Incontri letterari
Moltrasio, 26 maggio 2023
Dialoga con l'autore il bibliotecario Giorgio Castiglioni
Castiglioni: Abbiamo con noi Fabio Caironi che ci presenterà il suo libro Un cowboy in riva al Lario [1] che ricostruisce gli spettacoli di William Fredrick Cody, meglio conosciuto come Buffalo Bill, a Como il 29 aprile 1906. Il nome di Buffalo Bill è famoso e storia e leggenda si mescolano. Nella storia di Como troviamo altri spettacoli eccentrici. Uno di questi è quello di Giuseppe Leoni, “l'uomo incombustibile”, nativo di Parè, che fingeva di essere intoccato dal fuoco, dai ferri roventi, dal piombo fuso. E' un personaggio certamente fuori dall'ordinario. Aveva fatto spettacoli anche in Belgio e in Olanda [2]. Il suo momento di maggiore successo è il tour italiano che aveva toccato grandi città come Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli. Aveva fatto tappa anche a Como, donando il ricavato del primo spettacolo ai poveri della parrocchia sul cui territorio si era esibito e a quelli di Parè, il suo paese [3]. L'uomo incombustibile aveva destinato i proventi a questa buona causa e Fabio ha destinato i proventi di questo libro all'Associazione italiana sindrome di Ehlers-Danlos (Aised). Prima di parlare di Buffalo Bill chiederei quindi a Fabio di parlarci di questo.
Caironi: La sindrome di Ehlers-Danlos è una delle tantissime malattie genetiche rare. Purtroppo è una malattia al momento incurabile, ma la ricerca fa fare dei passi in avanti per capire i meccanismi che la regolano e, nei limiti del possibile, per prevenirla e combatterla. Non toccherà a chi ne è affatto adesso, ma potrebbe cambiare le cose per il futuro. Per intenderci, faccio un esempio che potreste aver presente. Avete mai visto la trasmissione del Guinness dei primati con quelle persone che tirano la pelle del collo fin sopra agli occhi? Quelli sono i casi estremi di sindrome di Ehlers-Danlos. Questa estrema elasticità della pelle è l'effetto più visibile. La malattia può colpire anche le ossa, le articolazioni e, nella forma più grave, quella vascolare, può provocare la rottura delle arterie. Si può morire da un momento all'altro. Chi ha la forma vascolare non ha una speranza di vita molto elevata. E' una malattia invalidante che segna molto la vita quotidiana di chi ne è affetto. Ho cercato di dare questo contributo con questa associazione che ha sede a Milano e si occupa di pazienti di tutta Italia. Ogni tanto capita che ne parli Telethon, ma è normale che non ne parlino tutti gli anni: ci sono tantissime malattie rare e ciascuna è degna di essere presentata. Non si hanno numeri certi, ma la stima è che colpisca una persona ogni ventimila (e probabilmente sono anche di più) e quindi non è neppure così rara. Io cerco di farla conoscere il più possibile attraverso incontri come questo, anche perché può capitare che qualcuno ne parli a un medico che può interessarsene. La diagnosi cambia davvero la vita al paziente: viene seguito e preso in carico, gli vengono fatti fare gli esami che servono per tenerla sotto controllo e si evita che gli venga detto che è matto e che si inventa le cose. Talvolta quando non si capiscono le cose la soluzione è quella. E' una condizione con cui si nasce ed è ereditaria: c'è un 50% di possibilità di trasmetterla ai figli.
Castiglioni: Fa un certo contrasto passare da un argomento serio a un personaggio istrionico e con una certa dose di cialtroneria come Buffalo Bill.
Caironi: Rendiamo positivo anche un personaggio che aveva tante sfaccettature che non lo erano. Un personaggio un po' controverso.
Castiglioni: Buffalo Bill è un nome famosissimo. Però, anche se più o meno tutti sanno che è legato al West, magari non si sa molto di più. Quindi ti chiederei di presentarcelo.
