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Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura
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Terrinoni, Enrico

Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura

Il Saggiatore, 04/04/2019

Abstract: "Saggio eretico di teoria della traduzione, avventura donchisciottesca nelle infinite possibilità del linguaggio, atto d'amore per la letteratura di lingua inglese, James Joyce in primis: Oltre abita il silenzio è il distillato alchemico di decenni passati a strettissimo contatto – amicale, amoroso, doveroso – con l'opera del dublinese per eccellenza, che Enrico Terrinoni conosce come pochissimi altri in Italia. Tradurre Joyce significa spingersi dove nessun traduttore si è mai spinto, alle estreme propaggini della parola, dove la lingua corteggia un silenzio che non è afasia, bensì infinita potenza creativa. D'altronde, in inglese, fra word e world non c'è che una lettera di differenza, una lettera per nulla morta; e lì si gioca la partita.Da questa esperienza nasce una considerazione che, pur nella sua apparente semplicità, è rivoluzionaria: siamo esseri traducenti, tutto in noi è traduzione. Traduciamo il mondo nella nostra mente e noi stessi nel mondo, traduciamo sentimenti in idee e idee in parole, traduciamo persino, a volte, prigionieri da un carcere all'altro. E se il linguaggio è una gabbia che ci arresta, solo traducendo possiamo forzarne le sbarre ed essere liberi. Ne fuoriesce un'idea nuova della letteratura, la quale corrisponde non a quanto avviene sulla pagina, nel rincorrersi delle parole di inchiostro, bensì all'energia creatrice che si libra, e si libera, dalla pagina per balzare al di là, oltre, dove abita il silenzio.Per inseguire questa idea di traduzione e di letteratura, Enrico Terrinoni sublima la forma saggio e ne fa svaporare ogni rigidità: labirintico e rocambolesco, Oltre abita il silenzio richiede una lettura a perdifiato, in caduta libera, come Alice quando capitombola nel mondo del Bianconiglio. Lasciate ogni preconcetto o voi ch'intrate: in queste pagine non c'è rispetto che non sia irriverente. Il lettore che sta al gioco – play, in inglese, è giocare ma anche creare, come dimostrano i plays di William Shakespeare – non troverà più nulla di innocente nell'atto di aprire un libro e iniziare a leggere: un gesto semplice, quotidiano, automatico, eppure magico, potente: un gesto elettrico, un gesto-lampo che – come nel Frankenstein di Mary Shelley – dà vita dove prima non c'era che materia inerte."

Matrimonio e parentela
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Frazer, James George - Guidorizzi, Giulio - Montanari, Raul - Bettini, Maurizio

Matrimonio e parentela

Il Saggiatore, 04/04/2019

Abstract: "Frazer prende lo spunto dall'episodio relativo alle nozze di Giacobbe. Giacobbe, secondo quanto racconta la Genesi, sposò in successione le sue due cugine Rachele e Lia che erano figlie di Labano, fratello di sua madre Sara. Ma, partito da Giacobbe, Frazer lo abbandona subito per avventurarsi nel mondo dei primitivi. Di qui l'avvio per uno dei contributi più originali dell'intera opera di Frazer, questa volta dedicata all'analisi dei meccanismi di una struttura fondamentale della società: il matrimonio.Noi europei ci troviamo dinnanzi a un problema che scavalca il nostro orizzonte mentale e ci costringe a scoprire quanto relativamente isolato sia il nostro sistema matrimoniale. Come nota nella sua postfazione Maurizio Bettini, "sposare la cugina" è uno di quegli elementi distintivi che marca con forza il confine tra il "noi" europeo e gli "altri"; la tradizione europea infatti, a partire dal mondo romano, interdì vigorosamente questo tipo di matrimonio, e successivamente la Chiesa si preoccupò di estendere ancora più ampiamente la barriera matrimoniale endogamica. "La cugina" scrive Bettini "è una donna troppo vicina perché ci si possa permettere di sposarla, ma non lo è abbastanza perché ci si possa impedire di amarla."Non è un semplice caso di evoluzione della morale sessuale: Frazer avverte che il matrimonio endogamico ha a che fare con i meccanismi culturali profondi di società molto lontane dalla nostra; così il problema dell'endogamia viene da lui, correttamente, collocato sul piano della cultura, non su quello della natura. Il tabù dell'incesto è dunque, per Frazer, il prodotto di una struttura sociale, che determina come conseguenza secondaria la creazione di una barriera psicologica: "la proibizione opposta al rapporto sessuale tra cugini paralleli dev'essere stata in vigore per tanto tempo che rispettarla è divenuto una sorta di istinto"."Giulio Guidorizzi

Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua. Alla ricerca della vita nell'universo
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Preston, Louisa - Veronesi, Emiliano R.

Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua. Alla ricerca della vita nell'universo

Il Saggiatore, 14/04/2019

Abstract: Un cibo non troppo caldo e non troppo freddo, un letto non troppo morbido e non troppo duro: ecco cosa vuole la giovane protagonista della fiaba Riccioli d'oro e i tre orsi, qualcosa di "proprio giusto". Sembra bizzarro, eppure l'astrobiologia usa lo stesso criterio nella ricerca di possibili forme di vita nello spazio. Tanto che si chiama "Fascia Riccioli d'oro" la zona abitabile di un sistema stellare, lo spazio in cui si trovano i pianeti che possiedono le caratteristiche necessarie allo sviluppo della vita: presenza di acqua, temperature non eccessivamente calde o fredde, una distanza "proprio giusta" dal loro sole.Louisa Preston accompagna il lettore in un affascinante viaggio alla ricerca di altre forme di vita nell'universo; e lo fa partendo dalla Terra, dai luoghi più inospitali del nostro pianeta, dove le condizioni ambientali si avvicinano a quelle degli altri mondi e dove solo i microorganismi più tenaci riescono a adattarsi e prosperare. Campioni indiscussi degli ambienti estremi sono gli orsetti d'acqua, ossia i tardigradi: simili a microscopici panda a otto zampe, vivono praticamente ovunque, dalla cima delle montagne agli abissi oceanici, e sono sopravvissuti indenni alle cinque estinzioni di massa della storia della Terra. In caso di catastrofi possono entrare in uno stato che li rende praticamente indistruttibili, a prova di temperature estreme, radiazioni, assenza di ossigeno e mancanza di cibo – non per niente sono gli unici organismi che abbiamo inviato con successo nello spazio senza protezioni.Louisa Preston, studiando i tardigradi e utilizzando i dati delle più recenti missioni spaziali, traccia una mappa dei luoghi più promettenti in cui cercare la vita al di fuori della Terra, dai pianeti del Sistema solare a quelli più distanti dell'universo. Riccioli d'oro e gli orsetti d'acqua racconta l'esplorazione di nuovi mondi, lune e galassie, il viaggio alla ricerca di altre forme di vita (e forse di nuove civiltà) e la nostra inesauribile volontà di spingerci dove nessun umano è mai giunto prima: all'ultima frontiera della nostra comprensione dello spazio.

Cose terribili
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Nolte, Jakob

Cose terribili

Il Saggiatore, 18/04/2019

Abstract: ""La madre di Iselin e Edvard Honik scorse la Luna, si trasformò in una creatura lupesca, con un morso spezzò il collo a suo marito, gli sbranò parti del torace e si riaddormentò."Bergen, Norvegia. Quando in una notte di plenilunio la madre si trasforma in un lupo mannaro e uccide brutalmente a morsi il marito, la vita dei gemelli Iselin e Edvard Honik cambia per sempre. Scoprono l'orrendo morbo che infesta da generazioni la loro famiglia tramutandone nottetempo i membri in creature bestiali assetate di sangue, e che potrebbero avere a loro volta ereditato. Fratello e sorella stringono così un patto solenne: tentare di sfuggire al proprio destino, costi quel che costi. Per i due è l'inizio di una entusiasmante e bizzarra epopea: Iselin si mette alla ricerca di indizi per la cura, finendo per legarsi a un gruppo terroristico. Per Edvard, invece, la decisione di arginare i propri sentimenti – nei quali individua l'innesco potenziale della metamorfosi – coincide con la fuga da casa, in un lungo viaggio che attraverso l'Europa dell'Est lo porta ad affrontare i demoni che scorrono nel suo sangue e a capire chi è davvero."

Il colore perfetto. Viaggi, incontri e racconti dal nostro immaginario cromatico
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Maimeri, Gianni - Serafini, Luigi

Il colore perfetto. Viaggi, incontri e racconti dal nostro immaginario cromatico

Il Saggiatore, 18/04/2019

Abstract: Colorati sono i nostri sogni, le nostre emozioni, i nostri ricordi. Abbiamo passeggiato in pomeriggi azzurri come canzoni, mentre nelle orecchie qualcuno ci sussurrava di bandiere gialle, cieli sempre più blu e rose rosse per noi. Conserviamo gelosamente memoria della prima volta in cui siamo saliti sulla macchina amaranto dei nostri genitori, del prato verde sul quale giocavamo da ragazzini, degli occhi castani della persona cui abbiamo dato il primo bacio; e certo non dimentichiamo come, dopo che siamo stati lasciati, il mondo si sia spento nel grigio. Creiamo ogni notte centinaia di fantasie viola, rosa, arancio, bianche, cobalto che ci accompagnano lungo le nostre ore da svegli.Il colore è un'esperienza fondamentale nella vita di ognuno di noi. In queste pagine Gianni Maimeri, uno dei massimi esperti della materia, esplora il nostro immaginario cromatico in compagnia di grandi personaggi dell'arte e della scienza. Negli incontri con Steve McCurry, Gillo Dorfles, Lamberto Maffei, Gualtiero Marchesi, Michael Nyman, Stefano Boeri, Mario Bellini, con direttori della fotografia e costumisti, curatori e medici, scenografi e psicologi, restauratori e pubblicitari, designer e musicisti, Maimeri tesse attorno a un'essenza inafferrabile un variopinto arazzo di visioni, sguardi e storie. Con lui scopriamo così che si può cucinare anche solo con il colore, che le cromie più importanti di un palazzo sono quelle all'apparenza meno visibili, che un colore puro cattura il nostro sguardo come un magnete, che "vediamo" certe tonalità solo quando abbiamo le parole per descriverle.Arricchito da una prefazione d'artista di Luigi Serafini, Il colore perfetto è la celebrazione di un tassello cruciale della nostra anima collettiva: un viaggio che attraversa tutto il paese e regala al lettore una nuova prospettiva da cui guardare il proprio passato e il proprio futuro. Un invito a scoprire che il vero tesoro alla fine dell'arcobaleno è l'arcobaleno stesso.

