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La felicità degli uomini semplici
66THAND2ND, 07/07/2016
Abstract: Un talento formidabile che dona la propria vita al calcio, un allenatore che insieme a uno stregone fabbrica amuleti per far vincere la sua squadra, un intero villaggio che assume i panni dei più grandi campioni mentre una radiolina urla la cronaca della finale. E ancora, una ragazza si traveste da portiere, una bambina sfida i dettami della religione islamica per indossare gli scarpini, una donna si ubriaca dopo la clamorosa sconfitta del Brasile ai mondiali del 2014, un gruppo di amici sorseggia bevande fresche in attesa del fischio d'inizio. Dal Congo a Gibuti, dal Camerun alla Nigeria, dal Sudafrica all'Algeria passando per Mozambico, Zimbabwe e poi Benin, Togo e Senegal: quindici racconti che svelano il sentimento dell'Africa per il gioco più bello del mondo. Concepite da alcuni tra i migliori scrittori africani contemporanei, che sotto la direzione di Alain Mabanckou diventano una formazione d'eccezione, queste storie danno vita a quella partita mai vista disputata in un continente che continua a fabbricare talenti da consumare sul palcoscenico europeo. Ma per un pugno di fuoriclasse che arriva in Europa ci sono migliaia di appassionati, uomini e donne, per cui scendere in campo significa divertimento, dramma, tragedia, amore. Nello svelare immagini sconosciute al lettore, questa raccolta di racconti, riporta alla mente le immagini di un paese - l'Italia - ingenuo, ferito e pieno di speranze, in cui si rincorreva il pallone a piedi nudi per assaporare la libertà.
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Il meraviglioso viaggio di Octavio
66THAND2ND, 14/05/2015
Abstract: Octavio è un uomo solitario, con gli altri scambia solo le parole dettate dalla necessità, finché nella sua vita non entra Dona Venezuela, attrice di Maracaibo che lo inizia alla scrittura e alla lettura, e con la quale instaura un rapporto di tenera amicizia. Ma questa relazione è destinata a non durare. Assoldato nella banda di ladri gentiluomini capeggiata dal carismatico Rutilio Alberto Guerra, Octavio è coinvolto in un furto proprio a casa della donna che ama. Qualcosa però va storto. Costretto a fuggire, intraprende un viaggio alla scoperta dell'universo venezuelano in un alternarsi di situazioni oniriche e avventurose. La sua peregrinazione alla ricerca di riscatto lo condurrà nei recessi di una natura indomabile, tra le pieghe di un paese misterioso, fino all'epilogo imprevedibile e affascinante. Romanzo picaresco in cui si intrecciano la storia, il mito, l'elemento religioso e quello irrazionale, "Il meraviglioso viaggio di Octavio" celebra la bellezza del Sud America e la straordinaria capacità del linguaggio di possedere il mondo.
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66THAND2ND, 05/06/2015
Abstract: Port-au-Prince, 12 gennaio 2010. Un boato improvviso, sembra il rumore di un treno in corsa, la raffica di una mitragliatrice, e la terra che si scuote per un lungo, interminabile minuto. Dany Laferrière è seduto a un tavolo dell'hotel Karibe insieme a un amico. La corsa verso il giardino, il panico, il rumore sordo dei palazzi che crollano al suolo. Il silenzio. Comincia da qui il racconto dei giorni del terribile terremoto che ha diviso in due il tempo di Haiti. Le notti all'addiaccio, la paura, gli amici scomparsi, le piccole storie dei sopravvissuti e di chi invece non ce l'ha fatta. Le immagini si alternano, si sovrappongono, e ce spazio anche per un Laferrière più intimo, che parla di sua madre, di zia Renée, della vita familiare nel quartiere di Delmas. La narrazione procede, lentamente l'autore prende coscienza del ruolo secondario che ha nella tragedia e il suo "io" si trasforma in "io" collettivo, quello di un popolo che scende in strada a cantare per commemorare tutte le vittime con fierezza, dignità, e una tenacia di fronte alla sventura simboleggiata dalla donna che già il mattino successivo al sisma se ne sta seduta per strada, con la schiena contro il muro, sperando di vendere i suoi manghi. Dopo la serie di romanzi del "ciclo haitiano" e "L'enigma del ritorno", Laferrière torna a scrivere di Haiti e aggiunge un nuovo, toccante capitolo alla storia del suo paese e della sua gente.