Caironi: Il libro è strutturato in quattro sezioni. La prima sezione è la ricostruzione dell'evento comasco, non solo la singola giornata dello spettacolo, ma anche come ci si arriva. L'avvicinamento parte almeno sei mesi prima, quando si comincia a far sapere che ad aprile arriverà Buffalo Bill e parte la pubblicità. Era qualcosa di assolutamente fuori dal comune per gli standard dell'epoca. Si era visto solo una volta a Como un simile battage pubblicitario: con l'Esposizione voltiana. E' l'unico evento paragonabile. Quella di Buffalo Bill è un'impresa di taglio americano, impensabile allora per un impresario italiano. Nella seconda sezione spiego chi era Buffalo Bill, molto sinteticamente: su di lui si potrebbero costruire intere biblioteche. E' stato raccontato di tutto. Nella terza sezione ricostruisco come si situa Buffalo Bill nel contesto della sua epoca e come è stato interpretato dopo. Nella quarta sezione racconto in maniera sintetica, ma spero abbastanza efficace, i due viaggi italiani, nel 1890 la prima e nel 1906 la seconda, che è quella in cui arriva anche a Como.
Partiamo dall'anno di nascita per inquadrare il periodo in cui dci muoviamo. Nasce nel 1846. Quindi quando lui è adolescente scoppia la Guerra di secessione. Siamo dunque in un periodo molto travagliato della storia americana, ma anche in un periodo di grandi sogni. Sono ancora gli anni della conquista del West, gli anni della Frontiera, del lento avanzare dalla costa atlantica alla costa pacifica. Buffalo Bill restò orfano di padre molto giovane e quindi deve crescere ancora più in fretta di quanto già succedeva all'epoca, quando a tredici anni si era già uomini. Inizia a fare una serie di lavori. Il primo lavoro che gli dà una certa notorietà è quello del pony express, ovvero il collegamento veloce da una stazione di posta all'altra andando a cavallo. Era un lavoro pericolosissimo, in balia non solo delle intemperie, ma anche degli attacchi di fuorilegge, nativi americani (in determinate aree), animali selvatici. Il lavoro che gli dà la fama è quello di cacciatore al soldo delle compagnie che stanno costruendo le tratte ferroviarie nelle pianure. Quando si era lontani dai rifornimenti delle città c'era un solo modo per avere il cibo per i lavoratori: avere dei cacciatori che abbattessero direttamente sul posto i bisonti che all'epoca erano presenti in una immensa quantità. Lui si segnalò subito come uno dei migliori cacciatori di bisonti. Aveva una mira infallibile, tanto che in breve tempo lui divenne l'unico Buffalo Bill riconosciuto. Il nomignolo “Buffalo” veniva assegnato a chiunque si distingueva come cacciatore di bisonti. Quindi c'erano Buffalo Johnny, Buffalo Freddie, Buffalo Harry e c'erano anche altri Buffalo Bill. Nessuno degli altri Buffalo Bill divenne però così famoso da poter rivaleggiare con lui e quindi è rimasto l'unico Buffalo Bill ricordato dalla storia.
Castiglioni: Ricordiamo, anche se certamente lo sapranno già tutti, che il “buffalo” che dà il soprannome a Cody è appunto il bisonte americano, non il bufalo.
Caironi: Sì, è il bisonte a cui si pensa quando si parla del West. Buffalo Bill diventa poi guida indiana, affiancando l'esercito. E' passato alla storia come colonnello Cody, ma non è mai stato colonnello. Era chiamato così come titolo onorifico e aveva uno stipendio da colonnello, ma non ha mai avuto quel grado. Quando già è un personaggio famoso, viene contattato da impresari che gli propongono di interpretare se stesso a teatro. Per vari anni fa la parte di se stesso a teatro in una serie di pantomime che venivano create ad hoc da alcuni sceneggiatori, romanzieri e drammaturghi. Decide poi di fare un salto di qualità ulteriore sul modello di quel che stava facendo P. T. Barnum, quello del famoso circo Barnum. Barnum aveva deciso di mettere in un recinto abbastanza piccolo un bisonte, quattro cavalli e qualche indiano per fare una piccola rappresentazione del West per chi non l'aveva mai visto e ne aveva solo sentito parlare. Buffalo Bill, visto che la sua esperienza era molto più ampia, decide di fare qualcosa di più esteso e comincia a nascere questo embrione del suo circo (perché in fin dei conti di circo si trattava) e arriva il nome di Buffalo Bill's Wild West Show (Lo spettacolo del selvaggio West di Buffalo Bill). E' questo tipo di intrattenimento che fa entrare Buffalo Bill nella leggenda. Dopo vari anni in cui porta lo spettacolo in giro per l'America c'è la prima tournée in Europa. La prima destinazione, per vicinanza di lingua e di cultura, è il Regno Unito, dove ha un successo incredibile. Addirittura la regina Vittoria assiste allo spettacolo due volte. Dopo la morte del marito erano anni che non andava a nulla che non fosse una cerimonia strettamente ufficiale. Poi gira per l'Europa continentale e nel 1890 c'è la prima tournée in Italia. In seguito sarà ancora nel Regno Unito. Nel 1906 torna in Europa, Italia compresa, con una tournée che dura sei mesi, dalla primavera all'autunno, con un giro che sfiancherebbe anche una rockstar dei nostri giorni. Ecco le date:
