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Le parole hanno una storia. Apartheid, colonialismo, crimini di guerra, genocidio, pogrom, sionismo
Donzelli Editore, 19/06/2025
Abstract: "La cultura dei diritti umani ha bisogno, in questa fase storica, di fare un salto di qualità analogo a quello che è avvenuto dopo il 1945, per uscire da un tunnel di violenza che sembra inarrestabile. La corretta definizione delle parole è uno degli strumenti fondamentali di analisi e confronto, di formazione e acquisizione del sapere e, in ultima istanza, di tutela della democrazia e della convivenza civile".Quando pronunciamo parole come apartheid, colonialismo, crimini di guerra, genocidio, pogrom, sionismo, sappiamo esattamente a cosa ci riferiamo? Ne comprendiamo appieno il significato, la storia, le implicazioni? Le parole non sono solo uno strumento per comunicare, ma innanzitutto una classificazione e una riorganizzazione dell'esperienza sensibile, in relazione a conoscenze, competenze, valori. Questo è vero ancora di più quando ci inoltriamo nella sfera dei diritti umani, cui ci riconduce il piccolo vocabolario selezionato per questo volume da Marcello Flores. È bene entrare in questo ambito con cautela, senza approssimazioni né banalizzazioni, maneggiando con cura concetti che hanno alle spalle una storia ben precisa. La Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione sul genocidio, le quattro Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei feriti, sui prigionieri di guerra, sulla protezione dei civili e delle donne sono alcuni dei testi fondamentali che, elaborati dopo la fine della seconda guerra mondiale, diventano punti di riferimento per la società civile e democratica. Una rivoluzione, nata dalla convinzione che occorre limitare il ruolo degli Stati, legandoli a valori che appartengono all'umanità, che vanno oltre le differenze storiche, culturali, religiose e politiche. Ma che ne è oggi dei diritti umani? Quali misure sono prese per prevenire o interrompere possibili genocidi? A cosa si deve la ripresa del razzismo e dell'antisemitismo, perfino in Europa? Non è facile essere ottimisti, ma è proprio in una situazione di questo tipo che il ruolo dell'opinione pubblica e delle organizzazioni non governative diventa fondamentale per una nuova offensiva della cultura dei diritti umani, ormai diventata puro discorso retorico. È in quest'ottica che si rivela cruciale recuperare la solidità e la concretezza di parole e concetti chiave. L'obiettivo di questo lavoro è consentire un confronto di idee lucido, impedire paragoni discutibili, favorire giudizi meno arbitrari: le parole hanno una storia, e solo se adoperate con questa consapevolezza si fanno vero motore di cambiamento, lo strumento più prezioso e potente anche per fare la storia.
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Donzelli Editore, 19/06/2025
Abstract: Il Piano Mattei è riconosciuto come un'iniziativa italiana di alto livello politico, finalizzata a consolidare la cooperazione e gli scambi con l'Africa, in un partenariato non predatorio e di benefici reciproci. Tuttavia, le ambizioni del Piano corrispondono alla realtà? E quali potrebbero essere i suoi margini di miglioramento? Queste sono le domande a cui si è cercato di rispondere. Diverse questioni sono state sollevate riguardo a governance, risorse, interrelazione con iniziative europee e del G7, riconoscimento della voce delle società civili africane e delle diaspore, coerenza tra cooperazione e internazionalizzazione economica, approcci rispetto all'energia, al digitale, alla sanità e alla formazione. Senza dimenticare il tema delle migrazioni e la possibilità di valorizzarle per uno sviluppo sostenibile condiviso. D'altra parte, il Piano si inserisce in uno scenario internazionale alquanto instabile e in un continente africano in fermento, dove le giovani generazioni reclamano un ruolo da protagoniste. Diventa quindi fondamentale che il Piano si distingua per la capacità di ascoltare e relazionarsi con i diversi attori del progresso locale, affinché possa davvero rappresentare un rapporto di reciprocità per uno sviluppo sostenibile.
