una nota biografica e una bibliografia essenziale.
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Einaudi, 16/06/2015
Abstract: L'identità ebraica, in tutte le sue innumerevoli accezioni, è estroversa. In fondo ama parlare di sé. Parlarne, scriverne, è anche un modo - forse l'unico - per esorcizzarla. Scendere a patti con questa appartenenza non è facile. È invadente ma sottile, capace di improvvisi colpi di scena. Soprattutto non è una soltanto, malgrado una comunanza quasi eterna di destini: persino le tavole della Legge furono tante. Qualcosa ci manca, da allora. Resta da colmare, attendere, disperare: le tavole spezzate. La promessa mancata. Il riscatto ancora da venire. Per questo, forse, l'identità ebraica ha bisogno di parlare di sé. Guardarsi allo specchio - da Adamo ai profeti, da Arthur Miller a Philip Roth, a Saba e altri ancora - è il modo per scendere a patti con quella cosa scomoda e dolorosa che è l'essere ebrei. Guardarsi allo specchio, se non altro in quello specchio particolare che è la pagina ancora da scrivere, è una prova tutt'altro che superficiale. Piuttosto, interiore: va irrimediabilmente al cuore della faccenda, cioè dell'immagine. È, anzi, un'esperienza quasi scabrosa. Lo specchio svela, trasfigura, immancabilmente scalza l'immagine mentale che a priori pensavamo di trovare: l'una mai corrisponde all'altra. Chiama sempre la domanda: quanto c'è davvero di noi in quel simulacro d'io che leggiamo sopra, dentro lo specchio? Siamo noi? E se sì, siamo proprio così? Insomma, la presenza del sé resta un enigma. Il principio d'individuazione non è affatto una legge, piuttosto un rovello. Che cosa veramente, e come, ci distingue dagli altri? Che cosa identifica quella cosa che siamo noi? La domanda non è ovviamente solo letteraria, ma sulla pagina, prima bianca e poi nera, si snocciola.
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Einaudi, 16/06/2015
Abstract: I due testi di cui si compone questo volume sono tra le opere più rilevanti di Wittgenstein. Wittgenstein dettò il Libro blu ai suoi alunni a Cambridge, nel corso del 1933-1934, e ne fece ciclostilare delle copie. Dettò il Libro marrone ai suoi discepoli nel 1934-1935. Ne fece dattiloscrivere tre copie, che mostrò solo ad amici e discepoli. Se Wittgenstein avesse dato un nome a ciò che aveva dettato, lo avrebbe probabilmente chiamato Osservazioni filosofiche. Ma la prima parte aveva una copertina blu; la seconda, una copertina marrone; di qui i nomi di Blue Book e Brown Book. Questa edizione (che presenta, oltre al testo inglese dei quadreni, integrazioni e appunti della versione tedesca) consente di seguire l'attività di Wittgenstein docente e di avvicinarsi al suo pensiero in maniera più diretta. Delle Ricerche filosofiche questi due testi sono al contempo la premessa e l'abbozzo iniziale, e facilitano una più ricca percezione del "sistema" del secondo Wittgenstein.
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La scienza espresso. Note brevi, semibrevi e minime per una biblioteca scientifica universale
Einaudi, 16/06/2015
Abstract: Matematico di calibro internazionale e intelligente divulgatore scientifico, Piergiorgio Odifreddi con l'impertinenza e il rigore che caratterizza il suo sguardo trasversale sul mondo raccoglie in questo volume cento recensioni, apparse per lo piú su "L'Espresso". Non solo libri scientifici, ma anche biografie o romanzi vengono dissezionati dalla penna tagliente di Odifreddi, che, con un talentuoso esercizio di sintesi, riesce a offrirci un giudizio sempre folgorante sul significato di un libro, sulla sua nota dominante e sui suoi inestricabili intrecci con la situazione sociale e politica del nostro paese.
