Trovati 858582 documenti.
Trovati 858582 documenti.
Risorsa locale
La Corte Editore, 09/07/2015
Abstract: Un famoso scrittore viene ucciso violentemente. Il fratello, il capitano Peluso, comincerà a indagare nelle ombre della vita della vittima per dare una risposta all'accaduto. Un caso di malavita? Una vendetta passionale? Un racconto thriller arrivato tra i finalisti del Premio Gran Giallo di Cattolica 2015, dall'autore di WARRIOR e REVOLUTION.
Risorsa locale
La Corte Editore, 23/08/2018
Abstract: Vaol è sveglia, ma crede ancora che si tratti di un sogno. Si trova nella sua città, ma non la riconosce. Palazzi, negozi, parchi, alcuni sono dove devono essere, altri no, non ci sono più. Come è possibile? Cosa sta succedendo? Vaol sta aspettando di svegliarsi, ovviamente. Fino a quando non compare lui. Il ragazzo più bello che lei abbia mai visto e che le spiega tutto: Vaol è morta. Aveva diciannove anni, e ora è finita in una sorta di limbo: una seconda opportunità, le racconta Hans, un altro capitolo per chi ha ancora qualcosa in sospeso. Inizia così l'avventura di una giovane ragazza che a poco a poco si trova coinvolta in una lotta, contro i Primi, gli Oligarchi che riducono in schiavitù i nuovi arrivati. Una lotta capeggiata da suo padre che Vaol ritrova nel limbo. Lui, morto in un incidente d'auto due anni prima, è ora il capo della Resistenza. Così mentre di giorno Vaol combatterà la sua battaglia per abbattere la dittatura; di notte a poco a poco si innamorerà di Hans ogni ora, ogni minuto, ogni secondo di più.
Risorsa locale
LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo
Giuntina, 25/09/2018
Abstract: Nessun libro può sostituire il diario tragico di Klemperer: in esso è l'esperienza della distruzione a parlare, la violenza quotidiana della predicazione di morte. I lemmi, che egli sceglie per l'illustrazione del processo di formazione di una nuova lingua del potere, sono offerti alla sua intelligenza di filologo dalla sua vita quotidiana di perseguitato e si confrontano con la progressiva riduzione della sua esistenza a quella di un testimone. È un libro dal vero, che ci riconduce, con la meticolosa pedanteria di un cronista, ad una storia aberrante come fosse ancora un presente. dalla prefazione di Michele Ranchetti
Risorsa locale
L'esilio impossibile. Stefan Zweig alla fine del mondo
Il Saggiatore, 27/09/2018
Abstract: "Non avrei mai creduto che a sessant'anni mi sarei trovato a sedere in un piccolo villaggio brasiliano, servito da una giovane nera scalza, a decine di migliaia di chilometri da quella che una volta era la mia vita: libri, concerti, amici, conversazioni." Chi scrive non è un antropologo, un medico filantropo o un cineasta d'avanguardia. È Stefan Zweig, l'autore straordinariamente prolifico, il "sovvertitore dei sensi", l'intellettuale celebrato come una star, attorno al quale si stringeva un cenacolo frequentato, tra gli altri, da Freud, Mann, Roth, Einstein, catalizzatore di alcune fra le correnti artistiche e filosofiche più importanti del Novecento. Finché Hitler non ne mise al bando i libri e lo costrinse ad abbandonare il suo Olimpo glorioso e gli adorati caffè, dove leggeva il giornale o giocava a scacchi, per abbracciare le mille esistenze dell'esule.L'esilio impossibile racconta la vita tormentata, l'allontanamento forzato e il triste epilogo di un grande scrittore, "il settemila volte trasmesso in radio, filmato e fotografato Stefan", morto suicida nel 1942 a Petrópolis, Rio de Janeiro. E attraverso il suo ritratto scandaglia la tragedia che il popolo ebraico e la generazione degli émigrés contemporanea a Zweig dovettero affrontare: spogliato della propria identità, l'esule è un Ulisse condannato a errare senza la protezione degli dèi, in bilico tra senso di appartenenza e slancio cosmopolita e, nel caso dell'artista, tra impegno politico e desiderio di trascendenza.In L'esilio impossibile, George Prochnik fa convergere l'onta dei due grandi conflitti mondiali e il destino dell'Europa nel solco della biografia di Stefan Zweig: l'instancabile sostenitore di un umanesimo universale e il nobile pacifista dalla prosa indiavolata, la cui generosa signorilità e il cui fascino sensuale stillano da queste pagine come rugiada destinata, nell'eco infernale del gorgo bellico, a tramutarsi in lacrime.