Gli immortali. Storie dal mondo che verrà
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Giuliani, Alberto

Gli immortali. Storie dal mondo che verrà

Il Saggiatore, 09/05/2019

Abstract: ""Anni fa, sulle rive del lago Bajkal, in Siberia, una donna mi lesse la mano. E un paio di anni dopo un bramino della città sacra di Vrindavan, in India, guardò nel mio futuro. Entrambi mi raccontarono delle stesse gioie che mi avrebbe riservato la vita. E della morte. Prematura e violenta. Che dovrebbe cogliermi tra poco.Alcune tra le cose predette si sono avverate. Altre non saprei. Le parole si sono perse nel tempo insieme alle cose a cui non do importanza. Ma con l'avvicinarsi di quell'appuntamento mi sono ritrovato a concentrarmi su un errore della divinazione. La donna con la quale ho avuto un bambino sarebbe dovuta essere una conoscenza d'infanzia. Impossibile, perché Francesca viveva dall'altra parte d'Italia e ci siamo conosciuti a Parigi appena qualche anno fa.La scorsa estate ho trovato una fotografia scattata nell'inverno del 1984 in un rifugio delle Dolomiti. Mi ritraeva a nove anni mentre il maestro di sci mi consegnava una medaglia per la mia prima gara vinta. Tra i bambini ai piedi del podio c'era quella che oggi è diventata la madre di mio figlio.Ho preso quel fatto come una coincidenza, ma partendo da quelle profezie ho iniziato a voler conoscere il futuro dell'umanità, alla ricerca, magari, di qualche indizio sul mio domani. Ho incontrato gli astronauti della nasa diretti su Marte, i padri della robotica umanoide in Giappone e gli uomini che si congelano in attesa di una nuova vita. Ho vissuto con i guardiani del clima al Polo Nord, parlato con gli scienziati che stanno costruendo un sole artificiale più potente di quello naturale e incontrato i politici che per salvare la biodiversità la chiudono in un bunker. Ho visto persone pronte all'apocalisse, mangiato pesci transgenici e verdure che non esistono in natura. Incontrato ricercatori che clonano, tagliano e cuciono dna ai limiti dell'eugenetica. Ho cercato in tutti una guida e risposte alle mie domande sul futuro. Ma anche loro, come me, volevano trovare solo la via per vincere la morte.Alla fine di questo viaggio, sono tornato nuovamente nell'antica città di Vrindavan, in India. Per cercare quel bramino e chiedergli se l'unico modo per vivere una vita degna non sia accettarne la fine.""

Storia politica del mondo. 3000 anni di guerra e pace
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Holslag, Jonathan - Poerio, Giulia

Storia politica del mondo. 3000 anni di guerra e pace

Il Saggiatore, 02/05/2019

Abstract: Da sempre l'umanità ha desiderato la pace, da sempre l'ha considerata lo stato ideale cui aspirare: filosofi e poeti ne hanno cantato le lodi, sovrani e imperatori si sono vantati di aver trasformato le proprie terre in regni prosperi e pacifici. Eppure, se osserviamo la nostra storia, la realtà è stata assai diversa: la violenza ci ha accompagnati fin dal sorgere delle prime civiltà e tutti gli imperi del passato, da Roma alla Cina, hanno combattuto per gran parte della loro esistenza. Nel corso dei secoli ogni società umana, dal più piccolo villaggio al più grande stato nazionale, ha dovuto decidere come considerare i propri vicini: se alleati, potenziali nemici o avversari dichiarati.Jonathan Holslag ripercorre in un unico, monumentale volume tre millenni di storia, dall'Età del Ferro ai nostri giorni, narrando la nascita delle prime città stato, la trasformazione di piccole entità politiche in grandi potenze, l'ascesa e la caduta degli imperi dal Mediterraneo al Medio Oriente, dal subcontinente indiano all'Asia orientale. Con il respiro delle grandi narrazioni epiche, Holslag rivela la complessa rete di elementi che da sempre hanno influenzato le relazioni internazionali: la posizione geografica, le tratte commerciali, il controllo amministrativo e militare dei territori, la propaganda e l'uso politico della religione, oltre alle arti della diplomazia e della guerra, delle tregue e dei tradimenti.Storia politica del mondo non è solo l'affascinante racconto della lunga strada che ha condotto l'umanità fino al presente: è il testo essenziale per chiunque voglia capire a fondo l'origine dei conflitti tra i popoli che tuttora insanguinano la nostra convivenza sul pianeta. Un'opera che rivoluziona la nostra prospettiva sul passato e sul presente; una storia che nessuno oggi dovrebbe ignorare.