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Nella giornata più calda dell'anno. Attraversando il Sud
Donzelli Editore, 19/06/2025
Abstract: "Nella giornata più calda dell'anno, quando il sole ti avvolge in una veste aderente di calore, il mondo si mostra come presenza che non ci vede, come cocciutaggine, come frana. L'idea di "frana" però non convince: come se il mondo dovesse stare sempre al suo posto, che poi è quello deciso da qualcuno. In orizzontale, ad esempio, perché agli umani piacciono le linee dritte, che si possono disegnare su un foglio di carta quadrettata. Ma il mondo al posto suo non ci sta, si sposta e comincia a pendere da qualche parte. Le case assumono strane pendenze. Proviamo a correggerlo, il mondo, ma il mondo è più cocciuto di noi, e continua a fare quello che ha sempre fatto, a spostarsi, a franare, a vivere. È terribile, questo mondo. Perché è semplicemente il mondo, oggettivo e antichissimo. Quant'è bello, il mondo".Un'autostrada, direzione sud. Il cuore vecchio di una città. E poi, nella giornata più calda dell'anno, strade di campagna poco frequentate. Quello che Felice Cimatti racconta in queste pagine – in cui le parole si intrecciano alle immagini – non è un viaggio, ma un'esperienza, e triplice, vissuta in un Mezzogiorno che sorprende, a cominciare dalla strada percorsa per arrivarci, quell'Autostrada del Mediterraneo o A2 che però continua ad essere chiamata A3. Un'autostrada anomala, che non ci inoltra nell'arcaico, ma ci rivela il carattere fragile della modernità: il tracciato non rettilineo, il percorso singolare, tortuoso, che sale fino a più di mille metri e poi scende al livello del mare, l'asfalto screpolato dal gelo e dalla neve ne fanno uno spazio sospeso tra familiare ed estraneo, sempre aperto all'inumano; l'A3 è spaesante, e con la sua abbagliante e silenziosa presenza si insinua in tutte le altre strade, quelle che si presentano come tecnologiche, smart, sicure: nell'A3 non vediamo l'arretratezza del Sud, vediamo piuttosto il Sud rimosso e nascosto dietro ogni Nord. E si può parlare di un "momento A3" per qualunque spazio umanizzato che si trasforma, di colpo, in uno spazio inumano. Come la realtà che irrompe nella città vecchia di Cosenza: di fronte ai suoi muri giallastri, alla vegetazione che spunta rigogliosa in tutti gli angoli, agli animali che l'attraversano di giorno e di notte, ci accorgiamo che siamo creature temporali, siamo tempo, e quindi siamo fine e siamo inizio, sempre sul punto di diventare altro. Nelle vie e nelle piazze della città vecchia il mondo scoppia da tutte le parti: non c'è centro, non c'è periferia, ovunque una commistione di inumano e umano, vivente e non vivente, organismi e cose. Una "vita commune", direbbe Tommaso Campanella. Perché tutte le cose in qualche modo sentono, provano affetti e desideri. E di questo fa esperienza chi scrive quando, nella giornata più calda dell'anno, partendo da Arcavacata di Rende, in Calabria, si inoltra nelle strade assolate e deserte della Basilicata, avendo come unica meta quella di perdersi: "Se c'è un luogo, in Italia, in cui è evidente che la presenza umana è ridicola e presuntuosa, è nelle terre del Sud. Mai come in quei luoghi assolati ho sentito la presenza massiccia, potentissima, del mondo. Essere soli, ma non esserlo, essere nel mondo, nella assoluta pienezza del mondo". Ad essere raccontata in questo libro è un'esperienza di ribaltamento, un movimento che rovescia l'usuale in estraneo, il familiare in sconosciuto, l'ovvio in misterioso; una "crisi della presenza", che non è uno stato d'animo né tantomeno un pericolo, ma una risorsa – anche se penosa e sempre fuggita –, un'occasione per ripensare il proprio posto, i propri pensieri, per dare un altro valore alle parole con cui cerchiamo di allontanare il peso ma anche la meraviglia del mondo.
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Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Cinque filosofi morti si ritrovano nell'Oltretomba – un Oltretomba pensato da Sartre nel suo Huis clos – per partecipare alla prima puntata di una trasmissione, Uno contro tutti, durante la quale discuteranno, assai animatamente, delle loro rispettive visioni filosofiche, concentrandosi, in particolare, sulla Tecnica e sulle tecniche. Gilbert Simondon, filosofo francese novecentesco, si troverà, dunque, a dover "difendere" le proprie idee, così diverse rispetto a quelle degli altri convenuti, dagli strali che verranno lanciati, senza esclusione di colpi, da Martin Heidegger, Günther Anders, Hans Jonas e Hannah Arendt. Quale sarà l'esito di questo confronto teorico?
