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Mondadori, 30/04/2018
Abstract: Samael ha posseduto Sam, il ragazzo di cui Pam è perdutamente innamorata, e ora il più potente degli Angeli della Morte è sotto il dominio della Medium S.p.A., una società determinata ad asservire il demone e i suoi malvagi sodali a un terribile disegno. Mentre ogni speranza sembra perduta, una donna misteriosa entra in scena: è l'Acrobata, una guerriera dall'oscuro passato alla ricerca delle Ali della Morte, un oggetto che potrebbe rovesciare le sorti della battaglia. Il manufatto è custodito nel ventre di un'antichissima roccia, dove da secoli un mentore attende Pam. Ma le sue parole sono un enigma che solo Pam può risolvere: riuscirà il prodigioso bracciale a "conciliare ciò che è in conflitto"?Come nel mito di Pandora, nel capitolo conclusivo della saga fantasy dal cuore dark Pam dovrà misurarsi con i demoni che lei stessa ha liberato, ma soprattutto scoprire l'unica arma in grado di sconfiggerli per sempre.
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Mondadori, 22/05/2018
Abstract: Samar si è alzata sulla punta dei piedi, ha abbassato con delicatezza il ramo più vicino a lei e vi ha legato attorno il pezzetto di stoffa, con un nodo leggero."Vorrei trovare un amico" ha sussurrato.
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Mondadori, 22/05/2018
Abstract: Vittoria si avvia lentamente verso i trent'anni, ma non è mai diventata veramente donna. Ha vissuto da reclusa, con una sorella più piccola che soffre di agorafobia, una madre rassegnata e letargica, un padre violento e possessivo. Tutta la sua esistenza si è da sempre concentrata nel palazzo in cui abita, e nel piccolo mondo che lo popola. Ed è dentro il palazzo che, da qualche tempo, ha trovato nuove ragioni di speranza: in Daniel, il talentuoso scrittore del quale può permettersi di essere innamorata, nella certezza che il suo sentimento non sarà mai ricambiato, e in Lisa, la ragazza vitale e sfrontata che si serve di Vittoria per i propri piccoli sfoghi quotidiani, e le consente di proiettarsi per procura in quel mondo che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.Quando Lisa scompare da un giorno all'altro, nessuno nel palazzo sembra preoccuparsene: tutti sono convinti che sia partita per uno dei suoi vagabondaggi amorosi e che presto tornerà. Vittoria però è sicura che l'amica sia in pericolo e che le sia successo qualcosa di brutto. E comincia a violare la semiclausura cui è condannata da anni, nel tentativo di arrivare alla verità. Senza fermarsi davanti a nulla: neppure al sospetto che nella sparizione siano coinvolte le persone che le sono più care e che ritrovare Lisa significherà uscire dalla propria prigione e affrontare una volta per tutte, indifesa, il mondo fuori.Con una scrittura elegante e una capacità rara di esplorare e mettere in scena le ferite più profonde, quelle che ognuno porta nell'anima, Sara Bilotti accompagna i lettori in una vera e propria discesa agli inferi. E costruisce un romanzo nerissimo, carico di suspense, con una protagonista fragile e disturbata, dolce e inquietante, degna delle grandi eroine di Hitchcock.
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Piemme, 30/04/2018
Abstract: "Osservando il mondo, così rumoroso, inquieto, e così folle, mi viene voglia di silenzio, e di guardare ai monaci, che sono scappati dal mondo per capire il mondo". VITTORINO ANDREOLIIn questa riflessione affascinante - che non disdegna di soffermarsi anche sulle scelte radicali del monachesimo in tutte le religioni - lo psichiatra Vittorino Andreoli ci avverte che il silenzio è l'unica azione rivoluzionaria che può riportare equilibrio al nostro vivere.L'uomo è l'unico tra i viventi ad avere la peculiarità di "guardarsi dentro". E in questa sua capacità di "introspezione" giunge alla consapevolezza di essere lo straordinario frammento di una gigantesca realtà che sconfina nell'infinito. Si rende conto non solo di essere fragile, ma di essere "un frammento di polvere fragile".In tempi di ipertrofia dell'informazione e di spreco delle parole, "il silenzio parla, proprio perché non dice, e se in esso non si conosce tutta la verità, tuttavia si giunge alla certezza che la verità esiste".Solitudine e silenzio sono dunque necessari per un'igiene della psiche, per un'ecologia dello spirito, per nutrire una relazione feconda con se stessi, ritrovando così, nei rapporti con gli altri, quell'armonia spesso compromessa da aggressività e violenza, abusi e nevrosi. Andreoli denuncia il delirio delle metropoli contemporanee, mettendo in guardia dai danni dell'eccessiva mondanità, dell'ipocrisia delle relazioni, dell'iper-connessione virtuale.Ecco allora l'assoluta necessità di ritrovare una dimensione contemplativa della vita per riacciuffare il senso delle nostre esistenze e per dare spazio "a quel monaco che si nasconde nel profondo di ciascuno di noi, al suo bisogno di solitudine e di mistero, perché una vita pienamente umana non può fare a meno dell'invisibile".