“Dal pomeriggio del 14 marzo ebbe ufficialmente inizio la parte italiana del tour. Fino al 16 lo show fu a Genova […]. Il 17 a La Spezia, dal 18 al 20 a Livorno mentre il 21 venne trascorso sui binari per lo spostamento verso la grande tappa romana. […] Nella Città Eterna Cody e compagni si esibirono dal 22 al 28 marzo, poi ci furono Terni il 29, Perugia il 30 e Arezzo il 31. […] Aprile […] debuttò con gli show di Firenze, dall'1 al 3. Il 4 si tenne uno spettacolo singolo (non la consueta doppia rappresentazione) a Pisa, poi ci furono Parma (il 5), Modena (6 e 7), Bologna (l'8), Forlì il 9 (anche in questo caso spettacolo singolo), il 10 Ancona, l'11 Rimini, il 12 Ravenna, il 13 Ferrara e il 14 Padova. A Verona il Wild West Show si fermò due giorni, il 15 e 16 aprile, per poi ripartire per Mantova (17), Cremona (18), Piacenza (19), Pavia (20) e Alessandria (21). Il secondo soggiorno di rilevo fu quello di Torino […] dal 22 al 26 aprile. Il 27 ci fu Asti, il 28 Novara, il 29 Cody arrivò a Como, antipasto del terzo grande appuntamento: quello di Milano […] tra il 30 aprile e il 6 maggio. […] il 7 maggio tappa a Bergamo, l'8 a Brescia, il 9 a Vicenza, il 10 a Treviso e l'11 a Udine. Il 13 maggio Bill arrivò a Trieste e non rimise più piede in Italia.” [4]
Si muoveva con una cinquantina di vagoni, portati da almeno quattro locomotive perché una sola non bastava a portarli tutti. Il convoglio, messo in fila, misurava un chilometro. La stazione di Como la mattina del 29 aprile era tutta occupata da lui: non c'era spazio per nulla altro.
Castiglioni: Visto che hai detto dell'arrivo a Como, parlaci dello spettacolo tenuto in città.
Caironi: Lo spettacolo della seconda parte della carriera di Buffalo Bill, e quindi anche quello di Como, è diverso da quello delle origini. Lo spettacolo delle origini mette in scena in maniera più fedele che negli anni successivi la vita del West. Lo scopo era raccontare alle persone dell'Est degli Stati Uniti cosa succedeva nell'Ovest del paese. Venivano fatte rappresentazioni con i cowboy che prendevano con il lazo i cavalli selvaggi e avevano scontri con i nativi. La scena classica era l'assalto alla diligenza. Se avete visto Ombre rosse, la scena è quella: la diligenza che corre, gli indiani che fanno l'assalto, gli uomini sulla diligenza che sparano, i soldati che arrivano e risolvono la situazione. Lo spettacolo che arriva a Como è molto diverso. Teniamo presente che lo spettacolo era fatto per il pubblico statunitense e poi a cascata per il resto del mondo. Tutti ormai sapevano cos'era successo nel West e quindi serviva qualcosa di nuovo, di più interessante e più stuzzicante per convincere la gente ad andare a vedere lo spettacolo pagando il biglietto che non era a buon mercato (non lo fu neppure per il pubblico comasco). Diventa quindi lo spettacolo di Buffalo Bill e dei migliori cavalieri del mondo, una sorta di antologia dei grandi combattenti a cavallo del mondo. Troviamo combattenti a cavallo nordafricani (berberi, tuareg), asiatici (aveva reclutato anche cavalieri giapponesi), cosacchi – quanto c'era di più esotico e strano per il pubblico americano. A Como sarebbe bastato anche lo spettacolo delle origini per apparire esotico, ma ormai quello era il concetto di spettacolo che veniva portato in giro per il mondo. Il nucleo dello spettacolo era comunque sempre lui, Buffalo Bill, per quanto invecchiato. Arrivava su un cavallo chiaro, con la giacca in pelle marrone con le frange, capelli lunghi, barba lunga, come nel quadro di Rosa Bonheur [5]. Era un personaggio che colpiva. La tournée del 1906 è in tono minore rispetto a quella del 1890, quando incontrò pure il papa e il re, ma è comunque un grande successo. Nel 1906 però c'è un'eruzione del Vesuvio quando c'è l'esibizione. Pare abbia colpito molto gli indiani che facevano parte del personale dello spettacolo.