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Einaudi, 16/06/2015
Abstract: Un bilancio letterario, ma anche politico-morale, del Novecento italiano vieta la neutralità. E infatti Cesare Segre, in questo libro, segue con reattiva attenzione critica conquiste e sconfitte dell'attività letteraria; i raggiungimenti come l'attuale, progressivo, declino. Il suo giudizio viene portato, in un ampio, esauriente capitolo iniziale (forse il piú efficace sinora proposto), sulle trasformazioni del panorama letterario del secolo scorso, e poi concentrato su una lunga serie di autori (anche delle ultime leve), con limpide monografie che completano i suoi precedenti contributi. E avverte con amarezza la scarsa continuità dell'onda di rinnovamento prodotta dalla caduta della dittatura, il crescente vuoto morale, pubblico e privato, che promuove ora il degrado della democrazia. Il giudizio di Segre fa riferimento, anche nei saggi piú letterari, a valutazioni di etica sociale che l'autore considera ormai imprescindibili. È significativo che un capitolo centrale del libro discuta i rapporti fra etica e letteratura, capovolgendo l'assioma crociano dell'autonomia dell'arte, e auspicando un nuovo impegno degli scrittori, anche come difesa dei valori culturali che essi esprimono, o credono di esprimere, e che sono sempre piú vilipesi. Se poi è vero che la Shoah ha segnato il punto piú basso nel diagramma dei valori etici operanti nella storia degli uomini, additando un bivio non evitabile, si capisce perché il libro dedichi nella seconda parte tante analisi agli scrittori, anche stranieri, della Shoah, e chiuda con un capitolo di partecipe riflessione sulla letteratura dei Lager.
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Lo specchio degli dei. La mitologia classica nell'arte rinascimentale
Einaudi, 09/06/2015
Abstract: Alla fine del XV secolo, i resti delle antiche divinità ingombravano il paesaggio dell'Italia e dell'Europa occidentale. Il cristianesimo aveva cancellato le religioni dell'antica Grecia e di Roma e la maggior parte degli europei riteneva che la distruzione dell'arte classica fosse espressione del giudizio di Dio sul mondo pagano. Eppure, nel corso dei tre secoli successivi, dèi e divinità della mitologia riemersero nel bel mezzo dell'Europa cristiana in capolavori quali La nascita di Venere di Botticelli o il Parnaso di Raffaello. Nello Specchio degli dèi, Malcolm Bull ricostruisce nella sua interezza la rinascita degli antichi miti. Ogni capitolo del saggio è dedicato a una diversa divinità (Diana, Apollo, Ercole, Venere, Bacco, Giove), non limitandosi alla pittura e alla scultura, ma ridando vita all'intero mondo vissuto e progettato dall'uomo rinascimentale, nel quale i personaggi della mitologia potevano comparire su carri allegorici, nei banchetti o perfino sotto forma di pupazzi di neve e fuochi d'artificio. I ricchi e potenti principi d'Europa potevano identificarsi con le divinità pagane e il mito poteva divenire un docile strumento in mano all'artista per raccontare la storia del suo tempo. Un fenomeno che dal XV secolo giunge all'età barocca, quando le scandalose storie degli dèi della letteratura classica vennero reinventate da artisti quali Leonardo, Raffaello, Botticelli, Tiziano, Poussin, Rubens e Rembrandt per dar vita a opere bellissime e sovversive.
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Einaudi, 16/06/2015
Abstract: "Per chi legge con l'intento di fuggire dalla banalità della vita quotidiana, i libri di Chitra Divakaruni sono una boccata di ossigeno. Il modo in cui raccontano l'India fa scomparire il resto del mondo". "Chicago Tribune" *** Orfana di entrambi i genitori, Korobi è stata cresciuta dai nonni come si conviene a una ragazza indiana di buona famiglia. Seria e rispettosa, porta però nel nome - "oleandro" in bengalese - la forza ostinata delle piante che sua madre tanto amava. È proprio questa tenacia a sostenerla quando, travolta da una rivelazione scioccante, a un passo dal matrimonio decide di partire per gli Stati Uniti nella speranza di far luce sulle proprie origini. A sua disposizione ha un mese di tempo e l'aiuto di Desai, un investigatore privato con base a New York. Poi dovrà rientrare in India e sposarsi. Ben presto, però, messo alla prova da una combinazione esplosiva di pressioni e fraintendimenti, il rapporto con il fidanzato Rajat comincia a vacillare. Parallelamente cresce la complicità con Vic, lo scanzonato nipote e assistente di Desai, che la accompagna e sostiene nelle delicate fasi della ricerca. Alla fine di un viaggio pieno di insidie e verità scomode, Korobi, piú matura e consapevole dei propri desideri, imboccherà la sua strada senza lasciarsi tentare dall'alternativa piú semplice. La ragazza oleandro è un romanzo di formazione ben calato nella realtà odierna di due paesi estremamente distanti, e non solo dal punto di vista geografico: l'India e gli Stati Uniti. Accanto a temi intimi come l'amore e il tradimento, la storia affronta tragedie collettive quali i sanguinosi scontri tra indú e musulmani successivi alla Spartizione e l'attentato alle torri gemelle, il cui strascico di pregiudizi e odio si ripercuote rovinosamente sulla vita dei singoli.