Risorsa locale
Il Saggiatore, 27/09/2018
Abstract: Nessun uomo è un'isola. Eppure, tra le sontuose torri in vetro e acciaio delle élite e le umili abitazioni dell'uomo della strada passano mari che sembrano oceani. La storia della civiltà occidentale dal dopoguerra a oggi dimostra la complessità delle dinamiche che riguardano l'individuo, le istituzioni e la collettività. Per coglierle appieno e non smarrirsi in questo flusso caotico di scambi che è l'età contemporanea, sostiene Charles Wright Mills, c'è bisogno di qualcosa in più di astratti modelli interpretativi e sterili dati empirici: c'è bisogno dell'immaginazione sociologica.Uscito per la prima volta nel 1959, L'immaginazione sociologica di Charles Wright Mills ha rivoluzionato il modo di intendere le scienze sociali: partendo dall'analisi di storia, biografia e strutture sociali ha aiutato lettori e studiosi a liberarsi delle influenze che condizionavano i loro comportamenti e le loro valutazioni. Per Mills l'immaginazione sociologica è infatti l'atteggiamento mentale che permette di vedere oltre il proprio ambiente e la propria personalità, quindi di comprendere al meglio le relazioni di cui una società si sostanzia. Una visione che è anche un metodo per individuare i punti in comune tra le varie categorie di persone, connettere questioni private a problemi pubblici, analizzarne le ragioni, confrontarsi con il passato.Il Saggiatore ripropone al lettore di oggi un classico della sociologia mondiale, arricchito della prefazione di Giorgio Marsiglia – tra i principali studiosi italiani del pensiero di Mills. Un'opera sempre attuale che, alternando ironia e sarcasmo ad argomentazioni serrate, porta il discorso sociologico sul piano politico. Perché solo mettendo correttamente in relazione i soggetti e i singoli eventi all'interno dei grandi mutamenti a livello globale è possibile comprendere appieno il presente. E da lì provare a cambiarlo.
Risorsa locale
Codice Edizioni, 30/08/2018
Abstract: L'aggettivo "smart" è la quintessenza dell'era digitale in cui viviamo, che ha promesso così tanto ma mantenuto così poco. Tutto sembra essere "intelligente", dagli spazzolini da denti fino alle città, quelle smart cities che nell'ultimo decennio hanno conquistato l'immaginario collettivo e plasmato il lavoro di urbanisti, funzionari, politici e interi settori industriali. Sono però molte anche le critiche: lo scollegamento con i problemi reali della gente, la ricerca tecnocratica del dominio sulla nostra vita urbana, l'ossessione per la sorveglianza e il controllo, l'incapacità di pensare a strategie che mettano i cittadini – non le aziende o gli urbanisti – al centro del processo di sviluppo. Questo saggio analizza alcune delle critiche alle smart cities, e studia le connessioni tra le infrastrutture digitali che hanno riplasmato il paesaggio tecnologico delle città e i programmi politici ed economici che queste hanno intrapreso o potrebbero intraprendere a breve.