Parlando dei cavalli di Buffalo Bill, c'è una storia che ci porta a Moltrasio e la lascerei raccontare alla signora Fara Corti.
[La signora Fara Corti, che ringraziamo per il suo intervento, riferisce che suo nonno, Alfredo Corti, macellaio di Moltrasio, aveva acquistato un cavallo di Buffalo Bill nel 1906. Aveva un calesse e lo faceva tirare dal cavallo. C'è una foto conservata dalla famiglia in cui c'è un cavallo e forse è quello. Nel 1937 Alfredo Corti ha avuto un incidente sul ponte del Breggia: mentre andava verso Como col calesse è stato investito dalla filovia ed è morto sul colpo.]
Caironi: Devo fare una rettifica a quello che è scritto a questo proposito nel libro C'è una volta. In questo testo si dice che a Como Buffalo Bill “fece fallimento” e “furono svenduti tutti i suoi beni, compresi i cavalli” [6]. Probabilmente l'equivoco nasce dal fatto che la data di Como fu un “fallimento” nel senso che andò male. La prima rappresentazione finì in anticipo perché si scatenò un diluvio spaventoso e la seconda non si fece neppure. Quindi fu un po' un fallimento come spettacolo, ma non un fallimento aziendale. La tournée andò avanti.
Lo spettacolo comasco si tenne al Prato Pasqué (Campo Garibaldi), dove adesso ci sono lo stadio di calcio, la sede della Canottieri, il Monumento ai caduti. Con quella pioggia si allagò tutto e non c'erano le condizioni per finire la prima rappresentazione e per fare quella serale. Quindi caricarono tutto sui carri e andarono alla stazione per partire per Milano.
Circa sei mesi prima dello spettacolo a Como (come per le altre tappe), l'ufficio europeo della compagnia del Wild West Show, che era a Parigi, aveva mandato una lettera al comune dicendo che erano interessati a fare uno spettacolo in città e chiedendo se c'era un terreno comunale adatto da affittare o, nel caso non ci fosse, di dare il nominativo di un privato che lo abbia. So che deve esistere una lettera di questo tipo perché chi ha studiato gli spettacoli di Buffalo Bill a Torino (c'è un libro molto bello sulla tappa in quella città del 1906) [7] l'ha trovato nell'archivio comunale. Nell'archivio comunale di Como non è stato possibile trovarlo. Non so se è andato perduto o è disperso da qualche parte. Io ho ancora la speranza che in futuro possa saltare fuori.
Buffalo Bill si spostava con almeno 500 cavalli. C'erano anche dei bisonti, anche se pochi. La sua troupe in Europa contava circa 800 persone, negli Stati Uniti si arrivava a circa 1100. Nella tournée del 1906 i cavalli furono un problema perché all'arrivo in Spagna un'epidemia ne uccise un gran numero. Dovettero comprare cavalli sul posto per sostituirli, quindi non erano più i quarter horse originali. Nella prima tournée in Inghilterra morirono anche dei bisonti durante il viaggio e si racconta che per gli indiani a bordo fu un colpo terribile vedere buttare in mare i cadaveri delle bestie.