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Se il lavoro ti ruba l'anima. Decisione e libertà nella vita lavorativa
Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Queste pagine rappresentano un viaggio nel mondo del lavoro che tiene conto delle insidie e delle opportunità della vita professionale. A partire dal tema cruciale del rapporto tra lavoro, identità e realizzazione di sé, le autrici si soffermano sull'importanza di svolgere un lavoro significativo, senza trascurare l'analisi di un mercato ancora caratterizzato da insoddisfazione, precarietà e burnout. Con una prospettiva fiduciosa e illuminante, questo libro vuole alimentare una riflessione collettiva, aiutando chi è in cerca di una direzione a trovare la propria strada. Le testimonianze e gli strumenti pratici inclusi saranno la bussola per navigare tra aspettative sociali e bisogni personali, ispirando il lettore a trasformare la propria vita lavorativa in un'esperienza appagante e significativa e le organizzazioni a creare contesti basati sulla cura e sull'etica del lavoro, mettendo al centro le persone e il loro valore.
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L'altro regionalismo. Per un'autonomia comunitaria
Donzelli Editore, 19/06/2025
Abstract: L'autonomia differenziata è un tema profondamente divisivo nel dibattito pubblico, come dimostra la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato inammissibile la cosiddetta legge Calderoli – che disciplinava le procedure per il riconoscimento di "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" alle Regioni ordinarie – evidenziandone i profili di illegittimità. Negli scritti raccolti in questo volume, il costituzionalista Andrea Piraino analizza debolezze e criticità del tradizionale regionalismo storico e propone un disegno alternativo di macroregionalismo comunitario. A un'autonomia differenziata che rischia di perpetuare le inefficienze e di inasprire la competizione tra Regioni, che presenta inoltre pericoli di rottura dell'unità repubblicana, di stravolgimento del principio di eguaglianza e di tutela dei diritti fondamentali, l'autore oppone – sulla base del negletto art. 117, comma 8, della Costituzione – un diverso modello regionale, basato sulla possibilità di creare delle intese tra le Regioni per migliorarne l'esercizio delle funzioni, attraverso la modifica dal basso dei confini regionali, e così attuare un moderno e funzionale macroregionalismo. Una nuova articolazione regionale, dunque, improntata al principio di solidarietà e in linea con la politica di coesione territoriale europea, che sia in grado di garantire risposte efficienti, efficaci ed economiche agli stessi problemi che presentano oggi vaste aree limitrofe, ad esempio in materia ambientale o in tema di sviluppo. Un ordinamento più equo, in cui il principio di libertà e quello di eguaglianza non restino dei meri enunciati ma supportino il pieno sviluppo della persona umana, e in cui la solidarietà politica, economica e sociale diventi un dovere comunitario inderogabile.
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Un rivoluzionario nel palazzo. Scritti storico-politici (1963-2015)
Donzelli Editore, 19/06/2025
Abstract: Umberto Coldagelli è stato un funzionario parlamentare, vicesegretario generale della Camera dei deputati, politologo e studioso del pensiero liberale francese dell'Ottocento (Jules Michelet, Edgar Quinet e soprattutto Alexis de Tocqueville) e della Quinta Repubblica francese iniziata con la riforma costituzionale gollista del 1958. Coldagelli è stato anche un protagonista di importanti riforme nell'amministrazione della Camera, di cui ha coordinato per anni tutto il settore della documentazione interna e dell'informazione verso i cittadini. I saggi riprodotti nel presente volume, apparsi su diverse riviste e pubblicazioni accademiche tra il 1963 e il 2015, coprono l'insieme degli interessi coldagelliani e offrono un percorso attraverso oltre cinquant'anni di riflessione intellettuale e impegno pubblico, a partire dagli studi di orientamento marxista operaista, segnati dall'influenza e dall'amicizia con Mario Tronti. Dagli anni settanta in poi, Coldagelli torna ai temi della sua formazione accademica sotto la guida di Federico Chabod: al pensiero politico di Tocqueville (cui ha dedicato gran parte della propria opera), al sistema istituzionale della Quinta Repubblica francese da de Gaulle a Macron, al rapporto tra cittadini e Parlamento, con riflessioni politologiche di grande pregnanza, anche per l'oggi, sul ruolo dei partiti e delle forze sociali in una democrazia matura, e sulle inquietanti prospettive aperte dal populismo avanzante. Negli ultimi scritti emerge una sintesi matura del suo pensiero: un confronto tra storia e politica, tra teoria e prassi istituzionale. Coldagelli riflette sul proprio ruolo nella modernizzazione dell'amministrazione della Camera, in un dialogo ideale con il pensiero di Pietro Ingrao, con cui collaborò strettamente.