Risorsa locale
La Sicilia è un'isola per modo di dire
minimum fax, 11/10/2018
Abstract: "La Sicilia è un'isola per modo di dire è molte cose insieme": un libro di raffinata e irresistibile comicità, un racconto lucido di una terra molto amata, un diario di viaggio curioso e impertinente, un manuale d'istruzioni per montare e smontare il mito della sicilitudine. Mario Fillioley sa bene di trovarsi davanti un luogo fin troppo raccontato, ammantato di una sua tradizione che – dal ciclo dei vinti fino alle fiction televisive – ha accumulato e inglobato una serie sterminata di versioni, sempre al confine tra topos e stereotipo. E sa che per raccontarlo, quel luogo, nelle sue infinite manifestazioni, ha una sola arma vincente: l'ironia. Evitando tanto le pose retoriche quanto quelle antiretoriche, Fillioley parla al lettore come fosse un amico, senza trucchi e senza ipocrisie. Riesce così in un'impresa apparentemente impossibile: dire qualcosa di nuovo sull'isola troppo grande, troppo complessa, l'isola per modo di dire. Raccontare, con leggerezza e amoroso disincanto, una Sicilia diversa, non definitiva e quindi tanto più vera e credibile.
Risorsa locale
Edizioni Black Coffee, 11/10/2018
Abstract: A diciannove anni Garrard, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola città dell'Arkansas, è costretto a confessare ai genitori la propria omosessualità. La loro reazione lo mette di fronte a una scelta che gli cambierà la vita: perdere la famiglia, gli amici e il Dio che ama sin dalla nascita oppure sottoporsi a una terapia di riorientamento sessuale, o terapia riparativa, per "curarsi" dall'omosessualità, un programma in dodici passi da cui dovrebbe riemergere eterosessuale, ex-gay, purificato dagli empi istinti che lo animano e ritemprato nella fede in Dio attraverso lo scampato pericolo del peccato.Quello di Garrard è un viaggio lungo e doloroso grazie al quale, tuttavia, trova la forza e la consapevolezza necessarie per affermare la sua vera natura e conquistarsi il perdono di cui ha bisogno. Affrontando a viso aperto il suo passato sepolto e il peso di una vita vissuta nell'ombra, in questo memoir l'autore esamina il complesso rapporto che lega famiglia, religione e comunità. Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un'ode all'amore che sopravvive nonostante tutto.Questo libro ha ispirato l'omonimo film prodotto da Focus Features, diretto da Joel Edgerton, con protagonisti Nicole Kidman, Russell Crowe e Lucas Hedges. La pellicola arriverà nelle sale americane il 2 novembre. Presto anche in quelle italiane.
Risorsa locale
Rischiare grosso. L'importanza di metterci la faccia nella vita di tutti i giorni
Il Saggiatore, 11/10/2018
Abstract: Cigni neri si sono moltiplicati e hanno oscurato il cielo. L'uccello simbolo dell' "evento imprevedibile di grande impatto" teorizzato da Nassim Nicholas Taleb negli anni è stato usato per legittimare i buchi di bilancio lasciati da banchieri premiati con buonuscite milionarie, giustificare i mercati di schiavi nati dalle ceneri degli interventi militari occidentali o autoassolversi di fronte a votazioni dagli esiti clamorosi come il referendum sulla Brexit. Ma davvero tutto questo era – è – inevitabile? E se invece si trattasse solo di una diffusa mancata assunzione di responsabilità? Se l'antidoto al Cigno nero fosse correre sul serio dei rischi?"Non conta ciò che si possiede ma ciò che si rischia di perdere." Che si tratti di decidere se cambiare lavoro, lasciare il vecchio fidanzato o concorrere per diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti, spiega Taleb, avvicinarsi alla fiamma (e rischiare di scottarsi) è sempre più fruttuoso che rimanere immobili (e congelare). E anche più etico. Ogni rischio è infatti una scelta di fronte a un burrone: l'unico modo per andare avanti è saltare, ma se si fallisce non ci sarà nessun altro a pagarne le conseguenze.Con Rischiare grosso Taleb torna a interrogarsi sulle dinamiche della società contemporanea e offre nuove soluzioni radicali ai problemi della vita di tutti i giorni così come alle storture di politica, economia e informazione. Con il suo consueto stile provocatorio, che unisce l'ironia ad argomentazioni sempre pragmatiche e dirette, e attraversando la storia con riletture iconoclaste e innovative – dal codice di Hammurabi a Immanuel Kant, da Annibale a Donald Trump, da Gesù Cristo fino agli estremisti religiosi di oggi –, Taleb riflette sull'asimmetria nascosta tra la decisione di correre un rischio e la reale capacità di affrontarne le conseguenze, risponde agli interrogativi emersi dopo la crisi economica e anticipa gli scenari di domani.Rischiare grosso è un'opera spaventosa e illuminante che, come una nuova rivoluzione copernicana, ribalta ogni paradigma nella nostra gestione della quotidianità e degli affari. Che l'obiettivo sia migliorare la nostra vita o evitare la prossima crisi globale, rischiare grosso non è solo un'opzione percorribile: è l'unica strada.