Castiglioni: Parlando di cavalli, si può ricordare che spettacoli equestri, anche se non nelle proporzioni dello spettacolo di Buffalo Bill, erano già stati tenuti a Como. Per esempio, nell'anno seguente agli spettacoli dell'uomo incombustibile, il 1809, ci fu il circo equestre di Jacques Tourniaire [8] e nel 1877 il circo Guillaume, di una famiglia circense italiana di origine francese (il direttore era allora Emilio Guillaume), con “madamigella Federica” i cui esercizi erano definiti “di natura sorprendente” da un giornale del tempo [9]. L'anno seguente un'altra figura femminile aveva raccolto elogi a Como: la domatrice Miss Aissa. Il “Corriere del Lario” ne parlava con grande entusiasmo: “Ha il color del bronzo, i capelli crespi, lanosi, bellissimi. Gli occhi ha grandi, lampeggianti, incantevoli. La sua persona è alta, robusta, svelta”. Per l’autore dell’articolo era tra tutte le domatrici “la più intrepida […] e nel medesimo tempo la più affabile, la più simpatica e diremo anche la più istruita”. Veniva riferito che Aissa, definita dapprima indiana e poi “un vero tipo di creola Malese”, parlava francese ed ancor meglio il tedesco e sapeva esprimersi anche in spagnolo, inglese e italiano e suonava il cembalo ed il violino. Gli animali dell'Anfiteatro zoologico delle colonie (così si chiamava lo spettacolo con Aissa) erano numerosi: la cronaca dei tempi menziona una coppia di leoni, “un giovane orsaccio nero”, due tigri, un “jaguarro”, dei lupi che si dicevano provenire dalla Siberia, tre iene, una pantera, un boa, un pitone, delle scimmie [10].
Parlando di figure femminili e tornando a Buffalo Bill si può ricordare Annie Oakley.
Caironi: Annie Oakley è probabilmente la più famosa tiratrice della storia. Era considerata infallibile. Ci sono delle testimonianze filmate che la mostrano mentre colpisce tutti i bersagli. Colpiva persino monetine lanciate in aria. Non era nel cast di Buffalo Bill ai tempi dello spettacolo di Como. Un'altra figura femminile leggendaria che ebbe una parte negli spettacoli di Buffalo Bill è Calamity Jane, probabilmente la donna più famosa legata al contesto del West.
Gli altri due personaggi molto famosi che presero parte agli spettacoli furono Wild Bill Hickok e Toro Seduto. Hickok, uno dei più famosi pistoleri, fu socio di Buffalo Bill nella prima tournée, ma c'era un problema: avendo entrambi un ego smisurato, erano fatti apposta per litigare. Riuscirono a malapena a portare a termine insieme la prima tournée e poi ognuno andò per la sua strada. Buffalo Bill ebbe successo. Wild Bill Hickok, più fumantino, meno capace nell'organizzazione, con un manager molto meno bravo, combinò solo disastri e pochi anni dopo fu ucciso. Toro Seduto, il famosissimo capo indiano, diede grande lustro allo spettacolo anche se il suo contributo fu inferiore a quel che si pensa. Prese parte agli spettacoli, sia pur per un tempo non lunghissimo, per sfuggire alla vita della riserva indiana e per prendere un po' di soldi. Poi la misura fu colma e se ne andò. Poco dopo fu ucciso [11].
Castiglioni: Un segno della popolarità del Wild West Show è che è finito anche in una storia a fumetti con Paperone, Il vigilante di Pizen Bluff [12]. Tra i personaggi ci sono Buffalo Bill e Annie Oakley. Poi invece di Toro Seduto c'è Geronimo...
Caironi: … che in realtà non c'entra per niente con il Wild West Show.
Castiglioni: E tra i personaggi di questa storia a fumetti c'è P. T. Barnum, altro grande impresario dello spettacolo.
Caironi: Certamente uno dei pionieri dello show business.
Castiglioni: Una delle più note attrazioni di Barnum fu la sirena delle Fiji. Se si vede una raffigurazione di questa “sirena” ci si potrebbe chiedere come sia possibile che abbia riscosso un tale successo. Era un artefatto che era nella parte anteriore una scimmia e nella parte posteriore un pesce [13]. Barnum era bravissimo a far passare per eccezionali cose che di per sé non erano poi così straordinarie. Non è l'unico “pesce scimmia” conosciuto. Ce n'era uno anche a Como, al collegio Gallio [14], anche se, quando ho chiesto informazioni, mi è stato detto che gli animali impagliati un tempo presenti non erano più lì. Mi hanno detto che erano stati mandati in un altro istituto, ma almeno per ora non sono riuscito a rintracciarlo, sempre che ci sia ancora.
Dal pesce scimmia possiamo passare all'uomo pesce, Victor Natator, che “ mangia beve e fa ogni sorta di giuochi sempre sott’acqua”, in una sorta di acquario. Nel 1878 si era esibito a Como con la compagnia di Eugenio Bosco, famoso prestigiatore, figlio dell'ancor più famoso prestigiatore Bartolomeo Bosco [15]. Eugenio Bosco arrivò a Como presentandosi come “Eugenio Bosco il vero” [16]: c'era, a quanto pare, qualcuno che si spacciava per un figlio (o una figlia) di Bartolomeo Bosco per sfruttare il nome famoso. Eugenio voleva ribadire che solo lui era il vero figlio di Bartolomeo [17]. Una situazione simile c'è stata anche con Buffalo Bill.