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Oltre il capitalocentrismo. Per una politica della possibilità qui e ora
Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Attraverso una selezione dei suoi scritti più significativi, il volume introduce per la prima volta al pubblico italiano il lavoro di J. K. Gibson-Graham. Combinando in maniera originale critica marxista anti-essenzialista, femminismo post-strutturalista e teoria queer, Gibson-Graham decostruisce il "capitalocentrismo" implicito nelle rappresentazioni comuni dell'economia e valorizza la varietà di attività economiche spesso marginalizzate o ignorate – come il lavoro di cura, l'autoproduzione, il volontariato e le pratiche comunitarie. L'approccio propone una rilettura della realtà economica come spazio eterogeneo, in cui è possibile agire e sperimentare forme di cooperazione, mutualismo e solidarietà già presenti nel quotidiano. In questo modo, si invita a riconoscere la capacità creativa dei soggetti e delle collettività nel generare modelli di vita più equi e sostenibili, tracciando percorsi concreti verso una "politica della possibilità" qui e ora.
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Una foresta ricamata. Parole scucite tra selve e silenzi
Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Una foresta ricamata è quasi un album di famiglia, si tratta di minimi atti di meditazione sotto forma di segni d'inchiostro. Tiziano Fratus, homo radix / dendrosofo / cercatore di alberi secolari / autore di boschi miniati nonché buddista silvestre, rilegge le sue poesie e le sue invenzioni più intimamente legate alla natura e tiene un bilancio, a cinquant'anni, di quel che resta dopo la scomparsa del padre, la scorsa estate, e degli echi di una nonmadre oramai irraggiungibile. Selve reali e selve memoriali, selve scritte e selve silenziose. Una foresta ricamata abbraccia Teatro Bosco Fosco, canto d'amore e fantasticheria alla natura, opera da rivivere possibilmente in una selva; Poesie della nonmadre, preghiera alla e della solitudine di quella che è stata a suo modo la povera, fragile, madre naturale; Inventare un padre è un urlo, uno schianto, un dolore graffiato sulle pagine, sbocciato durante e dopo la scomparsa del padre; Confessione all'albero e Concerto al principio del mondo sono infine ipotesi, forse intuizioni, epifanie.
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Il male in persona. Nomi immagini e simboli del diavolo
Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Chi ha inventato l'immagine del Diavolo e i suoi simboli? Quando e perché?Se fosse solo uno strumento di morte, la Croce potrebbe essere un simbolo sacro?Perché il cattolicesimo è l'unica delle antiche religioni che ha demonizzato l'astrologia, la prima arte dei Magi? Come mai ha poi santificato i tre re Magi e conservato il segno astrologico della "stella cometa"?Possibile che i Magi – com'è scritto in un vangelo apocrifo – videro la stella al concepimento di Gesù e non alla sua nascita?Sapevate che Bue, Asinello, Mangiatoia... sono tutti antichi nomi di elementi astronomici?
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Jouvence, 19/06/2025
Abstract: Nella Palestina occupata, Nablus diventa un palcoscenico per le vite di Usama e Adel, cugini che rappresentano le sfumature di un'identità collettiva segnata dalla sofferenza. Usama, tornato da un lungo viaggio, incarna un idealismo ardente e la lotta per la propria terra, mentre Adel, con le cicatrici della prigionia, vive un pragmatismo forzato. Questo incontro, tra contrasti apparenti di fanatismo e moderazione, consente un'analisi profonda delle scelte che una comunità deve affrontare nella quotidiana lotta per la dignità e la libertà. Sahar Khalifa, attraverso una narrazione incisiva, evidenzia le contraddizioni umane e la necessità di compromessi per raggiungere una pace auspicata, rendendo quest'opera immancabile per chi desidera comprendere le complessità della condizione palestinese.