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66THAND2ND, 26/02/2015
Abstract: Una raccolta di saggi, scritti nell'arco di vent'anni, quattro dei quali pubblicati per la prima volta in Italia, che ripercorrono la storia della boxe dai giochi gladiatori dell'antica Roma al pugilato a mani nude praticato in Inghilterra fin dal Diciottesimo secolo; dai combattimenti tra schiavi nell'America della Secessione alle sfide tra i fuoriclasse entrati ormai nella leggenda come Muhammad Ali, Mike Tyson, Jack Dempsey, Jack Johnson e Joe Louis. Joyce Carol Oates tratta con sensibilità e rispetto il mondo della boxe, che ha imparato a conoscere fin da bambina assecondando la passione del padre. Racconta le vite spesso rocambolesche dei campioni, le loro alterne vicende e fortune, i risvolti sociali e di costume, gli interessi che si intrecciano nell'attesa dei grandi incontri, gli aspetti controversi eppure affascinanti di questa disciplina. Intellettuale d'eccezione, Oates si accosta con entusiasmo e disincanto allo sport che forse più di altri incarna la miseria e la magnificenza della natura umana, offrendo un punto di vista inedito e virile sulla "nobile arte".
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66THAND2ND, 30/08/2016
Abstract: Steppa sconfinata. Bianco nitore d'inverno. E d'estate le erbe, mutanti, che ondeggiano accarezzate dal vento. Un mondo contaminato, reso invivibile dalle esplosioni di reattori nucleari impazziti, orgoglio di una Seconda Unione Sovietica sull'orlo dell'abisso. Unica eccezione a questo vuoto dominato dalla natura è Terminus radioso, un kolchoz dove la vita continua a scorrere intorno a una pila atomica sprofondata nel terreno. Laggiù Nonna Udgul, a cui le radiazioni hanno regalato una sorta di immortalità, gestisce le operazioni di smaltimento dei rifiuti radioattivi, e Soloviei, il presidente, guida con i suoi poteri sovrannaturali i pochi superstiti in un'atmosfera di sogno che ha i contorni dell'incubo. E poi passano i secoli, i superstiti si disperdono, il viaggio del treno che correva lungo i binari alla ricerca di un campo di lavoro si è concluso chissà quanti anni prima. Finché un giorno migliaia di corvi si alzano in volo. E poi tutto continua, ancora, nella realtà parallela del Bardo, dentro una trappola di Soloviei, in una fine infinita, ma che importa. In questo universo - singolare, visionario, violento - tempo e spazio sono dimensioni liquide dove vivi, morti e simil tali vagano in un immenso, eterno futuro. Un universo allucinato, percorso dall'umorismo del disastro. L'universo di Antoine Volodine.