Caironi: E' così, tanto che, come riferisce un articolo dell'epoca, il manager del Wild West Show teneva a precisare ai giornali che sarebbe arrivato il vero Buffalo Bill, dato che c'era un tale che si spacciava per lui. Era un tale Samuel Franklin Cowdery che si presentava con il cognome modificato in Cody, che era il cognome di Buffalo Bill. A seconda di quanto fossero mascalzoni gli impresari locali, veniva presentato come “S. F. Cody” o addirittura direttamente come “Buffalo Bill”. Per esempio si racconta di quando Buffalo Bill fu a Omegna, in Piemonte: non era però il vero Buffalo Bill, ma questo imitatore.
Un articolo dell'1 settembre 2021 dell'inserto culturale dell'“Eco di Bergamo” [18] dice che nel 1894 Buffalo Bill fu a Bergamo, mise in scena la battaglia di Little Big Horn al Teatro Riccardi e fu protagonista di una sfida: Buffalo Bill a cavallo contro un tale Amilcare Perico, detto “il Diavolaccio”, in bicicletta. La sfida ci fu davvero, così come ce ne fu una a Milano, ma non era Buffalo Bill: era Samuel Franklin Cody.
Tra l'altro questo Samuel Franklin Cody aveva delle capacità notevoli e in seguito divenne un pioniere dell'aviazione britannico. Ci sono sue statue e ci sono scuole dedicate a lui. Morì nel 1913 in un incidente aereo.
Castiglioni: A proposito di sfide, possiamo ricordare due episodi relativi a personaggi che abbiamo già citato. Uno riguarda Giuseppe Leoni, l'uomo incombustibile. Giambattista Giovio riferisce che, quando Leoni si esibì a Como, ci fu il “ridevol caso” di uno spettatore che, pensando che le temperature di quel che l'uomo incombustibile usava fossero molto più basse di quel che sembrava, andò ad afferrare un cucchiaio utilizzato in un numero, ma “se lo lasciò cader repente dalle dita, scuotendo assai la mano afflitta dal calor soverchio” [19]. Leoni ovviamente non era davvero incombustibile e usava dei trucchi, ma, come dimostra la scottatura rimediata, non quello che sospettava lo spettatore.
Ho nominato prima Victor Natator. Un manifesto del 1881 per uno spettacolo a Pavia annuncia la “grande sfida del Signor Carlo S….. di Pavia contro il celebre uomo pesce signor Victor Natator il quale accorda un premio di L. 500 al suddetto, qualora avesse ad eseguire i medesimi esercizi, accordandogli 30 minuti secondi di vantaggio sott'acqua” [20]. “Carlo S. contro l'uomo pesce” sarebbe perfetto per un b-movie.
Caironi: Purtroppo non possiamo mostrare allo stesso modo un manifesto dello spettacolo di Buffalo Bill a Como perché, nonostante le cronache riferiscano che erano appesi ovunque, non se ne è trovata, almeno per ora, neppure una copia. Probabilmente ai tempi era una cosa banale e nessuno ha pensato di conservarla. Dell'evento di Como ci sono anche pochissime fotografie. Ne sono state trovate tre. Nel libro ne sono riportate due, una delle quali sin qui inedita: è saltata fuori proprio durante le ricerche per scriverlo [21]. La terza non è stata messa perché la qualità dell'immagine è troppo bassa. E' un peccato che non ci siano altre foto. Forse lo spettacolo di Como non era stato considerato qualcosa di meritevole di passare alla storia. Ed è stato così finora, peraltro: nessuno aveva scritto un libro su quell'evento. Io ero incuriosito dall'argomento, ho cominciato a raccogliere materiale per mio interesse personale e poi mi sono detto: “Non c'è un libro: lo scrivo io”.