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Akira Kurosawa. Visioni, tradizione e innovazione nel cinema giapponese
Edizioni NPE, 19/06/2025
Abstract: Akira Kurosawa (1910-1998) è una figura centrale del cinema mondiale, capace di fondere tradizione giapponese e influenze occidentali in uno stile unico. Dai racconti epici come I sette samurai ai drammi esistenziali come Vivere, ogni suo film è un capolavoro di narrazione visiva. Questo libro esplora il suo metodo innovativo, l'impatto sulle generazioni successive e il significato culturale delle sue opere, offrendo un ritratto approfondito di un maestro senza tempo.
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Mimesis Edizioni, 19/06/2025
Abstract: Senza un investimento sull'educazione il tessuto sociale e culturale di una collettività si inaridisce. Ma come superare la crisi sempre più profonda che sta colpendo la scuola italiana negli ultimi anni? Secondo Luigina Mortari occorre ripensare l'offerta formativa e uscire dal paradigma di una scuola orientata esclusivamente alla professionalizzazione degli studenti. Nella prospettiva di un nuovo umanesimo servono scuole in grado di farsi cantieri di esperienze feconde e laboratori di umanità. Ecco alcune soluzioni per ripartire.
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Le sorgenti esoteriche della filosofia. Ex Oriente lux
Jouvence, 19/06/2025
Abstract: Quali sono le vere origini del pensiero filosofico? Scopo di questo libro è ripercorrere la sua storia mettendo in luce il ruolo centrale della tradizione esoterica, un filo invisibile che unisce le antiche civiltà di India, Cina, Iran, Egitto e Grecia. Partendo dalle trasformazioni climatiche avvenute dopo l'ultima era glaciale, l'autore esplora il legame tra l'evoluzione delle società umane e la nascita della filosofia, influenzata dalla pastorizia nomade e dall'agricoltura.Mentre nelle culture orientali il sapere era tramandato in contesti riservati agli iniziati, nella Grecia del VI secolo a.C. la democrazia trasforma la filosofia in un sapere pubblico, minando la dimensione esoterica che l'aveva caratterizzata per millenni. Tuttavia, figure come Pitagora e Socrate rimangono fedeli a una trasmissione del sapere ristretta a pochi eletti, scontrandosi con un mondo che non accetta scuole chiuse.Il libro si conclude con un interrogativo attuale: gli ordini esoterici hanno ancora un senso nella società contemporanea o appartengono a un passato ormai scomparso?
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Scene della guerra antifascista
Res Gestae, 19/06/2025
Abstract: Nel suo memoir coinvolgente e istruttivo, Basil Davidson esplora la Resistenza antifascista in Italia e Jugoslavia durante la Seconda guerra mondiale, gettando luce su un capitolo spesso trascurato della storia europea. In qualità di rappresentante dello Special Operations Executive (SOE) britannico, Davidson racconta la determinazione dei partigiani rivoluzionari e la loro speranza che i sacrifici portassero a una nuova società. Questo libro descrive il conflitto mondiale come un'esperienza politica, mirata non solo a liberarsi dall'occupazione tedesca, ma anche a ristrutturare le società che avevano alimentato il fascismo. Una testimonianza fondamentale per riaffermare la memoria di coloro che hanno combattuto per il cambiamento.