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Piemme, 08/05/2018
Abstract: "Pensate che i grandi che hanno scritto la storia del ciclismo e che sono stati coinvolti a vario titolo in scandali doping fossero diversi dal resto del gruppo? Che fossero migliori o peggiori degli altri? Credete che, prima di loro, di quegli anni, la situazione fosse diversa, o che possa essere cambiata negli anni successivi? Pensate che si possano fare 200 chilometri al giorno per tre settimane tra sole, gelo, pioggia, vento e neve solo a pane e acqua? Pensate che si possa davvero vincere così, o che ci sarebbe mai una tv disposta ad aspettarti al traguardo in diretta per 7, 8, 10 ore, cioè il tempo fisiologico per un tappone di montagna con 4.500 metri di dislivello? E, una volta arrivati, essere pronti già il mattino dopo a rifare la stessa cosa? Vi siete mai chiesti perché ogni tappa di un grande giro arriva d'abitudine tra le 17 e le 17,30? Perché in quell'orario si deve arrivare, se no "non ci stiamo con il palinsesto, e addio a pubblicità e spot." Per farci coraggio, per sopportare quella fatica immane, ci chiamiamo El Diablo, o il Killer, o il Re Leone. O il Cobra, come me. Per darci forza, perché così ci vogliono le persone che ci aspettano anche per giorni accampati su una curva. E, allora, come polli d'allevamento, ci alleniamo e ci "curiamo", qualcuno per vincere, i più semplicemente anche solo per tenere il passo, stare a ruota. Solo col doping non vinci. Senza doping non vinci. Questa è la regola aurea del gruppo. Forse avrei dovuto rinunciare a quel soprannome, Cobra, troppo minaccioso, infido. Roba da far paura agli avversari, ma quasi anche a me. In fondo, ero soltanto uno del gruppo".
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Piemme, 30/04/2018
Abstract: "Un libro importantissimo, tutti dovrebbero leggerlo, e spero soprattutto i giovani". Stefano Zecchi Siamo nell'epoca dell'odio "fai da te". Ognuno ha il suo feticcio dell'odio: la donna, gli immigrati, gli omossessuali, gli ebrei. Perché l'odio è la risposta perfetta, un discorso che soddisfa tutte le domande, che ignora i fatti, e vede in ogni ostacolo l'effetto di un complotto. L'odio accusa senza sapere, giudica senza capire, condanna in base al proprio piacere; non rispetta nulla. Al termine del proprio percorso, corazzato nel suo risentimento, taglia corto con un colpo netto e arbitrario. Odio, dunque sono.Molti negano l'esistenza dell'odio fine a se stesso. C'è sempre una giustificazione, la deprivazione, economica e culturale, qualche disturbo psichico, niente che non si possa curare con l'istruzione, il welfare o le giuste pasticche. Ma se così fosse, la pace universale sarebbe a portata di mano.È sotto l'occhio, e nel cuore, di tutti che le cose stanno diversamente. L'odio è un lumicino sempre acceso, e ciascuno ha il suo combustibile, di piccola o grande potenza.Spesso si riversa sulle vittime qualche colpa. Le donne per aver smantellato la virilità del maschio, gli immigrati perché minano la sicurezza sociale, gli ebrei per la loro avidità. André Glucksmann, invece, ribadisce con forza: la causa dell'odio risiede solo nell'odiatore. Picchiatore o hater da tastiera, chi odia non ha bisogno di nient'altro che del proprio stesso odio. Anche se l'odio ama vestirsi delle migliori intenzioni e, con questa veste, viene adottato e protetto da politici e istituzioni, che se ne fanno garanti e propulsori.Un pamphlet spietato ma necessario, che squarcia il velo di illusioni e ipocrisie che continua a rendere l'odio incomprensibile a noi moderni.