Risorsa locale
minimum fax, 18/10/2018
Abstract: Baboucar, Ousman, Yaya e Robert sono quattro richiedenti asilo arrivati in Italia dopo avere attraversato mezza Africa e il Mediterraneo. Sono sospesi tra la speranza che la loro richiesta venga accolta e l'ansia di essere respinti. C'è chi aspetta la prima udienza di fronte alla Commissione territoriale, chi il ricorso in primo grado al tribunale, chi invece ha ottenuto una protezione sussudiaria e per un po' può andare avanti senza troppe ansie. Un fine settimana decidono di prendere un treno che da Perugia li porterà verso l'Adriatico. La meta è la spiaggia di Falconara Marittima e il viaggio è scandito dagli incontri, dalle ossessioni di ognuno e dall'altalenante rapporto con la lingua italiana. Sono quarantott'ore di piccoli avvenimenti: multe, bivacchi, visioni, la finale degli Europei di calcio, qualche litigio. Due giorni in cui i quattro amici si ritroveranno sempre a camminare, in fila indiana, lungo le strade della provincia del Centro Italia. E Baboucar guidava la fila è una favola senza morale, che affronta il tema delle migrazioni scegliendo di raccontare quello che viene dopo le traversate, la normalità inafferrabile di una vita dignitosa che segue ogni approdo e tutto quello che questa normalità contiene: le paure, i desideri, la rabbia, le nostalgie, riuscendo a ottenere alla fine quella particolare risonanza poetica che hanno soltanto le cose vere.
Risorsa locale
minimum fax, 18/10/2018
Abstract: Alex ha tredici anni quando una notte sua madre decide di partire all'improvviso, portando con sé soltanto uno zaino che sembra aver pronto da sempre. Nel giro di pochi minuti, la sua esistenza verrà irrimediabilmente rivoluzionata: si ritrova in macchina, con niente da mettersi a parte i vestiti con cui ha dormito e senza la minima idea di dove sua madre abbia intenzione di andare. Comincia così un viaggio interminabile – Virginia, Michigan, Texas, California – che ripercorre le tappe dell'inquieta vita di sua madre: i genitori immigrati dalla Sicilia, l'infanzia e l'adolescenza trascorse tra orfanotrofi e famiglie d'affido, le donne che ha amato che per qualche ragione si chiamavano tutte Laura. Fra la strada e i motel, nella strana sospensione data dal costante movimento in avanti, Alex – che fin dalla più tenera età si rifiuta di assumere un'identità di genere, di essere maschio o femmina – imparerà a conoscersi e a conoscere sua madre e scoprirà che l'irrequietezza non è necessariamente un peccato, che ci sono cose a cui è impossibile dare un nome e storie che, per quanto lo si desideri, è impossibile raccontare. E che forse, in fondo, va bene così. Sara Taylor fa i conti con le questioni dell'autodeterminazione, dell'identità e della libertà in un libro che è a metà strada tra un classico road movie, una saga familiare e un inedito romanzo di formazione: doloroso, struggente, tenero ed esilarante, impossibile da dimenticare.