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Terra incognita. Una breve storia dell'ignoranza
Touring Editore, 09/07/2025
Abstract: La storia della conoscenza non è lineare, avanza come una marea, oscillando tra intuizioni e lacune, conquiste e misteri irrisolti.Sapere di non sapere può essere un viaggio entusiasmante. Quella dell'ignoranza è un'avventura coinvolgente, fatta di intuizioni folgoranti e spettacolari malintesi, perché la visione di un'epoca si forma nelle zone d'ombra più che nei saperi già acquisiti, nei vuoti, nelle incertezze, nelle possibilità lasciate aperte dall'ignoto.Il terremoto di Lisbona del 1755 segna una frattura profonda nella rappresentazione del mondo. Scardina l'idea di un ordine naturale perpetuo e divino, aprendo la strada a nuove ipotesi, più disincantate ma ancora incerte, sull'origine dei fenomeni naturali. Tra fine Settecento e primo Ottocento le nozioni sulla crosta terrestre, sui vulcani, sui ghiacciai, sui meteoriti e sull'atmosfera restano frammentarie, spesso basate su osservazioni isolate o interpretazioni errate. La Terra è al centro di un'intensa attività speculativa, ma i dati concreti sono pochi e spesso contraddittori. Ancora all'alba del Novecento molte aree del pianeta – dai fondali oceanici ai ghiacci polari, fino al sottosuolo – restano largamente inesplorate e circondate da congetture. L'ignoto domina, e spesso sorprende più del noto.La storia dell'ignoranza è fatta di errori, abbagli clamorosi, ipotesi ardite o stravaganti, ma capaci di suscitare stupore. Quello descritto da Alain Corbin è uno scenario dove il non sapere diventa il formidabile motore della curiosità umana, in grado di risvegliare la sete di conoscenza e trasformare le visioni del mondo più radicate.Alain Corbin è tra i più grandi storici contemporanei, pioniere nella storia sociale e culturale dei secoli XVIII e XIX. In Italia sono stati pubblicati, tra gli altri: Storia sociale degli odori (1986), L'invenzione del mare (1990), Breve storia della pioggia (2021).
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Al tempo dei giardini. Sogni, simboli e miti d'acqua
Touring Editore, 10/07/2025
Abstract: "Col tempo ho scoperto che le fonti d'acqua sono luoghi magici a cui bisogna accedere senza fretta, come se si andasse a fare visita a un amico."Un viaggio attraverso i secoli che svela il fascino di sorgenti e fontane, straordinario bacino di sogni, fantasie e visioni del mondo. Da sempre mitologia, arte e letteratura attingono all'acqua per indagare i misteri dell'esistenza: immergersi nella trasparenza significa varcare una soglia, entrare in un dominio mistico dove regnano leggi primordiali che alterano il flusso del tempo e stimolano i cinque sensi. Ogni suono, riflesso e movimento sembra suggerire qualcosa che sfugge al razionale, risuonando profondamente nel nostro essere. Dalle ninfe dell'antica Grecia agli incantevoli giardini rinascimentali, forse è proprio tra sorgenti e giochi d'acqua che possiamo ritrovare un frammento della nostra natura perduta, una parte di noi che resta nascosta, ma scorre impetuosa in attesa di essere riscoperta.María Belmonte ha studiato Storia a Bilbao e Antropologia a Barcellona. Ha conseguito un dottorato in Antropologia sociale all'Università dei Paesi Baschi. Autrice di diversi libri su cammini, viaggi e pellegrinaggi dall'antichità a oggi, Al tempo dei giardini è la sua prima opera pubblicata in Italia.
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Lo stretto indispensabile. Storie e geografie di un tratto di mare limitato
Touring Editore, 20/07/2025
Abstract: Ci sono luoghi del mondo che sono sospesi tra reale e immaginario. Come le metafore.Gli stretti di mare sono una forma del pensiero: obbligano a misurarsi col limite, l'attrito, la necessità di mediazione. Crocevia di scontri e timori, sono dispositivi geografici attraversati da forze contrapposte, e non c'è potere che non abbia provato a controllarli, domarli, militarizzarli. Eppure in essi si cela anche la speranza dell'incontro e del ricongiungimento, dell'ibridazione, del racconto condiviso. Tra i migranti di Gibilterra e le navi mercantili di Suez, nello stretto di Messina come in quello di Bering, le correnti rimescolano le leggi della storia e dell'economia, traghettando di sponda in sponda paure, passioni e desideri. Compiere l'attraversamento significa confrontarsi con un intreccio di rotte, memorie e visioni reali o immaginarie che risuonano nella letteratura di ogni epoca: dal travagliato transito di Ulisse tra Scilla e Cariddi alla Istanbul di Pamuk, passando per le pagine di scrittori-navigatori come Stevenson e Conrad.Gli stretti continuano a porre domande più che offrire risposte. Nei loro passaggi obbligati si riflette la geografia instabile del nostro tempo, che Franco La Cecla e Piero Zanini percorrono seguendo le tracce di infinite suggestioni, tensioni, rotture e possibili connessioni.Franco La Cecla insegna Antropologia culturale alla NABA e allo IULM, a Milano. In passato ha insegnato a Berkeley, Parigi, Barcellona, Venezia, Palermo. Nei suoi lavori ha affrontato spesso il tema dell'organizzazione dello spazio contemporaneo tra localismo e globalizzazione. Tra le sue pubblicazioni, Il malinteso (1997), Contro l'architettura (2008), Addomesticare l'architettura (2024).Piero Zanini è ricercatore al Laboratoire Architecture Anthropologie de l'École Nationale Supérieure d'Architecture de Paris-la-Villette, dove insegna Antropologia urbana. Le sue ricerche esplorano i modi, le forme e le temporalità che strutturano il rapporto mutevole tra le persone e i luoghi che abitano. Tra le sue pubblicazioni, Significati del confine (1997) e, con Franco La Cecla, Una morale per la vita di tutti i giorni (2025).