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Rizzoli, 30/04/2018
Abstract: Il 31 ottobre 1937, gli stabilimenti Temmler registrarono all'Ufficio brevetti di Berlino la prima metilanfetamina tedesca. Nome commerciale: Pervitin. La nuova versione dei farmaci "rivitalizzanti" si diffuse in maniera capillare nella società dell'epoca. "L'eccitante esplose come una bomba, dilagò come un virus e iniziò ad andare a ruba, diventando ben presto normale quanto bere una tazza di caffè." Lo prendevano studenti e professionisti per combattere lo stress, centraliniste e infermiere per star sveglie durante il turno di notte, chi svolgeva pesanti lavori fisici per superare la fatica; e lo stesso valeva per i membri del partito e delle SS. Nel 1939, grazie a Otto Ranke, fisiologo della Wehrmacht, il farmaco prende piede in ambito militare. Anche Mussolini - il paziente "D" - fu tenuto sotto stretta sorveglianza dai medici nazisti. Testato durante l'invasione della Polonia, viene distribuito ai soldati delle divisioni corazzate di Guderian e Rommel in procinto di attraversare le Ardenne e inventare il Blitzkrieg, quando la velocità dei mezzi e la capacità di resistenza degli uomini diventano un fattore decisivo. Il resto è storia. Perché la Wehrmacht dei primi anni di guerra non era invincibile per la sua superiorità tecnica e tattica e l'"indomito spirito battagliero ariano" dei suoi guerrieri, ma anche per quello che scorreva nelle loro vene. Basato sulle ricerche dell'autore negli archivi tedeschi, che conservano anche le carte del medico personale di Hitler, questo libro è il primo tentativo di indagare il legame tra la struttura del regime nazista e l'uso delle droghe per plasmare e rinforzare la società tedesca. Non ha la pretesa di riscrivere la storia del nazionalsocialismo né tantomeno di sminuire la responsabilità dei nazisti rispetto ai crimini di cui si sono macchiati ma, come scrive Hans Mommsen nella postfazione, cambia il quadro d'insieme. E getta una nuova luce, ancor più sinistra, su uno dei periodi più cupi della storia dell'umanità.
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Con il sangue e con il fuoco. Fantasmi del mercato delle ombre. Shadowhunters
Mondadori, 13/11/2018
Abstract: L'ottavo racconto della nuovissima serie Fantasmi del Mercato delle Ombre firmata da Cassandra Clare con Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson, Kelly Link, Robin Wasserman. Dopo oltre un secolo d'attesa, Jem Carstairs e Tessa Gray, l'altra metà della sua anima e del suo cuore, possono finalmente vivere a pieno la loro storia d'amore. Ma non c'è pace per loro. Hanno scoperto infatti che un'oscura minaccia si sta profilando all'orizzonte per l'ultimo discendente degli Herondale, un bambino che non sarebbe dovuto venire al mondo e che porta sulle proprie spalle le colpe degli antenati. Un Herondale di cui nessuno sapeva nulla e che per anni, fino a quel momento, ha vissuto nascosto. Ora però sta per essere svelata la sua identità. E Jam e Tessa devono fare di tutto per trovarlo prima che qualcuno possa fargli del male.
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Il ritorno a casa. Fantasmi del mercato delle ombre. Shadowhunters
Mondadori, 12/10/2018
Abstract: Il settimo racconto della nuovissima serie Fantasmi del Mercato delle Ombre firmata da Cassandra Clare con Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson, Kelly Link, Robin Wasserman. Quando, all'indomani della Guerra Oscura, Alec Lightwood, il compagno del Sommo Stregone di Brooklyn Magnus Bane, giunge a Buenos Aires, non trova una calda accoglienza da parte degli Shadowhunter che lì si trovano. Forse, pensa lui, è perché si è presentato con Lily, capo clan dei vampiri di New York. Ben presto, però, verrà a conoscenza di un segreto che potrebbe chiarire ogni mistero...