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Il corno di Orlando. Vita, morte e misteri di di Ottavio Bottecchia
66THAND2ND, 22/06/2017
Abstract: Il Tour de France, al tempo dei pionieri, è un mondo rovesciato, abitato da un popolo di insonni che ama le brasserie e la strada. Si parte col favore della notte. I corridori, avventurieri, spacconi, bugiardi, sono fantasmi variopinti che avanzano nel buio, tra bagliori di fiaccole e fanali, prima di diventare cavalieri del sole, inzaccherati di fango, e affrontare le montagne inerpicandosi per ghiaioni e nevai. Proprio lì, nel più impervio e inatteso degli scenari, un veneto dal naso affilato, senza neanche una vittoria tra i professionisti, troverà l'habitat ideale. Il suo nome è Ottavio Bottecchia, e sui Pirenei costruirà la propria chanson de geste, come Orlando a Roncisvalle. I francesi lo chiameranno Botescià. Primo italiano a trionfare al Tour, primo atleta a vestire la maglia gialla dalla prima all'ultima tappa. Ma Bottecchia è soprattutto un mistero, sia come corridore, con quel palmarès sfolgorante e imperfetto, sia come uomo: eroe di guerra, ignorato e spiato dal regime, scomparso all'improvviso una mattina di giugno durante un allenamento solitario. Tante le ipotesi, mai confermate. Fu una caduta, un agguato politico, un delitto passionale, una storia di scommesse? A novant'anni dalla morte, demistificando le ricostruzioni più fantasiose, Claudio Gregori attinge a una mole di documenti senza precedenti per riscrivere la storia definitiva di uno dei più grandi campioni del pedale, un Cyrano sgraziato con gli occhiali da aviatore e il tubolare a tracolla, capace però di dominare il Tour più di Bartali e Coppi.
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66THAND2ND, 02/11/2017
Abstract: La mattina dell'ennesimo colloquio di lavoro, Furo Wariboko, trentatré anni, nigeriano, si sveglia e scopre di essersi trasformato in un oyibo, un uomo bianco, con i capelli rossi e gli occhi verdi. Una metamorfosi inspiegabile, che gli lascia un'unica possibilità, fuggire di casa e cercare fortuna nella babele di Lagos. Anche se nel suo quartiere i bianchi si contano sulla punta delle dita, e la gente da loro vuole sempre qualcosa: denaro, amicizia, favori. Se però conosci il pidgin e l'arte di arrangiarsi di ogni lagosiano, avere la pelle bianca può offrire dei vantaggi. Può farti entrare in un'azienda dalla porta principale; può spingerti tra le braccia di una donna bellissima che sa come manovrare i "paparini" di qualsiasi colore; può garantirti amicizie altolocate e una macchina con l'autista. In un clima sospeso tra sogno e incubo kafkiano, l'avventura di Furo Wariboko, alias Frank Whyte, si snoda intorno ai labili confini della razza e dell'identità, sullo scenario della più chiassosa e seducente tra le metropoli africane, una città in cui ognuno è "un re a casa sua, e ogni casa una nazione sovrana". Dove aggirarsi con le fattezze di un oyibo può essere esilarante ma molto rischioso, specie per Furo, che nella metamorfosi ha conservato un dettaglio della sua vecchia vita: ha ancora il sedere di un "bel nero gagliardo".
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Il post-esotismo in dieci lezioni
66THAND2ND, 23/02/2017
Abstract: Manifesto possibile per una letteratura d'opposizione confinata nel braccio di massima sicurezza in un ipotetico carcere, "Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima" non è il compendio esaustivo di una pseudo corrente letteraria, quanto piuttosto un manuale di suggerimenti per orientarsi in una cultura dell'altrove che continua a rimanere inspiegabile e i cui rappresentanti non hanno alcun interesse a spiegare. D'altronde l'ultimo esponente del pensiero post-esotico sta per morire e con lui si spengono anche gli echi delle voci di tutti i suoi compagni.