Castiglioni: Abbiamo parlato di fotografie e abbiamo ricordato il prestigiatore Eugenio Bosco. Allora si può fare un cenno a quando, nel 1891, il prestigiatore Fano Vrai fece uno spettacolo a Moltrasio, al Caffè della Posta. Fano Vrai era il nome d'arte di Alfredo Fano, che aveva uno studio fotografico e faceva anche numeri di prestigiatore e ventriloquo [22]. Il giornale “Il Lario” parlò dello spettacolo tenuto a Moltrasio definendo i numeri di Fano Vrai “brillanti per la varietà dei giochi e per il concorso di pubblico sceltissimo” [23].
Una celebre sfida che coinvolge Buffalo Bill, anche se nella tournée precedente a quella che ha toccato anche Como, è quella del buttero Augusto Imperiali, detto Augustarello. E' stata anche raccontata in un libro a fumetti [24]. Stavolta era il vero Buffalo Bill.
Caironi: Questa è una sfida che avvenne l'8 marzo 1890 a Roma. Augusto Imperiali era un buttero di Cisterna di Latina, nell'Agro Pontino. Era un dipendente del duca di Sermoneta che, andato a vedere lo spettacolo di Buffalo Bill, aveva parlato con lui dicendogli che i suoi butteri erano cavalieri anche migliori di quelli del Wild West Show. Così scattò la sfida. Era una gara di bravura nella quale si sarebbe misurato quanto tempo ci avrebbero messo a domare un cavallo selvaggio. Cominciano i cavalieri di Buffalo Bill. I butteri vedono che usano metodi più rozzi dei loro, anche violenti. Nonostante fosse molto giovane (aveva solo 25 anni), Augusto Imperiali era già l'uomo di fiducia del duca di Sermoneta. Un articolo del “Messaggero” del 10 marzo 1890 racconta come i butteri domarono il cavallo morello, schivando con destrezza i calci, e come Imperiali salta sul cavallo e fa una galoppata, vincendo la sfida. Buffalo Bill contesta il risultato, ma a furor di popolo Augusto Imperiali viene proclamato vincitore. E' un fatto che Buffalo Bill non ha mai digerito.
Una ventina di anni fa Giorgio Panariello in un programma televisivo citò l'episodio attribuendo la vittoria ai butteri della Maremma invece che a quelli dell'Agro Pontino e successe il finimondo. La Rai fu minacciata di denuncia e dovette fare scuse e rettifica.
Castiglioni: Per concludere questo incontro, vorrei ricordare che Fabio è anche l'autore di un bellissimo libro intitolato Storie stonate, che parla delle leggende metropolitane nel mondo della musica [25]. Tra l'altro è da questo libro che era nata l'idea di una conferenza sulle leggende metropolitane che si era tenuta il 13 dicembre 2010 alla biblioteca di Parè: Fabio aveva parlato di leggende metropolitane del mondo della musica, io di alcune altre riguardanti animali e il terzo relatore, Simone Angioni, della bufala delle scie chimiche [26]. L'anno seguente Fabio aveva anche scritto un articolo per la rivista “Mah”, promossa dalle nostre biblioteche, sulla leggenda metropolitana della morte di Paul McCartney [27]. In tema di leggende metropolitane sulla musica, Fabio ha scritto anche un testo, distribuito come e-book, su Maria Callas e la leggenda secondo la quale avrebbe volontariamente ingerito un verme solitario per dimagrire [28].
Note:
[1] Fabio Caironi, Un cowboy in riva al Lario: Buffalo Bill a Como, 29 aprile 1906, Como, Nodo libri, 2022.
[2] [Giorgio Castiglioni], Leoni l'incombustibile in Belgio e in Olanda, “Il Topo di biblioteca”, n. 251, aprile 2023, p.2.
[3] Giorgio Castiglioni, L'incombustibile Leoni, “Magia”, n. 5, 2007, pp.42-48.
[4] Caironi, Un cowboy in riva al Lario, cit., p.66.
[5] Il quadro è riprodotto in Caironi, Un cowboy in riva al Lario, cit., p.19.
[6] Gruppo Anziani di Moltrasio, C'è una volta, Como, Nodo libri, 2006, p.78.
[7] Andrea Biscàro, Buffalo Bill è arrivato a Torino, Rivoli, Neos, 2010.
[8] Archivio di Stato di Como, Archivio storico civico, Carte sciolte, cart.879, fasc.5.
[9] Circo Guillaume, “Corriere del Lario”, 30 luglio 1877, p.3.