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BUR, 30/04/2018
Abstract: I soffialupi sono quasi impossibili da scoprire. Visti da fuori sembrano più o meno persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il Richiamo della foresta. Feo è una di loro, proprio come la sua mamma, e da sempre vive tra boschi perennemente bianchi di neve, avvolta nel profumo di legna e di pelliccia. Non tutti però amano i lupi, e ancor meno chi li aiuta a tornare selvaggi. E così, quando la mamma viene incarcerata ingiustamente, Feo non ci sta, e corre a salvarla.
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Storia della rivoluzione russa
Mondadori, 22/05/2018
Abstract: Composta tra il 1929 e il 1932, durante l'esilio di Trotsky, la Storia della rivoluzione russa è il resoconto di prima mano dei convulsi giorni del febbraio e dell'autunno 1917, quei giorni che, per usare l'ormai classica definizione di John Reed, "sconvolsero il mondo" cambiandone per sempre il volto.Trotsky è stato, assieme a Lenin, uno dei protagonisti assoluti di quegli eventi e ne offre in queste pagine una ricostruzione minuziosa, basata sulla propria esperienza diretta come su tantissime testimonianze di prima mano: racconti (Trotsky è uno dei primi a rivalutare l'uso delle fonti orali anticipando anche gli annalisti francesi), pubblicazioni periodiche, articoli, memoriali di burocrati, documenti amministrativi, testi di discorsi, trascrizioni di interviste a operai, contadini, soldati, tanto che la narrazione prende spesso il tono di una variopinta polifonia. Trotsky è dichiaratamente coinvolto nella materia che racconta, anzi intende la scrittura come una vera e propria continuazione dell'azione politica, ma questa sua adesione non gli impedisce di analizzare i fatti e le condizioni storiche in cui avvennero con sguardo acuto e lucido. Alla chiarezza del pensiero Trotsky unisce le sue doti comunicative e letterarie, utilizza le tecniche narrative popolari insieme a quelle più raffinate, mimando spesso con la penna i movimenti della macchina da presa.Il risultato è un testo monumentale, che a cent'anni dai fatti narrati risulta ancora fondamentale per conoscerli e comprenderli, una lettura avvincente e stimolante.
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Mondadori, 22/05/2018
Abstract: Nel nuovo straordinario romanzo di Cinzia Tani, il primo volume della trilogia che ci accompagnerà lungo cento anni di storia, "Il volo delle aquile", le vicende degli orfani Acevedo si mescolano con le avvincenti evoluzioni di un secolo, il Cinquecento, che vedrà l'affermarsi della dinastia degli Asburgo. In seguito alla scomparsa prematura di tutta la discendenza maschile della dinastia castigliano-aragonese, e in particolare dopo la morte del padre Filippo il Bello e l'infermità della madre Giovanna di Castiglia - creduta da tutti pazza -, a diciannove anni Carlo V si trova a capo "di un impero che non si era mai visto neppure ai tempi di Carlo Magno".Ed è proprio al volgere del secolo che la vita dei fratelli Acevedo cambia per sempre, quando, una notte, i genitori vengono barbaramente assassinati in casa. A prendersi cura di loro da piccoli sarà la zia Angela, cugina di Isabella di Castiglia, sovrana di Spagna e madre di Giovanna. Davanti all'ingiusta prigionia di Giovanna - imposta prima dal marito (le infedeltà del quale sono la vera causa delle crisi di nervi della donna), poi dai genitori - Manuela, nel frattempo diventata sua damigella e confidente, si convincerà che una vita tranquilla, al riparo dalla passione, sia la scelta migliore. In realtà sia lei sia i suoi fratelli, Gabriel, Octavia e Sofia, tutti destinati ad accasarsi nelle migliori corti d'Europa, scopriranno presto che all'amore non si sfugge, e proprio l'amore rappresenterà per alcuni di loro un destino tragico.Mentre i segreti di famiglia a poco a poco vengono a galla, rivelando sconcertanti verità, sui campi di battaglia soccombono eroi come il leggendario Giovanni dalle Bande Nere, e intorno ai nostri quattro testimoni d'eccezione la Storia dispiega le sue consolidate geometrie: matrimoni d'interesse celebrati al solo scopo di rinsaldare alleanze politiche, sovrani capaci di tramare alle spalle dei loro eredi, principesse costrette a sposarsi giovanissime con uomini capricciosi e rapaci.Tra tornei, battaglie, amori e tradimenti, invidie tra fratelli e rivalità fra dame di corte, Cinzia Tani dipinge con passione e precisione l'Europa della prima metà del Cinquecento.