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66THAND2ND, 02/11/2017
Abstract: Quando Jason Sanders riceve la foto di Kate, immobile all'ombra di un albero in un parco di Tokyo, parte subito per il Giappone, dove viene a sapere che la figlia è stata vittima di un omicidio il cui modus operandi ricorda quello di un famoso serial killer giustiziato tempo prima. Erano anni che padre e figlia avevano interrotto i rapporti e per Jason è uno shock scoprire che Kate lavorava come hostess in un club di Kabukicho, il quartiere a luci rosse più sulfureo della capitale nipponica, costellato di personaggi da manga. Tra questi, Yudai, gigolò carismatico, legato a Kate da una relazione ambigua e incapace di rassegnarsi alla morte della ragazza. Su di lui indaga il capitano Yamada, che dopo il coma, cui è seguita una parziale amnesia, non è più il poliziotto infallibile di un tempo. Le ricerche procedono con lentezza mentre i protagonisti si destreggiano tra le regole non scritte della società giapponese, che spesso diventano muri invalicabili. Troppe cose non quadrano: perché una "gaijin" con il dono della scrittura, che suscitava le fantasie erotiche di attempati uomini d'affari, continuava ad abitare in un modesto appartamentino con un'amica? Per fortuna c'è Marie a consolare Jason. È lei la custode dei segreti della vita di Kate, anche di quelli che non aveva mai rivelato ad anima viva...
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66THAND2ND, 05/04/2018
Abstract: Heiko Kolbe è seduto sul retro di un pulmino Volkswagen con un paradenti fra le mani. Davanti c'è lo zio Axel, il capo della spedizione. Sono in "attesa" di affrontare, insieme ad altri tredici uomini, i tifosi del Colonia. Non è una partita, ma uno scontro fra hooligans, in mezzo ai boschi, lontano dalle telecamere degli stadi. Unico divieto: l'uso delle armi. Questi "match" sono l'ossessione di Heiko, la sua ragione di vita. Il resto del tempo lo passa a sfacchinare nella palestra dello zio, tra biker, guardie del corpo e teste rasate. Le notti le trascorre in macchina sotto l'appartamento della sua ex, o in una fattoria fatiscente nell'hinterland di Hannover, dove si paga l'affitto accudendo un avvoltoio e due pitbull da combattimento. Oppure al Timpen, storico ritrovo degli hools, a bere con i compagni di sempre, Kai, Ulf, Jojo. A casa sua ci torna solo per dare da mangiare ai vecchi colombi del nonno. Finché la voglia di strafare, e mostrare allo zio che è pronto a prendere il comando della "ditta", non incrinerà il fragile equilibrio del suo universo.
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66THAND2ND, 31/05/2018
Abstract: "Se vuoi correre, corri il miglio" ha detto Emil Zátopek. "Se vuoi provare una vita diversa, corri la maratona". Nel mondo dell'atletica ci era entrato quasi controvoglia, partecipando a una gara per le strade di Zlín organizzata dalla fabbrica di scarpe dove lavorava. Qualche tempo dopo aveva già infranto il suo primo record nazionale. Erano gli anni della guerra e dell'occupazione nazista. Ma Emil continuava a tenersi in forma, correndo nei boschi con gli scarponi da soldato, e creò un metodo di allenamento rivoluzionario. Aveva una postura goffa, sofferente. "Correva come se avesse un cappio al collo," scrisse un cronista "lo spettacolo più spaventoso dai tempi di Frankenstein". Ai Giochi di Helsinki, però, fu il primo uomo al mondo a vincere 5000,10.000 e maratona, un'impresa mai eguagliata. Era l'erede di Paavo Nurmi e dei Finlandesi volanti. Era anche un eroe del comunismo, ma durante la Primavera di Praga firmò il manifesto delle Duemila parole di Ludvík Vaculík, e per vent'anni perse tutto: il lavoro, i gradi nell'esercito, la pensione. Per sopravvivere, scese nelle miniere di uranio di Jáchymov, "quell'avamposto dello Stige". Attingendo a una quantità di interviste originali e fonti d'epoca (la stampa ceca, gli archivi della polizia segreta), Broadbent ricostruisce la storia del più grande corridore di tutti i tempi, rivelando la tempra d'acciaio di un uomo a cui la pista e la strada avevano insegnato a resistere come nessun altro.