Risorsa locale
A rincorrere il vento ('68: il B-Side)
Morellini Editore, 17/10/2018
Abstract: È una serata piovosa. Un uomo e una donna si aggirano tra le corsie del supermercato di viale Papiniano, a Milano. Lei, Anna, guarda divertita le spese degli altri, lui, Marco, più indolente, seleziona accuratamente i prodotti a lunga scadenza. Vagano con i loro carrelli semivuoti convinti che quella sera passerà come tante altre, ciascuno in compagnia delle proprie abitudini, e invece…Gli sguardi e le strade di questi due ex-compagni di classe tornano a incrociarsi dopo quarantacinque anni. Insieme, quando di anni ne avevano quattordici, hanno condiviso le fasi fatidiche di un periodo irripetibile, il Sessantotto: il finale di Zabriskie Point, le note di Balla Linda, il concerto dei Rolling Stones, l'occupazione del liceo, l'autostop, i baci rubati e il miraggio della rivoluzione sessuale, sognando Cuba e la California. Come tante dolci madeleines, i due estrarranno complici dalla scatola dei ricordi di Anna le tessere del puzzle sentimentale di una generazione.Tra confidenze, aneddoti, riflessioni, riemergerà anche il ricordo di qualcosa di intimo che credevano perduto.
Risorsa locale
Il Saggiatore, 18/10/2018
Abstract: Come un richiamo ancestrale, il sonaglio sacro del vudù fende l'aria con un suono ipnotico, rauco o stridulo, che si ripete prolungato, si unisce ai versi degli animali e rincorre l'oscurità per raggiungere un altro universo: quello dei morti. È un oggetto di fabbricazione semplice: una zucca la cui cavità viene riempita di ossa di serpenti e la cui superficie viene adornata con perle che mollemente ne ricalcano i contorni. Solo lo houngan, il sacerdote, può utilizzarlo.Quando Maya Deren nel 1947 da New York approda a Haiti, il vudù è ancora la religione dominante, e lei una giovane regista di film sperimentali e d'avanguardia. Il suo sguardo di artista viene catturato subito da quel conturbante pantheon di divinità, e Maya Deren si trova presto coinvolta nei riti notturni. Dopo i canti di apertura, gli inchini e i passi tradizionali, vede lo houngan intonare l'invocazione a Damballah, il grande dio serpente. Tra i bagliori dei fuochi sente levarsi i tamburi. Assiste a una danza simile all'acqua, in cui i corpi, fluttuando, si chinano lentamente verso terra, convergendo al centro come un'unica, magica corrente. Ma Maya Deren non si limita a osservare: alla fine del suo percorso iniziatico sperimenta la possessione, e le viene assegnato uno spirito guida, Erzulie, la divinità dell'amore.Secondo il vudù, infatti, lo spirito che è in ciascuno di noi non perisce insieme al corpo, ma può diventare un loa, uno spirito sacro, e sostituirsi temporaneamente a chi è ancora in vita attraverso la possessione: è allora che i cavalieri divini si impadroniscono dell'iniziato e lo cavalcano. Il prescelto può così accedere alla quinta dimensione, quella dell'eternità, diventare "pieno di dio" e ricreare in Terra il suo paradiso, ricevendo dalle divinità ispirazione, cura e consiglio.Con I cavalieri divini del vudù, arricchito della prefazione di Joseph Campbell, il Saggiatore restituisce al lettore una delle testimonianze a oggi più esaurienti sulla ritualità haitiana. Maya Deren, discostandosi dall'approccio dell'antropologia tradizionale e iniziandoci ai misteri dell'armonia cosmica, trascrive una realtà che, come ogni archetipo mitologico, vive nel cuore di ogni essere umano.