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Einaudi, 08/05/2018
Abstract: Noi siamo fatti della stessa sostanza delle storie che ci appassionano. Mescolando finzione e realtà, fantasia e cronaca, stimolano desideri materiali, spirituali, vocazioni professionali, pulsioni sessuali, criminali. Suscitano emozioni, modificano la morale, facilitano azioni che la mente ha vissuto riproducendole come un simulatore. Oggi la fiction è una religione, lo storytelling un'ideologia politica e comunicativa, la viralità il valore della società delle Reti: influenzare gli altri, lasciarsi contagiare. Un'overdose. I fan piú fanatici sono assetati di finzione e affamati di realtà: imitare soddisfa il bisogno di senso e autenticità. Questo libro è un'enciclopedia portatile degli effetti emulativi di narrazioni moderne, dal romanzo I dolori del giovane Werther al videogioco Call of Duty, e delle teorie che ne spiegano i meccanismi. Serve un senso di responsabilità diffuso verso le storie che produciamo e condividiamo, e le loro conseguenze, per vivere liberamente sotto la loro influenza.
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Einaudi, 30/04/2018
Abstract: "Caro Ludovic, ti porterò in cima al Monte Bianco!" L'avventura comincia cosí, in una sera di fine ottobre innaffiata di chablis: Ludovic ha appena confidato a un amico che sta attraversando un periodo difficile, sua moglie vuole divorziare, sente di aver fallito in tutto. L'amico è lo scrittore Sylvain Tesson, esperto scalatore, celebre per i suoi libri e le imprese folli a tutte le latitudini. Per lui proporre la scalata del Monte Bianco come sollievo ai dispiaceri dell'amico è la cosa piú naturale del mondo! Ma l'impresa è davvero "un'impresa impossibile", o almeno cosí appare, perché Ludovic è un tipo sedentario, un animale da città, un fumatore accanito, un bevitore tenace, uno schiavo dei farmaci. E poi, ha paura. Paura dell'altezza. Ludovic - che oltretutto è un editor: categoria notoriamente poco avvezza alle vette - non possiede nemmeno un centimetro della stoffa dell'alpinista... tranne, forse, l'incoscienza che lo spinge a dire di sí. La partenza è prevista per fine giugno. Seguiranno mesi di dura preparazione scanditi da ginocchia doloranti, allenamenti su e giú per le scale della casa editrice, vani tentativi di darci un taglio con i vizi. Si unirà al duo la guida Daniel du Lac e lo scrittore e amico Jean-Christophe Rufin, anche lui alpinista esperto. Per raggiungere il tetto d'Europa, Ludovic si arma di un paio di scarpe della misura sbagliata, di scorte di Xanax e di una dose di insospettabile coraggio. Tra crisi d'ansia e paesaggi mozzafiato, vertigini invalidanti e percorsi impervi, Ludovic raggiunge la cima del Monte Bianco con i suoi amici. Da qui la prospettiva si rivelerà completamente diversa: per quanto impegnativo (e pericoloso!) il cammino che porta alla vetta è costellato di quelle scoperte in grado di mutare il corso di un'esistenza. L'ascensione del Monte Bianco è una storia vera, con un vero lieto fine. Un'avventura di montagna e di amicizia, di pericoli assurdi e di coraggio, ma anche una spiazzante riflessione sul nostro modo di affrontare la vita e la concreta possibilità di cambiarla.