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66THAND2ND, 07/11/2018
Abstract: Sono sufficienti poche note della colonna sonora di Vangelis per evocare i fotogrammi di "Momenti di gloria", il capolavoro di Hugh Hudson che celebra il doppio oro conquistato dall'atletica leggera britannica ai Giochi di Parigi del 1924. A vincere i 100 metri fu l'ebreo inglese Harold Abrahams, mentre a imporsi nei 400 fu il suo amico e rivale Eric H. Liddell, che da quel giorno divenne per tutti il "pastore volante". Figlio di un evangelizzatore trasferitosi in Cina, Liddell è stato senz'altro un predestinato della corsa, ma soprattutto un uomo di Chiesa dalla fede talmente granitica che alla domanda su come avesse fatto a ottenere quell'inattesa vittoria rispondeva: "Ho corso i primi 200 più veloce che potevo. Poi gli altri 200 con l'aiuto di Dio ". Confessione che racconta già molto di un uomo che alla fama sportiva, all'amore della famiglia e forse alla vita stessa antepose sempre i doveri di missionario, adempiuti con uno stoicismo che non vacillò neppure al cospetto delle rinunce più dolorose e dei contesti più drammatici. Come il campo di prigionia di Weihsien dove, nel corso della seconda guerra mondiale, si concluse la sua breve esistenza. Il fatto che Duncan Hamilton abbia posto una figura come la sua al centro di un'indagine storica così poderosa suggerisce che la vera gloria non si concentra in pochi momenti della biografia di un uomo, ma si costruisce giorno dopo giorno, grazie alla scelta rivoluzionaria di dedicarsi al prossimo nelle retrovie dell'anonimato.
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66THAND2ND, 18/05/2017
Abstract: Irlanda, 1832. Cacciato dalla fattoria in cui vive con la sua famiglia, il giovane Coli Coyle affronta Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero. E un attimo fatale, e l'incontro si trasforma in tragedia. Il corpo senza vita di Hamilton giace ai piedi del suo cavallo, e a Coyle non resta altra scelta che fuggire. Gli sgherri del padrone, guidati da John Faller - "l'incarnazione del male razionale" -, danno inizio a una spietata caccia all'uomo. Spinto tra le terre paludose della contea di Donegal, Coyle scappa oltreoceano, in America, e trova lavoro nel cantiere di una ferrovia in Pennsylvania. Un viaggio folle, tra i morsi della fame e un'epidemia di colera; una fuga dove il paesaggio, "silenzioso e sterminato", è sempre in primo piano. "Cielo rosso al mattino" è un'esplorazione del lato spietato dell'uomo: una storia di oppressione che racchiude tutta la ferocia dell'esistenza umana.
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66THAND2ND, 02/11/2017
Abstract: "Quando il signor Nkamba mi ha annunciato che non gli servivo più, non ci volevo credere". Inizia così, con il suo licenziamento, la tragicomica epopea di Mwàna Matatizo, venditore porta a porta presso un'azienda di cosmetici di Ginevra. Spiantato e senza un impiego, con una madre che lotta come una belva contro il cancro che la consuma, Mwàna vive in una Svizzera dove la disoccupazione è in calo perpetuo, mentre lui, originario del "Bantuland", non riesce a trovare "nemmeno un lavoretto da cani". Un modo per sbarcare il lunario però ci sarebbe: Ruedi, il giovane bianco con cui è sposato, figlio unico della venerabilissima famiglia Baumgartner, dovrebbe solo mettere da parte l'orgoglio e accettare i soldi dei genitori, così da portare a casa un po' di "gombo bello liscio". Intanto, sullo sfondo, si accende la campagna elettorale, con l'Unione democratica delle pecore nere che propone una politica discriminatoria e razzista, proprio quando Mwàna riesce a trovare uno stage presso una Ong che si occupa di lotta alla xenofobia. Seguendo le sventure di un simpatico antieroe, Max Lobe dà vita a un romanzo surreale e ironico, sulle diversità e la tolleranza, un racconto che mostra una Svizzera inedita e impietosa, dove per sopravvivere non resta che appellarsi all'antica Trinità bantu.