[10] I preparativi per la fiera, “Il Corriere del Lario”, 1 aprile 1878, p.3; Miss Aissa, ivi, 3 aprile 1878, p.3; Miss Aissa, ivi, 8 aprile 1878, p.3; Anfiteatro delle Colonie, ivi, 13 aprile 1878, p.3.
[11] Mario Bussoni, Buffalo Bill in Italia, Fidenza, Mattioli 1885, 2011, contiene delle schede su Annie Oakley (pp.53-54), Calamity Jane (pp.29-30), Wild Bill Hickok (pp.27-28), Toro Seduto (pp.56-57). Su Calamity Jane si può vedere il recente libro di Ermanno Detti, Calamity Jane: il mito e la realtà, Milano – Udine, Mimesis, 2021.
[12] La storia è compresa in Don Rosa, Zio Paperone & Co. La dinastia dei paperi, Roma, La Repubblica, 2004, pp.162-185.
[13] Peter Dance, Animal fakes & frauds, Maidehead, Sampson Low, 1976, pp.51-53; P. T. Barnum, Battaglie e trionfi: quarant'anni di ricordi, a cura di Andrea Asioli, Palermo, Sellerio, 2018, pp.92-94, 124 (recensito in “Mah”, n. 56, giugno 2019, pp.2-3).
[14] Guido Pietro Figini, Animali fantastici e mostri artificiali, “Periodico della Società Storica Comense”, XXIX (1932), pp.237-242; Giorgio Castiglioni, I falsi nella storia e nella scienza, conferenza alla Biblioteca comunale di Moltrasio, 1 aprile 2011, http://bibliotopia.altervista.org/mah/2011-04-01-castiglioni.htm
[15] Victor Natator, “Il Corriere del Lario”, 3 maggio 1878, p.3; Teatro Cressoni, ivi, 4 maggio 1878, p.3; Teatro Cressoni, ivi, 6 maggio 1878, p.2.
[16] Bosco, “Corriere del Lario”, 24 aprile 1878, p.3.
[17] Alex Rusconi, Bartolomeo Bosco, Firenze, Florence Art, 2017, pp.215, 218-219.
[18] Luca Barachetti, La bicicletta e i cosacchi: quando Buffalo Bill venne a Bergamo con il suo circo, “Eppen” (L'Eco di Bergamo), 1 settembre 2021, https://www.ecodibergamo.it/stories/eppen/extra/altro/la-bicicletta-e-i-cosacchi-quando-buffalo-bill-venne-a-bergamo-con-il-suo-circo_1405853_11/
[19] Giambattista Giovio, Su Giuseppe Leone detto l'Incombustibile, a cura di Giorgio Castiglioni, Parè, Biblioteca comunale, 2008, p.243 (l'opuscolo presenta l'articolo originale, del 1808, nel quale per errore le pagine 242, 243 e 244 erano state numerate 142, 143 e 144).
[20] Biblioteca universitaria di Pavia, Fondo Morani, Locandine, II, 47, http://morani-bupv.opendoc.it/scheda_manifesto.php?ID=687&PR=100&OB=evento&OM=DESC
I cinque puntini dopo la S non sono un intervento redazionale: è così sul manifesto.
[21] Caironi, Un cowboy in riva al Lario, cit., p.23.
[22] Ruggero Pini, La memoria dello sguardo, Como, Dominioni, 2018, p.231.
[23] Il prestigiatore Fanò Vrai, “Il Lario”, n.33, 12 agosto 1891, p.3.
[24] Alessandro Di Virgilio, Andrea Laprovitera, Davide Pascutti, L'uomo che sfidò le stelle, Latina, Tunué, 2011.
[25] Fabio Caironi, Storie stonate, Grottaferrata, Avverbi, 2009 (recensito in “Mah”, n.20, giugno 2010, p.3).
[26] Conferenza Leggende metropolitane, Biblioteca comunale di Parè, 13 dicembre 2010, interventi di Fabio Caironi (http://bibliotopia.altervista.org/mah/2010-12-13-caironi.htm), Giorgio Castiglioni (http://bibliotopia.altervista.org/mah/2010-12-13-castiglioni.htm), Simone Angioni (http://bibliotopia.altervista.org/mah/2010-12-13-angioni.htm).
[27] Fabio Caironi, Un sosia per McCartney: c'è la prova?, “Mah”, n. 25, settembre 2011, pp.1-4.
[28] Fabio Caironi, Maria Callas, e-book, 2013 (recensito in “Mah”, n. 33, settembre 2013, p.4).