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Einaudi, 30/04/2018
Abstract: Walter Bridge è un avvocato ambizioso, che sente di dover dare sempre qualcosa in piú alla sua famiglia: gioielli, vestiti, elettrodomestici, rispettabilità. E per farlo sa di dover soprattutto pensare a lavorare, perché funziona cosí in America. Ma non si rende conto in questo modo di creare una voragine dentro di sé, che lo separa giorno dopo giorno proprio dalle persone a cui vorrebbe fare del bene. Dopo aver raccontato con amara tenerezza Mrs Bridge, Evan S. Connell ci mostra l'altro lato della storia. E scopriamo che accanto a quella donna ferita c'è un uomo apparentemente crudele ma, nel suo cuore, tormentato dalle stesse paure.Walter G. Bridge ama la moglie - è, insieme alla segretaria e alla domestica che a cena gli allieta il palato, la donna piú importante della sua vita... - ma in fondo, non essendo un poeta, non è tenuto a dirglielo. E poi mancano anche le occasioni: lo studio legale lo assorbe completamente. Per fortuna, in casa, la divisione dei ruoli è chiara: a lui il sostentamento, alla moglie l'educazione della prole. Se ci sono da prendere decisioni difficili, però, è pronto a intervenire pronunciandosi con l'autorità e l'eloquenza che gli appartengono. Se necessario, può anche citare Lincoln. È bene infatti che i figli imparino l'importanza delle regole fin da piccoli, perché il lassismo sfocia nel caos sociale. Di fronte a certe intromissioni statalistiche, dice lui, è giusto rivendicare la propria libertà. Saranno pure i tempi del Proibizionismo, ma al suo drink al rientro da una giornata di lavoro Mr Bridge non intende affatto rinunciare. Chi demonizza gli alcolici è un parruccone. Deve capirlo anche la figlia, che con il suo silenzio sembra rimproverargli l'incoerenza: non vorrà mica condannare la madre perché, ogni tanto, si concede un bicchierino di sherry? E cosí, a forza di saggi insegnamenti, i figli crescono e lasciano casa, mentre le stanze si riempiono di argenteria. La routine dei coniugi è spezzata solo da un viaggio in Europa in programma da tempo. Il caso vuole che, proprio mentre sono in Italia, Hitler invada la Polonia. È una coincidenza sfortunata, ma pazienza: tanto di musei Mr Bridge aveva già piene le tasche. Pubblicato nel 1969, Mr Bridge è un mosaico di scene di vita quotidiana disposte in ordine cronologico ma fondamentalmente slegate. Tocca al lettore mettere insieme i pezzi del contraddittorio comportamento del protagonista - le assenze e l'amore per i figli, i gesti altruistici e i pregiudizi verso ebrei e persone di colore, l'attaccamento alla tradizione e la sovversiva insofferenza nei confronti del pastore Foster e della religione in generale - e ricostruirne la mentalità e il carattere sullo sfondo della Kansas City borghese del periodo tra le due guerre mondiali."Grazie alla straordinaria sensibilità e cura per il dettaglio di Connell, un uomo che di norma liquideremmo come noioso diventa una deliziosa tragedia in miniatura".Lionel Shriver
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Einaudi, 08/05/2018
Abstract: Cosa succede se le fragilità dei genitori ricadono sulla vita dei figli? Come può un bambino non restare fedele all'amore per la madre e il padre, malgrado ogni errore, malgrado ogni mancanza? Le fedeltà invisibili sono quelle che legano insieme quattro destini: Théo, figlio di una coppia divorziata; il suo amico Mathis che lo introduce a un gioco pericoloso; Hélène, l'insegnante la cui infanzia difficile le permette di vedere le ferite nelle vite dei suoi studenti. E Cécile, la madre di Mathis, con il suo equilibrio famigliare esibito e ambiguo. Delphine de Vigan ha scritto un romanzo teso, lacerante e luminoso come la vita quando incontra la poesia.
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Einaudi, 30/04/2018
Abstract: "L'unica vera casa è il corpo. Il tuo e quello della persona che ti ama".Questo è un romanzo per adulti. Quelli che hanno già scoperto il mutare delle emozioni e dei sensi nelle diverse età della vita. Quelli che conoscono la furia delle parole, capaci di travolgere come una tempesta. Tenendoci svegli nel cuore di una lunga notte uno sconosciuto racconta la sua storia d'amore, di sesso, di politica e poesia.Due uomini si incontrano su una corriera traballante che attraversa un paese tropicale, diretta verso un remoto vulcano da ammirare all'alba. Il piú giovane è in viaggio di laurea con la ragazza, il piú maturo ha bevuto troppe birre e ha una storia speciale da raccontare: una storia di politica e di poesia, la storia di Anna e del loro amore. Anna da ragazza nascondeva il corpo sotto il giaccone verde militare, ogni sua parola era una battaglia, sognava di cambiare il mondo. Anna era l'amore da giovani, quello che non si sceglie, quello che ci capita addosso. Poi una perdita innominabile ha mandato in frantumi la coppia. Anna è diventata una giornalista appassionata, incanalando il dolore nell'impegno politico. Anna è sopravvissuta, e forse anche il loro amore. Si sono ritrovati dopo ogni cosa, piú amanti, piú complici: lei firma di punta di un nuovo giornale sostenitore del nascente Partito del No, lui insegnante di giorno e poeta erotico di notte. Sarà proprio la pubblicazione di una raccolta di poesie apparentemente innocua a buttare tutto per aria, sullo sfondo del nuovo imperante perbenismo che giudica tutti i gesti che facciamo. In fondo i libri non servono a niente, ma nascondono il potere sovrumano di cambiarci la vita. Marco Rossari ha scritto un romanzo impudico sull'intransigenza vacua del nostro tempo e il tormento delle parole, dosando con maestria una scrittura funambolica e dolente, senza paura di scandalizzare ed emozionare il lettore.