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66THAND2ND, 22/09/2016
Abstract: Ha nove anni Gábor quando segue il padre allo stadio, a Budapest, anche se non c'è nessuna partita da vedere. Non ci sono nemmeno gli spalti, solo un prato sconnesso e imbiancato dalla calce, e un esercito di volontari che hanno risposto all'appello del Partito. Sono lì per posare le pietre del nuovo Népstadion, che ospiterà le evoluzioni di Puskás, Bozsik, Hidegkuti, Kocsis, Czibor e degli altri formidabili giocolieri dell'Aranycsapat, la nazionale magiara che umiliò due volte i maestri inglesi. La "squadra d'oro" che subì una sola sconfitta in cinquanta partite, peccato che fosse la più attesa: la finale della Coppa Rimet del 1954. Non ci sarà una seconda occasione, perché di lì a due anni la Rivoluzione ungherese, repressa dai carri armati sovietici, finirà per spezzare quella squadra di campioni senza eredi. In un libro che è "una serie di storie nella Storia", Bolognini riannoda i fili che legano le sorti della Grande Ungheria alle sanguinose giornate di Budapest, seguendole con gli occhi candidi di Gábor, che trepida davanti alla radio per "il sacco di Wembley" e poi scende in strada con il proprio popolo per la libertà. Sentendosi anche lui, per un momento, come Nemecsek della via Pál, "piccolo soldato avventuroso che sembrava aver rinnegato la causa e invece era stato il più fedele " di tutti. Forse Gábor avrà tradito il Partito, ma non i suoi sogni. "Vorrei dire che questo è un libro bello come un film," scrive Gianni Mura nella prefazione "ma sono troppo tifoso dei libri per dirlo".
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L'uragano nero. Jonah Lomu, vita morte e mete di un All Black
66THAND2ND, 10/11/2016
Abstract: Se ogni sport è una rappresentazione della guerra, il rugby è una guerra di conquista, il cui obiettivo è penetrare nel cuore della terra nemica. È anche un gioco dove l'imprevedibilità è congenita, anarchico come i rimbalzi del pallone. È uno sport animalesco ma soprattutto umano, perché il centro dell'azione è il pallone e non l'uomo. Per praticarlo ci vuole la forza del pugile e la maestria dell'orologiaio. Del rugby gli All Blacks incarnano lo spirito, la leggenda, la perfezione delle trame d'attacco. Tra loro un giorno spunta un ragazzone di origini tongane, un gigante che corre sfiorando l'erba come una gazzella. Si chiama Jonah Lomu, un "carro armato, ma veloce come una Ferrari". Al mondo si rivela nella Coppa in Sudafrica nel 1995. In semifinale, contro l'Inghilterra. La casa madre contro gli dèi di Ovalia. L'attesa è spezzata da un fax spedito all'albergo dei neozelandesi: "Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra. Perciò, tutti e quattordici passate la palla a Jonah Lomu". Sembra uno scherzo, ma è una profezia. Lomu dominerà la sfida, seminando un senso d'impotenza nel campo avversario. La sua apparizione però è come la scia di una cometa: il suo fisico portentoso sarà tradito da una sindrome nefrosica, che finirà per prendersi anche la sua vita. Lomu, cresciuto tra i delinquenti di Auckland, salvato dal rugby, resterà nella storia dello sport come Senna o Jim Thorpe, atleti maledetti. O come Coppi, di cui era l'antitesi. "Coppi era un cirro bianco nel cielo azzurro. Lomu un nembo scuro che annuncia l'uragano".