Perifrasi del concetto di fame. La lingua segreta dei prigionieri italiani nella Grande guerra
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Spitzer, Leo - Caffi, Claudia - Albesano, Silvia

Perifrasi del concetto di fame. La lingua segreta dei prigionieri italiani nella Grande guerra

Il Saggiatore, 09/05/2019

Abstract: Il 17 settembre del 1915 Leo Spitzer prende servizio a Vienna presso l'Ufficio centrale della censura postale dell'esercito imperialregio, preposto al vaglio della corrispondenza dei prigionieri italiani. Dire "Ho fame" era proibito: era una minaccia per il prestigio dell'impero asburgico. Il censore Spitzer deve dunque intercettare e cassare ogni riferimento alla fame patita dai prigionieri, ma il linguista Spitzer non può lasciare che quel patrimonio di testimonianze vada perduto. Si ferma allora in ufficio oltre l'orario e copia centinaia di brani dalle lettere prima di coprire con l'inchiostro i passi incriminati.A guerra conclusa – è il 1920 – Spitzer pubblica Perifrasi del concetto di fame: uno studio delle varianti, spesso geniali, inventate dagli italiani per non dire "Ho fame" e far comunque sapere ai propri cari che la soffrono, chiedendo l'invio di pacchi alimentari. Le lettere sono popolate da personaggi quali lo Zio Magno, Ugolino, la Signorina Uchefem, la Signora Bruttavecchia, i tenenti Spazzola, Magrini e Stecchetti. Quelle che Spitzer raccoglie sono voci di persone semplici, poco abituate alla scrittura; eppure le soluzioni, le espressioni in codice e i giochi linguistici escogitati dai prigionieri per descrivere la propria condizione sono degni di professionisti della parola.Dopo Lingua italiana del dialogo e Lettere di prigionieri di guerra italiani, il Saggiatore offre per la prima volta al lettore italiano Perifrasi del concetto di fame, il volume che completa il trittico dedicato alla nostra lingua da Leo Spitzer. Un'opera magistrale in cui il grande linguista dà prova del suo virtuosismo di studioso e insieme fa un grande dono all'umanità: salva le testimonianze di persone che hanno sofferto in uno dei periodi più duri della nostra storia e che senza la sua fatica la storia stessa avrebbe dimenticato, mentre ora possono sopravvivere nella memoria di tutti noi.

L'inventore dei cantautori. Nanni Ricordi: una storia orale
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Ricordi, Claudio - Coralli, Michele

L'inventore dei cantautori. Nanni Ricordi: una storia orale

Il Saggiatore, 16/05/2019

Abstract: Alla fine degli anni cinquanta, Carlo Emanuele Ricordi detto Nanni, rampollo scalpitante dell'illustre famiglia che ha fondato l'editoria musicale, si aggira tra i locali di una Milano in pieno fermento sociale e artistico alla ricerca di voci nuove e talenti inespressi. Una sera sente suonare un certo Giorgio Gaberščik, un'altra è incuriosito dalla voce un po' stonata di un giovane studente di medicina; e lui seduta stante ingaggia gli sconosciuti Gaber e Jannacci per la neonata Dischi Ricordi.Nanni apre le porte di casa sua e trasforma il suo salotto in punto di ritrovo non solo per i Gaber e gli Jannacci, ma anche per Luigi Tenco e Maria Callas, Carla Fracci e Leonard Bernstein, Luchino Visconti e Dario Fo. Le sue feste diventano la fucina della cultura di quegli anni, il luogo in cui si intrecciano i migliori saperi e mestieri: Gino Paoli disegna le copertine dei dischi, Sergio Endrigo scrive per Ornella Vanoni, De André presenta a Nanni De Gregori – "Uno che vale molto più di me". Stanco di un modello Sanremo ancorato al passato, Nanni porterà alla rivoluzione della canzone italiana e alla consacrazione di quelli che diventeranno i grandi cantautori che tutti conosciamo.L'inventore dei cantautori ricostruisce la vita di Ricordi direttamente dalla voce di Nanni e di chi è sempre stato al suo fianco – cantanti, musicisti, produttori, famigliari e amici –, raccontando la gloria e la disfatta di un mondo, quello discografico, cresciuto a dismisura e poi crollato su se stesso per aver perso la propria umanità. Da queste pagine trapelano l'intimità e il calore, le risate, la consapevolezza e il coraggio di chi invece ha avuto "orecchio… tanto, anzi parecchio". E ha inciso i capolavori della musica italiana nella nostra anima e nella nostra storia.

Nudo con filo spinato
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Pawlenski, Pjotr - Daniševskij, Ilja - Velminskij, Vladimir - Grieco, Agnese - Grieco, Agnese

Nudo con filo spinato

Il Saggiatore, 23/05/2019

Abstract: ""La mia è arte politica. Quello che faccio è mostrare pubblicamente la violenza del potere. Parlo di quello che si nasconde dietro la messa in scena della "preoccupazione per la sicurezza". Sono gli apparati a esercitare violenza."Il 23 luglio 2012 un uomo compare di fronte alla cattedrale di Kazan', a San Pietroburgo. La sua bocca è cucita da un filo che penetra nella carne, serrando il labbro superiore e quello inferiore: è l'artista Pëtr Pavlenskij. Il suo corpo riappare ostinato negli spazi pubblici della Russia di Putin: nel maggio 2013 Pavlenskij è nudo, avvolto nel filo spinato, davanti al Parlamento di San Pietroburgo; a novembre si inchioda i genitali al selciato di fronte al Cremlino durante la Festa della polizia. Nell'ottobre 2014, seduto sul muro di un ospedale psichiatrico, si recide il lobo dell'orecchio destro. Nel novembre 2015 incendia il portone del quartier generale dei servizi segreti.Seguono complotti giudiziari, scandali e arresti che non fanno che amplificare la forza delle sue azioni, perché se i suoi materiali non sono che un corpo, del filo spinato o una tanica di benzina, a creare il significato delle sue opere contribuiscono lo sconcerto del pubblico, le violenze dei poliziotti, il clamore dei giornali. Oggi di quel processo entra a far parte questo libro, terminato in carcere, in cui Pavlenskij racconta la sua arte politica, scandalosa e inarrestabile."