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Einaudi, 08/05/2018
Abstract: Una cantante lirica sull'orlo di una crisi di nervi; suo padre, cieco e confuso dall'alcol; un dottore esagitato e satanico. Questi i protagonisti de L'ignorante e il folle, metafora-parodia del teatro come artificio in cui si specchiano le ossessioni e la follia del mondo. Nel secondo testo del volume il Kant di Bernhard è trasferito di peso nel primo Novecento, su un transatlantico tipo Titanic che porta il vecchio filosofo negli Stati Uniti per ricevere una laurea honoris causa e per farsi curare un glaucoma che minaccia di renderlo cieco. Cattivo e sprezzante (in questo alter ego dell'autore), il Kant bernhardiano alterna momenti di genialità ad altri di pura demenza senile. Il tono farsesco del testo è dato anche dai compagni di viaggio di Kant: una moglie petulante e un vecchio pappagallo che conosce a memoria tutte le sue opere. Infine, Prima della pensione mette in scena un ex ufficiale delle SS, già direttore di un lager, che celebra il compleanno di Himmler con un festino segreto approntato dalla devota sorella, con la quale convive incestuosamente. Un'altra ambigua sorella, inferma, è vittima e carnefice dei suoi fratelli nostalgici del nazismo. Un dramma dai toni sinistri e dai ritmi cabarettistici che è stato definito "il miglior testo teatrale di Bernhard".
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Einaudi, 30/04/2018
Abstract: Rosita è scappata dal suo malinconico paese, e dal controllo asfittico della madre, per andare a studiare a Padova. Sono passati sette anni e non ha concluso molto. Il lavoro al supermercato che le serve per mantenersi l'ha penalizzata con gli esami e l'unico uomo che frequenta, al ritmo di un incontro al mese, è sposato. Ma lei è abituata a non pretendere nulla. La vigilia di Natale conosce per caso un anziano avvocato, Ludovico Lepore. Austero, elegante, enigmatico, Lepore non nasconde una certa ruvidezza, eppure si interessa a lei. La assume come segretaria part time perché possa avere piú soldi e tempo per l'università. In ufficio, però, comincia a tormentarla con discorsi misogini, esercitando su di lei una manipolazione sottile. Rosita la subisce per necessità, o almeno crede. Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi."Per molto tempo non ho avuto il coraggio di farlo. Poi mi sono detta che dovevo tentare, e alla fine ci sono riuscita. Perché sapevo che là dentro sarei morta. E io invece volevo vivere".
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Einaudi, 08/05/2018
Abstract: Una società prigioniera del presente non progetta futuro e non ha memoria del passato. Cova rancori e paure, riuscendo solo ad adattarsi: al desiderio sostituisce le pulsioni, al progetto l'annuncio, alle passioni le emozioni. Diventa una società rattrappita. La schiavitú del presente ha portato perfino a un mutamento antropologico dell'uomo occidentale: nella vita privata, nella sfera dei sentimenti, delle relazioni, dei rapporti umani e nella dimensione pubblica, dalla politica all'economia, dalle istituzioni alle imprese. Il presentismo ratifica il primato della tecnologia che domina e ci domina, della finanza senza redistribuzione della ricchezza. Assembla il virtuale in un'eterna connessione e rende opaco il reale, fino a farlo sfumare. Lascia senza risposte le due grandi domande del mondo globalizzato: la sicurezza e la possibilità di crescere nel benessere. Ma da questa prigione si può uscire, se partiamo dalla consapevolezza di quanto siamo ormai scollegati dal passato e dal futuro. E come diceva Camus "il senso della vita è resistere all'aria del tempo".