Risorsa locale
Ledizioni, 31/08/2018
Abstract: LinkedIn è un ottimo strumento per curare il proprio personal branding, il networking, la comunicazione digitale e il posizionamento online. Peccato però che per molti risulti uno strumento poco intuitivo, complicato se non addirittura inutile. Tanti aprono il profilo e lo abbandonano, oppure lo usano in modo talmente sbagliato da renderlo controproducente.Dopo anni di corsi sull'uso strategico di LinkedIn, Gianluigi Bonanomi – giornalista hi-tech e formatore sui temi della comunicazione digitale – ha deciso di raccogliere approfondimenti, strategie, domande e trucchi in questo libro. Occorreva però dargli un taglio diverso per rendere lo strumento accessibile a tutti, differente dagli altri manuali sul tema. Serviva una metafora. E qual è la più popolare, in Italia, se non il calcio?Da qui è nata l'idea di scrivere il manuale calcistico di LinkedIn: un testo sui generis, un po' provocatorio, sornione, che usa alcuni concetti del gioco più bello del mondo (attacco, difesa, contropiede, figurine, tifosi, falli, cartellini e molto altro) per spiegare strumenti e comportamenti su LinkedIn. Nel testo si trovano molti spunti di riflessione e di approfondimento (anche grazie alle interviste ad esperti dello strumento) ma soprattutto tantissime indicazioni pratiche su come sistemare il profilo e usarlo in modo strategico per raggiungere i propri obiettivi: trovare o cambiare lavoro, far crescere la propria rete, reclutare collaboratori e partner o vendere. Pronti per il calcio d'inizio?
Risorsa locale
Niente è vero, tutto è possibile
minimum fax, 25/10/2018
Abstract: Killer professionisti con un'anima artistica, aspiranti registi teatrali che si trasformano in burattinai del Cremlino, supermodelle con tendenze suicide, Hells Angels che si credono guerrieri consacrati, oligarchi che vivono ancora nel mito della rivoluzione: sono solo alcuni dei personaggi che Peter Pomerantsev incontra nel cuore più surreale della Russia contemporanea, sospesa tra i fantasmi del comunismo e il trionfo di un capitalismo brutale e predatorio, che non esita a fabbricare la realtà, o a modellarla a propria immagine e somiglianza. Un mondo che trabocca di nuovi ricchi e di nuovi potenti e che si trasforma con una rapidità che sfida ogni tentativo di analisi; un mondo, per giunta, dominato da una forma sottile e pervasiva di dittatura che si rivela ogni giorno di più la vera antagonista dell'Occidente. Attingendo alle proprie esperienze professionali – in Russia ha lavorato nella produzione televisiva per quasi dieci anni – e arricchendole con viaggi e incontri che, dalla capitale e dai palazzi del potere, lo hanno portato in città siberiane requisite dalla mafia e nei salotti dei miliardari, a Londra o New York, Pomerantsev compone un mosaico di inarrivabile complessità: il ritratto frenetico e inquietante di un paese che appare insieme assurdo e più vero del vero.
Risorsa locale
Difficult men. Dai "Soprano" a "Breaking Bad", gli antieroi delle serie tv
minimum fax, 25/10/2018
Abstract: Sul finire degli anni Novanta, le serie televisive americane hanno riscritto le regole della narrazione classica. Uno degli aspetti più importanti di questa rivoluzione riguarda i personaggi rappresentati, non più eroi tutti d'un pezzo ma creature moralmente ambigue. Veri e propri antieroi sono, infatti, i protagonisti dei Soprano, di Mad Men, The Wire, Breaking Bad e Game of Thrones. Attraverso un racconto del dietro le quinte di queste serie e approfondite interviste a showrunner e autori coinvolti nella loro realizzazione, Difficult Men ricostruisce con grande abilità un inedito profilo degli antieroi seriali più significativi di questo inizio secolo. I villain delle serie tv riescono a suscitare la nostra empatia e ci permettono di calarci nei panni di chi si spinge oltre il lecito, ponendoci di fronte a dilemmi etici e a scelte sbagliate che non prenderemmo mai nella vita. Scopriremo inoltre che David Chase, Matthew Weiner, Vince Gilligan e David Simon, tra gli altri, sono persone reali complesse e interessanti quanto i personaggi da loro creati. Il dialogo diretto con gli autori consente a Martin di mettere a fuoco il valore di rottura di titoli che, come ha scritto il Guardian, possono essere considerati per la tv l'equivalente di Roth, Updike e Mailer per la narrativa e di Scorsese, Altman e Coppola per il cinema.