Il futuro migliore. In difesa dell'essere umano. Manifesto per un ottimismo radicale
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Mason, Paul

Il futuro migliore. In difesa dell'essere umano. Manifesto per un ottimismo radicale

Il Saggiatore, 30/05/2019

Abstract: Oggi noi esseri umani siamo sotto attacco da tutti i fronti. La crisi del capitalismo globale ha lasciato campo libero alle forze arcaiche del razzismo, della misoginia e del più cieco nazionalismo autoritario. Il pianeta è febbricitante e quasi del tutto sepolto dalla sovrapproduzione di plastica e cemento. La Silicon Valley produce sempre più raffinati algoritmi che concretizzano l'incubo del controllo totale e sempre nuovi gadget che in breve realizzeranno la trasformazione dell'uomo in robot.Dobbiamo rassegnarci a essere consumatori ormai privi di volontà o macchine biologiche dal comportamento prevedibile e modificabile? Secondo Paul Mason no: possiamo ancora reagire, possiamo riprendere il controllo delle nostre vite e del nostro futuro. Mason propone una nuova forma di azione politica che unisce la tradizione dei movimenti di sinistra, l'esperienza delle lotte del nuovo millennio e la possibilità di agire sulla rete senza esserne dominati. Il suo manifesto ci invita a essere radicalmente ottimisti: dall'affrontare i troll razzisti sul web al compiere le giuste scelte quotidiane negli acquisti, dal lottare per il controllo dei nostri dati personali al costringere i governanti a promulgare leggi che liberino il potenziale positivo delle nuove tecnologie, sono molte le cose che possiamo fare per tornare a essere soggetti attivi, e non passivi oggetti delle politiche mondiali.Il futuro migliore è una chiamata alle armi per chi è deciso a resistere al monopolio delle tech companies, alla globalizzazione ultraliberista e alla politica dell'odio per le strade e sui social network. Dopo averlo letto avrete una scelta molto semplice: vivacchiare nella speranza che il vostro orticello si salvi oppure iniziare a combattere.

Miracolo della rosa
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Genet, Jean

Miracolo della rosa

Il Saggiatore, 23/05/2019

Abstract: Scritto in carcere nel 1943-44 sui fogli forniti ai detenuti per la confezione di sacchetti di carta e ambientato nel penitenziario di Fontevrault durante l'inverno 1940-41, Miracolo della rosa è un'opera di scandalo e malizia. In parte è un resoconto immaginario della vita di prigionia del protagonista "Jean Genet", in parte è una rievocazione realistica della permanenza dello scrittore nella colonia penale di Mettray, dove a sedici anni era stato incarcerato per furto.A Fontevrault Genet ritrova altri reduci di Mettray: il giovane Bulkaen, oggetto di una passione febbrile; Divers, lo "sposo" della giovinezza; ma soprattutto Harcamone, il "danzato mistico", bellissimo giovane condannato alla pena capitale per omicidio. Fontevrault, ex abbazia, poi carcere, diventa infine epicentro del desiderio e degli intrecci erotici fra i compagni di detenzione, in un susseguirsi di episodi che costituiscono una sorta di romanzo a puntate in cui i personaggi si ritrovano immersi in un clima di torride e incontenibili pulsioni virili. Su tutti domina proprio Harcamone, che dalla sua cella d'isolamento si manifesta come un'epifania libidinosa e trasmuta agli occhi di Genet le catene che gli serrano i polsi in miracolose ghirlande di rose bianche.Miracolo della rosa – qui presentato con prefazione e traduzione rivista di Dario Gibelli – è un'autobiografia visionaria che trasfigura la materia sordida da cui trae origine, fatta di verghe e violenza, e la sublima in poesia. È un'apologia di esistenze marginali sottratte all'ignominia e trasformate in emblemi eroici dalle mistiche alchimie del canto. È una celebrazione della potenza della scrittura, strumento di salvezza e di reinvenzione delle vittime sociali, e una meditazione sulle virtù evasive della fantasticheria – il lusso specifico di chi si trova in un carcere, fisico o simbolico che sia. È l'opera più eccessiva di Jean Genet.

Elogio della rabbia. Perché dovremmo incazzarci di più e meglio
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La Porta, Salvatore