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Einaudi, 16/06/2015
Abstract: "Se la letteratura fosse come la boxe, Murakami avrebbe il dono più prezioso: la capacità di sferrare un colpo da ko quando l'avversario meno se lo aspetta". "Corriere della Sera" "Murakami Haruki ha la freschezza di chi narra il mondo ricominciando da capo e permettendosi infinite variazioni: non è uno scrittore, ma una serie di scrittori racchiusi in uno". "la Repubblica" *** Una mattina Gregor Samsa si sveglia in un letto e scopre con orrore di essersi trasformato in un essere umano. Non ricorda nulla della sua vita precedente. Che fine ha fatto lo spesso carapace che lo proteggeva? E perché adesso è ricoperto da questa sottile, delicata pelle rosa? Chi, o cosa, era prima di quel risveglio? Insomma, adesso Samsa dovrà adattarsi alla nuova e "mostruosa" condizione di uomo. Quando però alla sua porta bussa una ragazza il cui fisico è deformato da un'enorme gobba, Samsa dovrà fare i conti con qualcos'altro di sconosciuto: il desiderio e l'erotismo visto con gli occhi nuovi di chi sa andare oltre le apparenze. Habara, il protagonista di Shahrazad, è un uomo solo, confinato in una casa nella quale gli è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film... e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazad. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero. Ecco, è proprio questo che vive il lettore di Murakami: la sensazione di inoltrarsi in un altro universo, di essere "come una lavagna pulita con uno straccio umido, libero da preoccupazioni e brutti ricordi". Almeno fino alla storia successiva. Nove anni dopo I salici ciechi e la donna addormentata, Murakami Haruki regala ai suoi lettori una nuova raccolta di racconti, sette distillati della sua arte e dei suoi temi: il fantastico che irrompe nel quotidiano, la nostalgia per ciò che non è stato, ma soprattutto la ricerca della felicità tra uomini e donne.
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: "Storie straordinarie, bellissime, indimenticabili. Al pari di Kafka, Poe e Salman Rushdie, Adrian sa bene che il modo migliore per dar vita al meraviglioso è scriverne realisticamente". "The Boston Globe" *** Nei nove racconti di questa raccolta, scritti fra il 1997 e il 2007, il naturale si mescola con spontaneità al soprannaturale, l'umano al demonico. La fisicità è prepotente in ogni storia e le malattie del corpo si affiancano a quelle dello spirito - lutti, abbandoni, solitudini - a disegnare una geografia del dolore, spesso infantile, dentro al quale il trascendente s'innesta con esiti sorprendenti. Chi si aspettasse di ritrovare nell'angelo che dà il titolo alla raccolta l'immacolato emissario divino dell'iconografia classica resterebbe deluso. L'essere alato in questione si abbiglia in modo astruso, non disdegna l'occasionale dose di stupefacenti, ed è tanto restio o inabile ad aiutare il medico tossicomane di cui è custode, quanto questi lo è ad alleviare il male terminale che affligge suo padre. Allo stesso modo, è inutile cercare nelle piccole creature tormentate dei racconti il malatino fragile ed emaciato dell'immaginario comune. I bambini di Adrian sono intelligentissimi, "troppo per il loro stesso bene", disincantati, capaci di adoperare armi affilate. Quella del sarcasmo, fra le altre: la minuscola Cindy, affetta da Sindrome dell'intestino corto, ne fa largo uso con medici e pazienti dell'ospedale, ma risparmia le educatrici perché maltrattare loro "è come prendere a calci un cagnolino". Carl, il bambino scambiato, conosce le leve del senso di colpa. E c'è chi le lame le sceglie davvero. Il potere visionario della polarità terreno- ultraterreno raggiunge il suo apice nei tre racconti che riverberano l'11 settembre. L'impatto di quell'evento sull'inconsapevole e plasmabile materia infantile deflagra in un'altra realtà, ma impartisce nel contempo un'indimenticabile lezione su questa. Difficile non leggere in filigrana il dato biografico. L'esperienza di Adrian, oncologo pediatrico e teologo, oltre che scrittore, si riversa evidentemente in questi racconti, come in tutta la sua opera, con potenza e capacità evocativa, ma senza alcun dogmatismo. L'anima di una donna in coma, dopotutto, non è che "la parte di lei che non coincideva con quel corpo malato".