Risorsa locale
Q502. 300 anni dopo il grande esodo
Stampa Alternativa, 23/10/2018
Abstract: Dylan fissò quegli occhi dorati."Mi dica cosa devo fare"."Deve portarmi una ragazza, numero di produzione Q502".Pianeta Marte, 300 anni dopo il Grande Esodo. Un detective viene incaricato di cercare una ragazza scomparsa alla nascita. L'indagine lo porta nei profondi meandri della città di Agra, nelle desertiche terre del pianeta rosso e nello spazio buio.Q502 è una coinvolgente avventura marziana tra scienza e fantascienza. Veloce, divertente, terribile, leggera e nel contempo profonda.
Risorsa locale
Da dove vengo. Un'autobiografia
Il Saggiatore, 25/10/2018
Abstract: Da dove vengo è l'opera in cui Joan Didion raccoglie tutta se stessa: è la sua autobiografi a, restituitaattraverso il prisma della storia americana. Dopo la morte della madre, la necessità di congedarsidai genitori la porta a guardare dentro il rapporto con la famiglia e a scavare il luogo da cui proviene,dissodare la propria identità, chiedersi, appunto, "da dove vengo". Didion si rende conto di non aver mai capito la California, di doversi liberare dall'incantesimo sotto il quale è sempre vissuta.Con Da dove vengo Joan Didion scrive quindi la storia della sua terra, la storia della sua famiglia, la sua storia. Che si trasforma in una struggente contronarrazione dell'epica della frontiera, dalle traversate degli antenati al mito delle "cose selvagge" e del ranch, dai sogni dei pionieri ai leggendari grandi latifondisti. Lo spirito individualista e il trionfalismo civico, la scomparsa e il continuo riaffi orare di un paradiso naturale perduto, i grandi cambiamenti del dopoguerra, la potenza ciclopica della ferrovia, le speculazioni del mercato immobiliare e dell'industria aerospaziale, tutte le malinconie e le contraddizioni delle classi sociali: ogni cosa è declinata in toni intimi e corrosivi. Così la più raffi nata scrittrice americana del nostro tempo passa al setaccio ogni granello di sabbia californiana e con grazia predatoria smaschera, ricompone, ripudia e invoca il proprio affresco delle origini.Da dove vengo è un'opera cadenzata sulle note di una lucida nostalgia. È l'esplorazione, tra siccità e alluvioni, di un territorio emotivo saldamente intrecciato a quello reale. Se la revisione del cosmo californiano è prima di tutto una rifl essione su di sé, al termine di questo lungo viaggio Joan Didion trova la sua miniera d'oro, la sua eredità, la sua America, il suo dove. E noi con lei.