Elogio della rabbia. Perché dovremmo incazzarci di più e meglio

Il Saggiatore, 06/06/2019

Abstract: "Viviamo tempi bui. Da sempre. Invidia, rancore, oppressione e gelosia assorbono le nostre energie come una spugna, lasciandoci esausti e rassegnati davanti ai nostri infiniti fallimenti. Un lavoro che non ci soddisfa e il nostro capo che non la smette di umiliarci. L'amore che ci piega con le sue malsane incomprensioni, spingendoci a immaginare mille amanti. Nel frattempo, il telegiornale ci sbatte in faccia vittime e morti di guerre che non capiamo e i partiti politici si fanno forza sparando proiettili di odio verso il nemico, l'intruso, lo straniero. Basta galleggiare per qualche secondo nell'abisso di Facebook, scansando momentaneamente le foto di gattini, per rendersi conto di quanto il mondo sia violento: i commenti sotto i post sono un tripudio di offese e auguri di morte, di razzismo e sessismo; legioni di annoiati e troll si compattano, fanno gruppo per spruzzare sugli altri tutta la loro anonima bile.Eppure non dovrebbe essere così, la rabbia. Questo sentimento luminoso, carico di coraggio, di speranza, che ha permesso a popoli oppressi di conquistare la libertà, a uomini e donne cresciuti ai margini del mondo di diventare santi, artisti, presidenti, e a migliaia di volenterosi di dare voce, ogni giorno, alla loro protesta d'amore.Elogio della rabbia è un manifesto audace: un invito a scrollarci di dosso la catasta di preoccupazioni, ossessioni e isterie che bruciano le nostre vite; ad abbandonare quel bisogno di controllo che esercitiamo verso tutto e tutti – i nostri figli, la nostra poltrona, il telefono della persona che amiamo –; e, infine, a trasformare quell'energia repressa in un'arma per difendere e riconquistare il futuro. All'insegna della giustizia, però, e non del sopruso. In un coro umano che non si faccia confondere da un esercito improvvisato di solitudini avvelenate."

La zattera della Medusa
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Franzobel

La zattera della Medusa

Il Saggiatore, 06/06/2019

Abstract: 18 luglio 1816, le tenebre ricoprono l'abisso e il diavolo aleggia sulle acque. Nel mare al largo della Mauritania il brigantino Argus avvista tra i flutti un relitto alla deriva. Ciò che appare, avvicinandosi, è una visione demoniaca che mozza il fiato ai marinai: aggrappati a quelle assi di legno, ammassati gli uni sugli altri, ci sono i corpi sfiniti e consunti di quindici uomini, da tredici giorni ostaggio delle onde, della fame e della sete. Sono gli unici sopravvissuti tra i 147 a bordo della zattera allestita dopo che la nave francese Medusa si è arenata nelle sabbie africane d'Arguin.Subito la notizia percorre il regno di Luigi XVIII, circondata dalle domande e dai sospetti: cosa è potuto mai accadere? Come hanno fatto a resistere in quelle condizioni? Cosa ne è stato degli altri? Ma mentre i superstiti raggiungono Parigi, e i primi scandalosi brandelli della loro storia rimbalzano sui giornali, appare chiaro come certe verità, nella loro tragedia eterna e senza scampo, non possano trovare posto nel mondo dei vivi.La zattera della Medusa è un angosciante viaggio attraverso un inferno di soprusi, violenza e cannibalismo. Tra sadici marinai senza morale, perversi cuochi di bordo, mostruosi giganti asiatici dalla forza sovraumana e vanitosi ufficiali, incapaci di governare altro se non la frusta, Franzobel intesse un'appassionante narrazione storica attorno a una delle vicende più inquietanti della Francia moderna. Il suo è un romanzo ambizioso, che riesce a ridare voce ai lamenti di sommersi e salvati i cui nomi si sono inabissati nel gorgo del tempo. Una lugubre ballata del mare, che rivela ancora una volta con quale ferocia la natura possa violentare la carne lungo i solchi tracciati dalla disperazione.

Paesaggi
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Berger, John - Overton, Tom - Nadotti, Maria

Paesaggi

Il Saggiatore, 06/06/2019

Abstract: Paesaggi è la più completa raccolta degli scritti di John Berger dedicati all'arte e alla letteratura. Chi è alla ricerca di un ponderoso volume di critica, con quadri monografici e rigide periodizzazioni, dovrebbe guardare altrove; chi invece è già un lettore di questo "rinascimentale uomo contemporaneo" si stupirà ancora una volta di tanta varietà di saggi, poesie, racconti e meditazioni, ritrovando lo sguardo di uno storyteller che mai ha inteso la scrittura come un atto di possesso, ma sempre come un modo per abitare il presente e mutarne la trama.In questo volume, ideale prosecuzione di Ritratti, John Berger è l'osservatore tenace di vasti panorami popolati da figure umane, alla ricerca di mappe del nostro tempo. Dapprima si tratta soprattutto di paesaggi teorici, in cui Berger incontra gli scrittori e gli artisti che più hanno accompagnato il suo pensiero: da Walter Benjamin a Gabriel García Márquez, da Rosa Luxemburg a James Joyce. Poi si passa all'esplorazione – a volte reale, sempre letteraria – di paesaggi fisici: la Palestina resistente, abitata da bambini e cavalli selvaggi; la Parigi dei cubisti e la Venezia marcescente della Biennale; la città di Delft che "sgorga dagli occhi di chi l'ha lasciata"; la campagna senza tempo in cui i contadini hanno insegnato a Berger "il poco che so"; fino al fluido mercato del mondo odierno, in cui ognuno è un consumatore perduto in una geografia assente.Raccontando questi luoghi, John Berger racconta se stesso, il suo modo ardente e combattivo di cercare uno spazio da condividere e di indagare lo sguardo. Ogni paesaggio parla per lui di "rischio e avventura": il rischio e l'avventura, in questi Paesaggi composti dagli anni cinquanta a oggi, sono quelli di un pensiero pronto in qualsiasi momento a farsi mettere a repentaglio da un'opera perturbante o un fatto inatteso, che si pone sempre, qualsiasi cosa scelga di narrare, sul limite sottile del mistero.

Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza
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Boncinelli, Edoardo

Il male. Storia naturale e sociale della sofferenza

Il Saggiatore, 13/06/2019

Abstract: Da millenni proviamo a dire, in infiniti modi, che cos'è il male. A ogni violenza subita, per ogni sopruso, invochiamo questo nome arcaico. Lo assegniamo ai nostri piccoli tormenti quotidiani e ai grandi desideri inappagati, alle inquietudini e ai disagi, all'infelicità e all'ingiustizia che da sempre ci pare governare il mondo. Alla morte, persino: il male più temibile di tutti. Comunque sia, ciò che è "male" per noi non dovrebbe esistere affatto. Vorremmo allontanarlo, scansarlo, cacciarlo via per sempre dalla nostra vita.Ma che cos'è davvero il male? Il grande scienziato Edoardo Boncinelli tenta di dare una risposta analizzando le particelle elementari che compongono questa contradditoria entità, con tutti gli strumenti che la scienza e la filosofia mettono a nostra disposizione. Ci racconta la biologia del male, come nascono il dolore psicologico e quello fisico, e la sua fisiologia, che si traduce nella malattia e nella morte. Affronta il crimine, il male dal punto di vista etico – la cronaca nera dell'umanità – e ci descrive come produttori di sofferenza, capaci di mentire e perfino di uccidere i nostri simili. Si spinge ai confini del pensiero per sondare l'oscurità che si annida nella nostra stessa coscienza; per farci riflettere sulla nostra doppia natura di esseri sospesi tra istinto e ragione, tra necessità e libertà, insieme carnefici e vittime di un dolore cui nulla e nessuno può sottrarsi.Il male di Edoardo Boncinelli è una lettura affascinante e alla portata di tutti. Un'opera fondamentale per scoprire davvero chi siamo, e per renderci conto della nostra complessità, irriducibile alle categorie con cui di solito decidiamo che cosa è buono e che cosa, invece, ci sembra malvagio.

L'algoritmo e l'oracolo. Come la scienza predice il futuro e ci aiuta a cambiarlo
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Vespignani, Alessandro - Rijtano, Rosita

L'algoritmo e l'oracolo. Come la scienza predice il futuro e ci aiuta a cambiarlo

Il Saggiatore, 13/06/2019

Abstract: Nell'agosto 2014 lo scienziato Alessandro Vesespignani riceve una chiamata: un'epidemia senza precedenti sta distruggendo la Guinea, presto contagerà il resto del mondo. Il nome del virus è ormai noto a tutti: Ebola. Vespignani e il suo team si collegano a un supercomputer e, grazie ad algoritmi e simulazioni, riescono a prevedere la diffusione del virus con mesi di anticipo.Predire il futuro è la nostra ossessione sin dall'alba dei tempi. Gli aruspici hanno scrutato per secoli il domani nelle carcasse degli animali, e ancora oggi non riusciamo a fare a meno della divinazione: sapere a che ora sorge il sole o quando ci sarà la prossima eclissi lunare mitiga il nostro senso di spaesamento nell'universo. Cosa accadrebbe se fosse possibile prevedere con largo anticipo non solo fenomeni come quelli meteorologici, ma tutta la nostra vita? Togliamo il se. I nuovi indovini artificiali lo stanno già facendo.Alessandro Vespignani – uno dei più importanti scienziati della predizione al mondo – con la sua arte mantica non si affida ai segni della natura, bensì a quelli matematici della datificazione. E a fornirgli questi dati siamo proprio noi. Non ci credete? Guardatevi intorno: le nostre tracce sono ovunque. I pagamenti che eseguiamo con il bancomat dicono cosa possiamo permetterci e cosa ci piace, il gps sullo smartphone registra tutti i nostri spostamenti, l'algoritmo di Facebook impara i nostri gusti in fatto di cinema e musica, moda e cibo, fino a sapere che cosa abbiamo intenzione di votare alle prossime elezioni.Tutti questi dati che seminiamo sono il punto di partenza, il pozzo da cui attingere per simulare e anticipare il futuro. Una sfida che non si esaurisce nella predizione delle attività quotidiane, ma che mira a utilizzarle per profetizzare fenomeni molto più grandi: pandemie, guerre, crolli economici e politici, disastri naturali. L'algoritmo e l'oracolo non racconta come tutto ciò potrà accadere un giorno; racconta come, senza che ce ne accorgiamo, stia già accadendo.

I viaggi in Italia
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Eisen, Cliff - Eisen, Cliff - Stern, Elli - Rebulla, Patrizia

I viaggi in Italia

Il Saggiatore, 13/06/2019

Abstract: Due uomini in carrozza, una mattina d'inverno. Sono padre e figlio, hanno cinquanta e quattordici anni. Leopold Mozart, musicista colto e di talento, ha deciso che è venuto il momento di andare in Italia, di esporre il giovane Wolfgang alla musica, alla cultura, alla vita teatrale del paese che detiene il formidabile segreto della "bella melodia" e della "bella voce". Ci torneranno per tre volte, fra 1769 e il 1773, suoneranno in tutta la penisola e Wolfgang comporrà due opere e una serenata – Mitridate, re di Ponto, Lucio Silla e Ascanio in Alba – per il Regio Ducal Teatro di Milano; ogni volta rientreranno a Salisburgo con i bagagli carichi di souvenir. Soprattutto, rientreranno dopo aver incontrato papi e sovrani, visitato chiese, scavi archeologici, conventi e regge, dormito in locande malfamate e "bei palazzi", assaggiato le angurie a Napoli e partecipato ai balli in maschera a Venezia, comprato abiti di stoffe pregiate e incisioni suggestive, ascoltato opere e concerti alla ricerca del segreto della "bella maniera".I viaggi in Italia raccoglie le lettere che Leopold e Wolfgang hanno inviato durante quei viaggi ad Anna Maria e Nannerl, moglie e figlia, madre e sorella amatissime: un centinaio di missive, scritte quotidianamente con affetto e disciplina, intelligenza e divertimento, per raccontare a chi è rimasto a casa la lunga avventura alla scoperta dell'Italia.I viaggi in Italia fa parte di Lettere della famiglia Mozart, l'opera in più volumi con cui il Saggiatore offre al lettore italiano l'edizione integrale della corrispondenza mozartiana, nella traduzione di Elli Stern e nella curatela di Cliff Eisen: un epistolario fra i più ricchi del mondo musicale; una testimonianza significativa della cultura europea di fine Settecento; l'immersione nel genio di Wolfgang Amadeus Mozart