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66THAND2ND, 05/11/2015
Abstract: Grégoire Nakobomayo è cresciuto tra i vicoli di Colui-che-beve-l'acqua-èun-imbecille, quartiere di prostitute, ubriaconi e delinquenti. Nonostante le difficoltà e l'aspetto non proprio attraente - è basso, ha la testa a rettangolo, il naso grosso, gli occhi piccoli e la pelle nerissima -, è riuscito a imparare un mestiere rispettabile e passa le giornate a picchiare sulle carcasse delle auto nella sua carrozzeria. Ma l'ambizione di Grégoire è un'altra: essere un serial killer. Deciso a imitare le gesta del suo idolo, lo spietato pluriomicida Angoualima, vuole apprendere da lui i trucchi del mestiere Certo, Angoualima è morto e sepolto, questo particolare però non scoraggia l'aspirante omicida che si reca in pellegrinaggio sulla tomba del suo mentore e lo assilla tempestandolo di domande improbabili. Grégoire non ha proprio la stoffa dell'assassino, colleziona un insuccesso dietro l'altro - al suo attivo può vantare solo un bastone infilato nell'occhio del fratello adottivo, una martellata in testa al notaio Quiroga e un tentativo di stupro fallito per problemi di erezione -, ma non demorde. Ha già individuato la sua prima vera vittima. Si tratta di Germaine, una prostituta che si è appena trasferita da lui. Le rimangono solo poche settimane di vita. Ma la strada del crimine è irta di ostacoli e in fondo Grégoire è solo un povero diavolo: il risultato è tutt'altro che garantito.
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66THAND2ND, 04/02/2016
Abstract: Un drammatico incidente d'auto riduce in coma Gonzalo Malagutti, giocatore della Lungodoriana, terza squadra di calcio di Torino. La storia approda sulla scrivania di Guido Riberto, navigato giornalista sportivo, che è costretto a indagare sull'accaduto come un "cronista di nera" alle prime armi. Riberto scopre che dietro l'incidente del centravanti argentino si nascondono'loschi traffici a danno di una compagnia assicurativa. Ma la truffa è solo la punta di un iceberg di decadenza e corruzione ramificato nella buona società torinese. Riberto, affiancato da comprimari d'eccezione, porta alla luce inediti intrecci criminali, tra suspense e colpi di scena. Pasquotto, l'ermetico collega; Dominici, tetragono ispettore-liquidatore; Fasano, impiegato senza scrupoli; il vicecomandante Galante, caricaturale esponente delle forze dell'ordine; Lidia, fragile giudice di pace che si vende per amore; Alessio, giovane perito rampante; Isabelle, inconsapevole eroina romantica; e Diego, vittima sacrificale di giorni rinnegati. Sono questi i caratteri di una comédie humaine che vira inesorabilmente verso l'oscurità. Nella sua opera d'esordio Stefano Trinchero, con stile sobrio e divertito, mostra il lato peggiore di una classe borghese in disfacimento che, abbandonata ogni purezza, combatte per la disperata difesa di illusori privilegi di casta, decretando così la propria rovina.
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66THAND2ND, 16/06/2016
Abstract: La giovinezza trascorsa tra la Francia e l'Inghilterra. Il padre, oro alle Olimpiadi di Berlino. La madre, descritta come l'eroina di un romanzo di Fitzgerald. E Sarah, la sorella, morta troppo giovane. Con la complicità di Christophe Bataille, Charlotte Rampling si racconta, mette insieme impressioni, ricordi, luoghi, svelando per la prima volta le sfumature di un'icona dalla bellezza raffinata e inaccessibile. Le foto tratte dall'album di famiglia accompagnano questo delicato viaggio nella sua vita come un frasario essenziale e discreto.
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L'arte ormai perduta del dolce far nient
66THAND2ND, 08/09/2016
Abstract: Scriviamo proprio per uscire dal nostro corpo e dal posto in cui viviamo. Per essere un'altra persona. Io scrivo nella lingua di chi mi legge. Così Laferrière abbatte le barriere tra popoli, tra lettore e scrittore. E, come un Diderot contemporaneo, si concede il tempo di divagare sugli argomenti più disparati - il corpo e i cinque sensi, l'amore e la guerra, la musica e la pittura, la Storia - , ma soprattutto riflette sulla vita, perché l'arte del dolce far niente altro non è se non l'arte di vivere.