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Le stagioni della verità. I Monteleone
Baldini+Castoldi, 20/06/2025
Abstract: Milano, giorni nostri, dicembre. La dorata routine della famiglia Monteleone è sconvolta dalla morte misteriosa e violenta di uno dei suoi esponenti più in vista. Chi è la vittima? Lo scopriamo riavvolgendo il nastro fino all'inizio dell'anno. In dodici mesi, a casa Monteleone, insieme alle stagioni si susseguono passioni, intrighi, amori e rivalità, mentre il passato riemerge ingombrante e minaccioso. La famiglia si allarga, si strappa e poi si ricuce, accoglie nuovi membri e rivendica il suo prestigio. C'è chi flirta con l'azzardo e chi guida auto di lusso, chi addenta la vita e chi "a dieci anni già sapeva odiare", chi insegue l'amore e chi è "contento, sì, ma felice è diverso". Sullo sfondo, ma protagonista essa stessa, Milano con i suoi luoghi simbolo: le dimore lussuose del centro, il Teatro alla Scala e lo stadio di San Siro. La città lombarda è il fulcro, il punto di partenza e di arrivo di una storia che si dipana tra Firenze e i laghi del Nord, fino ad arrivare a Valencia e Lanzarote. In un susseguirsi di prove d'amore e inganni, indagini e colpi di scena, Lucia Tilde Ingrosso arricchisce di pagine uniche un album già colmo di raffinati dettagli, mostrandoci uno spaccato dell'Italia contemporanea, ma anche un ritratto – beffardo e tenerissimo – di ciascuno di noi.
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Anche i ricchi piangono. La crisi del modello Milano e delle global cities
Baldini+Castoldi, 20/06/2025
Abstract: Milano è la global city italiana per antonomasia, la più ricca, ma, all'ombra della Madonnina, i milanesi si scoprono poveri. O meglio, finti ricchi. Che cosa sta succedendo? In questa inchiesta, Giulio Centemero percorre in rassegna una serie di fenomeni che ne intercettano uno più silente e nascosto: la metamorfosi delle città, tra opportunità, conflitti e contraddizioni. Perché Milano non è un fatto locale, quanto invece un paradigma che consente di comprendere le dinamiche più estese e universali delle global city, davanti alle quali non ci si può permettere di sopravvivere soltanto. Il presente ci chiede di comprendere e raccogliere le sfide che arrivano dalle nuove tecnologie e dai mutamenti antropologici e sociali, rivendicando per i nostri centri urbani un ruolo di guida e di ottimismo. Prendendo in esame cinque diversi ambiti – affitti brevi, istruzione, turismo, giovani e "Cantillon effect" – Anche i ricchi piangono scava nelle dinamiche che oggi caratterizzano la vita della metropoli lombarda. La diffusione dello smart working e il neo nomadismo digitale hanno fatto crollare sicurezze e prospettive, al punto che anche la casa non è più percepita come un diritto. Ma è tutta colpa di Airbnb oppure il fenomeno degli affitti brevi, incrementato dal turismo di massa, rivela invece uno stile di vita che sta evolvendo rapidamente verso esiti sconosciuti? Per non parlare della scuola: si mandano i bambini nelle scuole private per scelta o per necessità? Che cause ha e che conseguenze innesca lo spopolamento allarmante dei centri storici? Come può Milano oggi proporre un nuovo esempio di sviluppo e comunità, per farsi ancora città-catalizzatore di un ritorno dei giovani che fuggono all'estero o delle famiglie che si spostano nelle aree suburbane? Trovare risposte a queste domande – attraverso una riflessione approfondita, supportata dai dati scientifici – significa trovare un modo per trainare le nostre città verso il futuro.