Non ho niente da nascondere. Interviste sul cinema e sulla vita
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Haneke, Michael

Non ho niente da nascondere. Interviste sul cinema e sulla vita

Il Saggiatore, 20/06/2019

Abstract: "Due strade parallele, dritte e morbide come la serenità solare che le avvolge. Una macchinaavanza piano con una barchetta a rimorchio, mentre in sottofondo si innalzano le voci di Jussi Björling e Renata Tebaldi che intonano Tu qui santuzza. Vediamo mani che scelgono cd, sentiamo risate: una coppia sta giocando a chi indovina la canzone; il figlio, sul sedile dietro, è chiamato a fare da garante. Torniamo a vedere la macchina dall'alto; poi la telecamera ci mostra i volti della famiglia felice, in procinto di raggiungere la casa delle vacanze. Ma il canto di Beniamino Gigli si strappa, diventando l'angosciante Bonehead dei Naked City, che mitraglia lo spettatore accompagnando l'arrivo di titoli di testa rossi come il bagno di sangue verso il quale gli inconsapevoli, sorridenti passeggeri sono diretti. Un presagio crudele, rivelato solo a chi è in sala, impotente.Poche sequenze come l'inizio di Funny Games sanno raccontare in modo emblematico l'arte di Michael Haneke, uno dei registi e sceneggiatori più originali degli ultimi trent'anni. Non ho niente da nascondere è il suo più fedele e intimo autoritratto: solitamente laconico fino all'estremo, Haneke sceglie per la prima volta di raccontarsi in una lunga intervista che ripercorre tutta la sua esistenza e la sua carriera, dall'adolescenza nella periferica Wiener Neustadt alla tormentata vocazione religiosa, dai complessi rapporti con attrici e attori alla maniacale cura del sonoro, dai primi lavori per la televisione austriaca a Happy End, passando per i premi a Cannes e per l'Oscar ricevuto con Amour.Haneke racconta la sua vita con una franchezza violenta, svelando i segreti di una consapevole e ostinata ricerca di verità sugli uomini attraverso l'artificio di immagini e suoni. Non ho niente da nascondere è un'immersione in un microcosmo di forze brutali e sotterranee, in grado di frantumare la gelida superficie della vita quotidiana e lasciare lo spettatore faccia a faccia con la propria nuda miseria."

Fare i bagagli. Un viaggio pratico e filosofico
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Harlan, Susan - Pugliese, Alessio

Fare i bagagli. Un viaggio pratico e filosofico

Il Saggiatore, 20/06/2019

Abstract: C'è chi prepara ogni sua valigia compilando meticolose liste degli oggetti da portare per essere sicuro di non dimenticarsi nulla. C'è chi ci infila dentro roba alla rinfusa all'ultimo minuto. C'è il viaggiatore zaino in spalla, e più è sdrucito e impolverato più se n'è orgogliosi. C'è chi compra un bauletto Vuitton pure per il cagnolino. E poi ci sono le interminabili attese al nastro trasportatore dell'aeroporto d'arrivo, l'ansia che lei si sia smarrita con tutto quello che ci serviva per il viaggio o tutto quello che dal viaggio volevamo riportare a casa. All'andata trasportiamo noi stessi in un altro mondo. Al ritorno misuriamo la distanza oggettuale tra il noi che partiva e il noi che rientra. Noi. Noi e i bagagli.Fare i bagagli è il libro che racconta la relazione lunga e complicata tra le valigie e la nostra identità. Susan Harlan intreccia sapientemente storia del costume e letteratura, cinema e memoir, arte e poesia dei luoghi. Evoca l'orrore esternato nell'Enrico v di Shakespeare davanti alla perdita di valigie, bauli e salmerie. Spiega perché alle donne dovrebbe piacere molto la magica borsa di Mary Poppins. Mostra tutte le sfumature della femminilità incarnate dalle it-bag di Hermès. Rivela il rapporto tra Samsonite, il secondo dopoguerra e un tale che si era messo in testa di girare l'Europa spendendo solo 5 dollari al giorno. E naturalmente illustra come fare bene le valigie: perché con un bagaglio ben fatto sei pronto per qualsiasi destinazione.Che tu ti sposti in treno o in macchina, in nave o in aereo. Che tu sia un elegante businessman da hotel cinque stelle o un neohippie disposto a prendersi la scabbia nei peggiori pulceti. O tutto quello che ci sta in mezzo. Questa lettura davvero vale il viaggio.