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Einaudi, 09/06/2015
Abstract: "Non è facile stabilire per quanto tempo una passione possa covare". Cristian è intraprendente e deciso, "uno di quegli uomini che, a certe donne particolarmente intuitive, fanno l'effetto di parlare anche quando tacciono". Maddalena è altrettanto tenace, e ha dalla sua la forza di saper immaginare - e insieme difendere - il proprio futuro. Sarebbero perfetti l'uno per l'altra, se il loro destino comune non avesse il nome di Domenico. Il sentimento che lega Domenico a Cristian "da un punto di vista della linea parentale genetica non ha nessun valore, ma da quello della linea parentale affettiva è quanto basta per dare senso a una vita intera". Anche se hanno cognomi diversi, infatti, i due ragazzi crescono come fratelli. E quando - passati i furori dell'adolescenza - Nuoro si organizza per apparecchiare la festa di fidanzamento di Domenico e Maddalena (nel frattempo rimasta incinta), diventa chiaro a tutti che per Cristian non c'è piú spazio. Se non fosse che lui è un Chironi, appartiene cioè a una famiglia "sempre caduta in piedi, perché il suo destino è di sembrare lí lí per precipitare, ma poi questo non accade mai". Tanto che quando si mette in mezzo Mimmíu - padre di Domenico, zio adottivo di Cristian - diventa evidente che la stirpe dei Chironi è troppo ingombrante per poter essere tollerata. Del resto "non si conosce veramente qualcuno finché non lo si può paragonare a se stessi"... Dopo Stirpe e Nel tempo di mezzo, un romanzo - attesissimo - colmo di passioni sopite, di tradimenti, colpi di scena e riconciliazioni. Una storia che si scioglie, infine, in un duello epico, dove nella vicinanza e nell'assenza si gioca la partita della vita. Gli anni Ottanta della speculazione edilizia in Sardegna, mescolati alle canzoni di Gazebo e al Conte di Montecristo, fanno da sfondo a una vicenda in cui il cuore dell'intera umanità sembra essere piú che mai esposto agli occhi del lettore. Un esercizio crudele eppure necessario, per sentire addosso quella luce perfetta che ammanta i nostri ricordi. Con la speranza di riconquistare la propria identità e i propri desideri, fino a comprendere che sognare è "immaginare se stessi esattamente nel posto in cui ci si trova".
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Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
Rizzoli, 09/06/2015
Abstract: Berlino, anni Settanta. Christiane F. ha un padre violento e una madre spesso fuori casa. Inizia a fumare hascisc a dodici anni, a prendere Lsd, efedrina e mandrax. A tredici passa all'eroina, a quattordici si prostituisce. E' l'inizio di una discesa nel gorgo della droga da cui risalirà faticosamente dopo due anni. Un libro duro, cattivo, amaro. Il racconto, vero, di un'adolescenza vissuta ai margini di un'intera società. Christiane F. è tornata a scrivere la sua storia nel libro autobiografico Christiane F. La mia seconda vita (2014) edito da Rizzoli.
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Rizzoli, 09/06/2015
Abstract: Mangia troppo, beve troppo, fuma troppo, ha una madre troppo invadente e incontra solo amanti egoisti o sgangherati. Bridget Jones è una donna appassionata ed è l'incarnazione di tutte le single del mondo: perennemente in guerra contro la cellulite, tra lavori frustranti e principi azzurri inaffidabili. Pronta a difendere il diritto di ogni donna di essere "quasi" perfetta, è il ritratto di una moderna trentenne in carriera, da imparare a conoscere attraverso il diario di un anno della sua vita, dove vengono raccontati, con humor e ironia, i problemi, le speranze, le delusioni comuni a ogni donna. Un romanzo che, uscito nel 1996, è diventato subito un fenomeno di culto e, oggi, a quasi trent'anni dalla sua pubblicazione, si è guadagnato un posto tra i classici della letteratura femminile con il prototipo della single incarnata da Renée Zellweger nell'omonimo film.