Risorsa locale
Il Saggiatore, 25/10/2018
Abstract: La carrucola nel pozzo, la spola della teleferica nei boschi. I minimi atti, l'opaca trafila delle cose mute che cadono nel mondo, come una lenza buttata a vuoto nei secoli, un amo a precipizio nei millenni. Sono infiniti gli strumenti umani, e sono cosa da poco, sono cosa da nulla. La loro storia ingombra la vita dell'uomo, ma nella parabola dell'esistenza (visibile e invisibile) dura appena pochi istanti, lo scampolo di tempo che separa una curva di montagna dalla svolta successiva. Poi la memoria li inghiotte, il paesaggio li trascolora in una fotografia già vecchia, già perduta.È questo, tra i molti, il sentimento che anima Gli strumenti umani di Vittorio Sereni, terza raccolta di uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, che ne segnò il ritorno editoriale, dopo il silenzio quasi ventennale da Diario d'Algeria. Una geografia esistenziale, quella puntellata dai versi degli Strumenti umani, in cui è necessario muoversi con passo bustrofedico, con il garbo dell'ospite indiscreto, eppure con la gioia ardente di chi scopre qualcosa che d'improvviso sente familiare da sempre. Una poesia sospesa tra l'erranza della materia e la rivelazione del vuoto, continuamente forata dai disvelamenti e dalle epifanie, dai segreti umbratili delle scorze dure che compongono il pianeta. E dai riverberi di una eco letteraria che si fa approssimazione e presenza nella lingua di Sereni, evocando oscuramente i purgatori di Dante e le rime in morte di Laura, la melma nera di Montale e la noja leopardiana, di cui gli Strumenti umani non sono la somma, ma la infiorescente decomposizione, stretta nella vite di una sizigia immortale. Borbottii, vibrazioni, gorgoglio di voci confuse. È la lingua con cui parlano gli strumenti umani.Un alfabeto segreto che non si può tradurre o imparare, ma solo ascoltare, ferocemente straniero, inaspettatamente amico, nel segmento bianco che spezza le cartilagini di ogni poesia.
Risorsa locale
Nero editions, 05/09/2018
Abstract: "Un lungo periodo di violenza, guerra e demenza ci aspetta", ammonisce Franco "Bifo" Berardi in una delle pagine più dure di Futurabilità, e ogni giorno ne abbiamo la conferma: da una parte, il razzismo istituzionalizzato della politica mainstream; dall'altra, le shitstorm (letteralmente "tempeste di merda") che hanno trasformato la cultura online in una rabbiosa successione di risentimenti; sullo sfondo, la precarietà economica ed esistenziale di una generazione condannata a saltare da un lavoretto all'altro, mentre intanto dilagano l'ansia, la depressione e il consumo di psicofarmaci.E però, "se vogliamo trovare una via d'uscita, dobbiamo guardare la bestia negli occhi". Ed è quello che tenta Bifo nel suo saggio più impietoso, già pubblicato nel Regno Unito nel 2017 e qui riproposto in versione aggiornata e ampliata.Perché se è vero che sembriamo al momento incapaci di produrre quei cambiamenti che pure ci sarebbero disperatamente necessari, è altrettanto vero che una possibilità ancora esiste. Per attivarla però è necessario che la generazione iperconnessa della Silicon Valley Globale prenda coscienza che, senza solidarietà e coscienza condivisa, nessun futuro è possibile, e che per uscire dal ricatto del triste realismo dei giorni nostri è necessario osare l'inconcepibile. E alla fine, sembra quasi di intuire un invito che suona al tempo stesso familiare e provvidenziale: "neuroproletari di tutto il mondo, unitevi!".Scrittore e filosofo, Franco "Bifo" Berardi è tra i più importanti pensatori radicali contemporanei. È stato tra i fondatori di Radio Alice e tra i suoi ultimi libri ricordiamo Dopo il futuro (Derive Approdi 2013) e Heroes (Baldini & Castoldi 2015)."Se c'è qualcuno che è riuscito a individuare le origini e a restituire i sentimenti del secolo in cui viviamo, be': questo è Bifo."McKenzie Wark"Nella palude di neofascismo e precarietà economica in cui siamo impantanati, Bifo cerca di tracciare i contorni di un mondo nuovo che già scalpita per la sua realizzazione."e-flux"Da vero filosofo radicale qual è, Bifo non si limita semplicemente a misurare il nostro tasso di disperazione: piuttosto, leggere Futurabilità dà il senso della sua capacità di immaginare un mondo fuori dai parametri imposti."032c